Ed ora vi propongo un florilegio di brani tratti dai singoli racconti.
- Il testimone di pietra 4 storie tinte di giallo
da Il richiamo dell'allocco:
Gli sembrava di essere lui il morto, gli sembrava di guardare le cose dal di fuori del suo corpo. Aveva pietà di se stesso, un fantoccio abbattuto su una sedia impagliata, con le spalle curve, che mormorava risposte insensate a un orribile maresciallo baffuto. Entrò eccitatissimo uno degli uomini con l’impermeabile, che aveva visto frugare tra i cespugli. - Le impronte nel fango sono le sue - disse, accennando con la testa verso di lui - la scarpa coincide perfettamente e pure il disegno della suola. Fuori aveva cominciato a piovere. Erano entrati tutti e lo guardavano con orrore e disprezzo dipinti nel volto. - L'ombra della storia Com'era Napoli nell'anno Millle all'arrivo del suo primo re
Lo sapevate che Napoli, dalla caduta dell’Impero romano fino al 1140, quando solennemente entrò da Porta Capuana il suo nuovo Re Ruggiero II, ha mantenuto e difeso orgogliosamente la sua indipendenza, resistendo a Goti, Longobardi, Saraceni, e, per anni, strenuamente, all’assedio degli stessi Normanni, prima di capitolare?
In questo libro, finalista al premio Stefanelli 2001, ormai quasi introvabile, per la prima volta se ne parla, ma in maniera lieve e romanzata. Non vi allarmate, quindi, per partito preso, la storia, se rispettata nei contenuti generali ed esposta in maniera intrigante, ma verosimile, sa essere più avvincente di qualunque realtà!
dal prologo:
Era appena spuntato il sole, quando gli attoniti cittadini amalfitani videro l’orizzonte affollarsi di vele, sorgenti dall’ arco dove cielo e mare si confondono. Apparvero una per volta, lentamente, nitide in controluce. Quadratini colorati che a fine mattinata erano già galee, tartane, dromoni, feluche, sciabecchi. Legni d’ogni tipo e stazza, carichi d’armi e di uomini armati. Ammainate le vele, i vascelli si posero alla fonda a circa un miglio dalla costa, disegnando un cerchio intorno alla baia. In tal modo il porto era serrato in un blocco inviolabile.
- Sotto l'eterna luna Racconti Aragonesi
Si dice che il primo libro, in fondo, sanno scriverlo tutti; col secondo viene il difficile!
Ancora di Storia si tratta. Quattro romanzi brevi per volare con la fantasia lungo tutto il secolo d’oro, il Quattrocento, del Rinascimento napoletano, quello vero, quello dei Re d’Aragona. Potrete leggervi del primo Re, Alfonso detto il Magnanimo e del suo amore sfortunato per Lucrezia d’Alagno; di Ferrante, spietato nemico dei baroni del Regno, ingannati e uccisi nella gran sala di Castenuovo; di Alfonso II e del giovane Re Ferrandino. Sovrani potenti e illuminati, vita di corte sfolgorante… ma, a stare dalla parte della gente comune, ti accorgerai che nulla di diverso accadeva in quei tempi da ciò che è sempre accaduto e che ancora accadrà sulla terra, sotto lo sguardo curioso e benevolo dell’ Eterna Luna: Amore, guerra, avventura, gioia, dolore, morte… da L’isola dei desideri: Il mare, ancora inquieto, stava per riacquistare l’immensa, possente tranquillità dei giorni sereni: onde a migliaia, come pene d’amore, erano nate e s’erano infrante sulle coste rocciose oppure si erano spente rotolando sulle sabbie dorate. Chissà, forse anche i miei ansiosi pensieri avrebbero trovato un giorno tregua come le onde ed il mio amore placida continuità come il mare dopo la burrasca. Queste strampalate divagazioni occupavano la mia mente mentre la barca ondeggiava e il legno dello scafo fremeva con me, non so se di paura o di felicità, ad ogni colpo di vento che ci avvicinava all’isola dei desideri. - Passata era la notte frammenti di cronaca familiare
Chi di voi ha la fortuna di possedere, magari nascosto da anni in un cassetto, un diario di un genitore, di un nonno, di una zia, di un familiare che affidava alle pagine di un quadernetto il ricordo di momenti dolorosi, difficili oppure esprimeva intimi sentimenti, stati d’animo, pensieri? Io l’ho avuta questa fortuna. Ne ho trovati due, scritti da mio nonno, il primo, durante la ritirata di Caporetto (1917) e l’altro da mia zia, nel settembre del 1943 (sbarco di Salerno). Intorno ad essi, ho provato a coagulare ciò che ancora fluttuava nei miei ricordi di bambino stranito nel mezzo dell’immane tragedia di una guerra spietata, che nulla rispettava né infanzia, né sofferenza né malattia… ho cercato di esprimere un sentimento la cui valenza risultasse non solo limitata all’ambito familiare di chi scrive, ma, in qualche maniera, fosse percepita in senso più generale… Spero di esserci riuscito, anzi penso proprio di sì, a giudicare dalla commozione e dai consensi che ha raccolto questa breve, ma intensa cronaca familiare. dalla prefazione di Francesco D’Episcopo Ci sono stagioni nella vita in cui la memoria reclama con maggiore perentorietà i propri diritti, sulla scia di un pensiero-sentimento, sussulto di sangue, senso della storia, che coinvolgono in prima istanza noi stessi per confermare la piena convinzione che siamo anelli di una lunga catena di amori, di affetti. dal testo
Quali sogni e quanti progetti avranno fatto, passeggiando mano nella mano per le stradine di Sorrento. Avvolti nel tenue profumo degli aranci, tra muretti di pietra caldi di sole, si saranno affacciati di tanto in tanto dalle terrazze a strapiombo per contemplare il mare e i languidi profili della costa. Avrà certamente ricordato con nostalgia anche quei giorni felici, il brillante ufficiale dei Bersaglieri, disteso nelle trincee del Carso o fuggitivo nei tristi giorni di Caporetto! “Eravamo felici e non lo sapevamo” scriveva nel suo diario. Disperato, attorniato dal furore della guerra, in un momento di crisi esistenziale aveva forse intuito che la felicità è spesso soltanto un ricordo. È nei nostri pensieri quando, tormentati o oppressi, ci assale la nostalgia di una struggente sensazione lontana. Il suo diario è la sincera confessione della delusione, dei suoi timori di fronte ad eventi che trascendevano le forze e la facoltà di comprensione di un uomo solo coi suoi minuti problemi individuali, sballottato qua e là in mezzo all’immane massacro che insanguinava l’intera Europa
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