Appello del Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico

Per aderire inviare una mail a
nonprivatizziamogtt@gmail.com
indicando nome, cognome e qualifica o professione


                       Il Trasporto Pubblico Locale è un Servizio Essenziale

                                               Non privatizziamo GTT


 
Nella   nostra   città   i trasporti   pubblici   urbani   ed   extraurbani,   costituiti   di   autobus,   tram  e   metropolitana,   così  come i trasporti per i disabili e per le scuole, i parcheggi pubblici, la cremagliera per Superga, la navigazione  
fluviale   sul   Po,   sono   stati   finora   gestiti   da   GTT   (Gruppo   Trasporti   Torinesi),   una   società   interamente   di 
proprietà del Comune di Torino.
Dallo   scorso   novembre   il   decreto   Ronchi   ha   imposto   che   entro   il   31   dicembre   2011   la   gestione   dei servizi
 pubblici   locali   sia   messa   a   gara,   oppure   che   sia   affidata   a   società   miste,   realizzate   cioè   attraverso   la  cessione 
 di   almeno   il   40%   delle   azioni   oggi   possedute   dai   Comuni   a   soggetti   privati.   Il   Decreto   Ronchi   impone una vera e
propria privatizzazione di risorse comuni.
Il   Comune   di   Torino, senza   che   vi   sia   alcuna   urgenza   di   farlo,   sta   mettendo   in   atto   quanto   prescritto   dal  decreto  
Ronchi,   cioè   sta   predisponendo   la gara   per   affidare   il   servizio   di   trasporto   a   un   gestore 
e, successivamente,   venderà   una   parte   delle   azioni   di   GTT   in   suo   possesso:   si   tratta   di   un   processo 
sbagliato   e   irreversibile,   sulle   cui   modalità   ha   espresso   riserve   l’Agenzia   per   i   servizi   pubblici   locali   del 
Comune di Torino (un organismo indipendente di consulenza giuridico­amministrativa).
L'esperienza   degli   ultimi   vent’anni   e   gli   studi   più   recenti   (si   veda   ad   esempio   Mattei,   Reviglio   e   Rodotà, Invertire la rotta. Idee per una riforma della proprietà pubblica, Il Mulino, 2007) hanno dimostrato che tutte le 
società pubbliche cedute ai privati hanno rincarato i prezzi, diminuito il personale e aumentato gli stipendi dei  
managers,  le  spese  per  la  pubblicità  e  per le  consulenze:  la qualità  del  servizio  reso  alle/i   cittadine/i  è stato  
penalizzato  a  favore   di   un  profitto   che   ricade   nelle   mani   di   società  e  gruppi   finanziari   privati.   Lo  spazio  dei   Beni  
Comuni   e   dei   diritti   di   cittadinanza   ad   essi   connessi   è   stato   ridotto,   e   la   logica   aziendalistica   tesa   al   profitto  
è   risultata   incompatibile   con   l’elemento   pubblico   che   dovrebbe   caratterizzare   i   servizi   di   interesse   generale.
La crisi economica in atto ha reso ancora più evidente il fallimento di una simile logica.
Questa   consapevolezza   è   sempre   più   condivisa   e   oltre   un   milione   di   cittadine/i   hanno   firmato   contro   la  
privatizzazione   dell'acqua   e   contro   il   decreto   Ronchi.   Il   referendum   sull’acqua   attacca   alla   base   la   logica 
aziendalistica­privatistica del decreto Ronchi, che non riguarda il solo servizio idrico, ma tutti i servizi pubblici  
locali. 
La   visione   politica   del   movimento   referendario   è   quella   di   far   rivivere   in   Italia   le   condizioni   per   una   piena  
attuazione   dell’   art.   43   della   Costituzione,   che   prevede   la   possibilità   di   riservare   “agli   enti   pubblici   o   a  comunità
di utenti e lavoratori (…) i servizi pubblici essenziali”.
A Torino l’amministrazione comunale muove passi irreversibili verso la privatizzazione di un servizio pubblico 
essenziale quale il trasporto locale (che andrebbe governato con la stella polare dell’ecologismo e non certo 
dell’aziendalismo),   proprio   mentre   è   in   corso   un   processo   referendario   volto   a   cancellare   il   presupposto 
fondamentale (decreto Ronchi) che legittima questa azione
Il   referendum   ha   come   obiettivo   l’abrogazione   dell’art.15   del   decreto   Ronchi.   Inoltre,   tale   norma   è   sotto 
giudizio   costituzionale   indipendente   dal   referendum,   essendo   stata   impugnata   da   cinque   Regioni,   fra   cui   il 
Piemonte,   poiché   viola   l’autonomia   delle   amministrazioni   regionali   di   scegliere   l’organizzazione   dei   servizi  
locali. Infine, dato che il  termine previsto dal decreto Ronchi è il  31 dicembre 2011, non vi è alcuna urgenza 
di agire.
Ci   sono   dunque   ragioni   giuridiche,   politiche   e   di   opportunità   perché   l’amministrazione   comunale   rinunci   al  
suo proposito.
Sappiamo   certamente   che   non   sempre   le   società   pubbliche   sono   state   gestite   in   modo   trasparente   ed 
efficiente:   per   questo  proponiamo  la  costituzione  di   una  nuova  forma  di   Azienda  Speciale  che,   a  differenza 
delle   s.p.a.,   non   ricadrebbe   sotto   i   vincoli   del   decreto   Ronchi   e   sarebbe   gestita   secondo   i   principi   di 
sussidiarietà,   partecipazione,   effettiva   rappresentanza   della   cittadinanza   e   sostenibilità   economica,   come 
prefigura  la  nostra  Costituzione.   Siamo  disponibili   a  discutere  quale  assetto  giuridico  sia  preferibile  per  una 
tale azienda e come meglio realizzarlo. 
Per   evitare   che   il   trasporto   pubblico   torinese   venga   sottratto   al   pubblico,   come   è   successo   con   altri  
Beni   Comuni,  chiediamo  a  cittadine,   cittadini,   associazioni,   movimenti   spontanei   di   firmare  l’appello  che  segue
e di fare tutte le pressioni in loro potere presso i partiti politici e gli amministratori comunali per bloccare questi  
colpi   di   coda   del   grande   saccheggio   del   pubblico   a   favore   del   privato.  
Ci   appelliamo   in   particolare   alle  persone   che   hanno   sostenuto   e   firmato   i   referendum  sull’acqua,  
nella   convinzione   che   la   battaglia   per   la   difesa   dei   Beni   Comuni   e   dei   Servizi   Pubblici   Essenziali  
debba   essere   un’esperienza   ampia   e   condivisa.  
Vogliamo  prima  di   tutto  che  questi  temi   siano  conosciuti   e  dibattuti,  perché  non  passi   nella  disinformazione, 
o   peggio   nel   silenzio   colpevole,   una   riforma   che   andrebbe   a   ricadere   pesantemente   sulle   vite   di   tutte   le persone
e che porterebbe gli enti locali a spogliarsi di risorse importanti.  

