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Per decenni i veterani della forza di spedizione brasiliana non parlarono della loro esperienza di guerra nel teatro d'operazione del Mediterraneo, dal 1944 al 1945.
Sebbene i veterani della Seconda Guerra Mondiale si trovarono di fronte a condizioni simili sui vari fronti, il percorso che questi uomini seguirono per ricordare la loro esperienza fu, in molte situazioni, definito dalla loro stessa relazione con la loro società d'origine.
Alcune migliaia di veterani incontrarono difficoltà dopo il ritorno a casa. Per una parte significativa di cittadini brasiliani, i veterani furono considerati dei "piantagrane" e dei "nevrotici".
Gli ufficiali ligi al dovere, quelli che non andarono mai in combattimento durante la guerra, governarono il paese con i modi di una dittatura militare dal 1964 al 1985.
I veterani dipesero dalle loro buone relazioni con il governo per riuscire a garantirsi una qualsiasi forma di assistenzialismo.
Questo, in molti veterani, causò la riluttanza a ricordare e li obbligò a divulgare una versione della loro esperienza di guerra depurata dalla realtà dei combattimenti e dalle difficoltà del riadattamento del dopo guerra.
A dispetto dei rischi (gli arresti e la sospensione delle pensioni sono state costanti minacce durante il regime militare), molti veterani sentirono il bisogno di parlare di quello che avevano passato nelle montagna italiane.
Ancora, addirittura nel 1985, all'inizio della democraziona, i decenni di una cultura autoritaria producevano ancora un'influenza nel modo in cui essi ricordavano la guerra. Il risultato è che queste sono le ragioni del silenzio dei veterani, oltre a quelle legate alla natura traumatica delle loro esperienze.
La proposta delle precedenti conferenze intendono dilungarsi sui modi in cui molti veterani hanno trovato per superare le limitazioni imposte alla loro libertà di parola. Le interviste orali sono inestimabili per ottenere le informazioni di tutti i tipi che altrimenti sarebbero andate perse nella storia.
For decades, Brazilian Expeditionary Force veterans kept silent in regard to their combat experiences in the Mediterranean Theatre of Operations, from 1944 to 1945.
Although combat veterans from World War II faced similar conditions on different fronts, the way these men remembered their experiences was, in many situations, defined by their own relations with their societies of origin. Several thousand veterans faced hardships after coming home. For a significant part of Brazilian citizens, veterans were thought to be “troublemakers” and “neurotics.” Active duty officers, who had not been in combat during the war, ruled the country by means of a military dictatorship from 1964 to 1985. Veterans depended on their good relations with the government in order to guarantee whatever scraps of assistenceialism could be received. This caused many veterans to be reluctant to remember and impelled them to divulge a version of their war experience that expurgated the realities of combat and the difficulties of post war re-adaptation. In spite of the risks involved (arrests and suspension of pensions were constant threats during the military regime), many veterans felt the need to speak about what they had been through in the mountains of Italy. Yet, even after the coming of democracy in 1985, the decades of an authoritarian culture still bear an influence in the way the war is remembered. The result is that there are reasons for the silence of veterans other than the traumatic nature of their experiences. The suggestion for the above conferences intends to expand on the ways that many veterans found to overcome the limitations imposed to their free speech. Oral interviews were invaluable to obtain all sorts of information that would otherwise be lost to history.
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