IL FANTASMA DELL'ETERE (INDICE)
MA
IL TEMPO IMMAGINARIO ESISTE ?
Facciamo un piccolo cenno
alla relazione fra i numeri e la fisica.
I primi numeri che
abbiamo imparato sono quelli "interi": 1, 2, 3, .... da
associare ad una mela due mele, tre mele, etc.
Con questi abbiamo
imparato a fare le addizioni e le sottrazioni delle mele.
La prima
operazione che abbiamo appreso essere impossibile è di
sottrarre un numero maggiore da quello minore : non puoi sottrarre 3
mele da 2 mele.
Ma l'uomo matematico è nato per superarsi e
con l'introduzione dei "numeri interi negativi" abbiamo
imparato un concetto più difficile: esistono anche i debiti di
mele.
A questo punto 2 - 3 = -1
Anzi, non esiste più
l'operazione di differenza ma solo quella di somma fra numeri
positivi e negativi, fra crediti e debiti : 2 + (-3) = -1
Il
concetto di numero negativo come debito, mancanza od in genere lacuna
è piuttosto astratto dal punto di vista fisico: non avrai mai
in mano una lacuna di mele.
Tuttavia in una sequenza il numero
intero negativo è stato associato ad un verso di percorrenza
opposto a quello dei numeri interi positivi ed è stato
concretamente visualizzato ponendo fra di essi uno zero (come in un
termometro).

Ormai
sei probabilmente così affezionata ai numeri negativi che
questi discorsi disfattisti ti danno un po fastidio. Meglio così,
come vedi la matematica fa evolvere.
Segue la moltiplicazione e
li sorgono altri problemi. Definire il prodotto di una serie di
attività non è facile e non si può fare una
volta per tutte. Inventando la moltiplicazione e imparando a memoria
le tabelline abbiamo risolto il problema per un gran numero di casi
ma non per tutti. Ad esempio la moltiplicazione 3 x 2 = 6 significa
che se prendo 1 e ne faccio il triplo e poi faccio il doppio del
risultato ottengo 6. Lo stesso risultato ottengo se inverto l'ordine,
prendo 1, ne faccio il doppio e poi del risultato ne faccio il
triplo.
Tuttavia se prendo uno straccio, lo brucio e poi lo bagno
ottengo cenere di straccio bagnata ma se inverto l'ordine delle
operazioni lo straccio non brucia.
Quindi l'operazione di prodotto
va costruita volta per volta in modo più aderente al problema
da risolvere e ognuno di noi sa che il prodotto delle sue attività
svolte in una certa sequenza non è sempre esprimibile come una
semplice moltiplicazione.
I matematici parlano in questi casi di
prodotto di operatori, reti di relazioni, etc. ma non ci addentriamo
troppo per non perdere il filo.
La moltiplicazione pura e semplice
ha una chiara rappresentazione geometrica : se si immagina un numero
come una lunghezza, il prodotto di due numeri è un'area e
quello di 3 numeri è un volume.
Quindi anche il concetto
geometrico di spazio nasce dalla moltiplicazione.
Se però
abbiamo la necessità di definire il prodotto di una attività
con una operazione un po diversa dalla semplice moltiplicazione,
questa procedura ci regalerà un nuovo spazio, nuove e diverse
aree e volumi a cui non siamo abituati e che ci renderanno la vita
difficile.
L'operazione inversa della moltiplicazione è la
divisione e qui altre proibizioni: tranne casi particolari non si
possono dividere esattamente fra loro due numeri interi. Non si
possono dividere tre mele fra due bambini , la divisione 3 : 2 non dà
un risultato intero.
Abbiamo quindi salutato volentieri i "numeri
reali" (quelli con la virgola), che operando nel continuo, hanno
fatto cadere il divieto.
Adesso che abbiamo anche mezza mela
(0,5) il risultato della divisione c'è sempre
3 : 2 = 1,5
.
Adesso, se qualcuno ci viene a dire che in una certa area la
densità media di popolazione è di 1,5 uomini/km2
, un uomo e mezzo per chilometro quadro, non provoca più un
moto di orrore. L'uomo matematico cresce.
Con la moltiplicazione
sono venute le potenze.
Limitiamoci al quadrato (ad esempio 22
= 2 x 2 = 4) e l'operazione inversa : la radice quadrata (ad
esempio √4 = 2 perchè 22 = 4).
Ecco un'altra
proibizione: non si possono fare le radici quadrate dei numeri
negativi perché qualunque numero al quadrato è
positivo.
Ad esempio non si può fare √-4 perché 2
x 2 = 4 ma anche -2 x -2 = 4 come abbiamo imparato alle medie (meno
per meno fa più) .
Credi che i matematici si siano fermati
di fronte a questa inezia ?
E' sufficiente definire una unità
numerica immaginaria "i" in modo che i2 = -1
(oppure se preferisci i = √-1 ) e il gioco è fatto: √-4 =
2 i .
Infatti (2 i)2 = 4 i2 = - 4
Ma
che significa veramente numero immaginario ?
