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News

Siglato accordo di collaborazione con OSDIFE

pubblicato 26/mag/2012 12:53 da S D   [ aggiornato in data 26/mag/2012 12:55 ]

Il 25 maggio scorso è stato firmato un Memorandum of Understanding (MoU) tra l’Osservatorio per la Sicurezza e Difesa CBRNe (Osdife – www.osdife.org) ed il Mediterranean Council for Intelligence Studies, rappresentati rispettivamente dal Prof. Ing. Roberto Mugavero – Presidente Osdife – e dalla Dr.ssa Stefania Ducci quale Presidente della Capitolo italiano, oltre che Vice Presidente del MCIS.

Le parti si sono impegnate a condurre, nell’ambito di un comune terreno d’interesse, attività congiunte, tra le quali l’organizzazione di eventi come corsi e conferenze, la conduzione di studi e ricerche, nonché la condivisione di buone pratiche, al fine di promuovere una migliore comprensione delle tematiche afferenti all’ambito della sicurezza e a sviluppare una maggiore consapevolezza in ambito privato e istituzionale. 

Ai fini di una pronta attuazione dell’accordo, tutti i soci e membri, sia dell’Osservatorio sia del Council, sono caldamente invitati a contribuire alle attività dei due istituti.

Trascrizione Atti del Workshop "Globalizzazione: nuovi scenari e minacce emergenti"

pubblicato 26/apr/2012 00:18 da S D   [ aggiornato in data 26/apr/2012 00:20 ]

Facoltà di Scienze Politiche - Università degli Studi 'Roma Tre'
 
Primo Modulo: L’evoluzione dello scacchiere internazionale – 23 aprile 2012

Moderatore: Prof.ssa Maria Luisa Maniscalco

Dr. Alberto Negri – Iran
L’Iran è un fattore di stabilità della regione, anche se viene visto come un Paese pericoloso, in particolare dagli Stati Uniti, a partire dalla rivoluzione del ’79. Negli ultimi trent’anni tuttavia, i tentativi di riavvicinamento tra Teheran e Washington sono stati numerosi. La rivoluzione iraniana ha comportato uno stravolgimento dei valori, che erano stati marginalizzati dal regime degli scià. Tutta la storia dell’Iran degli ultimi cinque secoli è stata ribaltata completamente perché l’ascesa al potere del clero non era mai avvenuta in precedenza. La storia iraniana è come un pendolo che oscilla prima verso occidente durante il regime degli scià e poi verso oriente con l’ayatollah Khomeini. Più di trent’anni dopo la situazione geopolitica internazionale è ancora bloccata a causa di una rottura nelle relazioni diplomatiche tra USA e Iran. Iran che ha mantenuto una posizione neutrale durante le due guerre del golfo. Nel tempo vi sono state solo due occasioni in cui l’Iran propose la sua partecipazione nella risoluzione di questioni internazionali: nel ‘98 quando ci fu la questione talebana e nel 2001 quando ci fu la guerra dell’Afghanistan. Oggi il riavvio dei negoziati con l’Iran potrebbe rappresentare qualcosa di più simile ad un dialogo che non ad una contrapposizione netta come è stata fino ad oggi. Certo ci sono paesi, quali quelli del golfo, che hanno interesse affinché la soluzione diplomatica fallisca, in modo che un eventuale intervento militare possa ridurre l’aspirazione dell’Iran a divenire una potenza regionale nel golfo e la conseguente egemonia iraniana nell’area. Del resto, disinnescare l’atomica iraniana significa disinnescare una delle più grandi empasse diplomatiche presenti sullo scacchiere internazionale. Il banco di prova sarà la Siria, perché è una di quelle situazioni che non hanno una soluzione. Gli iraniani e gli hezbollah fino all’ultimo sosterranno il regime siriano per ragioni storiche, e questo sarà il banco di prova.
 
