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Giancarla Arpinati Malacappa Diario di una ragazza 1943-1945 Il Mulino (Bologna), 2004
scheda libro
In due quaderni di scuola, neri e con il taglio rosso, è contenuto questo breve e intensissimo diario che una ragazza scrisse quasi quotidianamente negli anni di guerra. Non è una testimonianza qualunque: l’autrice è infatti figlia di Leandro Arpinati, uno dei massimi esponenti del fascismo negli anni Venti, poi caduto in disgrazia. Fra il 1943 e il 1945 casa Arpinati a Malacappa, nella campagna bolognese, è per così dire un concentrato di guerra civile: vanno e vengono vecchi fascisti, antifascisti ricercati dai repubblichini, vi si nascondono militari alleati e vi prendono alloggio reparti tedeschi, in una situazione che con l’avvicinarsi del fronte, fra bombardamenti e rappresaglie, deportazioni e violenze, si fa via via più drammatica fino al 22 aprile 1945, quando l’attesa liberazione coincide con l’uccisione di Arpinati a opera di un commando partigiano. Tutto ciò è però raccontato, almeno finché la situazione non precipita, da una ragazza partecipe sì degli avvenimenti ma insieme presa dai problemi e dalle aspirazioni della propria età, dalle confidenze delle amiche, dalle baruffe con il fidanzato, dalle insistenze dei corteggiatori, insomma attenta a salvaguardare, nella burrasca di quei giorni, una misura di normalità. E nell’impasto di leggerezza e tragedia risiede il carattere unico, fresco e immediato, di questa straordinaria testimonianza che riaffiora, dopo sessant’anni, dalle macerie della guerra.
Giancarla Cantamessa Arpinati Arpinati, mio padre Il Sagittario (Roma), 1968
Di Leandro Arpinati, personaggio difficile dell' alta gerarchia del fascismo, protagonista di rilievo del primo fascismo emiliano, frondista perché democratico e liberale, la storia non ha potuto dare un giudizio incontrastato. Intorno ad un temperamento simile, l'aneddotica cresce più della valutazione ideologica. E il giudizio storico finisce con l'essere deformato. Al di fuori di ogni pretesa storica, questo libro della figlia di Arpinati intende rivelare l'uomo, il padre, quale vero segreto del personaggio. Non una biografia, dunque, ma piuttosto una rievocazione, nella quale gli eventi vissuti ritornano ad esprimersi con la violenza dell'esperienza personale, custodita dolorosamente nella memoria. E' così che il libro presenta necessariamente due stili, due toni. Dapprima l'uomo Arpi-nati appare ancora investito dall'obiettività della sua funzione pubblica, si tratti dello squadrista tuffato nei tumulti dì piazza, o del gerarca sportivo artefice del Littoriale di Bologna, o dell'uomo politico caduto in disgrazia e confinato. L'uomo Arpinati campeggia nelle pagine del libro, quasi isolato e vivente una sua realtà autonoma, di cui la piccola Giancarla subisce il fascino mitico. Quando invece la narrazione giunge alle soglie della guerra civile, il personaggio Arpinati appare colto nella sua vita privata, interrogato con maggiore impegno e senso critico dalla figlia ormai matura. E diviene allora uomo tra gli uomini, mescolato ad una umanità che soffre il dramma della guerra. Sono ora gli e-venti a sovrastare gli uomini. La narrazione si estende agli episodi della guerra civile, di fronte ai quali Arpinati, il papà, appare spogliato di ogni connotato superfluo. Il personaggio è quasi scomparso, travolto dalla drammaticità degli avvenimenti, per riapparire in primo piano nel tragico finale. Ci si potrà chiedere, senza la possibilità di una risposta definitiva, se una figlia possa essere un buon giudice del padre; ma questo libro fornisce una prospettiva diversa: quella di una figlia che della vita del padre vuole essere soltanto testimone. E il giudizio storico, del resto, non può farsi estraneo ad una tale testimonianza umana. A. Pizzi |
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Maurice Bignami Gli uomini eguali Bietti (Milano), 2005
