Così Si Esprime Giuseppe Invernizzi,
Segretario del Consorzio del Latte Crudo:
L’attacco mediatico al latte crudo è solo il tentativo dei grandi gruppi economici di difendere i loro interessi attraverso il monopolio. A livello internazionale il processo in atto, l’ultima svolta dell’economia globale vede la corsa alle terre fertili, per il controllo delle derrate alimentari all’estero. Paesi emergenti (Cina, India, Corea del Sud) economicamente in forte crescita e quelli petroliferi del Medio Oriente (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi, Quatar) oltre al Giappone ed Egitto stanno attuando una politica di accaparrarsi le terre fertili di altri paesi per produrvi il cibo necessario; in questo modo non stipulano accordi per la fornitura di derrate ma puntano all’auto produzione per sottrarsi alle speculazioni dei mercati garantendosi il cibo, necessità non surrogabile (è come se invece di prenotare il grano comprassero le fattorie). Si è visto negli ultimi anni come il prezzo sul mercato mondiale delle derrate è molto volubile per le modeste quantità scambiate e per la variabilità produttiva dovuta a fattori climatici; ora chi ha fame spesso non ha soldi per comprare e chi ha soldi oggi preferisce investire per acquistare terre, mezzo produttivo irripetibile, indispensabile per accrescere l’auto approvvigionamento e sottrarsi alle impennate speculative. In Europa non c’è carenza di cibo né di terre fertili, vi sono però prezzi mediamente più elevati del mercato mondiale, l’attuale politica agricola C.E. tende a ridurli attraverso la liberalizzazione delle produzioni l’abolizione delle quote di produzione e l’abbattimento dei contributi e dei dazi doganali l’obiettivo è avere aziende più competitive con maggiori produzioni e minori costi con conseguente minor prezzo unitario alla produzione. I prezzi agricoli alla produzione calano, il latte alla stalla ad esempio è passato da 0,42€ di fine 2007 a 0,33€ di questi giorni, con una riduzione di oltre il 20% del prezzo; con queste prospettive le aziende meno competitive chiuderanno. In Italia la riduzione delle aziende agricole continua da decenni con fenomeni di abbandono di vaste aree montane e marginali meno produttive con conseguente spopolamento e trasferimento nelle zone urbane. Ci si chiede è: conviene alla collettività lasciare morire anche le ultime aziende agricole rimaste? Quali perdite culturali, sociali, possibilità di utilizzo e di salvaguardia del territorio dovremo sopportare? Non sarebbe più proficuo ed opportuno, per il bene collettivo, ricercare sistemi che possono permettere la sopravvivenza economica di queste realtà, come ad esempio favorire la vendita in loco dei loro prodotti agricoli attraverso la famosa filiera corta? L’effetto della recessione accentuerà il processo in quanto accresce la richiesta di prodotti a basso prezzo. Per le nostre aziende agricole che non possono accedere alle economie di scala per l’impossibilità di espandersi, la miglior risposta è ancora una volta la vendita diretta, dal produttore al consumatore nel reciproco interesse. Se la filiera corta è l’ultima ancora di salvezza molti si sono chiesti e si chiedono il perché di un attacco ingiustificato così denigratorio verso la vendita diretta del latte crudo? La risposta è chiara e semplice: per la prima volta si sono spaventati! Un attacco tanto violento è la riconferma che la strada intrapresa della vendita diretta è quella giusta; i fatti dimostrano che è possibile l’alternativa, esiste la possibilità di un mercato parallelo che sfugge al controllo dei grandi gruppi economici della trasformazione e della distribuzione. In quattro anni si è registrata una crescita esponenziale dei self service: 150 distributori nel 2005; 300 distributori nel 2006; 600 distributori nel 2007 1100 distributori nel 2008. Ogni anno è raddoppiato il numero dei punti vendita ed incrementate le quantità unitarie giornaliere di latte venduto per distributore, passando dai 30 litri/giorno iniziali ad oltre 80 lit. Per di più in alcuni casi l’offerta si è ampliata, a fianco del latte crudo sono comparsi formaggi e latticini ed altri prodotti agricoli. Il consumatore è entusiasta, le amministrazioni locali vedono la cosa con simpatia e sollecitano nuove aperture in luoghi più comodi per i cittadini e pensano ad un abbinamento con le “case dell’acqua” che stanno nascendo per la distribuzione gratuita di acqua gasata refrigerata. Questo qualcuno non l’ha digerito, la piccola perdita % di mercato è stata valutata pericolosa come un buco nella diga, una via di fuga per produttore e consumatore; non hanno voluto accettarlo ed hanno provveduto