Dr. Alessandro Politi – America Latina
Il passato coloniale ha lasciato una traccia molto importante che inizia dai tempi della battaglia di Lepanto. L’America Latina nasce quando i grandi imperi si dissolvono e iniziano sogni di unificazione, di una grande nazione avente in comune la stessa lingua, lo spagnolo, ma in realtà vittima dei singoli interessi locali. L’America Latina presenta due grandi problemi: 1) le rivalità al proprio interno sulla ridefinizione e delimitazione delle frontiere; 2) la frattura tra gli ispanici e gli indios – frattura che dura da secoli e che oggi torna di nuovo alla ribalta. Gli spagnoli non riuscirono infatti a massacrare gli indios come fecero i coloni nell’America del nord. A ciò si aggiunga che, durante la Guerra Fredda, in America Latina c’è stata la tendenza a contrastare la rivoluzione perché sinonimo di Unione Sovietica e poi perché era contro gli interessi delle multinazionali che traevano profitto nell’area. La Guerra Fredda, infatti, aprì la competizione tra il sistema occidentale (guidato dagli Stati Uniti) e quello orientale (retto dall’Unione Sovietica). A Cuba la rivoluzione marxista ha però successo e per questo motivo diventa un avamposto sovietico. Del resto, buona parte della storia relativa alla Guerra Fredda è in gran parte una storia intorno alla guerra rivoluzionaria. La fine della Guerra Fredda cambia però completamente gli scenari nell’America Latina e negli anni ’80 inizia la democratizzazione dell’area, merito dell’evoluzione socio-politica locale ma anche della lungimiranza americana e nei governi latino-americani iniziano a delinearsi, sotto il profilo politico, due correnti: quelle liberiste e quelle più di gestione da parte dello stato dell’economia sociale. Tali governi nascono con le elezioni e permettono di cambiare l’immagine dell’America Latina che per decenni è stata vista come “il volto triste dell’America” per via della situazione di povertà in cui versava gran parte della popolazione. Dopo la fine della guerre fredda l’America Latina inizia a crescere economicamente, a sfruttare le sue risorse minerarie. Tant’è che, ad oggi, vi sono quattro potenze nel continente americano: il Brasile (quale economia in ascesa), il Venezuela (che non è in ascesa perché si è creata una borghesia parassitaria che vive di sussidi dello Stato), il Messico (affetto dal problema del narco-traffico e dalle guerre di mafia), e gli Stati Uniti. In relazione a ciò possiamo identificare tre grandi questioni. Innanzitutto il fatto che la Cina ha capito i motivi della sconfitta dell’Unione Sovietica ed è riuscita a fare una riforma del comunismo mantenendo l’egemonia del partito unico in un regime economico liberalizzato (seppur entro certi livelli), iniziando quindi a penetrare il mercato economico dell’America Latina. Secondo: se durante la Guerra Fredda il problema erano le guerriglie comuniste, nel dopo Guerra Fredda lo diventa la lotta alla droga. Bolivia, Perù e Colombia sono i Paesi che producono più droga, soprattutto i cartelli colombiani sono quelli che gestiscono gran parte del traffico di droga. La guerra alla droga si è però estesa dalla Colombia al Messico. Il problema è che i cartelli messicani sono responsabili della prima guerra mafiosa. La maggior parte di questa guerra mafiosa avviene in Messico ma non solo, visto che i messicani si stanno già espandendo in Australia e anche nel sud-est asiatico, oltre che negli Stati Uniti. Al riguardo, un altro problema è rappresentato dai paradisi fiscali come il Venezuela, dove le mafie riciclano i loro soldi, ed il riciclaggio è l’industria più importante del narco-traffico. Terza ed ultima questione: le comunità indigene cominciano a rivendicare diritti ancestrali molto forti anche per la protezione della loro biosfera, e questo pone dei problemi anche a dei capi di governo che sono di origine india come Hugo Chávez.
 
