giornalista professionista, fotoreporter e ricercatore in filosofia

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Turchia, non è un paese per giornalisti
di MARCO CESARIO 

 


Il mestiere di giornalista in Turchia appare sempre più a rischio. E non bastano le rassicurazioni di analisti che ci parlano di una Turchia moderata e democratica. Attualmente nel paese ci sono almeno 60 giornalisti in prigione. Oltre 4.000 sono sotto processo. Numeri che fanno rabbrividire per un paese che dovrebbe essere candidato ad entrare nell'UE. (leggi l'articolo integrale su MicroMega)


Il vento del gelsomino soffia sull'Europa


di MARCO CESARIO

Dal Cairo a Damasco, da Algeri a Madrid uno spettro s’aggira per l’Europa e il Mediterraneo: lo zoon politikon delle nuove generazioni che ritornano finalmente ad occupare gli spazi pubblici per cambiare il mondo in cui viviamo. No, non è un nuovo ’68, questo movimento sembra più vasto, più trasversale, più globale tanto da essere stato capace di attraversare le terre di Maometto sconvolgendo logiche teocratiche millenarie e di arrampicarsi fin lassù, nel cuore del Celeste Impero (leggi l'articolo integrale su MicroMega)



Algeria: perché la rivoluzione qui non decolla

di MARCO CESARIO

Nella Francia del 1789 fu al grido di “Liberté, Egalité, Fraternité” che i giacobini spazzarono via i soprusi e i capricci dell’ancien régime. Nel Maghreb infuocato dalle rivolte del 2011 è stato al grido di “Pain, liberté, dignité” che i tunisini prima e gli egiziani poi hanno rovesciato regimi guidati per decenni da dittatori oramai obsoleti.. (leggi l'articolo integrale su MicroMega)



Ora la Cina teme il vento del Maghreb

di MARCO CESARIO

Mentre al Cairo la rivolta non si placa, alcuni cecchini fedelissimi di Mubarak avrebbero sparato sulla folla in piazza, in Cina le autorità temono l’effetto contagio. Soprattutto su internet: i motori di ricerca del Celeste Impero hanno bloccato la parola «Egitto». Le condizioni sociali dei due Paesi, infatti, sono più simili di quanto si pensi (leggi l'analisi sul quotidiano Linkiesta)


La Rivoluzione del Gelsomino viaggia sul web

I social network ed i blog principali fonti d’informazione nei convulsi giorni che hanno portato alla caduta di Zine El Abidine Ben Ali.

Twitter, Wikileaks ma soprattutto Facebook ed i blog. Dietro la grande mobilitazione del popolo tunisino che ha portato alla caduta di Zine El Abidine Ben Ali, dopo 23 anni incontrastati al potere, ci sono anche i social network e la blogosfera.I servizi segreti tunisini hanno ovviamente cercato di imbavagliare le informazioni piratando conti, bloccando persone o cancellando profili ma non sono riusciti a bloccare l’emorragia di informazioni in quanto gli internauti tunisini hanno potuto contare su una comunità virtuale estesa a tutto il mondo arabofono, francofono ed anglofono. pubblicato su MedArabNews  (leggi l'analisi integrale sul sito MedArabNews)


SALONE DEL LIBRO DI PARIGI/INTERVISTA A MICHAL GOVRIN

Intervista in francese con sottotitoli in italiano


Intervista a Michal Govrin, Salone del Libro di Parigi 2010 from Marco Cesario on Vimeo.