Bene, nel pavimento
sotto qualcuno aveva piazzato 100 piastrelle ma un ladro ne ha rubata
una. C'è quindi un buco (chiamiamolo una "lacuna",
fa fine).
Le piastrelle misurano 1 metro per 1 metro = 1 m2
Quanti metri quadrati sono coperte da piastrelle ? 100 + (-1 ) =
99 cioè la somma di 100 piastrelle positive ed il furto,
pardon, la lacuna di una piastrella.

Quanti
metri è lungo il lato della lacuna di piastrella se la sua
area è -1 m2 ?
Radice quadrata di -1, quindi =
i .
I numeri immaginari possono quindi spuntare fuori quando c'è
in ballo un problema quadratico ovvero bidimensionale come una
piastrella e si fa una domanda di tipo lineare ovvero
monodimensionale.
Sono molti in fisica i problemi quadratici ?
Pressoché tutti a cominciare dal teorema di Pitagora in poi.
E
se la natura amasse i quadrati e noi ci ponessimo domande sbagliate
?
Adottiamo comunque i numeri immaginari come ulteriore evoluzione
dell'uomo matematico.
Alt ! Questa volta il gioco si è
fatto pesante.
Per capire quanto pesante sia consideriamo un
semplice problema di geometria analitica (ti ricordi la matematica
del liceo ?)
In figura sotto a sinistra è rappresentata una
parabola, rappresentazione grafica dell'equazione algebrica y = x2
- 4
Le intersezioni della parabola con l'asse x si
ottengono imponendo la condizione :
y = 0 e quindi x2 -
4 = 0.
Questa equazione ammette due
soluzioni: x = 2 e x = -2 (come si vede sono le intersezioni con
l'asse x nella figura a sinistra ).
Infatti 22 = 4 e
anche (-2)2 = 4

In
figura di destra è rappresentata un'altra parabola di
equazione y = x2 + 4
Si vede subito che questa volta
l'asse x non viene intersecato dalla parabola e d'altra parte
procedendo come sopra abbiamo l'equazione di secondo grado x2
+ 4 = 0 ovvero x2 = - 4. Questa equazione non ammette
radici reali perché nessun numero x al quadrato è
uguale a - 4.
Tuttavia introducendo l'unità immaginaria
sopra definita si trovano le due soluzioni: x = 2 i e x = - 2 i .
Infatti (2 i)2 = 4 i2 = - 4 e anche (-2 i)2
= 4 i2 = - 4.
Le due soluzioni (2i e -2i) sono espresse
da numeri immaginari uguali ma opposti in segno: si chiamano
soluzioni "coniugate" (ricorda questo termine che è
importante).
Adesso che abbiamo i numeri immaginari, per
rincarare la dose , definiamo i "numeri complessi" come
fatti di due componenti: una reale "a" e una immaginaria
"b" . Quindi a + i b . A questo punto l'insieme dei numeri
complessi comprende sia i numeri reali a che quelli immaginari b.
A
questo punto il mio amico fisico ha un moto di stizza perché
non vede la ragione di una impostazione che fornisce soluzioni
complesse che non si vedono nella figura e quindi non ci sono.
L'
amico matematico invece non fa una piega perché ragiona
diversamente:
1) L'impostazione con i numeri reali mi porta alla
seguente conclusione: la parabola può incontrare l'asse delle
x in due punti oppure in nessuno. Quindi 2 possibilità
diverse.
2) L'impostazione con i numeri complessi mi porta alla
conclusione: la parabola incontra l'asse delle x sempre in due punti
(reali o complessi). Quindi una sola regola per tutti i casi.
In
generale la soluzione delle equazioni algebriche di secondo grado
procede senza alcuna eccezione. Più liscio di cosi !
Quale
delle due conclusioni è più semplice ed elegante ?
Chiaramente la seconda, che pertanto è da preferirsi.
Il
fisico potrà lamentarsi quanto vuole ma il matematico non avrà
difficoltà a mostrargli con molti esempi come l'algebra e la
geometria si semplifichino adottando i numeri complessi. Ancora più
si semplifica la trattazione delle onde.
Inoltre tutte le
equazioni lineari di secondo grado (sia algebriche che differenziali)
hanno due soluzioni, nessuna eccezione, nessun pasticcio.
C'è
di più : le equazioni differenziali di secondo grado che
caratterizzano i sistemi fisici puntiformi (come le particelle) hanno
soluzioni reali solo quando questi sistemi sono inquinati
dall'attrito, altrimenti le soluzioni sono complesse e coniugate.
Nei sistemi classici con poco attrito (ad esempio l'altalena) e
comunque nei sistemi atomici (dove l'attrito non esiste), le
soluzioni sono complesse coniugate e danno origine ad un oggetto
affascinante che vedremo meglio in seguito :
l'oscillatore.
L'apparenza reale dei fenomeni descritte da numeri
complessi deriva dal fatto che la somma ed il prodotto di due
soluzioni complesse coniugate sono numeri reali.
