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Paola Carucci - Roger Absalom - Arianna Franceschini - Jan Lambertz - Franco Nudi - Simone Slaviero (a cura) Le stragi nazifasciste in Toscana 2. Guida alle fonti archivistiche. Gli archivi italiani e alleati Carocci (Roma), 2004
Questa Guida delinea un quadro ampio e dettagliato della documentazione conservata a Roma, presso l’Archivio centrale dello Stato, l’Archivio storico del Ministero degli affari esteri e l’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’esercito; a Londra, presso il Public Record Office; a Washington DC, presso l’Archivio nazionale. Il censimento riguarda documenti prodotti sia nella RSI sia dal governo del re, dopo il settembre ’43, sia dal governo repubblicano, che ereditò la complessa situazione dei processi per i crimini di guerra tedeschi ma anche per i crimini di guerra italiani commessi prima dell’armistizio. La documentazione più rilevante per la ricostruzione delle stragi nazifasciste proviene da un’indagine del Servizio segreto militare italiano -i cui dati per la Toscana sono riprodotti nel CD allegato al volume -, dalle indagini svolte dagli Alleati e dai processi celebrati da tribunali militari britannici e italiani. |
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Pietro Clemente - Fabio Dei (a cura) Poetiche e politiche del ricordo Memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana Carocci (Roma), 2005
http://www.carocci.it
Il problema che qui si affronta è quello della costruzione di una memoria pubblica nelle comunità toscane colpite dalle stragi nazifasciste del 1944. A guerra conclusa, i sopravvissuti si sono trovati dinanzi al difficile compito di elaborare il lutto per eventi così drammatici, ma anche di costruire una rappresentazione storica e di conferire un significato morale agli eventi. La strage, momento di radicale distruzione della socialità, doveva trasformarsi in una memoria collettiva fondatrice di nuovi valori di convivenza civile. Questo obiettivo è stato perseguito da un lato attraverso esplicite cerimonie commemorative, dall'altro attraverso un più sotterraneo lavorio di costruzione narrativa, spesso legata alla comunicazione orale. Dappertutto, la costruzione della memoria pubblica si è rivelata un terreno percorso da rotture, conflitti, negoziati. Le diverse componenti delle comunità (ad esempio partigiani e parenti delle vittime) si sono spesso divise sul significato politico da attribuire alla memoria degli eccidi e, di conseguenza, sulla scelta delle più adeguate strategie narrative e commemorative. Queste divisioni sono oggi, a sessant'anni dai fatti, tutt´altro che superate. Le ricerche qui presentate, di taglio antropologico, le documentano concentrandosi in particolare su cinque casi di studio: San Terenzo Monti (Fivizzano) nell'area delle Apuane, Sant'Anna di Stazzema, San Miniato, il Mugello e Civitella Val di Chiana. Gli scritti raccolti nel volume sono di F. Dei, P. Clemente, C. Manfroni, C. Cicchetti, F. Barbati, C. Orlandi, A. Petrizzo, M. Tassi, V. Trupiano, C. Di Pasquale, R. Marcucci, D. Gallinaro, F. Di Ventura. |
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Filippo Colombara
Vesti la giubba di battaglia
Miti, riti e simboli della guerra partigiana
DeriveApprodi (Roma), 2009
Durante la guerra di Liberazione, come in altre circostanze simili, lo scontro tra i contendenti avviene sul piano dell’offesa armata, della distruzione di corpi e cose, ma anche su quello dei segni e dei significati culturali: un conflitto parallelo tra contrapposte visioni del mondo che uomini e donne impiegano per mostrare le proprie ragioni, per distinguersi, per esistere. Dall’universo simbolico che scaturisce, dalla forte carica emotiva spesa da quanti rimasero coinvolti nasce il senso di questo libro. Riti, consuetudini, apparati simbolici e miti sono gli argomenti che si indagano dell’avventura partigiana; un’avventura inizialmente priva di precise norme e, per questo motivo, capace di dare sfogo a una sorta di «creatività a caldo» che, nell’immediatezza degli eventi, costruisce e controlla l’immaginario. Il lavoro prende avvio dalle reazioni popolari dopo la caduta di