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Il Grande Inganno delle Intercettazioni

 
 
CONSIGLI PER LA SCRITTURA
Ovvero iniziate una frase con “I dati mostrano che…” e nessuno si azzarderà a contraddirvi.
 
 
Il punto è che quando si ascolta un’ intervista in televisione o quando si legge un quotidiano a nessuno viene in mente di andare a controllare la veridicità dei dati e delle fonti. Esprimete pure le vostre più personali opinioni utilizzando preamboli tipo “i dati dicono che…”, “stando ai alle cifre ufficiali…” o simili per non essere smentiti da nessuno e suscitando negli astanti un senso di importanza e di conoscenza. Quando poi nel corso del contraddittorio si scontrano personaggi che riportano dati contrastanti, il m io consiglio è quello di specificare la fonte dei dati ma senza andare troppo nel particolare: delle semplici espressioni tipo “dai NOSTRI dati risulta che…”, “i dati in NOSTRO POSSESSO dicono…” il più delle volte riusciranno a salvarvi dall’impasse.
 
Chiusa la parentesi dei consigli, veniamo ora al caso degli ultimi tempi: le intercettazioni. È Possibile mai che il ‘vostro caro primo ministro’ (vostro si riferisce a caro perché a me non lo è affatto) si sporchi la bocca snocciolando cifre palesemente incorrette e nessuno (o quasi) metta in dubbio cosa sta dicendo. Non mi metterò a raccontarvi le cifre sulle intercettazioni (di cui ho perfetta conoscenza) per un semplice fatto: la mia tesi è quella di diffidare delle persone che citano dati e non vorrei che voi di conseguenza diffidiate di quanto sto per dirvi.
 
Alcuni fatti (in ordine sparso) sulla questione intercettazioni che ancora non ho ascoltato da nessuno. 
 
  • Punto primo: se esiste un problema riguardante le intercettazioni quello è relativo alla divulgazione di fatti coperti dal segreto istruttorio. In questo caso sono necessarie pene anche sostanziose sia per coloro che divulgano i dati sia coloro che li pubblicano.
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  • Punto secondo: la questione del diritto alla privacy è un’altra di quelle trovate di marketing del governo per confondere l’opinione pubblica. Si giustifica con la parola “riservatezza” il fatto di voler sbarazzarsi di uno strumento fondamentale per le indagini come quello delle intercettazioni. La “questione della privacy” ricorda tanto la “l’emergenza sicurezza pubblica” di cui qualcuno si è fatto paladino in campagna elettorale e grazie alla quale è salito al governo.
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  • Punto terzo: diffidate di persone che raffrontano i numeri delle intercettazioni in Italia con quelli di altri paesi. I sistemi di altri paesi sono completamente diversi e pertanto non paragonabili. Ad esempio in Italia le intercettazioni vengono disposte dalla magistratura mentre in altri paesi dalla polizia ordinaria.
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  • Punto quinto: non ho ancora sentito nessuno affrontare il problema dei costi dal punto di vista delle voci di spesa. Beh sappiate che la quasi totalità della spesa si concentra nella voce “noleggio degli apparati”. In altre parole gli strumenti tecnici per le intercettazioni non sono proprietà delle procure ma vengono presi a noleggio da società terze. Lasciatemi fare un esempio: una persona che nel corso dell’anno abbia bisogno di una automobile per un giorno o per una settimana chiaramente ricorre al noleggio ma se la stessa persona ha bisogno della macchina per tutto l’anno allora non ha senso noleggiare la macchina. Il buon senso suggerisce che questa persona (leggi Procura) la macchina se la compri! Sesto e ultimo punto: ascoltate il vostro “buon senso” piuttosto che le statistiche.
     

 

Uno statistico
 
 

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