Prof. Fabrizio W. Luciolli – La nuova strategia militare degli Stati Uniti d’America
Punto di riferimento è la Strategic Defense Review adottata lo scorso 5 gennaio, che per la prima volta è stata presentata del Presidente degli Stati Uniti, e la quale ha un nuovo focus e approccio alle sfide di sicurezza, anche se poi, se andiamo a vedere ai metodi e a come si stanno affrontando i problemi, c’è ben poco di nuovo rispetto alla prima “dottrina Bush”. Infatti, oltre ad elementi di discontinuità ci sono anche elementi di continuità. Il titolo della strategia parla chiaro, ossia come sostenere gli Stati Uniti nelle sfide globali, e questo è un elemento di continuità con i precedenti presidenti.  Vi sono però, al contempo, tre diversi approcci di novità: 1) in linea di principio cambia l’approccio ai problemi di sicurezza: mentre nella dottrina Bush tutto si inseriva nella cornice della guerra al terrorismo (War On Terrorism - WOT), il terrorismo ora è visto come una tattica ma le strategie di contrasto non sono cambiate: il Patriot Act è ancora lì così come Guantanamo; 2) l’approccio multilaterale e non più unilaterale: c’è la consapevolezza della riconfigurazione del potere nello scenario internazionale, per cui si mira ad avere un’egemonia non solo militare ed economica, ma si cerca di raggiungere un consenso attraverso il dialogo con gli attori emergenti come l’India ad esempio, oltre che verso gli alleati europei. Dialogo che caratterizza la presidenza Obama, che è la prima presidenza post-atlantica, ossia che non considera le relazioni internazionali sotto il profilo dell’alleanza atlantica, la quale è vista puramente come un moltiplicatore di forze e capacità; 3) il pragmatismo della presidenza Obama: un esempio è dato dal dossier sulla federazione russa per far ripartire le relazioni fra i due Paesi, così come nel dossier sull’Iran, il quale però va visto nel quadro del contrasto alla proliferazione delle armi di distruzione di massa. Tale pragmatismo si evince anche sul piano della sicurezza europea, che verrà discussa a Chicago in maggio: mentre l’amministrazione Bush vedeva l’apporto europeo come fondamentale, questa amministrazione la vede in un rapporto di burden-sharing in termini di capacità militari, ai fini della creazione di una “smart defense”. Tra le priorità della Strategic Defense Review rimane il contrasto del terrorismo e l’uscita dall’Afghanistan, che verrà aiutato nello sviluppo economico. Nella Review si dice inoltre che gli Stati Uniti sono in una fase di transizione: le operazioni militari in Iraq sono finite e quelle in Afghanistan finiranno a breve, mentre si sta entrando in un periodo di profonda crisi finanziaria che potrebbe divenire un’enorme minaccia alla sicurezza nazionale. Pertanto, non verranno più intrapresi impegni militari su larga scala come è avvenuto in Afghanistan. La Review prevede infatti tagli da 437 miliardi di dollari al bilancio della difesa statunitense; tagli che andranno ad incidere anche sulle missioni di peacekeeping.

