Anima, l’anima ti darò se tu mi guardi
perché riposi in seno al tuo sorriso
il mio girovagare che s’avvolge
costretto come trottola impazzita
Anima, s’anima mia t’intregu si mi castias,
ca in codhu de s’arrisu chi scaringias
si ’nci potzat arrimmai s’andongiu miu
trottoxendusi tottu arrolia arrollia,
apprettau chi barduffula ammacchiada.
cruciverba d’amore
Stinta vorrei vedere
l'immagine discorde, lì in trappola
impigliata sulla soglia che divide
mentre vi si raffredda l'intenzione
defalco liminare di un per dirsi
– assenza –
muto che se ne sta inchiodato alla definizione:
ma, di’, (mio tu)!, perché non m'ami?
perché tu altro non sai essere che l’ombra
del mio troppo (non?) vederti?
trasposta allora altro sarebbe
l'essenza convenuta del difetto,
d’una casella dubbia da riempire
di lettera (s)fuggita,
e colmerebbe ancora un'altra volta,
magari in controluce damascena, anche per me,
questa figura, anomalo interstizio da incrociare,
azzeccando l’inganno abbacinante
per eluder la griglia che imprigiona.
Ma ciò che insiste pure è - caso atroce -
giusto l'enigma, una parola in croce.