Navigation

Aiuta il Movimento Verde!

Iran in Pizza


Ciao! Benvenuto nel blog di Iran in Pizza! ;) 
inviale tue domande a inpiazza.ipsim@gmail.com




"E' necessario che ogni uomo sia pensatore, poeta, ma combattente allo stesso tempo. La poesia è una necessità, la politica un dovere, la lotta è pure un dovere, il più sacro. La Pace non potrà in nessun altro modo avvolgere l'umanità se non c'è una continua lotta dell'uomo per la libertà, per la democrazia, per la giustizia sociale e per il progresso. Solo allora l'umanità potrà arrivare là dove deve, lontano da fanatismi sterili, lontano da dogmatismi che hanno condotto a tanti spargimenti di sangue, soffocando le ambizioni personali, soffocando i tentativi ... di imporre una sola patria sopra le altre, che sono ognuna il simbolo di una unità di uomini che hanno comuni tradizioni e comune civiltà. Il legame fra le patrie dev'essere il sogno degli uomini. Patrie abbracciate, patrie come sorelle nella stessa famiglia, la famiglia che si chiama umanità."


Alekos Panagulis

La pensi così?
"L'Iran è un paese lontano che sta di fianco all'Iraq, abitato da tipi arabi coi baffi che fabbricano tappeti che una volta volavano. La sua bandiera è ottenuta da quella dell'Italia, ma girata in modo che nessuno dica che sono uguali e col simbolo della bomba atomica nel mezzo." 

Lo scopo di questo blog è affrontare gli stereotipi italiani sull'Iran e cercare di comprendere meglio un popolo che sta insegnando al mondo cosa significa conquistare la libertà.
Il sondaggio della settimana scorsa

Vince col 56% dei voti la frase: 

"Ogni schiavo reca nella sua mano il potere di sopprimere la cattività"

(William Shakespeare, Giulio Cesare, Atto I, Scena III)

Ahmadinejad e' un dittatore?

pubblicato 07/mag/2010 14:43 da Guido Zichichi   [ aggiornato in data 08/mag/2010 01:36 ]

No, non lo e'.

Sebbene sia un personaggio privo di moralita' che si sta arricchendo a scapito del popolo iraniano, allo scadere del suo secondo mandato abbandonera' la presidenza cosi' come lo obbliga a fare la Costituzione. Il fatto e' che in Iran c'e' una dittatura espressione di un'oligarchia di poteri che inseriscono negli organi di poteri i loro protetti: questo vale sia per il Presidente Ahmadinejad che per il Leader Supremo Khamenei. Chi tiene i fili di questa complessa macchina di repressione che tenta goffamente di mascherarsi da democrazia e' nascosto nelle Bonyad, ovvero nelle fondazioni che gestiscono una grossa fetta del PIL del paese. In particolare il loro potere deriva dall'essere i piu' importanti dispensatori di ammortizzatori sociali, che variano dalla pensione di vecchiaia a quella per le famiglie dei morti in guerra. Le Bonyad finanziano anche l'organizzazione dei Basij, dispensando borse di studio e facilitazioni per i giovani integralisti, e quella dei Pasdaran, i paramilitari. Molto ci sarebbe da dire su questi centri di potere oscuri e corrotti: e' tra i brulicanti cunicoli di interessi economici che si sviluppano al loro interno che oggi si decidono le sorti del regime.

Ma Farian Sabahi da che parte sta?

pubblicato 26/apr/2010 04:00 da Guido Zichichi   [ aggiornato in data 06/mag/2010 10:17 ]

Domanda: "La giornalista Farian Sabahi ha un atteggiamento ambiguo e le sono rivolte varie accuse: l'aver negato la morte di Neda, dichiarato che Ahmadinejad avrebbe vinto regolarmente le elezioni, falsificato un'intervista e chi più ne ha più ne metta. Ma la vediamo presentarsi a Otto E Mezzo vestita di verde e presenziare alla piantumazione dell'albero per Neda a Milano. Ma da che parte sta?"
Vari attivisti del movimento

Ho sintetizzato in questa domanda tanti dubbi di molte persone con cui ho parlato in questi giorni. Di certo Farian Sabahi ha un ruolo principale nella diffusione di informazioni sull'Iran qui in Italia ed è comprensibile che l'attenzione si sia focalizzata su di lei. Ho cercato quindi di informarmi, usando come fonti il suo sito (che trovate qui) e il sito di Informazione Corretta (qui). Ecco cosa ho scoperto. 

