|
Il comitato “Vientos del Pueblo” è un’associazione libera che si propone di restaurare il murales che fu realizzato nel 1976 in occasione della visita del gruppo storico degli Inti Illimani alla comunità di San Bartolomeo in Galdo. All’inizio di febbraio il comitato è venuto in possesso del filmato di Ugo Gregoretti intitolato “Vientos del Pueblo-Gli Inti-Illimani nel Sannio e nel Matese”, grazie alla preziosa intermediazione di Graziano Ciaglia, docente di scienze che ha prestato servizio presso il Liceo Scientifico “E. Medi” di San Bartolomeo in Galdo nell’anno 1995. Il filmato è stato consegnato agli insegnanti di tale scuola ed è stato scoperto a seguito di uno studio condotto dallo storico Bruno Tomasiello (amico e compaesano del suddetto Ciaglia) sull’attività della cosiddetta “Banda del Matese”. In esso si vede la realizzazione di un murales che, partendo da un rilevante episodio storico locale, “la marcia della fame”, termina con un “No alla repressione nel mondo…”, configurandosi così come una testimonianza importante sulle diverse e difficili realtà presenti nel territorio del Sannio e nel mondo. Il murales, purtroppo, ad oggi non esiste più, dal momento che non è stato preservato come avrebbe dovuto. Data l’importante valenza sociale e la portata del suo significato simbolico, artistico e culturale il comitato ha pensato di riproporlo nella sua versione originale di trentaquattro anni fa, per riattivare un’importante memoria storica non solo della nostra comunità ma soprattutto a livello mondiale. A questo scopo e per conferire ulteriore visibilità alla conoscenza di questo avvenimento, è stato realizzato anche un sito web che, in linea con il principio della libera partecipazione a questa associazione, vuole dare la possibilità a tutti di fornire contributi fondamentali a questa iniziativa. A parere del comitato il murales fu eseguito sotto la direzione di Eduardo Carrasco e fu dedicato a coloro che avevano lottato per il raggiungimento della pace e dell’uguaglianza sociale, anche a costo della vita, come accadde per il poeta e cantante Victor Jara, ucciso dai militari cileni nel 1973. «Solo scoprendo e incontrando altri uomini diversi da me, io imparo a conoscere meglio ciò che è l’uomo, l’uomo che io sono, con tutte le sue possibilità a volta a volta splendide e terrificanti […] La storia è incontro con l’«Altro»; di tutti gli aspetti dell’essere e della vita umana essa ci rivela molte più cose di quanto ne potremmo scoprire nella nostra sola esistenza e attraverso tutto questo si arricchisce la nostra immaginazione creatrice, aprendo mille prospettive così al pensiero come all’azione» (H. I. Marrou). Solo la valorizzazione del nostro passato e il rinnovamento della nostra autocoscienza, conferiranno la necessaria consapevolezza a chi vorrà una più ampia LIBERTÀ. |