Il Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico

Appello al Sindaco Chiamparino e al Consiglio Comunale

In   merito   alla  Delibera   Comunale   che   vuole   “mettere   a   gara”   l’intero   settore   del   trasporto   pubblico   urbano 
(GTT), Noi, cittadine e cittadini di Torino, utenti, lavoratrici e lavoratori, associazioni e movimenti:

- affermiamo   il   valore   sociale   del   trasporto   pubblico,   come   garanzia   del   diritto   alla   mobilità   di   tutte   e 
tutti: la privatizzazione, aumentando i costi e riducendo la qualità del servizio, lede questo diritto;

- evidenziamo   che   sul   Decreto   Ronchi,   che   prevede   la   privatizzazione   e   liberalizzazione   di   tutti   i  
servizi   pubblici   locali,   oltre   un   milione   di   cittadini   hanno   chiesto   l'indizione   di   un   referendum 
abrogativo;

- chiediamo che GTT non venga privatizzata;

- chiediamo la trasformazione di GTT in Azienda Speciale o, comunque, il ricorso a forme di gestione  
partecipata   di   "lavoratori   e   utenti",   secondo   il   modello   proposto   dal   referendum   sull'acqua   e   dalla  
nostra Costituzione;

- invochiamo   la   creazione   di   un   grande   movimento,   a   partire   dai   gruppi   già   esistenti,   perché   la 
battaglia sui Beni Comuni è unica e deve essere ampliata;

- chiediamo   il   coinvolgimento   della   cittadinanza,   di   lavoratrici   e   lavoratori   nel   dibattito   sul   futuro   di 
GTT.

Per adesioni inviare una mail a        nonprivatizziamoGTT@gmail.com


Torino, 13 luglio 2010

                                                                                                     Il Comitato Cittadino per il Trasporto Pubblico
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