Mussolini del luglio ’43; fatto che si tramuta in un rovesciamento di potere espresso con numerose allegorie, al punto da trasformarsi in un vero e proprio carnevale di cui il duce può solo esserne il re. Si passa poi a indagare le esperienze della guerriglia: dalla ricerca di un’identità che rappresenti i combattenti come nuovi soldati e nuovi italiani all’uso degli apparati simbolici in tutte le fasi degli scontri armati, alla creazione di personaggi mitici della Resistenza, come Cino Moscatelli e Filippo Maria Beltrami, e al tramandarsi nel tempo della loro «leggenda». La ricerca si conclude con il ritorno a Mussolini, alle diverse memorie proposte dalla gente comune, tra critiche, aspettative mancate e condizionamenti della propaganda ancora attivi. |
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Giovanni Contini La memoria divisa Rizzoli (Milano), 1997
Il 29 giugno 1944 soldati tedeschi della divisione Goring in ritirata circondarono il piccolo paese di Civitella della Chiana, in provincia di Arezzo, uccidendo sistematicamente tutti gli uomini adulti che riuscirono a catturare. Per la storiografia ufficiale, si trattò dell'ennesima barbara strage compiuta dall'esercito nazista. Ma i sopravvissuti di Civitella furono ossessionati da una domanda: perché? La risposta che diedero fu sorprendente: la colpa era tutta di una banda di partigiani che con un'azione armata aveva provocato la rappresaglia tedesca. Da allora la memoria collettiva di questa piccola comunità ha coltivato la sua visione della Resistenza e della tragedia della guerra in contrasto con la storiografia ufficiale.
Giovanni Contini - Silvia Paggi
Storia e memoria di un massacro ordinario La memoria divisa. Civitella della Chiana 29 giugno 1944-94 Manifestolibri (Roma), 1996
La storia di un massacro nazista, il peso che la sua memoria occupa ancora oggi nella comunità che l'ha subito. Cinquant'anni dopo, nelle voci e nelle immagini, la memoria di una comunità decimata dalla violenza.
Giovanni Contini - Alfredo Martini Verba manent L'uso delle fonti orali per la storia contemporanea Carocci (Roma), 1993
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Paolo De Simonis Passi nella memoria 3. Guida ai luoghi delle stragi nazifasciste in Toscana Carocci (Roma), 2004
«Io ero nei castagni lassù e questi sparavano laggiù». La memoria delle stragi nazifasciste in Toscana nella primavera-estate 1944 è ancorata a luoghi e movimenti: i ricordi dei testimoni si agganciano allo spazio quotidiano di allora improvvisamente travolto da arrivi e fughe, marce forzate e trasferimenti, ricerca di rifugi e ritorni dolenti. In una Toscana marginale cui l’angoscia di eventi straordinari e la normale durezza di vita vietavano di sentirsi bellissima. Un nesso profondo lega quelle vicende ai caratteri del territorio toscano: è la stessa morfologia ad aver condizionato spostamenti e insediamenti di pastori, contadini e partigiani. Questo volume è un invito alla conoscenza diretta di quei luoghi arrivandoci e visitandoli a piedi: nella convinzione che il ritmo lento dei passi favorisca più sottili adesioni all’ambiente traversato. Camminare stanca, evocando Pavese, ma arricchisce la capacità di lettura: «Sapevo che in automobile si traversa, non si conosce una terra. A piedi [...], vai veramente in campagna, prendi i sentieri, costeggi le vigne, vedi tutto. C’è la stessa differenza che guardare un’acqua o saltarci dentro». |
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Valeria Galimi - Simone Duranti (a cura) Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-1945 Guida bibliografica alla memoria Carocci (Roma), 2003