Infatti :
(a
+ ib) + (a - ib) = 2a ed anche (a + ib)(a - ib) = a2 + b2
Pertanto
dall'invisibile mondo complesso spunta fuori magicamente un mondo
reale con cui siamo abituati a convivere. Tuttavia accontentarsi del
reale significa perdere la complessa armonia delle soluzioni.
Alla
fine il fisico avrà un dubbio. Vuoi vedere che i numeri
complessi esistono veramente in un mondo più ampio di quello
che percepisco e di cui posso solo osservare e misurare l'ombra ?
L'importante è che l'ombra corrisponda alle mie
misurazioni ed esperimenti.
Dopotutto quello che percepiamo
attraverso i sensi è poca cosa e anche il nostro cervello è
strutturato ai fini della sopravvivenza o poco più. Come posso
rifiutare una elegante impostazione che semplifica il panorama e
permette calcoli accurati ?
Così il mugugno si spegne e
passetto dopo passetto il fisico comincerà a ragionare con le
parabole che incontrano sempre l'asse delle ascisse in due punti
visibili od invisibili.
Se hai voglia di mugugnare fallo pure.
Perfino Einstein, che volentieri utilizzava i matematici per trovare
soluzioni ai suoi problemi, finiva per protestare di fronte ai
risultati da lui stesso cercati e spesso ottenuti (la negazione
dell'universo in espansione, la negazione dell'aspetto probabilistico
della fisica dei quanti, la non-localizzazione della funzione
d'onda).
Tuttavia anche il nostro amico fisico continua a
mugugnare. Dice che l'utilizzo dei numeri complessi è utile e
anzi indispensabile ma che si tratta pur sempre di un trucco
matematico (lui lo chiama trick perché è
americano).
Il nodo è che la fisica è una scienza
sperimentale e, se non spunta fuori una grandezza fisica complessa
misurabile in laboratorio, il fisico continuerà a lamentarsi e
a chiamarlo trick.
Ebbene una grandezza così ci
sarebbe ed è persino una grandezza familiare. Tocca proprio al
"tempo" piantare un coltello nella schiena del nostro
fisico.
Il fisico protesta : lui il tempo immaginario non l'ha mai
visto né misurato e quindi non ne vuole sapere.
Certo, lui
sa bene che dalla teoria della relatività è spuntata
fuori una relazione fondamentale fra il tempo e lo spazio, relazione
che si giustifica ipotizzando il tempo immaginario (Minkowski). La
proiezione nel nostro tempo ordinario invece viene fuori complicata,
come osservata su uno specchio deformante.
Tuttavia nientemeno che
Einstein preferì seppellire di questa relazione sotto una
coltre di tensori (che sono oggetti matematici potenti ma ancora più
astratti dei numeri complessi).
Ma la Natura non si fa mettere da
parte così, rilancia e ti butta fra i piedi qualcosa di ancora
più essenziale e fondamentale : la ψ della fisica
quantistica, qualcosa di così basilare che, per quanto se ne
sa, tutta la fisica e l'universo deriva da questa in ultima
analisi.
La ψ ha varie facce, ognuna delle quali appare come una
grandezza fisica diversa : l'energia, la quantità di moto, la
massa, la carica elettrica, lo stesso fatto che qualcosa esista od
accada.
Ebbene la misteriosa e fondamentale ψ deve
necessariamente essere espressa da un numero complesso e su questo
non ci piove.
Il fisico disperato comincia a fare discorsi
sconnessi. Dice che effettivamente lui adopera la ψ complessa da
mattina a sera ma non sa cosa sia e non sa neanche se esiste
veramente e che ormai ha rinunciato a capire di cosa si tratta
(parola di Feynman).
La fisica ha perso (per il momento) il
modello, cioè si usano le equazioni per prevedere il risultato
degli esperimenti ma senza capire cosa c'è sotto.
Ma la
Natura non si rassegna e non ci lascia in pace.
Schrodinger,
autore della più famosa ed utilizzata equazione di fisica
quantistica, osserva sommessamente che la sua espressione assomiglia
tanto ad un comune bilancio di energia ma in un tempo immaginario.
Nessuno gli da conto.
Anni dopo Feyman si trova davanti ad una
espressione della ψ che non può risolvere e a questo punto ha
un colpo di genio : sostituisce nell'espressione al tempo reale t il
tempo immaginario i t e d'incanto la famosa "somma dei cammini
di Feynman" fila liscia come l'olio.
Le lavagne dei fisici
di tutto il mondo si riempiono dei diagrammi di Feynman.
Immaginiamo
una scena : Feynman è felice ma vede le facce scure dei suoi
colleghi. Sa che i fisici hanno timore di maneggiare il tempo
immaginario e accusano chi ci prova di voler trasformare la fisica in
un “mess businnes” (traduzione omessa).
Teme per la
reputazione, cerca di giustificarsi: non voleva mettere in ballo il
tempo immaginario, ha fatto un altro trick e, pescando nei
suoi ricordi di matematica, seppellisce l'operazione sotto la
"rotazione di Wick".