REPORTAGE PHOTO ATELIER PORTES OUVERTES MUS-E

Paris, 24 Mars 2011

PicasaWeb Slideshow




ISTANBUL SEMINARS 2010

Velo, curdi e politica estera: i nodi di Ankara

Le sfide della globalizzazione, la politica estera dell'AKP, le identità curde e armene. Il ciclo degli Istanbul Seminars 2010 si chiude nel segno della Turchia, un paese che nel futuro immediato è chiamato ad affrontare le sfide più difficili, non ultima quella dell'accidentato percorso per entrare a far parte del club dei 27. Restano ancora diversi nodi da sciogliere. Il problema di Cipro Nord, le questioni armena e curda, ma anche il completamento dell'opera di modernizzazione che proietti la Turchia lontano dalle derive del nazionalismo radicale e del fondamentalismo religioso. Leggi l'articolo




AFFAIRE BURQA

Il burqa, Tariq Ramadan e i valori della Francia

Marco Cesario

Il 2 aprile scorso, a Nantes, una donna di 31 anni che indossava il niqab al volante è stata multata dalla polizia per avere infranto il codice della strada, in quanto secondo il poliziotto che le aveva intimato l'alt la sua tenuta non consentiva 'una guida agevole'. Ne è nato un dibattito molto acceso, con uno scambio polemico tra Tariq Ramadan e il ministro degli interni Brice Hortefeux. Il progetto di legge anti-burqa del governo, però, è stato intanto accolto positivamente dall'Associazione di difesa per i diritti delle donne “Ni putes, Ni soumises (né prostitute né sottomesse)”. E il Belgio, solo pochi giorni fa, ha vietato il velo integrale in tutti i luoghi pubblici. (leggi l'articolo su ResetDOC)


  

ELEZIONI NEL REGNO UNITO

Gran Bretagna, l'immigrazione nelle urne

di Marco Cesario

La crisi economica spinge razzismo e intolleranza, e così secondo un sondaggio del Sunday Times il 74% degli inglesi considera il tasso di immigrazione troppo alto. Un'inchiesta indipendente del governo inglese indica un dato simile, ovvero che il 77% degli inglesi vorrebbe vedere l'immigrazione ridotta, il 50% notevolmente ridotta, il 25% ridotta drasticamente. Siamo andati a vedere cosa ne è del tema dell'immigrazione nella campagna elettorale che porta al voto del 6 maggio. L'eredità labour, le ambiguità dei Tories, le proposte dei liberaldemocratici e le provocazioni del Bnp. (leggi l'articolo su ResetDOC)



INTERVISTA/GIDEON LEVY

"Perchè ce l'ho con Yehoshua, Grossman e Oz"

Gideon Levy intervistato da Marco Cesario

Chiunque sostenga la guerra di Gaza sostiene anche i crimini di guerra commessi laggiù”. Lo ha detto a ResetDOC il giornalista pacifista israeliano Gideon Levy rispondendo indirettamente alla lettera aperta inviatagli da Abraham Yehoshua e pubblicata dal quotidiano Haaretz. In quest’ultima il famoso scrittore aveva invitato Levy a “preservare il valore morale della sua voce illustre” addossando anche ai leader di Hamas e non solo ai leader israeliani le colpe per aver scatenato una guerra così cruenta. Quando gli si chiede dell’atteggiamento di Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, apertamente favorevoli alla guerra, Levy risponde: “Sono profondamente dispiaciuto che persone con una moralità del loro calibro abbiano sostenuto questa guerra in quanto si è trattato di una guerra immorale”.

leggi l'intervista integrale   (eng)

 

 

MEDIO ORIENTE/FRANCIA

Il conflitto in Medio Oriente spacca le comunità francesi

di Marco Cesario

La guerra tra Israele e Hamas ha diviso in Francia le comunità ebraiche e musulmane. La tensione è già alta, dato che il CRIF (Conseil représentatif des institutions juives de France) non ammette la presa di posizione dell'UOIF (Union des organisations islamiques de France), che ha qualificato l'offensiva israeliana come "un genocidio senza precedenti contro il popolo palestinese". Il ministro dell'interno Michèle Alliot Marie ha convocato i principali responsabili delle due comunità per una riunione d'urgenza. Sono critiche verso Israele le principali testate francesi.

 leggi l'articolo integrale     (eng)

  




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