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Nel 1980 nel giacimento di Pietraroja, nei pressi di Benevento, venne fatta una scoperta eccezionale: lo scheletro di un piccolo vertbrato, lungo appena 23 centimetri, impresso su una lastra sedimentatasi nel cretaceo (113 milioni di anni fa), che lo scopritore attribuì inizialmente a un uccello.
Erano passati 10 anni dalla scoperta quando le ossa di quel piccolo vertebrato vennero attribuite, attraverso alcuni particolari, a un dinosauro carnivoro e la lastra che le conteneva fu messa a disposizione della soprintentenza ai beni archeologici di Salerno.
Successivamente il piccolo dinosauro, ribattezzato Ciro, fu studiato dall' università di Napoli e dal museo di storia naturale di Milano e, terminata la parte preliminare degli studi, una sua foto venne pubblicata sulla copertina della nota rivista scientifica Nature.
Sempre su Nature, il 26 Marzo 1998, venne pubblicato un articolo che rese famoso in tutto il mondo il piccolo Ciro col nome scientifico di Scipionyx samniticus.
Si tratta del primo dinosauro mai rinvenuto in Italia.
DESCRIZIONE DEL REPERTO
Oltre le piccole dimensioni anche i grandi occhi, le zampe sproporzionate, il muso schiacciato e 2 file di denti sporgenti confermano che Ciro era un cucciolo; probabilmente è morto cadendo in un fiume e, dopo essere stato trasportato dalla corrente in un bacino lacustre è stato velocemente coperto da un sottile strato di limo, in modo da fossilizzarsi e da pervenire fino a oggi perfettamente conservato.
Da tutte le caratteristiche elencate, in particolare dalla dentatura, i paleontologi dedussero che non aveva più di 4-5 settimane di vita.
Ciro, oltre ad avere le ossa in connessione anatomica, presenta tracce molto chiare delle parti molli, fenomeno rarissimo, quasi unico fra i fossili di dinosauri; si sono infatti conservati intestino, fegato, muscoli e tendini dai quali si possono comprendere molte cose su Scipionyx e sui dinosauri simili a lui.
Il cortissimo intestino, conservatosi molto bene, testimonia come Scipionyx avesse una digestione veloce e un metabolismo elevato.
Gli studi sui muscoli tra femore e coda potrebbe portare alla formulazione di nuove teorie sulla fisiologia dei dinosauri.
Molto probabilmente si sono conservati dei resti della trachea, che si presenta come alcune strutture a anello impresse sul collo del fossile e una traccia del fegato, ovvero una macchia di ematite davanti alle zampe anteriori.
Dai primi studi sembrava che il fegato potesse migliorare l' efficienza respiratoria del piccolo dinosauro agendo da decompressore sul diaframma ma su questa teoria ci sono molti dubbi.
Ciro da adulto avrebbe probabilmente misurato 2 metri di lunghezza, 1,30 di altezza e avrebbe pesato circa 20 chilogrammi.
La struttura del dinosauro di Pietraroja ci dimostra che quest'ultimo, certamente carnivoro, doveva essere adattato alla corsa: le zampe posteriori erano sa vero corridore e la coda doveva bilanciare il resto del corpo; si stima che Scipionyx potesse raggiungere i 70 chilomentro orari di velocità.
Anche le zampe anteriori erano allungate e presentavano tre dita munite di forti artigli ricurvi (si è conservata anche la cheratina di cui erano fatte le unghie), ottimi strumenti per catturare le prede di cui si cibava.
Tutte queste particolarità accomunerebbere Scipionyx samniticus alle specie appartenenti al genere Velociraptor, mentre le ossa del cranio ricordano i Dromeosauridi; al contrario le vertebre cervicali e il cinto pelvico sono simili a quelli dei Troodontidi.
Altre caratteristiche renderebbero Ciro simile a alcuni Celurosauri meno evoluti mentre la furcola (osso del torace) somiglia a quello di tutti i tetrapodi sopraelencati.
Probabilmente Scipionyx appartiene a una famiglia evolutasi e differenziatasi dalle altre dell'epoca grazie all'isolamento delle isole che nel cretaceo si trovavano al posto della penisola Italiana.
Un'ultima curiosità: Scipionyx samniticus deve il suo nome a Scipione Breislak, scopritore del giacimento di Pietraroja e al'area el Sannio, dove si trova il suddetto giacimento.
Nella foto: lo Scypionix samniticus trovato a Pietraroja.
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