Documenti e materiali


In allegato il testo dell'appello, un volantino del Comitato e un modulo per la raccolta di adesioni.



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Lettera aperta

Al Sindaco di Torino

Agli Assessori

Alle/i Consigliere/i Comunali e di Circoscrizione della maggioranza

 

Gentili Sindaco Chiamparino, Assessori, Consigliere e Consiglieri comunali e di Circoscrizione,

 

alla fine di luglio, quando si è profilata concretamente l’ipotesi di “messa a gara” di GTT, abbiamo costituito il Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico, che ha promosso l’appello “Il Trasporto Pubblico Locale è un servizio essenziale. Non privatizziamo GTT” sottoscritto, fino a oggi, da oltre 700 cittadine e cittadini torinesi, tra le/i quali numerose personalità della cultura e della politica.

Siamo infatti convinte/i che la privatizzazione del servizio di trasporto pubblico locale della Città rappresenterebbe un grave errore, dato che, come ci insegnano l'esperienza degli ultimi vent’anni e gli studi più recenti, le società pubbliche cedute ai privati hanno rincarato i prezzi, diminuito il personale e aumentato gli stipendi dei managers, le spese per la pubblicità e per le consulenze: la qualità del servizio reso alle/ai cittadine/i è stato penalizzato a favore di un profitto che ricade nelle mani di pochi. La crisi economica in atto ha reso ancora più evidente il fallimento di una simile logica.

I contenuti del nostro appello sono ancora più forti oggi, nel momento in cui la maggioranza che ha voluto il Decreto Ronchi sta scomparendo, e il centrosinistra è chiamato a proporsi come alternativa sostanziale alle politiche della destra.

Inoltre vogliamo sottolineare che è in corso un processo referendario volto a cancellare il presupposto fondamentale che legittima il processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, cioè il Decreto Ronchi. Come sapete, il referendum è stato sottoscritto da circa 1.400.000 persone: si tratta di un successo senza precedenti, che dimostra quanto, nel nostro paese e non solo, la logica delle privatizzazioni sia sottoposta a un percorso di revisione critica.

Infine, il Decreto Ronchi è sotto giudizio costituzionale indipendente dal referendum, essendo stato impugnato da cinque Regioni, fra cui il Piemonte, poiché viola l’autonomia delle amministrazioni regionali di scegliere l’organizzazione dei servizi locali.

 

TUTTO CIO’ PREMESSO,

 

Nel trasmettervi l’appello con le adesioni finora pervenute, chiediamo una moratoria sulla delibera di messa a gara di GTT fino a quando la Corte Costituzionale non si sarà espressa sia sull’ammissibilità del referendum sia sulla costituzionalità del Decreto Ronchi.

In attesa che ciò avvenga, vi chiediamo di accettare il confronto con cittadine/i, utenti e lavoratrici/tori e di avviare un percorso democratico aperto alla cittadinanza, segnato dalla trasparenza e dalla partecipazione.

Noi ci impegnamo a fare la nostra parte per garantire un dibattito franco, civile e innovativo in quanto i temi dei beni comuni, della proprietà pubblica e della sua gestione rappresentano, come ha scritto recentemente Stefano Rodotà su Repubblica (10 agosto 2010), “l’ineludibile agenda civile e politica non di un solo paese, ma di tutti coloro che vogliono affrontare con consapevolezza e cultura adeguate le questioni concrete che ci circondano”.

 

Torino, 13 settembre 2010

 

Il Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico

Maria Teresa Silvestrini, Antonio Soggia, Maria Grazia Pellerino, Ugo Mattei,

Donato Ditaranto, Leonardo Locci, Giuseppe Mastruzzo, Stefano Risso


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Quale futuro per GTT e per i servizi essenziali a Torino? La parola a utenti, lavoratori ed esperti

 

Report dell’incontro tenutosi il 10 settembre 2010 in Sala Colonne del Municipio di Torino

 


Con la partecipazione di circa 50 persone e alla presenza, tra gli altri, del vicesindaco Dealessandri, dell’assessore Passoni, del presidente del Consiglio Comunale Castronovo e della consigliera di SEL Monica Cerutti, si è svolto ieri pomeriggio in Comune l’incontro Quale futuro per GTT e per i servizi essenziali a Torino? La parola a utenti, lavoratori ed esperti”, promosso dal Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico e organizzato dal gruppo consiliare di Rifondazione Comunista.