www.mauricebignami.it
Mussolini, Churchill, Hitler; ufficiali tedeschi, inglesi, russi e americani; rivoluzionari, sbirri, ladri, maestri di scuola e madri di famiglia; Bologna, Parigi, l’Africa, la Russia; città e campagne, uomini e animali; riunioni politiche, risse, scene d’amore, sparatorie e balli in maschera. E la Resistenza, quella vera, intrepida e crudele. Tutti trattati in egual maniera, attorno alla figura del protagonista – il padre dell’autore – si avvicendano centinaia di personaggi in una storia da ridere e da piangere, che nasce nel ‘21 in un quartiere di periferia e diventa una guerra mondiale, quasi una rivoluzione. Romanzo picaresco come pochi altri, Gli uomini eguali srotola con furore, ironia e passione le vicende del Novecento: le grandi ideologie, le utopie a mano armata e il riscatto dei popoli. Giocando coi generi – autobiografico, storico, fantastico – l’autore, saccheggia le memorie di suo padre e procede fin dall’inizio a due voci. Il padre narra le avventure selvagge del suo tempo; il figlio, raccontando il loro difficile rapporto, ripensa alla storia della sua generazione, quella degli anni Settanta e della lotta armata in Italia. |
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Franca Cavagnoli Una pioggia bruciante Frassinelli (Milano), 2000 [fiction, ispirata da vicende familiari]
"Ho passato la mia vita a cercare di dimenticare quello che avevo visto e tu volevi farmi ricordare. Non ero pronto. Non siamo mai pronti a riconoscere che la nostra esistenza è andata diversamente da come avremmo voluto. Sii più indulgente con gli altri."
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Roberto Cotroneo Il vento dell'odio Mondadori (Milano), 2008 [fiction]
http://www.robertocotroneo.net/Roberto_Cotroneo/Il_vento_dellodio.html
Giulia Moresco e Cristiano Costantini, i protagonisti de Il vento dell’odio, appartengono a quella generazione che visse l’infanzia nell’euforia collettiva dei primi anni Sessanta, in un paese che coltivava l’illusione di avere saldato i conti con il passato. Appartengono a quella generazione che a metà degli anni Settanta decise di entrare in guerra, sconvolgendo la propria e le altrui esistenze. Molti anni dopo, Giulia acquista la casa dove abitava Cristiano – ormai latitante da decenni – e facendo dei lavori di ristrutturazione trova nascosto in un tramezzo uno sconvolgente memoriale che li riguarda entrambi. Riesce a farlo avere a Cristiano, il quale capisce di non avere scampo: deve tornare per affrontare il passato. In questo straordinario romanzo a due voci Giulia e Cristiano ripercorrono le loro vite, le loro scelte, il rapporto forte che li ha legati e contrapposti ai rispettivi padri – uomo del PCI quello di Giulia, uomo di destra quello di Cristiano – in una dinamica generazionale complessa e dolorosa. Ed entrano, e noi con loro, in quel cono d’ombra che è tanta parte del nostro recente “passato prossimo”: la strategia della tensione, il ruolo dei Servizi deviati, la lotta armata, i tentativi di eversione ai poteri dello Stato, il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Così, poco alla volta, comprendono anche le colpe dei padri che, come biblica maledizione, sono ricadute sui figli. Attraverso la parabola di Giulia e Cristiano, del loro inesorabile procedere nella galassia del terrorismo, del loro “dopo”, Roberto Cotroneo ricostruisce con mirabile precisione lo Zeitgeist di quegli anni e ci consegna un libro che è – nello stesso tempo – forte e crudele, struggente e doloroso. |
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Timothy Erenberger Grandfather's Tale The Tale of a German Sniper iUniverse Star (Indiana, Usa) 2001 [fiction]