a inventare una situazione di pericolo che serviva allo scopo. Siamo chiaramente solo all’inizio di una mossa offensiva che vede schierato il fronte di una lobby potente per risorse, mezzi e struttura organizzativa con capacità di comunicazione e pressione mediatica notevoli. Lo abbiamo chiaramente visto: hanno colpito duramente in modo scorretto falsificando spudoratamente ad arte la realtà, prima hanno preparato il terreno con l’interrogazione parlamentare poi in una settimana hanno montato ad arte un allarme sanitario inesistente, insinuando il sospetto e facendo leva sulle paure dei consumatori e sulle mancanze di legislatori inadempienti, ottenendo immediatamente un’ordinanza a dir poco assurda. L’effetto voluto si è rapidamente concretizzato. Certa stampa e TV si è buttata senza alcuna verifica e ritegno sulla vicenda, provocando allarme nei consumatori; molti nel dubbio, hanno cessato l’acquisto di latte crudo. Sembrerebbe facile smontare le accuse: i bambini sono finiti in ospedale anche prima che iniziasse la vendita del latte crudo, le statistiche ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità riportano dal 1988 al 2004 ben 246 casi, perché nessuno se ne è mai preoccupato? chi si è mai chiesto quale sono state le cause? Per Granarolo non ci sono dubbi, basta leggere il supplemento del Loro Periodico Quadrimestrale di n.3 dicembre 2008: i 9 casi sospetti, finora arbitrariamente “associati” al latte crudo, sono già diventati scandalosamente certi, dovuti al fatto che “i bambini hanno consumo di latte crudo contaminato” . La verità è che tre casi, attribuiti alla Lombardia ed il quarto, quello di Rimini sono già stati smentiti dal Servizio Veterinario competente! Per gli altri le smentite arriveranno è solo questione di tempo. Certo che Chi sta giocando con il fuoco, contando sull’ignoranza ed emotività dei consumatori, deve stare molto attento a non bruciarsi e causare danni ben maggiori a tutto il comparto alimentare. Comunque ora è già iniziata la seconda fase più soft ma altrettanto efficace e pericolosa: si va dal ricatto (se non chiudi il distributore, non ti rinnovo il contratto) ad una campagna di comunicazione che cerca di appropriarsi di tutte le qualità di tutti i pregi del latte crudo. Prima lo definiscono pericoloso per la salute, squalificandolo con l’obbligo della bollitura, ora usano gli stessi argomenti, i punti di forza del latte crudo, trasferendoli ai loro prodotti pastorizzati, a partire dal prezzo, passando poi alle qualità nutrizionali (definite certe e sicure); vengono enfatizzate le certificazioni ambientali e di risparmio energetico, per finire con il latte biologico che, guarda caso, dicono abbia effetti contro l’exema e proprietà antiallergiche oltre a maggiori contenuti di antiossidanti ed Omega3; peccato che contemporaneamente non evidenziano il fatto che non si tratta di latte fresco ma pastorizzato “a temperatura elevata” o addirittura sterilizzato con l’UHT! Se gli allevatori sono consapevoli di tutto questo, accusato il colpo (il calo di vendite e la diffidenza dei cittadini lo hanno visto tutti) devono decidere cosa fare:
Ad ciascuno la propria scelta, di sicuro non c’è un minuto da perdere, tergiversare e non decidere equivale a dire: è stato bello fin che è durato, non mi interessa più. Il Consorzio Tutela Latte Crudo, organismo giovane, composto solo da produttori autorizzati alla vendita diretta del latte crudo, già in passato ha promosso alcune iniziative efficaci (come il decreto che ha tolto i distributori di latte dall’obbligo della certificazione Metrologica e la raccolta di fondi per la ricerca scientifica con Telethon) ora ha già fatto proposte concrete, ed altre sono in preparazione (istituzione di un marchio di garanzia e rilancio dell’immagine). Questo è il momento di guardarsi in faccia chi crede veramente nel latte crudo e alla filiera corta? quanti ci stanno e sono pronti ad investire i loro soldi? Gli allevatori decisi a farsi rispettare e fare valere i propri diritti, convinti il futuro della loro azienda passa per la vendita diretta al consumatore, battano un colpo; entrino subito a rafforzare il Consorzio Tutela Latte Crudo e finanziare le iniziative per il recupero d’immagine e il ricorso al TAR del Lazio contro l’Ordinanza del 10. 12. 2008. Il latte crudo rappresenta il futuro, il progresso è la migliore salute dei cittadini; il tempo è galantuomo, sono certo che nonostante qualcuno innalzi delle barriere, come l’acqua arriva sempre al mare, ci sarà anche per il latte crudo chi avrà il coraggio cercare e di dire la verità. Giuseppe Invernizzi Segretario del Consorzio Tutela Latte Crudo |