Secondo Modulo: Forme di conflittualità nel terzo millennio – 24 aprile 2012

Moderatore: Prof. Vittorfranco Pisano

Dr. Alfredo Mantici  - La minaccia eversiva e conflittualità non convenzionale
Né lo stato italiano né le Nazioni Unite sono riuscite a pervenire ad una definizione univoca di terrorismo. L’eversione può essere definita come l’insieme delle attività illegali volte ad alterare gli equilibri istituzionali di un Paese. Gli strumenti illegali usati nell’eversione sono tre: la violenza politica, il terrorismo e, nei casi più estremi, la guerriglia. Ad ognuno di questi strumenti corrispondono diverse contromisure. L’intifada è il classico esempio di violenza politica, posta in essere da persone che non agiscono in condizione di clandestinità, a differenza del terrorismo, che è invece un atto violento, illegale, politicamente motivato e compiuto in condizione di mimetismo all’interno della società. La guerriglia è a sua volta un atto che mira a finalità eversive, cioè vuole sovvertire le istituzioni con un mezzo diverso da quello politico, ma è politicamente motivato, è violento ma non è compiuto da persone che operano in condizioni di clandestinità bensì fanno parte di un’organizzazione di tipo paramilitare e sono, quindi, facilmente distinguibili. Queste sono le tre fasi dell’eversione, ad ognuna delle quali, corrisponde uno specifico strumento di repressione: la polizia è utile per contrastare la violenza politica, le forze speciali e i servizi di informazione e sicurezza sono utili contro il terrorismo, mentre le forze militari sono utili per contrastare i guerriglieri. Detto questo, si può notare come l’11 settembre sia iniziata una guerra tra un certo tipo di Islam e l’occidente e l’esito delle primavere arabe non accelererà la fine di questo confronto, anche se sul piano interno la situazione non è così preoccupante come si potrebbe pensare da quanto si legge sui giornali. La corrente conflittualità sociale non poggia infatti su solide basi ideologiche. Dal 1968 in poi in I’Italia si è sviluppato un fenomeno eversivo che non ha avuto paragoni nel mondo occidentale. Siamo l’unico Paese che ha avuto fenomeni di terrorismo politicamente motivato della durata di 25 anni non di tipo irredentista, come quello basco, ad esempio. L’unica cosa che differenzia l’Italia è la compresenza di tre fattori: dopo la fine della seconda guerra mondiale eravamo l‘unico paese occidentale che aveva un 40% di cattolici (con diritto-dovere di applicare i principi cattolico-cristiani alla politica), un 30% di comunisti e un 10% di fascisti, con un odio genetico nei confronti dei valori occidentali di origine protestante e che sono la base del capitalismo moderno.  Oggi tutto questo non c’è più sotto il profilo politico e l’Italia non può tornare a fare l’esperienza che c’è stata negli anni ’70. Questo non significa che lo strumento terroristico non sia ancora utilizzabile e proprio la carenza di ideologie favorisce il ribellismo di origine anarchica, che non fonda le sue radici su solide basi ideologiche. L’anarchismo si caratterizza per la propaganda con i fatti; gli anarchici non rivendicano le proprie azioni e colpiscono per due motivi: per scopo reattivo e per scopo  simbolico, dove vengono colpiti simboli visti come negativi del periodo storico corrente (si pensi ai pacchi bomba spediti ad Equitalia). Gli anarchici non colpiscono sulla base di un’organizzazione solida, tant’è vero che l’accusa non è mai riuscita a dimostrare il reato associativo, bensì agiscono per gruppi di affinità: piccoli gruppi che decidono una piccola campagna, dopo la quale si sciolgono. La mancanza di organizzazione rende difficile l’infiltrazione. Se è vero che il terrorismo non è in condizione di riprodursi è però vero che il terrorismo come strumento si è dimostrato di una certa efficacia perché con i terroristi si tratta e si è trattato eccome. Quindi grossi pericoli contro l’Italia non ce ne sono. Quello con cui dobbiamo fare i conti è il terrorismo nato in casa, ossia islamici della seconda e terza generazione, che ad un certo punto capiscono che l’unico elemento aggregante dal punto di vista sociale e politico è il Corano. Gli homegrown terrorists si sono rivelati i più pericolosi. Per questo motivo occorre un’attenta selezione dei confini del pericolo. L’Islam non è un pericolo, ma è un pericolo l’estremismo islamico. Gli attentati di Londra dimostrano il passaggio da un circuito all’altro, seguendo cinque diverse fasi: dalla predicazione islamica si passa alla predicazione estremista, da qui alla predicazione contro l’apostasia la quale è fatta in modo semi-clandestino, da qui poi si entra nel circuito per cui è legittimo uccidere l’apostata, per poi passare al circuito della predicazione jihadista che non si fa nelle moschee ma in garage, cantine, ecc. e all’interno del circuito jihadista non è più oggigiorno necessaria la presenza dell’inviato di Al Qaeda in quanto le istruzioni e i messaggi si trovano su Internet. Le nostre Autorità dovrebbero quindi programmare uno studio sul passaggio tra i cinque cerchi concentrici. Abbiamo alle porte un conflitto a bassa intensità come quello che si sta sviluppando nel Maghreb fino al vicino oriente in seguito all’insorgere del salafismo (i salafiti sono l’affiliazione al di fuori dell’Arabia saudita dei Wahabiti, i quali hanno una visione estremamente conservatrice, reazionaria secondo la quale non dovrebbe essere consentito alle loro istituzioni alcuno sgarro rispetto a quello che è scritto nel corano). In tutti i Paesi in cui è esplosa la primavera araba stanno crescendo i partiti salafiti. Il problema è che l’interpretazione letterale della sharia crea problemi nelle relazioni internazionali e per chi dall’estero volesse investire in quei Paesi. Accanto a questo panorama di conflittualità a bassa intensità c’è l’evoluzione degli eventi in Siria – forieri di una crisi regionale di enormi dimensioni – specie se si accompagna all’evoluzione dei rapporti tra Israele e Iran sulla questione nucleare, che possono sfociare in conflitti ad alta intensità.
 