Sono censite in questo volume le pubblicazioni fino ad oggi edite sulle stragi compiute in Toscana dalle forze naziste e fasciste dal settembre del 1943 alla liberazione del territorio, avvenuta tra il 1944 e il 1945. Questo censimento ha permesso non solo di fare una stima quantitativa della pubblicistica sul tema, ma anche di verificare e ordinare attraverso la sequenza cronologica la costruzione e la persistenza di una memoria pubblica delle stragi, da considerare una componente insostituibile ed essenziale per il formarsi di una consapevolezza civile delle popolazioni e delle istituzioni nell´Italia repubblicana. Un altro dato che emerge da questo lavoro è la capillare diffusione di forme di violenza, in una quotidianità fatta non solo di sviluppi politico-militari complessi, ma soprattutto di violenze e sopraffazioni di ogni tipo: le stragi, certo, ma anche rastrellamenti, deportazioni, bombardamenti e tutti gli sconvolgimenti provocati dalla guerra guerreggiata che ha attraversato il territorio. L’indagine evidenzia il ruolo centrale assunto dalle comunità locali nella costruzione, conservazione e trasmissione alle generazioni successive della memoria delle stragi, un ruolo che nel coso dei decenni ha attestato la volontà di non dimenticare e intorno al quale si è venuto costruendo nel tessuto civile e politico della società un patrimonio di memorie e di valori che connotano mentalità, modi di essere e di proiettarsi verso l’esterno della collettività. |
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Leonardo Paggi (a cura) Stragi tedesche e bombardamenti alleati L'esperienza della guerra e la nuova democrazia a San Miniato (Pisa). La memoria e la ricerca storica Carocci (Roma), 2003
La strage di 55 civili avvenuta nel Duomo detta cittadina di San Miniato. in provincia di Pisa, il 22 luglio 1944 fu subito attribuita alla popolazione ad una mina predisposta dall’esercito tedesco in ritirata. A questa vulgata si attiene anche il celebre film Lo notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani. Successive ricerche di archivio hanno invece dimostrato che La strage fu provocata da una granata proveniente dalle artiglierie americane dislocate a sud della città. I saggi di Ballini, Contini, Gentile, Moroni e Paggi qui raccolti prendono atto della nuova documentazione e nello stesso tempo respingono il tentativo di delegittimare la memoria antifascista di San Miniato che su questa base è avanzato negli ultimi anni - in parallelo ad un più vasto orientamento di pensiero revisionista su scala nazionale - sia sul terreno della politica che su quello delle interpretazioni storiche. Il volume sposta l’attenzione dalle ricostruzioni balistiche alla storia della memoria pubblica della strage. La tesi della responsabilità tedesca si rivela allora non come una menzogna alimentata dalla politica di sinistra, ma come lo spontaneo mito fondativo della nuova democrazia che il popolo samminiatese si appresta a costruire sulle rovine della guerra. In queste pagine si accenna inoltre al tema, ancora tutto da esplorare, della impossibilità da parte della tradizione antifascista di par della violenza degli alleati e di ricordarne le vittime. Il caso di San Miniato si ricongiunge per questa via a quello più ampio dei grandi massacri di civili prodotti dallo strategic bombino, del tutto taciuti nella storia delle memorie della Repubblica.
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Marco Palla Tra storia e memoria 12 Agosto 1944: la strage di Sant'Anna di Stazzema Carocci (Roma), 2003
Il 12 agosto 1944 un reparto di SS si rese protagonista di uno dei più efferati e massicci eccidi di civili perpetrati nell’Europa occidentale occupata: a Sant’Anna di Stazzema, in Versilia, vennero trucidate più di 400 persone, in maggioranza donne e bambini. L’enormità e la stessa apparente illogicità dell’eccidio hanno contribuito nei decenni successivi - assieme ai limiti oggettivi di una storiografia ancora impreparata ad affrontare queste tematiche - a mantenere sotto molti aspetti incerte la dinamica dell’episodio, l’identificazione del suo contesto cronologico, l’attribuzione specifica delle responsabilità. Le stesse vicende giudiziarie legate alla strage hanno conosciuto aspetti inquietanti, culminati nella nota vicenda dell’"armadio della vergogna" contenente fascicoli giudiziari a lungo occultati per motivi legati a una malintesa ragion di Stato. Questo volume, che vede la partecipazione di qualificati studiosi italiani e tedeschi, può dirsi il primo contributo ampiamente documentato in una direzione nuova, orientata a far luce su tutti gli aspetti dell’episodio: un atto sicuramente doveroso anche nei confronti delle vittime dell’eccidio.