Le facce si distendono. Adesso i
suoi colleghi fanno tutti i giorni la somma dei cammini e le
rotazioni di Wick, che funzionano a meraviglia.
La storia finisce
qua ? No, c'è un famoso fisico contemporaneo inglese, Stephen
Hawking che è paralitico (sclerosi laterale amiotrofica, una
malattia tremenda), non parla e riesce a muovere quasi niente a parte
una specie di mouse azionato otticamente muovendo una guancia ma ha
un cervello che funziona benissimo, ha vinto un premio Nobel, tiene
lezioni all'università e risponde alle tue domande su suo
sito.

Stephen
Hawking
Secondo
lui la storia dell'universo (cosmologia quantistica relativistica)
funziona molto meglio nel tempo immaginario.
Lì è
tutto più semplice, più lineare, più simmetrico
e privo di discontinuità.
Perfino il big bang appare come
un evento banale, una passeggiata sul polo nord di una sfera
spaziotemporale.
Anche contro di lui si sono rivolte le facce
scure per via del tempo immaginario.
Ma a lui il coraggio non
manca.
LO
SPAZIOTEMPO
OK, stiamo andando veloci. Siamo già al
1900. Un'altra scatola cinese si apre:
la "Teoria della
Relatività Speciale", la meccanica nello spaziotempo.
Abbiamo appena definito un bel teatro e già andiamo a
distruggerlo.
Prima
di distruggerlo completamente tuttavia ricordiamo che è il
nostro teatro di esseri umani e che gli esperimenti dovremo sempre
farli nel nostro teatro.

Il
percorso che indusse Lorenz, Minkowski ed Einstein a postulare lo
spaziotempo è affascinante. E' veramente difficile pensare ad
una Natura così semplicemente incredibile e così fuori
dal buon senso quotidiano !
Ma che cosa è venuto fuori
dagli esperimenti ?
Semplicemente che ci eravamo sbagliati. La
lunghezza della matita ∆l non è un invariante della
Natura.
Questa quantità sembrava invariante quando la
matita era ferma o quando viaggiava a piccola velocità
rispetto all'osservatore o quando era distante da un buco nero.
Ma
se la matita viaggia a velocità vicina a quella della luce (c
= 300.000 Km/sec) le cose cambiano.
La velocità c della
luce sembra lontana ma le particelle di cui siamo noi stessi siamo
fatti talvolta non sono tanto lente e poi la luce stessa, le onde
radio, le radiazioni nucleari...
Supponiamo che una befana si sia
munita di una velocissima scopa e, visto che ha fretta, si sia
portata un orologio. Adesso parte a tutto gas. Molti osservatori la
vedono volare.

Ebbene,
la befana a tutto gas dal suo punto di vista è tranquilla
mentre gli osservatori ne vedono delle belle.
La befana-scopa si
accorcia nel senso del moto, la sua massa (inerzia) aumenta e il suo
orologio rallenta man mano che si avvicina alla velocità della
luce.
Tutti questi fenomeni sono visti in maniera diversa da
osservatori che fanno capo a sistemi di riferimento diversi (uno è
fermo, un altro vola in aeroplano, etc.).
Begli invarianti avevamo
scelto !
Addio tempo nei cieli buono per tutti. Adesso ogni
osservatore ha il suo orologio e segnano tutti un'ora diversa.
Andiamo
al sodo. Esiste ancora un invariante del teatro spazio-temporale ?
Per fortuna, si.
Per trovare un vero invariante bisogna fare
una operazione matematica, bisogna aggiungere una dimensione allo
spazio, ipotizzare un nuovo spazio a quattro dimensioni x1,
x2, x3, x4 e quindi estendere ancora
il teorema di Pitagora :
∆s2
= ∆x12 + ∆ x22 + ∆x32
+ ∆x42
Ora
un punto in questo spazio si chiama "evento", la nuova
distanza ∆s si chiama "intervallo" fra due eventi per
distinguerla dalla lunghezza della matita ∆l nelle 3
dimensioni.
Naturalmente visualizzare uno spazio a quattro
dimensioni non è facile (anzi secondo me non è
possibile) ma può essere divertente provarci. Ci sono un sacco
di giochini che si possono fare con una dimensione in più. Ad
esempio si può fare apparire qualcosa dal nulla (se vuoi te lo
faccio vedere un'altra volta).
Ma la cosa non è ancora
così semplice, la quarta dimensione non è spaziale ma
temporale, il tempo è uno spazio e i due vanno misurati nelle
stesse unità (ad esempio il tempo va misurato in metri).
Per
ottenere unità di misura spazio-temporali unificate conviene
prendere come unità di misura delle velocità quella
della luce, quindi c = 1 .
Il teorema di Pitagora si deve
estendere così :
∆s2
= ∆x12 +∆ x22 + ∆x32
- ∆t2
Questo
è lo "spaziotempo" come proposto da Minkowski. Dal
punto di vista matematico si tratta di un teorema di Pitagora
modificato.