Gen. Vincenzo Camporini – Interventi internazionali e strumento militare
Fino alla fine della guerra fredda vigeva il principio della non ingerenza negli affari interni, da cui derivava il principio della intangibilità dei confini fissati da Yalta alla fine della seconda guerra mondiale. Da allora alla contrapposizione ideologica, ha fatto seguito altro tipo di contrapposizioni che erano latenti. Il principio della non ingerenza da allora è stato messo in dubbio e le potenze che avevano una qualche capacità di intervento si sono sentite obbligate ad impegnarsi, in seguito alle immagini ripugnanti portate nelle nostre case dai mezzi di comunicazione di massa, come le violenze in Somalia prima e poi nei Balcani. Al di là degli aspetti umanitari, nei Balcani avevamo anche degli interessi diretti, noi italiani in particolare. La non ingerenza è oggi diventata la R2P (Responsibility to Protect), che ha costretto a cambiare la politica di tutti i Paesi e gli strumenti impiegati da tutti i Paesi per fare politica. Gli strumenti militari fino alla fine della guerra fredda erano il baluardo contro l’invasione. Nel momento in cui i popoli occidentali sono voluti intervenire a protezione delle popolazioni che vedevano violati i propri diritti, lo strumento militare cambia completamente, per essere impiegato nelle peace support operations anziché in conflitti ad alta intensità, ossia non per fare la guerra ma per mantenere la pace, e questo ha costretto le Forze Armate a cambiare il loro modo di essere e pensare. Ma le Forze Armate non possono risolvere i problemi. Ad esempio, se esistono problemi politici, questi non possono essere risolti dalle Forze Armate, né serve mandare le Forze Armate in caso di problemi di ordine pubblico, a meno che l’intervento delle stesse non sia accompagnato da un progetto politico ben definito, ma questo non accade quasi mai. Le Forze Armate se non servono a risolvere i problemi servono a prendere tempo, a congelare la situazione e questo deve servire ai politici a concretizzare le soluzioni, ma questo avviene molto di rado e con tempi lunghissimi. Tant’è vero che il problema del Kosovo, ad esempio, non è mai stato risolto. E così accade oggi in Libia, dove sussiste un problema politico che non si risolverà nei prossimi anni e data la frammentarietà della realtà etnica tribale locale, si avranno molti centri di potere e sarà difficile avere un unico interlocutore internazionale. Le Forze Armate quindi servono se c’è alle spalle un progetto politico, e per fare questo occorre una classe dirigente politica che non sia suscettibile ai sondaggi e non si faccia guidare dagli umori dell’opinione pubblica. In questo scenario attuale, le Forze Armate che servono devono essere proiettabili ovunque.
 
