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Insieme ai nonni degli istituti

 
 
 
 
 
Tutto ebbe inizio durante un viaggio.

Ero con la mia amica Elena e un gruppo  di associate dirette in un albergo di Campofilone,  una piccola contrada a qualche chilometro da Ascoli Piceno,  affacciata sul mare.
Fu su quella corriera che incominciammo a muovere le prime pedine.
 
Guardando distrattamente fuori dal finestrino il mio sguardo andò a posarsi su di una grande struttura nel centro di un piccolo paese marchigiano. Attirò  improvvisamente la mia attenzione.

La riconobbi subito, era una vecchia casa di riposo gestita da privati. In giardino un mucchio di anziani seduti su di una panchina, immobili.
Non so perché immaginai tutti  quei poveri nonni senza la possibilità di uscire fuori dal proprio guscio.
Mi venne subito in mente la povera vecchina di Villa Borghese, sola ed abbandonata dai figli, ma almeno libera di potersi muovere sulle strade del mondo. L’artefice della mia entrata nel volontariato  aveva  la possibilità  di gestire la propria vita, trascorrere qualche ora ai giardinetti, entrare in qualche sala cinematografica, mangiare una pizza con un’amica. Loro no.

Il  loro mondo  era racchiuso  in  pochi metri quadri di struttura.
Per tutta la durata del viaggio non feci altro che pensare a quei poveri nonni lontano dalle famiglie. Fu allora che venni assalita da un’idea meravigliosa. Organizzare periodicamente, per loro, delle grandi manifestazioni. Naturalmente un progetto non facile da portare avanti anche perché  trovare  finanziatori  sarebbe stata un’impresa non solo difficile  ma addirittura impensabile da realizzarsi. Invece, al mio primo tentativo, un amico di vecchia data  offrì subito la sua disponibilità.
Felice per l’esito raggiunto, in poche settimane organizzai insieme ai miei collaboratori la grande FESTA per oltre 1100  “nonni”, tutti ospiti in case di Riposo gestite da religiose.
Prelevati con 25 pullman da quaranta istituti romani,  vennero condotti nel grande Hotel Ergife. Fu un giorno memorabile: pranzo, musica, regali,  personaggi del mondo artistico, insomma un successo, un’ indimenticabile giornata non solo per noi che la organizzammo ma soprattutto per loro, per le suore e per tutte quelle persone  invitate a trascorrere qualche ora insieme a quelle testoline bianche.

Tra gli ospiti fratel Luca ( diventato sacerdote il 12.dicembre u.s.) un incontro felicissimo  per una come me da sempre  vissuta  nel mondo della Fede cattolica. 
Fu proprio durante quella felice mescolanza di colori,  di suoni e di  allegria che fratel Luca  mi parlò di Lei, della Vergine Messicana,  la Madonna di Guadalupe. 
Con l’orchestra che si sbizzarriva  dalla sua pedana circondata di fiori, ebbi stranamente la sensazione che tutto fosse stato preparato per un grande avvenimento, anche perché  tutto si era svolto con una facilità inaudita, senza ostacoli, senza problemi. Padre Luca e gli altri suoi confratelli rimasero  impressionati da quella marea di gente, di suore e  di  persone illustre. Fu allora che espresse  il desiderio di far conoscere a tutti la Vergine Messicana.   La loro missione era proprio quella di divulgare per il mondo la Sua immagine.
Con la luce negli occhi, Padre Luca mi parlò di Lei, del Miracolo, di Juan Diego,  del dipinto misteriosamente vivo. Ed io  rimasi incantata ad ascoltarlo  per tutta la durata del pranzo. Una storia incredibile.
 
Da quel giorno ne ho organizzate tante di manifestazioni come quella grazie ai miei tanti amici, quelli buoni, quelli con il cuore grande quanto il mio. Ma tutto era stabilito.  Io dovevo conoscere la Vergine di Guadalupe attraverso un grande atto di solidarietà.

Anna Maria Rotundo
 
  
 
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