Herman
Minkowski
Domanda:
Nel teorema di Pitagora tutti i termini erano sommati fra loro mentre
ora il quadrato del tempo porta un segno meno. Perché ?
Bella
domanda !
Ebbene si, la Natura è fatta così. Il
quadrato del tempo è un numero negativo.
La mattonella di
tempo è una lacuna del pavimento di spazio (o viceversa
?)
Questo significa che il tempo non può essere
rappresentato da un numero reale perché nessun numero reale al
quadrato è negativo.
Posto
∆x42 = - ∆t2 abbiamo
x4
= ± i ∆t
Ok
, la dimensione tempo è immaginaria e si presenta subito
positiva o negativa come del resto le altre 3 dimensioni spaziali.
A
questo punto si aprono due strade : o prendiamo atto che la Natura
ama i quadrati e cerchiamo di riscrivere tutta la fisica basandoci
solo sulle superfici oppure adottiamo l'ipotesi del tempo
immaginario. La fisica ufficiale ama la prima strada e preferisce
considerare i numeri immaginari come un trick matematico.
Io
invece ritengo che l'ipotesi del tempo immaginario, oltre che essere
emozionante, lasci più spazio all'intuito e quindi la adotto
per questi appunti.
Domanda importante: Cos'è un evento "s"
?
Una posizione e un istante insieme. L' “ora e qua” di
qualcosa.
Altra domanda : Cos'è l'intervallo
spazio-temporale ∆s fra due eventi ? Questo è più
difficile.
Dici
: Ti va di scherzare ? Fai tante storie per trovare un invariante e
poi non capisci neanche cos'è ! Hai ragione.
L'intervallo
mi sfugge ma vediamo un caso particolare.
Ad esempio, dal punto di
vista della befana, gli assi di riferimento sono sulla scopa quindi
lei è ferma rispetto al suo sistema di riferimento. Le sue
personali coordinate ∆x1, ∆x2 e ∆x3
rispetto alla scopa sono nulle .
Eliminiamo pertanto i termini in
rosso:
∆s2
= ∆x12 +∆ x22
+ ∆x32 - ∆t2
∆s 2 = -∆t2
estraiamo la radice
quadrata a primo e secondo membro
∆s
= ±
i ∆t.
Quindi
l'intervallo ∆s è il tempo immaginario misurato dalla befana
sulla scopa, si dice: il "tempo proprio" della befana.
Quello che succede sulla scopa va rapportato al tempo proprio della
befana.
Ti faccio vedere come in pratica si adopera il tempo
proprio. Torniamo al caso generale con molti osservatori .
Siccome
per tutti gli osservatori ∆s è un invariante, tutti, sulla
base delle loro misure di spazio e di tempo sono in grado di
calcolarlo correttamente e questo è importante perché
dal ∆s si può capire come sistema diverso da te vede le
cose.
Ad esempio, quando si progettano gli acceleratori di
particelle, si deve usare la fisica come vista dalle velocissime
particelle, in particolare si deve usare il tempo proprio delle
particelle per capire come si comporteranno.
Ma io sono un
osservatore piuttosto voluminoso e non posso mettermi a cavallo di
particelle ad altissima velocità. L'unico sistema è di
usare la formula per vedere le cose dal loro punto di vista. Ti
assicuro che funziona a meraviglia e le particelle si guidano come le
automobili.
Ti
chiederai perchè stiamo insistendo tanto per cercar di capire
il senso dell'intervallo spaziotemporale ∆s.
La ragione è
che dobbiamo reimpostare il significato della nostra solita equazione
differenziale del campo:
∆2φ
= Sorgente
Adesso
la doppia variazione del campo (la collina di energia) non si
articola più nel solo spazio ma nello spazio e nel tempo anzi
nello spaziotempo. Così i conti tornano e tutto funziona
ancora in modo semplice.
Il campo φ
dell'elettromagnetismo nello spaziotemo ha un nome complicato : si
chiama "quadripotenziale". A noi appare come la normale
tensione elettrica, quella misurata in volt.
Questo
quadripotenziale è l'oggetto classico più vicino alla ψ
quantistica ma, essendo il risultato medio di molti fenomeni
microscopici ha un carattere ancora troppo statistico.
Un
inciso:
Ti chiederai come hanno fatto a capire che lo spaziotempo
esiste.
Ebbene, un certo astronomo Michelson si era messo in testa
di misurare la velocità della terra rispetto al defunto
"etere" supposto fermo.
Per farlo usava raggi di luce e
gli capitava di misurare sperimentalmente la velocità della
luce più quella della terra. Pur cambiando la direzione della
luce il risultato sperimentale della somma stranamente non cambiava
mai ed era sempre la velocità della luce. Un risultato
apparentemente assurdo.