Every grandfather has a tale and this is the tale of Georg Frick, a German sniper for the German Army during World War II. Georg Frick is an old man now, but in 1937 the German Army drafted him. Grandfather’s Tale is the story of Georg’s transformation from reluctant new soldier into a master sniper. Georg fought in dozens of battles in several countries, including Poland, Belgium, the Soviet Union, Crete, Italy and Germany. After proving himself to be an exceptional sniper, he joined a special team of German paratroopers. This group of expert soldiers was parachuted into Eben Emael, the strongest single fortress in the world! Georg's story is one of adventure and survival under extreme circumstances, including the brutal Soviet winter, and the final battle, the Battle of Berlin. Join Georg as he recounts his harrowing experiences to his grandson, in hopes that he may learn the lessons of war, and not repeat them. Grandfather's Tale is an action-packed journey through the entirety of the Word War II. German weapons, tactics and strategy on a platoon level are explained with meticulous detail. Several battles, including the Battle of the Bulge and the Invasion of Crete are told from a German perspective. "Erenberger's story is fast-paced, his descriptions of the conditions a sniper must undergo through in each engagement were unforgettable...This book is strongly recommended for all who want to know what 'the big war' was all about in the eyes of a German sniper." - Capt. M.R. Doehrmann, USMC |
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Joachim Fest Io No Memorie d'infanzia e di gioventù Garzanti (Milano), 2007
scheda libro
Nessun altro come Joachim Fest ha dato un contributo altrettanto importante per la comprensione della storia del Terzo Reich. La sua fondamentale biografia di Hitler, quella di Albert Speer e la descrizione degli ultimi giorni del Führer nel bunker di Berlino nella Disfatta, hanno raggiunto milioni di lettori in tutto il mondo. Ma come ha vissuto lui stesso quegli anni terribili dominati dal nazismo e dalla guerra? Con questa autobiografia della propria giovinezza Fest offre per la prima volta un quadro personale della sua vita durante quel periodo oscuro. Descrive la casa paterna nei sobborghi di Berlino; racconta l'ostracismo nei confronti di suo padre, importante uomo politico e oppositore del nazismo; narra l'incontro con l'ambiente operistico della capitale tedesca; illustra le proprie letture durante il servizio militare; ricorda il tentativo di fuga da un campo di prigionia americano dentro una cassa di legno. In "Io no", che già nel titolo segnala inequivocabilmente la propria posizione e quella della sua famiglia nei confronti del nazismo, Fest racconta sé stesso e mostra così l'ambiente di quella borghesia liberale della Germania degli anni Trenta e Quaranta che ha saputo coraggiosamente offrire resistenza alla barbarie dilagante. |
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Helga Herzog Godfrey WWII Diary of a German Soldier Authorhouse (Indiana, Usa), 2006
I was born and raised in Germany. After my father's death, my mother spent many winters with my husband and I here in Florida. During these visits, she and I transcribed my father's World War II diaries into German from the old "Gabelsberger" shorthand, which only Mama was able to read. Subsequently, I translated them into English. These diaries fortunately were discovered by my sister Sigrid in the attic upon the sale of the old family home after my father's passing in 1989. She felt Mama and I should translate these books for the family. At a later point many friends and acquaintances encouraged me, to publish this diary, to document his thoughts, experiences, and innermost feelings from the beginning of his conscripted military service in 1939 through 1946, when he returned home after being released from a French POW labor camp. During the latter part of 1946 and into 1947, an epilog describes his daily struggles to return to normalcy, the resumption of his teaching career, and the search for food to feed his family. He describes his touching love for his family, as well as his anger and hatred for the insane war and its inept leaders. A war, he was forced to