Min.Plen. Giovanni Brauzzi – Lo strumento diplomatico per la risoluzione delle crisi
La crisi internazionale può essere definita come “una sequenza di interazioni tra i governi di due o più Stati sovrani in uno stato di forte conflittualità, non ancora degenerato in una guerra effettiva, ma che comporta la percezione di una probabilità pericolosamente alta dello scoppio di ostilità.” Nella diplomazia ci sono forme muscolose che vengono definite “gunboat diplomacy”, ma ci sono anche misure per costruire la fiducia reciproca (c.d. confidence building measures), che sono oggi prevalenti. Il “Comprehensive Approach” è un cercare di usare tanto il bastone quanto la carota, e quindi di stabilire un continuum tra l’isolamento di un Paese e l’impegno a cooperare insieme, e questo è il valore aggiunto dell’Unione Europea rispetto alle altre organizzazione internazionali dove, ad esempio nell’ONU, tutto dipende dalla buona volontà dei singoli stati. L’UE dispone infatti di una più ampia gamma di strumenti a disposizione.

Workshop su "Globalizzazione: Nuovi Scenari e Minacce Emergenti"

pubblicato 16/apr/2012 00:50 da S D   [ aggiornato in data 16/apr/2012 00:55 ]

Il 23-24 aprile p.v. – dalle ore 15 alle 19 – si svolgerà presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre, un Workshop su “Globalizzazione: Nuovi Scenari e Minacce Emergenti”, organizzato dal Dipartimento di Studi Internazionali dell’Università di Roma Tre congiuntamente al Dipartimento di Scienze Informative per la Sicurezza dell’Università Internazionale di Scienze Sociali (U.P. UNINTESS).
Tra i relatori è prevista la partecipazione del Min.Plen. Giovanni Brauzzi, del Prof. Fabrizio W. Luciolli, del Gen. Vincenzo Camporini, del Dr. Alfredo Mantici, del Dr. Alessandro Politi e del Dr. Alberto Negri.
Qui è possibile scaricare il programma dettagliato dell’evento.

Internship Program

pubblicato 05/apr/2012 06:23 da S D

Da oggi è possibile inoltrare domanda per partecipare al programma di internship del MCIS, per un periodo variabile da un minimo di due ad un massimo di sei mesi. Per maggiori informazioni sui requisiti e le modalità di adesione al programma si prega di consultare la relativa pagina “Internship Program” presente nella barra di navigazione laterale.

Newsletter #4 - Aprile 2012

pubblicato 04/apr/2012 09:19 da S D

È online il nuovo numero della nostra newsletter con tante nuove interessanti pubblicazioni!

EIA 2012 Essay Competition

pubblicato 02/apr/2012 05:13 da S D

L’European Intelligence Academy (EIA - http://www.euintelligenceacademy.org/) ha pubblicato un bando di concorso per la redazione di un breve saggio dal titolo "How the Iranian nuclear standoff and Middle-East tensions could be addressed in the context of International Relations?" Il vincitore riceverà un premio di 500 USD, un certificato di vincitore del concorso, un trofeo, e la possibilità di effettuare un internship di un anno presso l’EIA.
Maggiori informazioni circa i requisiti e le modalità di partecipazione possono essere reperite alla seguente pagina: http://www.euintelligenceacademy.org/2012-competition/

L'Intelligence Logistica nelle PSOs

pubblicato 30/mar/2012 01:18 da S D   [ aggiornato in data 30/mar/2012 01:26 ]

Sul sito OSDIFE è stato pubblicato un articolo della Dr.ssa Stefania Ducci, su “L’Intelligence Logistica nell’ambito delle Operazioni di Supporto della Pace”. L’articolo contiene una disamina delle definizioni, caratteristiche e requisiti informativi dell’intelligence logistica, essenziale ai fini di una buona pianificazione logistica che garantisca il supporto operativo necessario al buon esito delle operazioni di supporto della pace. L’Autrice evidenzia inoltre il ruolo dei convogli logistici nella raccolta delle informazioni di intelligence sul campo, sottolineando quindi come il comando logistico non sia solo un produttore ma anche un consumatore di intelligence.