Adesso che abbiamo lo spaziotempo, la
costanza della velocità della luce rispetto a qualsiasi
sistema di riferimento immobile od in moto risulta facilmente dagli
sviluppi matematici (che ovviamente quì tralascio ma potrai
approfondire per tuo conto). Addirittura la velocità della
luce nella nostra impostazione non è che un semplice numero,
un cambio di unità di misura per accorpare meglio spazio e
tempo, non può quindi cambiare.
Einstein costruì la
teoria della relatività a partire da alcuni principi, di cui
uno è proprio quello della costanza della velocità
della luce e ricavò, con l'aiuto di Minkowski, lo spaziotempo.
Quindi fece un percorso inverso al nostro.
Questa procedura è
normale. In genere i principi si basano su dati sperimentali.
Io
ho preferito il percorso inverso perché il principio della
costanza della velocità della luce mi sembra meno intuitivo di
una estrapolazione dello spazio da 3 a 4 dimensioni. Ti dico questo
nel caso avessi voglia di approfondire su veri testi di fisica.
FISICA
RELATIVISTICA
Il solito Einstein ci dà sotto e
porta la meccanica classica nello spaziotempo.
Si tratta di una
operazione piena di grandiosi risultati e nello stesso tempo è
ingannevole.
Infatti la meccanica classica è destinata ad
essere superata alla grande dalla meccanica quantistica.
La
semplice fusione fra meccanica classica e relatività produce
ancora una teoria classica (ossia imperfetta e non utilizzabile per
fenomeni microscopici), da usare con precauzione solo con ricetta
medica.
Ma, invece di prendere le distanze, osserviamo alcuni dei
risultati classici grandiosi ed accertati.
QUANTITA' COMPLESSE
Ci
si può chiedere come appaiono le grandezze fisiche in uno
spazio complesso.
Ebbene appaiono complesse anche loro. Ad esempio
l'energia complessa è un vettore spaziotemporale che racchiude
in se tutte le valenze della classica quantità di moto
(vettore spaziale) e della classica energia (vettore temporale).
Nel
tentativo di "vedere" qualcosa nello spaziotempo complesso
spesso si utilizza un semplice diagramma con lo spazio in ascisse ed
il tempo in ordinate.
Questi diagrammi vengono chiamati di Gauss
quando riguardano la matematica, di Minkowski quando riguardano la
teoria della relatività, di Feynman quando riguardano la
fisica quantistica.
Attenzione: questi diagrammi sono utili ma
non ti fanno vedere lo spaziotempo. Infatti, come sappiamo, lo spazio
in cui noi "vediamo qualcosa" è lo spazio dove vale
il teorema di Pitagora classico mentre nello spaziotempo vale il
teorema di Pitagora modificato con i numeri complessi.
MASSA
Girando
e rigirando le formule della relatività speciale ad Einstein
venne fuori una espressione imprevista e sorprendente ma
inequivocabile:
E
= m
L'energia
E e la massa m sono la stessa cosa. La massa è energia,
nient'altro che energia.
Talvolta la formula si scrive E = m c2
ma ricordiamo che, per misurare spazio e tempo nelle stesse unità
di misura abbiamo posto la velocità della luce c = 1.
La
formula è buona, buonissima. E' provato sperimentalmente che
la massa si può distruggere generando energia (quindi
generando fotoni) e che un fotone ben dotato di energia può
trasformarsi in particelle dotate di massa.
Sembra che il mistero
della massa sia ad un passo dalla soluzione, sembra che il panorama
classico (massa ed energia nello spaziotempo) si possa facilmente
semplificare in un solo attore protagonista (energia nello
spaziotempo).
Tuttavia manca (almeno per quei pignoli dei fisici)
un piccolissimo ma essenziale passo: bisogna riuscire a descrivere,
quantificare e verificare come l'energia si debba arrangiare per
determinare tutti i fenomeni che cumulativamente identifichiamo con
la massa (attrazione gravitazionale + inerzia).
Come vedremo
subito l'attrazione gravitazionale viene fuori dalla teoria della
relatività generale ma l'inerzia no o almeno non del tutto.
Come già anticipato, la scatola cinese della massa è
ufficialmente ancora chiusa.
RELATIVITA' GENERALE E
COSMOLOGIA
Einstein prosegue e crea la "teoria della
relatività generale", la moderna cosmologia.
La
relatività generale tratta un solo tipo di forza (od energia
potenziale): l'attrazione gravitazionale, che tiene noi sulla terra,
la terra attorno al sole, il sole nella galassia e così via.
Ricordiamo tuttavia che la forza gravitazionale è
infinitamente più piccola di quella elettromagnetica che a sua
volta è molto più piccola di quella nucleare.
La
cosmologia nasce dal fatto che le forze elettromagnetiche e nucleari
si compensano quasi sempre e quindi a grandi distanze non agiscono
per cui la piccola forza gravitazionale diventa alla lunga
protagonista .