participate in as an ordinary German soldier. Many times he naively commented very unfavorably, sometimes using "choice words" about Hitler, the Nazi Party, and his superiors, a risk, if found out, could have cost him his life. I myself have many memories of the war and its horrors as a little girl without a father, spending night after night in a bunker, the "liberation" of our small town by the Americans. This has left deep and lasting impressions on me. Later on, I met a wonderful American with whom I fell in love and married, with my father proudly walking me down the aisle. This, in spite of the resentment he held against Americans, for shamefully turning him over to the French as a forced labor POW. I remember his sadness, when his little "Murschel", as he used to call me, left for America with his conviction that if he was lucky, he may be able to see me only once more during his lifetime. However, he was able to enjoy many trips to the United States and I with my family visited my parents often in Germany. After reading his legacy, I knew, I have my beloved father's permission to share his writings with others, and by doing so, honor his memory. |
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Franz Krauspenhaar Era mio padre Fazi (Roma), 2008
http://www.fazieditore.it/scheda_libro.aspx?l=1092
"Per me è diverso. I conti che devo fare io sono diversi. Io prego, caro lettore. Prego con foga e con ferocia. Questo padre che mi ha abbandonato troppo presto. Lo prego per tutto." In un’estate afosa e solitaria, un figlio compie un viaggio nella memoria alla ricerca del padre, tedesco nato in Italia negli anni Venti, combattente della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale. Con un andamento schizofrenico, tra episodi personalmente vissuti o sentiti soltanto raccontare, Krauspenhaar ingaggia il suo rabbioso duello con la figura paterna, personalità vitalissima e forte, ormai scomparsa ma ancora al centro della vita dell’autore. Come un rabdomante, cerca a occhi chiusi le vene d’acqua di un’esistenza intensa e ricca di momenti memorabili, drammatici o esilaranti, in un gioco di risentita estraneità e tenera appartenenza reciproca, gioco feroce e intermittente che sempre si consuma tra padre e figlio, e che qui s’intreccia alla storia di un libro sofferto, concepito e scritto per amore, per parlare con chi non c’è più e per salutarlo definitivamente dopo averlo rincontrato tra queste pagine. Era mio padre, sorta di oggetto letterario non completamente identificato, diventa così storia su più livelli: di un padre assente, di un figlio che ne accarezza e violenta il ricordo, e della sua vita solitaria che intanto scivola via punteggiata da telefonate di amici, incontri galanti, rabbie, paranoie, accensioni liriche e abbandoni quasi violenti alla tenerezza. Tutto spudoratamente messo sul piatto di una narrazione che ha il coraggio dell’invettiva sincera contro sé e gli altri, e brilla di sentimenti e riflessioni da cui trasuda il senso dell’esistenza di noi tutti. |
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Jim Loose My Father's Eyes Brown books (Texas, Usa), 2001
[fiction, ispirata da vicende familiari]
My Father's Eyes is a breathtak action story of American soldiers defying stupendous odds while fighting in the Italian Alps in WWII. It's also a penetrating psycological story of discovery. My Father's Eyes is the story of our time. |
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Gianna Manzini Ritratto in piedi Dell'Orso (Pistoia), 2005
http://www.libreriadellorso.it/libro_visualizza.php?id=103