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Toni Rovatti La questione della colpa in Italia Punizione dei crimini di guerra fascisti e influenza sulla memoria nazionale Carocci (Roma), 2009 (in uscita)
Il volume raccoglie i risultati della ricerca svolta a partire dalla documentazione interna della Repubblica di Mussolini sulla violenza ad opera dei fascisti in armi e sulla documentazione giudiziaria sugli stessi crimini fascisti, configurati quali reati di collaborazionismo e dibattuti presso le Corti straordinarie d'Assise nell'immediato dopoguerra. Attraverso una dettagliata analisi sulle origini, l'articolazione, lo sviluppo e i risultati della giustizia speciale adottata in Italia fra il 1945 e il 1947 per sanzionare i delitti fascisti, l'autrice evidenzia le peculiarità del modello di giustizia italiano nell'orizzonte internazionale del secondo dopoguerra, ed in particolare l'inadeguatezza dello stesso quale strumento per la codificazione dei crimini compiuti dai fascisti negli anni della guerra civile e per la costruzione di una memoria pubblica di lungo periodo al riguardo.
Toni Rovatti Fra politiche di violenza e aspirazioni di giustizia La popolazione civile vittima delle stragi di Monchio e Tavolicci (1943-1945) Carocci (Roma), 2009
www.carocci.it
Nelle stragi nazifasciste di Monchio e Tavolicci (rispettivamente nell’Appennino modenese e romagnolo) – entrambe inserite nelle draconiane politiche di guerra ai civili emanate dai comandi germanici in Italia durante il 1944 – emerge con chiarezza l’equiparazione tra popolazione, ritenuta colpevole di favoreggiamento, e combattenti partigiani. Il confronto fra i due massacri mette a nudo, però, la violenza arbitraria prodotta dall’annullamento della distinzione fra armati e inermi non solo nella condotta di guerra tedesca: emerge, da un lato, il ruolo ricoperto dal collaborazionismo fascista; dall’altro, il comportamento dei combattenti per la Resistenza. I partigiani, infatti, se in una prima fase espongono involontariamente se stessi e la popolazione a devastanti azioni repressive, in pochi mesi – anche per effetto delle stragi – mettono in atto un incisivo disciplinamento interno a partire da riflessioni sulla giustizia, sulla violenza, sui rapporti con la popolazione civile e sulla gestione delle risorse economiche, che preludono alla costruzione di una propria concezione di Stato.
Toni Rovatti Sant'Anna di Stazzema Storia e memoria della strage dell’agosto 1944 DeriveApprodi (Roma), 2004
Il 12 agosto 1944 Sant'Anna di Stazzema, un piccolo paese arroccato sulle Alpi Apuane e abitato prevalentemente da donne, bambini e vecchi sfollati, viene investito, apparentemente senza motivo, dalla furia nazista: 560 persone, di cui 150 bambini, sono barbaramente uccise e arse vive da un reparto delle SS nell’arco di poche ore. Nonostante si tratti della seconda strage in Italia per numero di morti civili, questa storia cadrà nell’oblio. Gradualmente si strutturano infatti due diverse memorie dell’eccidio per molti anni totalmente inconciliabili: una interna al paese e legata all’elaborazione del lutto privato, l’altra esterna e pubblica, piegata alle convenienze politiche nazionali e internazionali. Per più di trent’anni la comunità martire combatte per rivendicare la propria memoria di fronte alla sordità offerta dalle istituzioni, dalla magistratura e dall’opinione pubblica. Sant’Anna di Stazzema non sale agli onori della celebrità come altre stragi italiane non perché meno sanguinosa o violenta, ma per un’infinita disputa sulle responsabilità e le motivazioni di ciò che accadde. La storia di questo paese e della sua tragedia non è stata consegnata all’oblio casualmente, ma in quanto testimonianza viva di una memoria complessa e contraddittoria: la memoria di chi non fu né fascista, né partigiano, ma cercò di fronte alla guerra civile di salvare la propria quotidianità. Nell’anno in cui si celebrano le commemorazioni per il sessantesimo anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema e in cui si apre il nuovo processo contro i responsabili tedeschi, questa ricerca ha l’ambizione di offrire al lettore uno sguardo inedito sull’accaduto.