Le
masse (e quindi l'energia) hanno un rapporto intimo con il tessuto
dello spaziotempo. Attorno alle masse lo spaziotempo si distorce come
per ripristinare una simmetria violata e cosi nasce la forza di
gravità: un imbuto di spaziotempo che attira al suo interno le
altre masse e che dà una consistenza fisica al campo di
energia potenziale gravitazionale.
L'universo è una somma
di imbuti che alla fine si auto-avvolge in una forma geometrica a
quattro dimensioni. La causa e l'effetto non si distinguono più
con chiarezza mentre la mente abbraccia un universo di straordinaria
eleganza.
L'universo visibile (cioè una minima parte
dell'universo) nel suo insieme non è poi così distorto
come certe pubblicazioni lasciano credere. Le misurazioni più
recenti descrivono un "universo piatto" cioè un
universo in cui la geometria di Euclide è sempre buona e due
rette parallele non si incontrano.
Localmente invece piccole masse
creano piccoli imbuti e grandi masse concentrate in poco spazio
possono creare un buco nero, così energico che nulla può
sfuggire dal suo interno e così distorto da fermare il tempo:
fine della storia per chi cade dentro.
Le masse cosmiche sono
distribuite in modo abbastanza uniforme e sono talmente distanti che
la situazione generale che esse determinano (il campo di spaziotempo)
cambia molto lentamente.
Sebbene i corpi celesti si muovano a
velocità fantastiche, le enormi distanze fanno apparire il
cielo quasi statico e si parla erroneamente di stelle fisse.
Il
secchio e la stazione spaziale di cui abbiamo accennato in precedenza
reagiscono "istantaneamente" a una rotazione rispetto
all'universo perchè si confrontano con questo campo quasi
statico di spaziotempo (il fantasma dell'etere).
Tuttavia ci sono
eventi terribilmente traumatici, come l'esplosione di una stella o
"supernova", che dovrebbe generare un'onda gravitazionale,
cioè un'onda di spaziotempo, poco più che un'onda di
niente, molto difficile da rilevare.
I
fisici si sono piazzati in una caverna profonda del Gran Sasso e li,
protetti dalle radiazioni cosmiche aspettano che avvenga nelle
relative vicinanze della terra qualche grosso evento cosmico che
produca un'onda di spaziotempo rilevabile.
Sono già passati
parecchi anni e l'auspicato (da loro) evento cosmico ritarda ma loro
non demordono, con gli strumenti sempre pronti e ben oliati. Chi la
dura....
La sorprendente soluzione di identificare la forza
di gravità con una distorsione dello spaziotempo è
assai importante perché lo spaziotempo è il nostro
teatro e piano piano il teatro diventa anche l'attore.
In qualche
modo un'altra forza viene cancellata dall'elenco come già
fatto per quelle di inerzia. La forza di gravità (o l'energia
potenziale gravitazionale) non esiste più, esiste lo
spaziotempo distorto dalla presenza delle masse-energia.
Abbiamo
detto che la teoria della relatività generale tratta solo di
campi gravitazionali. Infatti non riesce a spiegare nulla a livello
atomico dove dominano le forze elettromagnetiche. Avremmo quindi
bisogno di una sua estensione all'elettromagnetismo.
Einstein
cercò senza successo fino alla morte di introdurre il campo
elettromagnetico nella teoria della relatività generale
(ovvero di spiegare l'eletromagnetismo come una vibrazione dello
spaziotempo).
Qualcosa sfugge nella grandiosa architettura di
Einstein. L'elettromagnetismo è un concetto classico basato
sull'energia della fisica classica. La scontrosa ψ , malvista da
Einstein, aspetta con pazienza il suo turno.
FOTONI
Un'altra
specialità di Einstein è avere condiviso con Planck la
visione della luce come pioggia di fotoni dando così origine
alla fisica quantistica.
Continuando ad accelerare le normali
particelle, la loro massa cresce con una rapidità incredibile
finché capisci che è impossibile per una particella
dotata di massa raggiungere la velocità della luce.
D'altra
parte una particella priva di massa (come ad esempio il fotone) deve
necessariamente andare a velocità della luce. Un fotone fermo
o lento non esiste.
Che sarà mai questo fotone ? Certo non
è pensabile cavalcare un fotone a velocità della luce
ma ammettiamo per gioco che sia possibile.
Scommetto che ti
piacerebbe. Altro che viaggi per il mondo !
Cosa succede ? Follie
! Il tempo per te si ferma. Nella direzione in cui ti muovi
l'universo ti appare contratto in un sol punto e quindi sei ovunque
come un pensiero. Nello stesso istante senti di partire e
arrivare.
Un fotone non si può stancare nè può
cambiare durante il viaggio perché per lui il viaggio non
esiste.
Se la luce di una stella lontana è tenue ciò
accade perché stai ricevendo pochi fotoni ma ogni singolo
fotone non si attenua con la distanza. Arriva fresco e tranquillo
come se non avesse viaggiato affatto.
Questa circostanza ci
consente di avere conoscenza delle lontane galassie fino ad
incredibili dettagli: basta avere pazienza e raccogliere i fotoni
necessari ad esempio in una fotografia.