Un libro emozionante oggi come allora, a più di trent’anni di distanza dalla prima edizione del 1971 e dalla meritata conquista del premio “Campiello”. Un’emozione che scaturisce dall’intensità delle rievocazioni, dalla coraggiosa capacità tutta femminile di inoltrarsi nella memoria di vicende anche tragiche, rompendo l’esitazione iniziale. La figlia disegna con inventiva artistica e con personale partecipazione il “ritratto in piedi” di un padre emarginato dalla famiglia materna e dalla società benpensante e borghese, perché anarchico, perché antifascista, perché dalla parte dei più deboli. Tra sensi di colpa e tardivi slanci di affetto, Gianna Manzini costruisce davvero nel suo romanzo un monumento più duraturo del bronzo alla composta e dignitosa fierezza del padre. |
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Paolo Mastrolilli Adelfi Rizzoli (Milano), 2007
Che la Seconda guerra mondiale sia stata un'esperienza atroce per soldati e civili, è cosa ormai risaputa. Ma sono le vicende minori, quelle legate ai singoli individui, a dare la possibilità di riflettere sull'uomo, sul quotidiano, prima che sulla macrostoria di un Paese. Un caso emblematico, dimenticato e sepolto fino a oggi, è quello di Alberto e Vittorio, due fratelli al centro di un buco nero che la storia ha sempre preferito (ma per quale motivo?) non raccontare. Divisi e straziati dalla guerra, hanno visto le loro strade allontanarsi senza mai riuscire a ricongiungerle. Entrambi credono sino in fondo nell'ideale della patria, per cui decidono con orgoglio di arruolarsi. Ma la guerra li logora lentamente, spesso costringendoli a vivere atmosfere sospese, ai limiti del reale, che solo la fiducia in un'Italia migliore li rende capaci di sopportare. Il romanzo di Paolo Mastrolilli si basa su una storia vera e sconvolgente, e racconta gli uomini, le loro paure, i valori, i sogni e i tracolli; ma insieme affronta gli anni più disastrosi del nostro Novecento, fondando le sue riflessioni su documenti redatti dalla Croce Rossa Internazionale. "Adelfi" - che in greco significa fratelli - è lo specchio frantumato di un'epoca, il grido disperato di una generazione che ha vissuto una guerra assurda, e non è mai riuscita a liberarsene. |
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Thomas Medicus In den Augen meines Großvaters DVA (München, Germania), 2004
http://www.thomasmedicus.de/buecher.htm
Wilhelm Crisolli war Generalmajor der Wehrmacht und wurde 1944 von Partisanen in der Toskana bei einem Überfall erschossen. 1945 floh die Familie aus Hinterpommern in den Westen. Nach dem zweiten Weltkrieg schwieg seine Familie über die Person Wilhelm Crisollis und die Gründe für die Erschießung blieben im Dunkeln, weil niemand in der Familie an dieser Geschichte rühren wollte. Erst der Enkel, Thomas Medicus, wagt die Annäherung an den Großvater und macht schmerzliche Entdeckungen. "Ich hatte mir Aufklärung verschaffen wollen, über meinen Großvater, meine Herkunft, über mich selbst. Ich hatte Zeitzeugen befragt, geriet aber immer wieder in das Dilemma, ihren Aussagen nicht oder nicht mehr vollständig vertrauen zu können. Eine der wenigen Gewißheiten, die ich dabei hatte mitnehmen können, war die, daß sich Ereignisse nachträglich konstruierten und es mir überlassen blieb, ob ich die Deutungen sortieren oder durch neue, eigene ergänzen wollte." |
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Michele Pellegrini Disertori Barbera (Siena), 2007 [fiction]
http://www.barberaeditore.it/collane/radiolondra/pellegrini.html
In una stanza d’ospedale Alvise Preda sta per morire. È vecchio e sereno. Lo assistono i figli Federico e Dorina. L’apparizione improvvisa un suo vecchio amico, detto “l’Argentino”, sconosciuto ai figli, ma con il compito di spiegare loro la verità sul padre. Una verità che affonda le sue radici in tempi lontani, quasi in un’altra vita. L’Argentino racconta della Seconda Guerra Mondiale, in Albania, in Montenegro, in Dalmazia. Storie di violenza, paura, sopraffazione. Alvise nell’Esercito, l’Argentino nella Milizia; finché, all’indomani dell’8 settembre i due, da poco conosciutisi in una osteria di Spalato, decidono insieme a una dozzina di fascisti di tentare il rientro in Italia, contro tutti: contro i comunisti e gli slavi, contro gli italiani traditori, contro i tedeschi