E' falso. Sebbene Farian Sabahinon abbia preso con decisione le difese dell'Onda Verde, non ha mai dichiarato che Ahmadinejad avrebbe vinto regolarmente le elezioni. E' stata intervistata da Panorama.it, che ha pubblicato la sua intervista sotto un cappello introduttivo che lo lascerebbe credere, ma in realtà lei ha semplicemente dichiarato che "i brogli non sono sufficienti a spiegare le dimensioni della vittoria di Ahmadinejad" (qui l'articolo) (*)

E' falso. Farian Sabahi non ha mai negato la morte di Neda. A questa critica ha risposto lei stessa sul nostro sito: "non ho mai negato la morte di Neda", ci ha scritto, poi ci ha raccontato perché si sia diffusa questa voce: ad una conferenza presieduta da lei stessa lo scorso luglio "sono intervenuti due studenti iraniani che mi hanno chiesto di poter parlare. Sul tavolo dei relatori c'erano la presidente della Regione (arrivata in ritardo) e un senatore. Non ho chiesto ai ragazzi di cosa avevano intenzione di parlare, non mi sembrava giusto applicare alcun tipo di censura. Uno di loro, esperto di video, ha cercato di spiegare che nel video appena diffuso dai media (Neda era morta da pochi giorni) c'era qualcosa che non andava. Non lo hanno nemmeno lasciato finire e al secondo studente iraniano non è nemmeno stata data la parola. Io non ho mai negato la morte di Neda e non ho bisogno di attirare l'attenzione facendo una cosa simile. Trovo assurdo che qualcuno abbia il coraggio di diffondere una simile menzogna. Certo che diffondere menzogne è meno faticoso che fare informazione come faccio io da anni." Sabahi prosegue rispondendo anche a chi sostiene che sia stata attaccata da Shirin Neshat: "I soliti detrattori (di Informazione Corretta) mi hanno aggredita prendendo una frase di un mio libro fuori contesto. Shirin Neshat si è stupita dell'attacco, del tutto fuori luogo, e mi ha espresso la sua solidarietà: anche lei è spesso presa di mira da persone invidiose.

Per quanto riguarda l'accusa di aver falsificato un'intervista, ho dovuto indagare. Il problema principale è stato aver attribuito a Yeoshua, un intellettuale israeliano, la frase "L'Iran non è una minaccia per Israele" che poi Yeoshua ha sostenuto di non aver mai dichiarato, anzi,di pensare esattamente il contrario. Per fortuna ho scovato il video dell'intervista, che trovate qui, dove Yeoshua in effetti fa un lungo discorso volto a minimizzare il pericolo che l'Iran rappresenta per Israele (sebbene non arrivi a negarlo del tutto). Nel testo Farian Sabahi traduce parola per parola quando detto dallo scrittore israealiano, ad essere sbagliato è il titolo che ha fatto la redazione della Stampa perchè, come noto, a scrivere i titoli non sono i collaboratori esterni ai giornali ma le redazioni. Quindi anche la voce della falsificazione dell'intervista è falsa.

Farian Sabahi ha deciso di non prendere le difese di nessuno ma di continuare a fare le proprie analisi storiche, politiche e sociologiche in maniera intellettualmente indipendente. Si può non essere d'accordo (io spesso non sono d'accordo con lei) ma non penso sia corretto accusarla di ambiguità o di essere (come è successo a fasi alterne) una spia del Regime o del Mossad. Però Sabahi è tenuta sotto controllo dagli attivisti iraniani e dovrà prestare più attenzione alle sfumature racchiuse dietro le parole. Il suo pubblico è estremamente severo. 

Per commentare l'articolo usate la chat nella homepage. 

(*)l'intero articolo è stato corretto in un secondo momento alla luce di nuovi dati, mi scuso coi lettori che hanno letto la prima stesura e li invito a rileggere l'ultima.