All’incontro, moderato da Terry Silvestrini – prima firmataria dell’Appello “Non privatizziamo GTT” e consigliera comunale del PRC – sono intervenuti in qualità di relatori: Giuseppe Mastruzzo, Vice direttore dell’International University College di Torino, Stefano Risso di Attac Torino, Leonardo Locci, Responsabile regionale USB Trasporti e Donato Ditaranto, del Direttivo CGIL Torino. Alle relazioni principali sono seguiti gli interventi del pubblico, che hanno portato il punto di vista di cittadini, lavoratori e associazioni interessati al futuro del trasporto pubblico locale (TPL).

Maria Grazia Pellerino, che sarebbe dovuta intervenire a nome del Comitato promotore dell’appello, non ha potuto essere presente, ma ha comunque inviato un messaggio scritto, nel quale ha ribadito le ragioni dell’iniziativa. Ragioni che sono ancora più forti in un momento in cui la maggioranza politica che ha promosso il Decreto Ronchi si sta sfaldando, e il centro-sinistra è chiamato a dimostrasi alternativo alle politiche della destra. 

Giuseppe Mastruzzo ha ricordato che, negli ultimi tre anni e soprattutto dopo lo scoppio della recessione, dall’Europa sono giunti segnali di ripensamento rispetto all’ondata di privatizzazioni che ha caratterizzato la UE negli anni ’90. Un esempio molto significativo di questo percorso critico è la Comunicazione 800 della Commissione Europea (novembre 2008), con la quale si invita a superare la dicotomia “pubblico/privato” in favore di una cooperazione tra le due sfere; inoltre, trasparenza, consenso sociale e partecipazione democratica sono indicati quali criteri-guida per la gestione dei servizi pubblici locali da parte dell’amministrazione pubblica. Secondo Mastruzzo, inoltre, lo straordinario successo della raccolta firme per il referendum sull’acqua pubblica in Italia dimostra che anche nel nostro paese è in atto un percorso critico sul tema delle privatizzazioni; basti pensare che tra 1992 e 2000 l’Italia è stato il paese europeo nel quale si è privatizzato di più: un patrimonio pubblico del valore di quasi 200.000 miliardi di Lire è stato ceduto ai privati.

Stefano Risso ha invece insistito sul nesso esistente, da un lato, tra servizio pubblico ed esercizio dei diritti di cittadinanza e, dall’altro, tra privatizzazioni e ricerca di un approdo sicuro per i capitali finanziari, particolarmente evidente in questa fase di crisi economica. Risso ha poi sottolineato tre aspetti: il quadro europeo di riferimento in relazione al Decreto Ronchi, il parere negativo dell’Agenzia per i servizi pubblici locali della Città di Torino sulla messa a gara di GTT e, infine, l’opinione della Corte dei Conti del febbraio scorso, che ha criticato duramente le privatizzazioni. Per quanto riguarda il quadro normativo europeo, Risso ha messo in luce come la UE non imponga affatto la privatizzazione del TPL, come di altri servizi pubblici: al contrario, l’Unione chiede che si scelga tra la gestione completamente pubblica e l’amministrazione conforme alle regole della concorrenza, qualora i servizi siano gestiti in base a criteri di mercato. Il Decreto Ronchi, imponendo la privatizzazione entro il dicembre 2011, si pone quindi come norma speciale che limita l’applicazione del diritto comunitario. Per quanto riguarda poi il parere dell’Agenzia per i servizi pubblici locali, che abbiamo già richiamato nell’appello, Risso ha ricordato che la delibera della Giunta Comunale è stata criticata per vari aspetti: assegna eccessiva autonomia al concessionario del servizio, non garantisce la qualità dello stesso, riduce fortemente il potere di controllo del Consiglio Comunale, non offre garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali. Del resto, ha osservato Risso, l’obiettivo delle s.p.a. non è certamente quello di garantire l’interesse pubblico, quanto quello di remunerare il capitale privato investito; e poiché per attrarre gli investimenti si compete sul mercato finanziario, la remunerazione garantita dev’essere sufficientemente concorrenziale; questo spinge inevitabilmente le tariffe al rialzo, con un conseguente effetto negativo per la cittadinanza. In questo senso va anche l’opinione espressa dalla Corte dei Conti il 10 febbraio 2010: la Corte ha infatti evidenziato il “conflitto di interessi” esistente tra esigenze del capitale privato (remunerazione dell’investimento) e interesse pubblico (economicità e qualità del servizio); l’interesse privato, in altre parole, porta secondo la Corte all’aumento delle tariffe. Risso ha infine ricordato che città come Berlino, Parigi e Vienna gestiscono in maniera interamente pubblica il proprio TPL, mentre altre città (ad esempio Tolosa) lo hanno recentemente ri-pubblicizzato.