invasori. Salvo che per Alvise, l’onore e l’idealismo c’entrano poco: si tratta soprattutto di giovani che la guerra, l’ignoranza e il temperamento hanno trasformato in banditi. Comincia così una marcia di quattrocento chilometri per raggiungere l’Istria attraverso le montagne dinariche, nei boschi. Il viaggio, il terreno sconosciuto, gli scontri armati dimezzano la compagnia, finché una partigiana croata catturata fa precipitare la situazione: la ragazza, oggetto di violenza e poi ammazzata dagli altri, scatena la rabbia di Alvise che uccide tutti i camerati. Da quel momento la marcia prosegue solo per loro. Ma ad aspettarli sarà ancora una volta un destino di sangue e di ferocia gratuita. |
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Giacomo Sartori Anatomia della battaglia Sironi (Milano), 2005 [fiction]
http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_libro=978-88-518-0048-2&ID_collana=ip
"Era impossibile vedere che lui non stava morendo, stava crepando. Chi crepa dà per scontato che non andrà da nessuna parte, che non è servito a niente, che gli interessa sopravvivere nel ricordo e nei pensieri degli altri. La sua morte riguarda solo lui, gli altri sono solo ostili spettatori, dei guardoni. Le sue sono le occhiaie vuotamente minacciose di una bestia investita sul margine di una strada, ottenebrata dal dolore e dalla rabbia". Anatomia della battaglia, terza prova narrativa di Giacomo Sartori, è un romanzo dalla belllezza dura e severa. La storia comincia negli anni Settanta, in Trentino. C'è un padre, un uomo rigido, il cui fascismo - apertamente rivendicato - agisce più in termini esistenziali che politici. C'è una madre, apparentemente frivola e distante. C'è un figlio che rifiuta l'insegnamento paterno, si allontana, entra nella lotta armata di matrice comunista; poi se ne distacca e va a lavorare nell'Africa del Nord. Lì si interroga sulle proprie scelte, sulle proprie azioni, sulle radici di scelte e azioni. Sulle battaglie che ha deciso prima di combattere, e poi di abbandonare. Mentre il figlio è in Africa, il padre - che in una sorta di autarchica inflessibilità continua a coltivare il suo orto e a consumarne i prodotti anche dopo il disastro di Chernobyl - si ammala di cancro. L'età è avanzata, il fisico è robusto; il cancro impiega parecchio tempo per vincere la sua battaglia. Prima da lontano, poi da vicino - tornato ad abitare in Trentino - il figlio assiste alla lenta morte del padre. Lo vede combattere con fierezza. Lo vede perdere la sua battaglia. Prova ammirazione per questo spirito guerriero. Anatomia della battaglia non è un romanzo psicoanalitico; non è un romanzo politico; non è un romanzo familiare. È, si potrebbe dire, un romanzo sull'ambiguità del sentimento eroico. La madre, il figlio, tutti i parenti riuniti nella grande villa di famiglia, vivono la loro vita con sommo impegno, con dedizione assoluta, con - appunto - un sentimento eroico di cui, proprio assistendo alla sua agonia, riconosceranno l'origine nel padre stesso. Anatomia della battaglia è un romanzo nitido e disilluso, scritto con una lingua asciutta e senza echi, lento e spedito contemporaneamente, capace di provocare nel lettore una profonda commozione non sentimentale. |
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Helga Schneider Il rogo di Berlino Adelphi (Milano), 1997
scheda libro
sito internet
Il progressivo annientamento di Berlino durante la guerra, visto con gli occhi di una bambina che fu anche portata in visita nel bunker di Hitler. |
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Helga Schneider Lasciami andare madre Adelphi (Milano), 2001
scheda libro
sito internet