L'Iran è una feroce dittatura?

pubblicato 21/apr/2010 03:03 da Guido Zichichi   [ aggiornato in data 24/apr/2010 03:32 ]



Immagino che nessuno abbia letto l'ultimo articolo postato dall'IRIB a nome di un certo Federico Artizzu, mio coetaneo e collega, che si intitola "Ecco perchè l'Iran non e' una feroce dittatura". Di solito il movimento verde non è propenso a rispondere a simili mistificazioni, ma dal momento che mi sono divertito nel leggere questo articolo, voglio condividere coi miei lettori questo piacere. L'articolo è semplicemente costituito da una sequela di fatti ed opinioni che dovrebbero sostenere la tesi opposta, ovvero che l'Iran sarebbe un'ottima e funzionante democrazia.
  1. Ottima Costituzione? Secondo Artizzu la Costituzione Iraniana è un "geniale" e "complesso" esperimento di diritto. Indubbiamente suscita ammirazione la sfrontatezza con cui i gruppi di potere che hanno sostituito lo shah nel 79 abbiano inserito sotto il nome di "costituzione", che qui in Europa rappresenta la sorgente primaria del diritto basata sul volere del popolo, qualcosa che rappresenta esattamente l'opposto. Mentre la Costituzione Italiana recita al primo articolo che "La sovranità appartiene al popolo", quella iraniana stabilisce che la Repubblica Islamica è basata sull'"Unico Dio, il suo esclusivo potere di giurisdizione e l'obbligo di sottomissione ai Suoi comandi"; ovviamente Dio parla per bocca del suo massimo rappresentante, il Leader Supremo. Ottima Costituzione? Non si comprende secondo quali canoni si possa sostenerlo. Artizzu inoltre sottolinea come il fatto che la Costituzione sia stata approvata a suffragio universale dal 99,5% dei votanti sia un'ulteriore prova di democrazia. A parte il fatto che la cifra esatta è 98,2% (almeno sulle cifre cerchiamo di essere precisi!) penso siano palesemente impossibili percentuali così alte. Penso che non non si avrebbero nemmeno se si mettesse al voto domande come "il cielo è blu?" o "vuoi essere felice per il resto della tua vita?", quindi è raggelante pensare che già il voto fondativo della Repubblica Islamica fosse stato inquinato.
  2. Potere al Popolo? Artizzu passa poi alla descrizione del funzionamento degli organi legislativi, esecutivi e giudiziari, sperando di dipingere un sistema basato sul consenso popolare. Nel farlo però "dimentica" di citare alcune caratteristiche fondamentali: tutti possono votare i parlamentari, è vero, MA ogni candidato deve essere approvato da un consiglio apposito composto esclusivamente da religiosi. Tramite questo espediente la larga maggioranza di chi desidera candidarsi viene tagliato fuori. Ufficialmente si dice che il candidato deve soddisfare criteri di notorietà, ma in realtà ci sono ogni volta illustri esclusi, lasciati fuori dai giochi perché troppo lontani dall'ideologia del regime. E' come se la Chiesa decidesse chi può candidarsi al Parlamento Italiano, potete immaginarlo? In Iran nel 2009 su 476 uomini e donne che hanno fatto regolarmente richiesta, ne sono stati approvati solo quattro per la candidatura a presidente. Potere al Popolo? No, piuttosto direi ai Mullah. 
  3. Elezioni regolari e trasparenti? Poi, come in una barzelletta, Artizzu scrive che "perché un sistema possa definirsi totalmente democratico, il momento del voto, dovrà vedere una partecipazione di massa .. ed una sostanziale regolarità e trasparenza". E' vero che esiste una minoranza di giornalisti occidentali che sostiene che Ahmadinejad abbia regolarmente vinto, ma anche costoro hanno sempre riconosciuto la presenza di brogli massicci alle scorse elezioni, sebbene non determinanti nel modificare l'esito del voto.
  4. Movimento verde, un fenomeno mediatico? Artizzu poi suggerisce che il movimento verde non fosse in realtà forte quanto lo hanno dipinto i media occidentali, perché infatti oggi sarebbe "quasi scomparso". Non una parola dedicata alle migliaia di
    prigionieri
     politici, non una parola dedicata alle più di cento vittime delle manifestazioni, non una parola neppure sui manifestanti condannati a morte. Se le questioni precedenti possono essere passate come opinabili, il calpestare la memoria di queste persone è qualcosa di abominevole: chiaramente Artizzu è in cattiva fede. Il movimento verde è un movimento represso nel sangue e questo è palese a tutti ed è mostrato in numerosissimi filmati e testimonianze dirette. Se oggi è più debole rispetto al giorno della manifestazione dei tre milioni dello scorso giugno è esclusivamente dovuta alla perdita di speranza in un veloce cambiamento e alla durissima repressione del regime.
  5. L'Iran vuole solo il nucleare pacifico? Poi si passa a citare i piani nucleari. Secondo l'autore l'Iran è un sottoscrittore del Trattato di Non Proliferazione e pertanto avrebbe diritto al nucleare pacifico. Trascusa ancora una volta di citare il progetto per l'arma atomica condotto sin dagli anni '70 con continuità fino al 2003, nonostante la sottoscrizione del TNP. Esistono prove documentate dell'esistenza di questo progetto per cui l'Iran di fatto ha tradito il TNP e la fiducia internazionale sui propri buoni propositi: lo hanno nascosto per trent'anni, perché non dovrebbero nasconderlo anche oggi? E' questa domanda, piena di incertezze, che sta facendo sì che la comunità internazionale prenda provvedimenti contro l'Iran.
Ma Artizzu ha deciso di chiudere gli occhi sul contenuto della Costituzione, sui metodi di selezione dei candidati, sui brogli elettorali, sulla repressione e sulla realtà della questione nucleare. E' una persona informata, per cui non dubito che sia già a conoscenza di quanto ho scritto. Per questo suscita enorme diffidenza il fatto che abbia deciso di non considerare questi fatti nel suo lungo articolo. 