Leonardo Locci e Donato Ditaranto, infine, hanno portato il punto di vista dei lavoratori di GTT e i timori che la privatizzazione comporti una riduzione dei livelli occupazionali. I sindacalisti hanno criticato l’impatto che le attuali esternalizzazioni di parte dei servizi hanno avuto sul bilancio dell’azienda e sulla qualità delle prestazioni offerte. Dal 2000, infatti, GTT ha scelto di affidare i lavori di manutenzione e parte dei servizi di trasporto a ditte private. Il costo complessivo delle esternalizzazioni ammonta a 50 milioni di Euro, pari al 22% del contributo che GTT riceve dalla Regione. Se gestiti internamente, come ha sottolineato Locci, i servizi esternalizzati costerebbero circa 19 milioni di Euro; insomma, ciascun lavoratore esterno costa il 350% in più dei dipendenti dell’azienda pubblica. Questo, secondo Locci, dimostra che non sempre il privato è sinonimo di maggiore efficienza e dovrebbe suggerire maggiore prudenza prima di procedere ad una privatizzazione generale. Le linee attualmente esternalizzate, inoltre, hanno erogato un servizio peggiore, come dimostrato dal numero dei reclami, e le aziende private hanno violato innumerevoli volte le clausole dei contratti di servizio. Secondo i due sindacalisti il punto di vista dei lavoratori e quello degli utenti non sono discordanti, ma complementari. Donato Ditaranto ha ricordato che al momento attuale la forma di gestione che permetterebbe agli enti locali di sottrarsi ai vincoli del decreto Ronchi potrebbe essere l’Azienda speciale, ma che questa dovrebbe essere innovata prevedendo la partecipazione di lavoratori e utenti negli organismi gestionali e di controllo.

Gli interventi di alcune persone con disabilità presenti in sala hanno messo in luce l’importanza di quanto fatto finora per la mobilità, ma anche la necessità di integrare il trasporto dei disabili nel Trasporto Pubblico Locale, come un diritto esigibile e condizione di uguaglianza tra tutti/e i/le cittadini/e; per questo, nei mesi scorsi, il Coordinamento Interassociativo Disabilità ha stretto un accordo con la Città di Torino, ma tale accordo non ha per ora avuto seguito, e certamente la privatizzazione porrebbe problemi ancora maggiori di quelli attuali.

Il dibattito in sala è stato vivace e partecipato: è stata criticata l’ideologia della privatizzazione che ha contagiato anche il centro-sinistra, è stato rivendicato il diritto alla trasparenza e alla partecipazione democratica nelle scelte che riguardano il futuro dei servizi pubblici, si è ricordato che anche altri servizi (ad esempio la raccolta rifiuti) rischiano un destino simile a quello di GTT.

In generale, ci pare che l’Appello che abbiamo lanciato a metà luglio stia producendo i risultati sperati: stimolare il dibattito, coinvolgere la cittadinanza e, ce lo auguriamo, indurre l’amministrazione della Città ad un ripensamento.

 

11 settembre 2010

Il Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico

 

 

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