In una stanza d'albergo di Vienna, alle sei di un piovoso mattino dell'ottobre del 1998, Helga Schneider ricorda quella madre che nel 1941 ha abbandonato due bambini per seguire la sua vocazione e adempiere la sua missione: lavorare come guardiana nei campi - di concentramento, prima, e di sterminio, poi - del Fùhrer. Che cosa spinge Helga, oggi, a incontrare questa vecchia estranea che è sua madre? La curiosità? La speranza che si sia pentita? O qualcosa di più oscuro e inquietante? «Verso di lei provo un rancore tenace, ma temo di non avere ancora rinunciato a trovare in lei qualcosa che si salva. Di qui il dubbio: è stata davvero spieiata come dice o si mostra irriducibile perché io la possa odiare, liberandomi dell'incubo?» |
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Helga Schneider L'usignolo dei Linke Memorie di un'infanzia Adelphi (Milano), 2004
scheda libro
sito internet
"Finiscila di tormentarmi!... Finsicila di tormentarmi!" ripetè più volte. Aveva gli occhi fuori dalle orbite e gli tremavano le mani. Il volto si era fatto pallidissimo e le labbra si piegavano in una smorfia che gli scopriva i denti. Per un attimo ebbi veramente paura di lui. Gli scivolai da sotto le braccia e quando fui a una distanza di sicurezza urlai: "Tu seu matto! Tu hai qualcosa che non funziona nella testa! e poi mi fai schifo, non fai che piangerti addosso! Non sei l'unico ad aver sofferto, non fare tanto la vittima. Non sei l'unico ad aver sofferto, presontuoso che non sei altro!" Mi fermai: ero senza fiato, ma contenta di avergli detto il fatto suo. Ma lui rispose con una voce fredda e sprezzante: "Tu non sai cosa dice. Non sai niente, niente! Non sai che cosa è stata quella fuga! Con quei carri coperti.. A venti gradi sotto zero... Devi stare zitta tu, con la tua stupida Berlino! Cosa sarà mai stato?" |
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Uwe Timm Come mio fratello Mondadori (Milano), 2005
scheda libro
La storia autentica di una famiglia tedesca si trasforma in una vicenda esemplare in questo libro di uno dei più grandi scrittori europei contemporanei. Lo spunto biografico è la vicenda di suo fratello Karl-Heinz, arruolatosi volontario nelle SS quando Uwe aveva solo due anni e morto sul fronte russo appena diciannovenne, nel 1943. Dopo sessant'anni lo scrittore può finalmente cercare di capire cosa abbia significato e come sia stato possibile arrivare ad essere "come mio fratello". E ci consegna un libro che nasce da un gesto di grande onestà intellettuale ed emotiva, oltre che di consapevolezza storica, scavando nella colpa e nella memoria il ritratto di una famiglia che diventa ritratto della generazione che ha reso possibile il nazismo. |
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Peter Schneider Papà Edizioni e/o (Roma), 2002 [romanzo della vera storia di Rolf, figlio di Joseph Mengele]
http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=454
Papà è la storia del figlio di Josef Mengele, della sua ricerca del padre e del drammatico confronto finale tra i due. "Papà" è fuggito in Sud America quando il narratore era ancora un bambino e l'infanzia di questi è trascorsa all'ombra del grande assente: a scuola, in famiglia, con gli amici, quest'ombra lo ha volta a volta perseguitato, protetto, schiacciato. Il figlio giunge così al confronto finale, debole, insicuro, diviso tra orrore per il padre e desiderio di credere nella sua innocenza. |
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Scott Turow Eroi normali Mondadori (Milano), 2005 [fiction, ispirata da vicende familiari]
Tutto quello che Stewart Dubinsky ha sempre saputo di suo padre è che nel corso della Seconda guerra mondiale, partito al seguito del generale Patton per l'Europa, aveva salvato sua madre dagli orrori del campo di concentramento di Balingen. Uomo enigmatico e distante, David Dubin - che aveva così americanizzato il cognome di origine russa - si era sempre rifiutato di parlare in famiglia della sua esperienza bellica. Ma, dopo la sua morte, Stewart trova un pacco di lettere indirizzate a una fidanzata di cui nessuno sapeva nulla. E questo è solo l'inizio: leggendo queste lettere Stewart scopre qualcosa di davvero inspiegabile: suo padre era stato giudicato dalla