Per commentare siete liberi di farlo sulla chat nella
homepage
homepage del sito.

    Dov'è l'ABC della democrazia?

    pubblicato 13/apr/2010 10:05 da Guido Zichichi   [ aggiornato in data 13/apr/2010 10:28 ]


    Ma gli iraniani sono davvero pronti a vivere in una democrazia?
    Intervento dal pubblico nella serata "Voci nascoste"


    Per rispondere a questa domanda bisogna prima rispondere ad un'altra: che caratteristiche deve avere un uomo per vivere in una democrazia? Non si può rispondere a questa domanda senza cadere in paradossi o tautologie, perché la verità è che ogni essere umano ha le qualità per vivere in una democrazia
    Ma veniamo al popolo iraniano: la prima Costituzione Iraniana è del 1906 e da allora ci sono elezioni per eleggere sia il potere legislativo, che quello esecutivo e, in parte, quello giudiziario (quest'ultima è una caratteristica che manca in Italia e che sarebbe interessante approfondire). 

    Dagli inizi del secolo scorso gli iraniani hanno dato prova molto più di altri popoli di saper pensare come una comunità e come una nazione, lo testimoniano i grandi moti popolari: quelli del 1906 per avere la Costituzione, quelli del 1953 per protestare contro il colpo di stato statunitense, quelli della fine degli anni '70 per rimuovere lo scià, quelli della fine degli anni '90 per la libertà di stampa e quelli del 2009 contro i brogli (per citare solo quelli storicamente più importanti). Per cui se intendiamo per democrazia la società dove si rispetta il volere della maggioranza e dove vige la libertà di opinione, senza dubbio l'Iran sembrerebbe meritare una vera democrazia più di ogni altra nazione occidentale. Ma oggi con la parola "democrazia" includiamo anche i diritti delle minoranze.

    Oggi non sono garantiti i diritti della minoranza religiosa Bahai (che si trova in una situazione peggiore di quella degli ebrei tedeschi nel '39), delle donne, degli omosessuali. Ma sono tenuti ai margini della società per volere di una minoranza religiosa fondamentalista. Pensiamo che la larghissima maggioranza degli iraniani non avrebbe alcun problema a concedere a queste persone gli stessi diritti degli altri. Quindi la risposta alla domanda è: non c'è bisogno di essere pronti per vivere in una democrazia e gli iraniani lo meritano più della mia generazione di precari italiani lobotomizzati =)

    Una bomba alla cena iraniana?

    pubblicato 24/feb/2010 16:22 da Guido Zichichi

    "Mi dispiace, ma non posso più partecipare alla cena iraniana. E' troppo pericoloso!"
    Alcuni italiani che si erano prenotati per la cena che avevamo organizzato