Corso in Gestione degli Interventi in Aree di Crisi

pubblicato 30/mar/2012 00:14 da S D   [ aggiornato in data 30/mar/2012 00:14 ]

Nei giorni scorsi si è concluso il corso in oggetto, ospitato presso il 3° Stormo Supporto Operativo di Villafranca e sviluppato in collaborazione con l'Università Internazionale di Scienze Sociali di Mantova, che ha visto fra i docenti la partecipazione del Vice Presidente MCIS, Dr.ssa Stefania Ducci.

Si riporta di seguito la relativa news tratta dal portale dell’Aeronautica Militare:

29/03/2012 - Nel mese di marzo si è tenuto, presso il 3° Stormo Supporto Operativo di Villafranca di Verona, il "Corso in Gestione degli Interventi in Area di Crisi", sviluppato in collaborazione con l'Università Internazionale di Scienze Sociali di Mantova attraverso la nuova metodologia in un contesto “blended”, frontale e a distanza, che consente di coniugare efficienza ed efficacia didattica con l'economicità dell'erogazione.

Il corso risponde all'esigenza, sempre più diffusa, di creare nuovi e più specializzati profili professionali in grado di operare nell'ambito delle operazioni di mantenimento della Pace, permettendo ai frequentatori di acquisire la capacità di contribuire alla pianificazione e alla conduzione delle attività militari sia in ambito nazionale sia internazionale.

Le lezioni, inoltre, sono state finalizzate anche a favorire la condivisione di una base di conoscenza e di un linguaggio comune tra militari e civili, indispensabile quanto più frequente diviene il loro impiego coordinato nei teatri operativi, al fine di superare eventuali difficoltà di coordinamento e di comunicazione.

 Nella prima fase, svolta "a distanza" dal 6 Febbraio al 10 Marzo, i corsisti hanno affrontato lo studio delle discipline di base, tra le quali il Diritto Internazionale, materia curata dal docente Giorgio Bosco, già Ambasciatore d’Italia e Professore alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, il "Peace Support Operations", attraverso la sinossi del Generale di Squadra Aerea Roberto Corsini, Sottocapo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, e la "Gestione dello Stress nelle Operazioni Fuori Area" a cura del Brigadier Generale Domenico Abbenante, Direttore dell'Istituto Medico Legale "Aldo di Loreto" di Roma.

Nelle giornate "frontali", hanno sviluppato il programma del corso diversi esperti nazionali ed internazionali.

Il Prof. Vittorfranco Pisano, Capo Dipartimento di Scienze Informative per la Sicurezza dell'Università di Mantova, ha trattato "La minaccia terroristica contemporanea", la Dott.ssa Stefania Ducci, Vice Presidente del "Mediterranean Council for Intelligence Studies", si è occupata della "Peacekeeping Intelligence", mentre il Prof. Francesco Saverio Romolo, Professore di Chimica analitica in materia di Sicurezza presso la Scuola di Scienze Criminali dell’Università di Losanna in Svizzera, ha illustrato "L’Uso di Esplosivi e Sostanze Chimiche negli Atti Ostili".

"Il ruolo dei mass-media nelle aree di crisi" è stato il tema dell'intervento del giornalista Pino Scaccia, noto corrispondente della Rai, e "Lo Strumento della Diplomazia per la Gestione delle Crisi Internazionali" è stato invece presentato dal Ministro Plenipotenziario Giovanni Brauzzi del Ministero Affari Esteri.

Di "Terrorismo internazionale" e "Eversione in Italia" hanno parlato, rispettivamente, il Dott. Alfredo Mantici, Consigliere dell’Albo Nazionale Analisti Intelligence e già Direttore della Divisione Analisi del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE), e il Dott. Maurizio Carboni, già Dirigente del SISDE.

Il Generale di Divisione Aerea Settimo Caputo, Capo di Stato Maggiore del Comando Operativo di Vertice Interforze, ha affrontato la tematica relativa a "La gestione operativa negli interventi Internazionali" e, a conclusione del ciclo di lezioni, il Generale Vincenzo Camporini, ha tenuto una "Lectio Magistralis", dal titolo: “Il Ruolo delle Forze Armate Italiane nello Scenario Internazionale”.