Corte marziale per aver lasciato fuggire un ufficiale dell'OSS che avrebbe invece dovuto arrestare. Cosa era successo? E perché Dubin non ne aveva mai fatto parola con nessuno? Cosa si nascondeva dietro a un fatto così grave? Deciso a fare luce sul misterioso passato del padre, poco alla volta Stewart riesce a ricostruire la vicenda attraverso le sue stesse memorie scritte durante la prigionia, ora custodite dal vecchio avvocato difensore. E le sorprese si moltiplicano. Se Dubin non era l'uomo che sembrava, quali erano stati davvero i suoi rapporti con Martin, il carismatico ufficiale dei servizi segreti a cui dava la caccia, e quale ruolo aveva avuto in tutto questo Gita, l'affascinante e imprevedibile compagna di Martin, più coraggiosa di un uomo sul campo di battaglia? Dalle pagine del memoriale di Dubin emergono in tutta la loro violenza i terribili eventi di quegli anni e le scelte drammatiche che hanno sconvolto l'esistenza di tutti i protagonisti di questa vicenda, gli "eroi normali". E la storia personale di Dubin - fatta di coraggio, tradimento e passione - diventa riflessione sulla brutalità della guerra. Con questo nuovo, straordinario romanzo Scott Turow dimostra ancora una volta la capacità di sondare l'animo umano nelle sue molteplici verità, al di là di quelle che sono soltanto apparenze ingannevoli. |
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Le memorie degli amici più cari |
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Francesco Berti Arnoaldi Veli Viaggio con l'amico Sellerio (Palermo), 1995
Nell’ultimo suo libro, di profondità inquietante e inquietante interrogare, Primo Levi avvertiva che la memoria dell’offesa - memoria fragile e necessaria: del fascismo e del nazismo, ma delle offese di ogni totalitarismo - ha due nemici sottili: l’imprecisione e la vergogna del ricordare, e quella zona grigia in cui il tempo trascorso comincia a diradare le testimonianze dirette, senza attenuare le passioni vive e i meccanismi vari del rigetto. Viaggio con l’amico è un atto della memoria che sopravvive contro i nemici che indicava Levi. È la storia di un cattolico democratico e antifascista attivo, Giuliano Benassi, dagli anni del liceo alla fucilazione in un campo di concentramento della Sassonia. Una testimonianza: ma con una forza di precisione - vincendo la nostalgia, ripercorrendo i luoghi dimenticati della gioia e quelli sepolti dell’orrore, rileggendo lettere, risentendo voci - che fa della testimonianza un’inchiesta, e di una cronaca il ritratto morale di una di quelle amicizie cui la morte toglie soltanto il logorarsi della vecchiaia. In appendice a questa nuova edizione, le Cantatine partigiane pubblicate per la prima volta nel 1965.
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Fred Uhlman L'amico ritrovato Feltrinelli (Milano), 1988
scheda libro
Due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L'uno è figlio di un medico ebreo, l'altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un'amicizia del cuore, un'intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. Questo accade in Germania, nel 1933... Racconto di straordinaria finezza e suggestione, L'amico ritrovato è apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed è poi stato pubblicato in Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Germania, Israele, Portogallo. Ovunque lo stesso entusiasmo della critica. "Un'opera letteraria rara", l'ha definito George Steiner sul New Yorker, "Un capolavoro", ha scritto Arthur Koestler nell'introduzione all'edizione inglese del 1976. "Un libro che assilla la memoria... una gemma", "Un racconto magistrale", hanno fatto eco The Sunday Express e The Financial Times di Londra. E infine Le Monde di Parigi: "Uno dei testi più densi e più puri sugli anni del nazismo in Germania... Tra i romanzi più belli che si possano raccomandare ai lettori, dai dodici anni in su. Senza esitazione." |
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