L'orologio fermo del
fotone è alquanto difficile da intuire.
Eppure il fotone
sembra comportarsi come se, sin dalla partenza sapesse dove e come
andrà a morire per quanto lontano sia.
Molti esperimenti
hanno tentato di fregarlo cambiando le carte in tavola durante la
corsa ma senza alcun successo. Il fotone si adegua alle circostanze
sin dalla partenza.
E' sufficiente la spiegazione relativistica
per spiegare la preveggenza del fotone ?
Non mi sembra. Il fotone
durante il viaggio sembra quasi ibernato. Il viaggio sembra
istantaneo a lui ma non a noi che dobbiamo aspettare la luce degli
astri per tempi lunghissimi. Ci vuole qualcos'altro. Ci vuole ψ
.
SIMMETRIA
E INVARIANTI
La simmetria in fisica è definita in
un modo più ampio di quanto siamo abituati a pensare. Ad
esempio se le leggi di fisica non cambiano andando da un posto ad un
altro questa viene definita una simmetria alla traslazione spaziale,
se le leggi di fisica non cambiano se guardo in una direzione o in
un'altra, questa viene definita una simmetria alla rotazione, se le
leggi di fisica non sono cambiate fra ieri e oggi questa viene
definita una simmetria temporale.
Queste simmetrie
spazio-temporali sono semplici da capire (anche se la simmetria del
tempo è un po dura da accettare per chi non c'è
abituato) ma nessuno avrebbe pensato che gli invarianti fisici tanto
cercati e preziosi fossero una conseguenza diretta di queste
simmetrie. Ci ha pensato una matematica tedesca.
Emmy Noether
Emmy
Noether, 1882-1935, studiò matematica come uditrice in quanto
le donne non potevano essere ammesse come studentesse ai corsi. Entrò
in contatto con i più grandi matematici del tempo. I nazisti
la costrinsero ad abbandonare l'insegnamento perché di
religione ebraica. Come molti altri studiosi, si rifugiò negli
Stati Uniti dove morì.
Noether dimostrò che ad
ognuna delle simmetrie corrisponde un invariante fisico.
In
sostanza i caratteri di invarianza attribuiti al complesso di
concetti che ruotano attorno all'energia sono solo conseguenze della
simmetria spaziotemporale. I concetti di causa ed effetto, già
offuscati dall'energia totale invariante, continuano a perdere
visibilità dietro quelli di simmetria.
La simmetria e non
l'invarianza è il perno della fisica.
Il teorema di Emmy
Noether venne definito da Einstein un monumento del pensiero
umano.
TERZO
COMMIATO: SENTIRE LO SPAZIOTEMPO
Io credo che un giorno,
quando la nostra corteccia si sarà ben bene dilatata
percepiremo lo spaziotempo.
Adesso purtroppo è difficile ed
è invece facile cadere in alcune trappole semplicistiche.
Ad
esempio molti e autorevoli fisici di stampo classico assumono una
posizione minimale e dicono che lo spaziotempo è la stessa
cosa dello spazio e del tempo ordinari tranne alcuni effetti minori
che si manifestano in condizioni insolite.
All'opposto i più
avveduti mettono in evidenza che, se il tempo equivale ad una
dimensione spaziale, l'universo non ha una storia ma una forma e la
cosmologia non è che lo studio delle possibili forme
dell'universo nello spaziotempo. Questa visione è potente e
funzionale allo studio delle simmetrie ma ha un peccato filosofico:
osserva l'universo dall'esterno anzi da uno spazio e un tempo
ordinari esterni all'universo stesso come se si trattasse di un film
cristallizzato in una sequenza di fotogrammi fissati per sempre sul
supporto. Ma noi siamo dentro il film e l'esterno del film non esiste
(... forse).
Un'altra caratteristica importante del tempo come
dimensione spaziale è che non c'è una vera ragione
perchè non possa essere percorso a ritroso ed in realtà
la fisica quantistica lavora in un tempo immaginario che viene
percorso in tutti e due i sensi (dal passato verso il futuro e
viceversa).
A questo punto la domanda cambia : cos'è il
tempo ordinario, quello che noi percepiamo e che scorre sempre dal
passato verso il futuro ? Il filosofo-poeta- mistico salta subito sul
carro: un sogno, un'illusione, un parto della nostra fantasia.
Non
credo proprio, caro filosofo. Il tempo ordinario si misura anche con
grande precisione ed è lo stesso tempo che usiamo nelle
formule e che funziona molto bene.
Sono gli aggettivi che
cambiano: lo riteniamo diverso dallo spazio perchè non
riusciamo ad immaginare quella piccola "i" che lo
accompagna ; riteniamo che si articoli sempre verso il futuro perchè
non riusciamo a percepire in un sol colpo la forma (o il senso ?)
della vita; riteniamo che fluisca con continuità mentre
l'orologio ci suggerisce il contrario: uno scatto per ogni
oscillazione del pendolo, nulla fra uno scatto e l'altro.