Una diagnosi tempestiva e precoce è l'unica arma sicuramente efficace ad assicurare la guarigione del melanoma o quanto meno ad arginare l'inesorabile progressione di un quadro clinico disseminato e devastante che per la sua articolata complessità io preferirei chiamare "malattia da melanoma". _____________________________________Il melanoma è il più importante ed aggressivo dei tumori cutanei, tanto che rappresenta la prima causa di morte al mondo per tumore della pelle. Deve il suo nome al fatto che deriva dai melanociti, quelle cellule dello strato basale dell’epidermide deputate alla fabbricazione del pigmento cutaneo, la melanina, il cui scopo è la protezione a scudo dai raggi solari. La maggior concentrazione di melanociti è a livello dell’epidermide (normalmente nella nostra razza ogni melanocita è circondato da 30 cheratociti); tuttavia i melanociti sono ubiquitari, per cui il melanoma può insorgere non solo sulla cute ma anche sulle mucose, nelle meningi, nell’occhio, ecc. ecc. Il melanoma è una patologia peculiare della razza bianca caucasica, mentre è molto più raro nella razza gialla e nella razza nera. Tra le popolazioni caucasiche quelle di origine latina risultano a rischio minore rispetto a quelle di origine celtica e anglosassone; in queste inoltre il rischio di sviluppare melanoma aumenta progressivamente con l’esposizione al sole ed il soggiorno a latitudini più prossime all’equatore. Anche da ciò si evince che il sole gioca probabilmente un ruolo fondamentale nello sviluppo del melanoma come di molte altre patologie neoplastiche cutanee, benché ormai si è certi che nel melanoma debbano essere chiamati in causa anche altri fattori etiopatogenetici quali ad esempio quelli genetici. L’incidenza del melanoma in tutto il mondo è in forte e preoccupante aumento, tanto che al 1° Congresso Mondiale di Dermatoscopia svoltosi a Roma nel febbraio 2001 abbiamo proposto in modo provocatorio di parlare di “epidemia di melanoma”. La terapia del melanoma è innanzi tutto chirurgica, ma risulta efficace “quoad vitam” solo se si riesce a diagnosticare e ad asportare la lesione in fase iniziale. Pertanto la diagnosi precoce di melanoma è di fondamentale importanza in quanto rappresenta l’unica arma concreta per garantire la guarigione del paziente. Poiché nel 75 % dei casi il melanoma insorge da un nevo preesistente, sia esso congenito o acquisito, si raccomanda un auto-esame attento dei propri nevi, osservando se qualcuno stia cambiando forma (asimmetria), frastagliatura dei bordi, colore, dimensione (regola dell’A-B-C-D). Chi ha molti nevi ed incontra difficoltà a controllarseli tutti da solo, chi ha nevi displastici e a rischio, chi proviene da famiglie in cui si sia già manifestato un melanoma, chi ha un fototipo a rischio (pelle chiara, capelli biondi o rossi, occhi grigio-azzurri o verdi), chi ricorda di essersi ustionato al sole almeno un paio di volte da bambino, dovrebbe periodicamente sottoporsi a visita medica di controllo innanzi tutto dal proprio medico di famiglia, il quale lo indirizzerà ad un esame specialistico se necessario. E’ opportuno che i soggetti a rischio siano sottoposti anche alla così detta mappatura fotografica digitale della loro superficie corporea affinché tutte le lesioni cutanee vengano memorizzate per un più agevole monitoraggio della loro evoluzione nel tempo. L’esame clinico delle lesioni cutanee pigmentate si avvale anche della videodermoscopia microscopica (solitamente a 20x o 50x) che, mediante l’impiego di una luce polarizzata oppure di epiluminescenza, in immersione in bagno d’olio, consente una visione accurata di pattern peculiari delle lesioni a rischio e di quelle francamente tumorali. La videodermoscopia rappresenta sicuramente una metodica diagnostica raffinata e preziosa nelle mani dello specialista per diagnosi ancora più precise e soprattutto ancora più precoci. Essa non può sostituire l’occhio clinico e l’esperienza professionale del medico, ma sicuramente ha migliorato le diagnosi cliniche del 20-30% e costituisce ormai uno strumento diagnostico complementare di fondamentale importanza. Dott. Salvatore Romano Che il melanoma maligno della cute sia in forte aumento in tutto il mondo occidentale è ormai un dato certo e consolidato, confermato da tutte le osservazioni