    Alcuni italiani (un numero basso ma ahimè significativo) dopo aver visto quanto era accaduto davanti all'ambasciata italiana a Tehran hanno deciso di non partecipare alla nostra cena iraniana organizzata per il 12 febbraio. Spaventati dalle urla "morte all'Italia" e "morte a Berlusconi" hanno pensato che il nostro riso mettesse la loro vita in pericolo, oppure, chi lo sa, che Ahmadinejad avrebbe messo una bomba sotto la loro sedia. Queste scelte si commentano da sole. E' incredibile quello che la paura può fare: è uno strumento dalle potenzialità infinite! E' sufficiente instillare una goccia di dubbio ed ecco che le proprie azioni modificano drasticamente. La paura è l'arma più forte di un regime che sopprime un'intero popolo. Innumerevoli iraniani, anche qui a Milano, hanno deciso di affrontare a viso aperto il regime mettendo in pericolo la loro vita e il loro futuro. Il nostro lavoro è quello di fare informazione, perché si evitino comportamenti irrazionali, sia nel decidere se accettare o meno un invito a cena, che nel valutare l'avvio di sanzioni economiche all'Iran. 

    Ma voi siete favorevoli alla bomba nucleare?

    pubblicato 08/feb/2010 00:36 da Guido Zichichi

    Quando dite di manifestare "per l'Iran" intendete difendere anche la costruzione di un arsenale atomico?
    Ragazzo che (forse) aderirà alla manifestazione di domenica 14 febbraio

    La lotta per i diritti in Iran ha un problema: la bomba nucleare. Questo argomento viene utilizzato strumentalmente dal regime per occupare le prime pagine dei giornali al posto delle quotidiane esecuzioni, pestaggi e arresti. L'Iran ha una serie di tristi primati: uno degli unici quattro paesi al mondo dove vige la pena di morte per gli omosessuali, ha il numero di condanne a morte sulla popolazione più alto di ogni altra nazione e il numero assoluto di esecuzioni di minorenni più elevato, nonché il numero più alto di giornalisti in carcere. Ma i giornali, anche oggi, riportano in prima pagina la scelta di Ahmadinejad di portare l'arricchimento dell'uranio al 20% mentre non si parla del pestaggio di 600 studenti a Tehran, avvenuto l'altro ieri, un atto di una gravità ancora incalcolabile.

    L'argomento sull'atomica esce (se ci fate caso) soprattutto alla vigilia degli scontri in piazza (come quelli che si verificheranno giovedì!). Dare notizie sulla corsa all'atomica e non sulla terribile repressione del regime sul popolo fa il gioco delle grandi potenze: sia del regime iraniano che degli Stati Uniti. In questo modo infatti il regime nasconde i propri problemi interni mentre gli USA creano consenso intorno ad un possibile intervento militare sull'Iran. Oggi, addirittura, il corriere riporta la mappa col piano per il bombardamento su questa nazione che, ricordo, è detentrice dell'11% delle riserve petrolifere mondiali. 

    Nessuno fa mai caso ad un semplice fatto: sia il bombardamento che le sanzioni economiche avranno ripercussioni negative soprattutto sulla popolazione iraniana. Una popolazione estremamente pacifica e che sta coraggiosamente sfidando il regime nella lotta per i propri diritti. 

    Ahmadinejad è di destra e Mousavi di sinistra?

    pubblicato 26/gen/2010 04:41 da Guido Zichichi

    Ciao Kia, 
    perché nel caso di Ahmadinejad  e di Mousavi non sento mai parlare di destra e sinistra?
    Dante

    Caro Dante, hai fatto bene ad accorgertene. Certamente all'interno dello schema politico "legale" in Iran Ahmadinejad e Mousavi sono su due fronti contrapposti, eppure non si usa mai dire che un candidato è di destra e uno di sinistra. Anche nel caso degli Stati Uniti si usano poco queste accezioni, preferendo usare le parole Repubblicani e Democratici. Il motivo è identificabile nelle radici storiche di queste due parole, "destra" e "sinistra", che hanno un preciso significato in Europa, ma che non trova riscontri in altri continenti. Dal momento che l'Iran ha una storia politica di elevata complessità, noi occidentali fatichiamo a schematizzare gli schieramenti politici.

    I "riformisti" sono coloro che intendono attuare all'interno della Repubblica Islamica delle riforme che portino maggiori libertà al popolo: libertà di espressione, libertà di stampa, libertà di religione e di associazione, in primis. In questo vasto schieramento, che è stato sostenuto dalla larghissima maggioranza del popolo iraniano alle ultime elezioni (ma che, essendo truccate, hanno consegnato la vittoria agli avversari), ci sono vari leader, tra cui Mousavi, Karroubi, Khatami. 