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Joachim Staron Fosse Ardeatine e Marzabotto Storia e memoria di due stragi tedesche Il Mulino (Bologna), 2002
Alle Fosse Ardeatine di Roma, nel marzo 1944, trecento e più prigionieri vennero fucilati per rappresaglia dopo l'attentato gappista di via Rasella; a settembre dello stesso anno nel territorio di Marzabotto, sull'Appennino bolognese, i tedeschi sterminarono oltre settecento civili nel corso di un vasto e spietato rastrellamento. Queste due stragi sono assurte a simbolo della violenza e della crudeltà nazista, "luoghi della memoria" dell'Italia repubblicana. Su questi fatti, tanto in Italia quanto in Germania, si è gradualmente costruita l'immagine della guerra tedesca in Italia, si sono giocate partite politiche e storiografiche, si sono celebrati o non celebrati processi, si sono intrecciate polemiche. E' quanto ricostruisce l'autore di questo originale volume, che con grande capacità di sintesi ripercorre e inquadra non solo i fatti in sé, ma anche le loro lunghe conseguenze: i processi che hanno avuto luogo in Italia nel dopoguerra e, decennio dopo decennio, lo svolgersi del dibattito pubblico nei due paesi. Ne viene una lettura assai coinvolgente su una tematica che la storiografia sta oggi vivacemente riconsiderando.
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Ivan Tognarini Kesselring e le stragi nazifasciste 1944: Estate di sangue in Toscana Carocci (Roma), 2002
La punizione dei criminali di guerra, ma soprattutto l’accertamento della verità sulle stragi e sui massacri nazifascisti, hanno incontrato, nell’Italia del dopo ’45 e fino ai nostri giorni, immensi ostacoli e grandi difficoltà. I processi celebrati si sono ridotti ad alcuni episodi isolati, dissoltisi poi quasi nel nulla, con condanne rapidamente convertite e di fatto annullate. Il processo ad Albert Kesselring, celebrato a Venezia nel 1947 da un tribunale militare inglese, resta emblematico: dopo la condanna a morte, il feldmaresciallo – capo dell’esercito tedesco in Italia dal 1943 e responsabile, tra l’altro, dell’eccidio delle Fosse Ardeatine – finì per ricevere la grazia e la libertà nel 1952. L’ampio saggio introduttivo di Tognarini ricostruisce gli elementi salienti del dibattito e della ricerca storiografica sviluppatasi dalla fine degli anni Ottanta sulle stragi, soprattutto sulla terribile catena di massacri che insanguinarono la Toscana nell’estate del 1944. Il volume riproduce in appendice una documentazione poco nota, se non inedita: documenti originali delle inchieste e delle indagini svolte dagli inglesi nella fase istruttoria di quel processo che avrebbe dovuto divenire la “Norimberga d’Italia?; il testo integrale degli interventi di Churchill ed Alexander per salvare la vita a Kesselring; alcuni elenchi di atrocità commesse dai nazisti in Italia e in particolare in Toscana; le prime denunce del massacro di Cefalonia. Inoltre, i passaggi più importanti del processo di Venezia sono ricostruiti attraverso le cronache ed i commenti giornalistici (anche inglesi: “The Times?), da cui scaturiscono spunti di riflessione sugli orientamenti e sulle reazioni dell’opinione pubblica nei momenti cruciali della vicenda (dibattimento processuale, condanna a morte, grazia e liberazione), ma anche elementi utili come pietra di paragone per misurare passaggi e metamorfosi di questa opinione pubblica fino al presente. |
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