epidemiologiche svolte negli ultimi anni. E’ cresciuta sostanzialmente la morbilità da melanoma (vale a dire il numero di diagnosi di nuovi casi/anno) mentre la mortalità è rimasta invariata in alcune statistiche, calata in altre. In altre parole, oggi ci si ammala di più ma si muore di meno per melanoma. Perché? L’impennata delle diagnosi cliniche è sicuramente dovuta a ragioni contingenti legate soprattutto al fatto che la gente, anche il contadino meno istruito, quando si scopre qualcosa di anomalo sulla propria cute va a farsi visitare dal medico evitando di incorrere nelle superficiali trascuranze di un tempo. Ma le diagnosi aumentano in modo assoluto perché l’esposizione solare imprudente e scriteriata degli ultimi decenni “sta presentando il conto”. Infatti esiste una vera e propria memoria del danno cutaneo da foto-invecchiamento, con sommazione nel tempo di tutti i cataboliti e radicali tossici indotti dai raggi ultravioletti sulle cellule del nostro corpo, fino alla comparsa del danno irreparabile e conclamato. Il meccanismo, alquanto articolato e complesso, del danno cellulare è stato da me sintetizzato nel post intitolato “storia naturale dei tumori” al quale invio per un eventuale approfondimento. Fino alla metà degli anni 90 non esisteva di fatto la cultura della protezione solare. In modo particolare le donne usavano addirittura fabbricarsi in casa i loro superabbronzanti (tanning intensificators) nell’assurda gara di riuscire ad avere il colore della pelle più scuro di quello dell’amica del cuore o della vicina di casa nel più breve tempo possibile. E così giù a comprare gli estratti oleosi più gettonati, a base di oli di mandorle, bergamotto, carote e chi più ne ha più ne metta…. Dal 1995-96 in poi, quando i giornali e la televisione cominciarono ad essere sempre più martellanti sugli appena scoperti buchi di ozono e sull’incremento dei rischi da radiazione solare, e quando noi stessi – addetti ai lavori – cominciammo a denunciare il preoccupante incremento di casi di tumori della pelle, la gente iniziò timidamente e a piccoli passi ad acquisire la coscienza del danno da foto-invecchiamento e ad acquistare di conseguenza le prime creme per la protezione solare. Ma molto timidamente, ripeto: protezione 3 e protezione 6 erano il limite oltre il quale generalmente non si aveva intenzione di andare. Colei che aveva osato acquistare una crema con fattore di protezione 9 o 10 si sentiva subito colpevolizzata dall’amica di turno: “protezione 10, e quando ti abbronzerai? Hai perso un’estate di tempo!” Soltanto dopo il 2000, cioè praticamente da ieri mattina, sono diventate significative le vendite di creme solari con fattore di protezione medio-alta, cioè fra 25 e 50, che sono spesso le più indicate soprattutto all’inizio di stagione e sulle pelli più giovani. Tutto ciò ha contribuito a creare le condizioni per cui è legittimo aspettarsi un trend di incidenza dei tumori della cute ancora in crescita almeno per i prossimi 10 anni, dopo di che finalmente potremo raccogliere i frutti della maturata coscienza foto-protettiva. Ma perché allora, nonostante tutto ciò, si muore meno di melanoma? La risposta sta non tanto nelle più affinate armi terapeutiche (che anzi a mio avviso sono cambiate poco negli ultimi decenni) quanto piuttosto nella assai migliorata capacità diagnostica dei medici, grazie anche a strumentazioni sempre più sensibili e sofisticate, e nel più precoce ed anticipato tempo della prima diagnosi rispetto al passato. La precocità diagnostica è sicuramente un fattore cardinale nel successo contro tutti i tumori, compreso ovviamente il melanoma cutaneo. Pertanto è la tempestività diagnostica, legata ad appropriate misure di prevenzione, l’arma vincente che ci permetta di avere prevalenti diagnosi di melanomi in situ e di melanomi sottili, a discapito di melanomi di spessore superiore a 0,75 mm, soglia al di la della quale sicuramente le strategie terapeutiche e l’aspettativa di vita cambiano radicalmente. _______________________________________________________________________________________________
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pagina 3 - contributo della videodermoscopia a luce polarizzata
pagina 2 - La storia naturale dei tumori
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