    Ahmadinejad e chi lo sostiene sono spesso indicati come conservatori, ma questa parola è fuorviante. Il progetto politico di Ahmadinejad non è quello di conservare gli equilibri esistenti e di ostacolare delle riforme in senso liberale. Piuttosto possiamo descriverlo come un reazionario e un fondamentalista islamico. La sua insistenza sull'osservazione della Sharia, le sue riforme che hanno dato maggiori poteri ai gruppi paramilitari e religiosi, sono da leggersi in un'ottica senz'altro molto distante dal conservatorismo europeo.

    Gli iraniani sono mussulmani?

    pubblicato 18/gen/2010 04:11 da Guido Zichichi   [ aggiornato il 18/gen/2010 13:12 da parisa gls ]

    Ciao Kia, 
    gli iraniani sono mussulmani?
    Francesco

    Partiamo da un importante distinguo: la popolazione araba include al suo interno un'etnia liguistico-culturale
    File:Arabic speaking world.svg
     che copre all'incirca le aree colorate nella figura qui a destra. Come ho scritto, in Iran gli arabi sono una minoranza (2%) che abita nel sud-ovest Iran. Un discorso separato va fatto per le religioni.

    Lo Stato Iraniano è una "Repubblica Islamica", quindi mussulmano, ma con un importante differenza. Nel mondo mussulmano la larga maggioranza segue la dottrina Sunnita (85%) e solo una minoranza (alla quale appartiene il 90% degli iraniani!) segue la dottrina Sciita. La seconda religione è l'Islam sunnita (8%) ed il rimanente 2% segue altre religioni. E' giusto osservare anche che abbandonare l'Islam viene punito con la morte.

    Avere ben presente questa differenza è importante nel comprendere i legami tra l'Iran e gli stati a Ovest.

    Ma in Iran ci sono le strade?

    pubblicato 12/gen/2010 18:47 da Guido Zichichi   [ aggiornato in data 13/gen/2010 12:05 ]

    Ma gli iraniani ce le hanno le strade?
    Ma in Iran ci sono i frigoriferi?
    Ma al tuo paese esiste il cioccolato?

    In Iran c'è tutto, mettetevi il cuore in pace. Mi viene in mente un ragazzo californiano che nel 2005 mi chiese se usassi Facebook; io gli risposi che non ne avevo mai sentito parlare e lui mi disse "ah giusto, voi in Italia non avete ancora Internet...". 
    Forse questo tipo di pregiudizi è provocato dalla visione di film che si focalizzano sulla vita delle fasce più arretrate della popolazione. In Iran ad esempio esistono alcuni gruppi nomadi, ma è anche vero che stiamo parlando di un paese con lo stesso numero di abitanti dell'Italia, in un territorio sei volte più vasto. 
    La maggior parte della popolazione è urbanizzata, dispone di internet, molti hanno sky. Certo, è vero che il potere d'acquisto di un iraniano, in media, è pari a un terzo di quello di un italiano. Ma l'Iran si classifica come un paese moderno, il cui livello di benessere è di parecchi gradini superiori a quello riscontrabile in molti paesi confinanti, come l'Iraq e l'Afghanistan. 

    Ma gli iraniani sono arabi?

    pubblicato 12/gen/2010 00:56 da Guido Zichichi   [ aggiornato in data 12/gen/2010 18:47 ]

    "Ma scusa, tu che hai a che fare con gli arabi?"
    Amico al quale stavo raccontando della nascita di "In Piazza"

    Gli Iraniani non sono arabi. L'Iran (parola che significa "paese degli ariani") è popolato da etnie, culturali e linguistiche, molto numerose e diverse tra loro. La lingua maggiormente diffusa, nonché lingua ufficiale dello stato, è il persiano (detto anche "Farsi"). Gli arabi sono una minoranza che popola il sud, ma ci sono molte altre minoranze come i curdi, gli azeri, gli armeni, i turchi, i baluci. 
    I persiani, che etnicamente sono ariani (lo sottolineo solo per rimarcare la lontananza con la cultura araba) costituiscono più della metà della popolazione nazionale. Gli arabi secondo l'ultimo censimento rappresentano solo il 2% della popolazione, una delle minoranze più piccole. 
    Perciò ricordate: gli iraniani sono molto orgogliosi della propria cultura e delle proprie diversità. 

    1-10 of 11