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La storia di Ponte

Ponte è un comune della provincia di Benevento, già esistente in epoca romana, noto per la presenza dei resti della storica Abbazia di Sant'Anastasia, di cui oggi si conserva in buone condizioni la sola Chiesa sconsacrata, costruzione risalente al VIII secolo.

Il paese di Ponte trae il suo nome da un antico ponte in pietra di epoca romana, famoso "ad pontem lapideum" che costituiva il passaggio della via Latina sul torrente Alenta, via che congiungeva Roma a Benevento.

Il borgo antico è di epoca medioevale, con un castello di origine normanna edificato nel XI secolo, non mancano però testimonianze che documentano una frequentazione risalente già al neolitico e poi alla età del ferro.

Diversi reperti archeologici ritrovati sul nostro territorio dimostrano, se non l’esistenza di vere e proprie forme di insediamento, la presenza millenaria dell’uomo dimostrata dai seguenti reperti: la fibula sannitica di Ponte, VII VI secolo a.C., conservata nel Museo del Sannio di Benevento, armi sannitiche in bronzo del VII e VI secolo a.C, sesterzio in bronzo dell’imperatore Vespasiano delgli anni 69/79, lapidi funerarie del II e III secolo.

Nel Medioevo ( 980 d.C ) il principe longobardo Pandolfo Capodiferro lo donò insieme al Monastero di S. Anastasia all’abate del monastero di S. Lupolo e Zosimo in Benevento. 

Il ritrovamento, di mattoni tondi in cotto ed altri elementi hanno comprovato l’esistenza di un complesso romano, probabilmente una villa rustica, documento di primitivo insediamento nel territorio.

Le prime notizie certe sul centro abitato risalgono ad un documento dell'anno 980, quando il territorio era sotto il dominio longobardo.

Nel testo di un diploma conservato presso l'Archivio Arcivescovile di Benevento si fa riferimento al Monastero "de iam dicto loco ponte S. Anastasiae ".

Si tratta di un diploma con il quale il principe longobardo Pandolfo Capodiferro donava il monastero di Santa Anastasia a Giovanni, abate del monastero di S.Lupolo e Zosimo in Benevento.

All'abate del monastero di Lupolo e Zosimo veniva anche concessa la facoltà di costruirvi un castello e renderlo abitato.

Il castello fu subito realizzato e già nell'anno 1087 il trasferimento della piccola comunità pontese, dall'abbazia al castello, doveva essersi completato.

È infatti del 1087 un documento che cita come primo signore del castello di Ponte un tale Baldovino il Normanno, vassallo del conte Rainulfo, a sua volta cognato di re Ruggiero il Normanno.

Nel 1134 il castello dovette subire, da parte di re Ruggiero il Normanno, il suo primo assedio con successiva capitolazione.

Successivamente il castello fu tolto a Baldovino, per diventare possedimento della baronia di Fenucchio.

Il castello, di cui sono visibili oggi consistenti tracce, fu oggetto di ampi scontri tra gli Angioini e gli Svevi nel 1266 e fu occupato dalle truppe francesi di Carlo d’Angiò, prima della famosa battaglia con Manfredi di Svevia.

Anche a Ponte numerosi furono i feudatari che si alternarono nel possesso del paese e, tra questi, i Sanframondo, i Carafa conti di Maddaloni, i Crispano, i Carbone e la nobilissima famiglia dei Caracciolo. 

Il nuovo sovrano francese, nel 1269, donò il castello a Giovanni Frangipane della Tolfa che, con il suo tradimento, aveva permesso la cattura di Corradino di Svevia.

Nel 1585 il feudo venne acquistato dai Sarriano, già conti di Casalduni, fu da questi governato fino all'abolizione del regime feudale.

Nel 1811 il paese passò alla Provincia del Molise, poi perdeva nel 1829 la propria autonomia e, con decreto reale di Ferdinando di Borbone, veniva unito a Casalduni.

Successivamente, staccato da questo, veniva unito a Paupisi, per riacquistare definitivamente nel 1913 la propria autonomia.

Attualmente è comune della Provincia di Benevento ed è un rinomato centro per le sue aziende agricole specializzate nella produzione di uve da vino, come la falanghina e l'aglianico, nonché per la produzione di olio tratto da olive ortice e racioppella.

Conta una popolazione di circa 2.700 abitanti.

Molti popoli hanno trafficato le terre sannitiche in un continuo rincorrersi, tra questi più di tutti l’hanno fatto i monaci Benedettini che avevano come unico scopo quello di conquistare il cuore e l’anima delle popolazioni indigene.

Le direttrici su cui si stanziarono i Benedettini furono quelle delle principali vie del flusso commerciale e Ponte era su una di queste.

Il ponte era luogo di svincolo e passaggio di quelli che i Sanniti chiamavano tratturi e usavano per la transumanza.

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