Il Generale Camporini, a margine del suo intervento, ha espresso parole di "vivo apprezzamento per [...] un programma di eccellenza su tematiche di così grande attualità", auspicando che in "futuro iniziative come quella svolta presso il 3° Stormo possano essere ripetute in ambito interforze e presso quelle Amministrazioni dello Stato coinvolte in attività di carattere internazionale".

Autore : SMA - Ufficio Pubblica Informazione

Link: http://www.aeronautica.difesa.it/News/Pagine/VillafrancaCorsoinGestionedegliInterventiinAreediCrisi.aspx

La strage di Tolosa

pubblicato 26/mar/2012 08:32 da S D

Sul sito dell’OSDIFE è stata pubblicata una nuova analisi dal titolo “La strage di Tolosa e il fenomeno dei ‘lupi solitari’”, a cura del Dr. Michele Avino e della Dr.ssa Stefania Ducci.

Cyber Conflict - Competing National Perspectives

pubblicato 24/mar/2012 02:29 da S D

È stato appena pubblicato il volume “Cyber Conflict – Competing National Perspectives”, che vede la partecipazione della Dr.ssa Stefania Ducci (Vice Presidente MCIS) e del Prof. Joseph Fitsanakis (Membro dell’International Advisory Board del MCIS) nella redazione degli approcci dei rispettivi Paesi (Italia e Grecia) alla tematica della Information & Cyber Warfare.

 

Di seguito è possibile consultare la scheda del libro, acquistabile online sul sito della ISTE-Wiley: http://www.iste.co.uk/index.php?f=x&ACTION=View&id=484

 

In allegato: copertina del volume e tavola dei contenuti

 

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Edited by Daniel Ventre, CNRS, France

ISBN: 9781848213500

 

Publication Date: March 2012   Hardback   352 pp.

 

 

Description

 

Today, cyber security, cyber defense, information warfare and cyber warfare issues are among the most relevant topics both at the national and international level. All the major states of the world are facing cyber threats and trying to understand how cyberspace could be used to increase power.

 Through an empirical, conceptual and theoretical approach, Cyber Conflict has been written by researchers and experts in the fields of cyber security, cyber defense and information warfare. It aims to analyze the processes of information warfare and cyber warfare through historical, operational and strategic perspectives of cyber attack. It is original in its delivery because of its multidisciplinary approach within an international framework, with studies dedicated to different states – Canada, Cuba, France, Greece, Italy, Japan, Singapore, Slovenia and South Africa – describing the state’s application of information warfare principles both in terms of global development and “local” usage and examples.

 

 

Contents

 

1. Canada’s Cyber Security Policy: a Tortuous Path Toward a Cyber Security Strategy, Hugo Loiseau and Lina Lemay.

 2. Cuba: Towards an Active Cyber-defense, Daniel Ventre.

 3. French Perspectives on Cyber-conflict, Daniel Ventre.

 4. Digital Sparta: Information Operations and Cyber-warfare in Greece, Joseph Fitsanakis.

 5. Moving Toward an Italian Cyber Defense and Security Strategy, Stefania Ducci.

 6. Cyberspace in Japan’s New Defense Strategy, Daniel Ventre.

 7. Singapore’s Encounter with Information Warfare: Filtering Electronic Globalization and Military Enhancements, Alan Chong.

 8. A Slovenian Perspective on Cyber Warfare, Gorazd Praprotnik, Iztok Podbregar, Igor Bernik and Bojan Ticar.

 9. A South African Perspective on Information Warfare and Cyber Warfare, Brett van Niekerk and Manoj Maharaj.

 10. Conclusion, Daniel Ventre.

 

 

About the Editor

 

Daniel Ventre is an engineer at CNRS, a researcher with CESDIP (Centre for Sociological research on the Law and penal institutions), in charge of Télécom ParisTech and the ESSEC Business School and General Secretary of GERN. He is the author of a number of books and articles on cyberwarfare, information warfare, cyberconflict, cybersecurity and cyberdefense.

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