IL FANTASMA DELL'ETERE (INDICE)
APERTURA
Più
si va avanti e più la matematica diventa ardua mentre
l'intuizione della realtà fisica diventa difficoltosa.
In
questo capitolo ti propongo alcune suggestioni matematiche per dare
un'idea dell'atmosfera rarefatta in cui la fisica si muove.
Ciò
non vuol dire che i piccoli spunti che evocherò si allontanino
dalla qualità di divertente, irresponsabile divagazione fin
quì seguita.
Ricapitoliamo quanto abbiamo cercato di
intuire in precedenza:
1) la sensazione dello spaziotempo a
quattro dimensioni dove lo spazio "x" e il tempo
immaginario "i t" si compongono e si rimbalzano qualcosa in
un contesto di totale simmetria;
2) la sensazione che massa "m"
ed energia E non sono che forme diverse della pulsazione ω
di oscillatori ψ complessi;
3) la sensazione della
matematica dei campi cioè della sorgente che crea i campi ed i
flussi;
4) la sensazione della duttilità e potenza delle
onde sia nel nascondersi in un impercettibile rumore sia nel creare
grandiosi sistemi risonanti caratterizzati da acutissimi picchi di
frequenza-energia;
5) la sensazione dello scienziato che perde il
conto dello sterminato numero di sistemi coinvolti nel fenomeno in
esame e precipita nella matematica del caso perdendo la percezione
della simmetria del tempo;
6) la sensazione dello sperimentatore
che, inserendo strumenti in un contesto così delicato disturba
la fase di ψ, produce decoerenza , raccoglie apparenti corpuscoli dotati
di energia e si dà un'immagine della realtà basata su
queste apparenze.
Ecco, questi argomenti forse non sono facili
da intuire e sicuramente non sono stato in grado di porgerli
adeguatamente ma ora ti chiedo ancora di più, uno sforzo
sovrumano: sentire tutti questi punti di vista
contemporaneamente.
Dai, amico matematico, facci sognare !
UN
NUMERO MAGICO
Il grande matematico Eulero (1707-1783),
era svizzero, generava matematica senza sforzo (886 pubblicazioni)
come gli altri uomini respirano.
Era simpatico, di vasta cultura. Ebbe molti figli.
Produceva matematica mentre giocava con i suoi bambini. Divenne cieco
per la cataratta ma continuò a dettare matematica ai sui
allievi. Morì serenamente nella sua poltrona, sorseggiando un
tè.
Eulero
Parlare
di magia in matematica non è appropriato.
Tuttavia certi
numeri hanno proprietà notevoli. Tra i numeri più
importanti citiamo zero, uno, pigreco = 3,1415...e il numero
immaginario "i".
In aggiunta, c'è un numero
talmente importante da non poter proseguire senza averne fatto la
conoscenza, talmente notevole che forse l'appellativo “magico” è
appropriato.
Questo numero in matematica spunta da tutte le
parti. Il primo ad averlo notato fu un certo Napier (o Nepero) ma a
portarlo completamente alla luce fu Eulero. Per questo si chiama
"numero di Eulero" e si indica con la lettera minuscola
"e".
Si tratta del numero e =
2,71828182845904523536..... , infinite cifre dopo la virgola,
aperiodico quindi un numero irrazionale, un numero apparentemente
qualunque. Non daresti un soldo per un numero così.
Se
cerchi su internet “Euler number” troverai più di un
milione di siti e ognuno parla di cose diverse ma nessuno risponde
esaurientemente alla domanda “che cosa esprime veramente il numero
di Eulero ?”
Si potrebbe scrivere un libro sulle sue proprietà,
una forza scatenata !
Una proprietà spicca fra
tutte.
Bisogna scrivere una funzione così:
ex
(leggi: “e” elevato alla “x”)
E'
una funzione esponenziale, il numero "e" di Eulero compare
alla base, il numero “x” è l'esponente. Cominciamo bene.
Un numero qualunque, irrazionale, magico elevato a potenza ! E che
potenza ! La x può assumere qualunque valore nel campo dei
numeri complessi (quindi positivi e negativi, reali ed immaginari).
Ma cos'ha di speciale l'espressione ex ?
Ebbene,
al variare di x, la variazione di ex è sempre
uguale ad ex.
Nota, non sto dicendo che ex
è un invariante ma che ex coincide con il suo
cambiamento. Una affermazione sottile e sconcertante in termini
filosofici ma chiara e netta i termini matematici.
In particolare
nel campo dei numeri "x" immaginari si hanno le sorprese
più grandi e quindi andiamo al sodo e sostituiamo ad "x"
un numero immaginario "i α"
(non so se la scelta della lettera alfa α ti suggerisce qualcosa):
ψ
= eiα
Questa
espressione è nota come l'esponenziale complesso ed è
uno specchio magico.
Quello che vedo deve essere semplice e
importante ma sono troppo stupido per capire. Resto ad osservare e a
registrare il riflesso ma niente più.
Il solito Eulero
dedusse per via esclusivamente matematica che l'esponenziale
complesso è una funzione periodica e si può scindere in
due vibrazioni sinusoidali, una reale e una immaginaria. L'insieme è
quindi una vibrazione complessa.
Questa straordinaria espressione
è il mattone con cui di solito si costruiscono le innumerevoli
soluzioni della più famosa equazione differenziale: quella del
campo generato da una sorgente nello spaziotempo :
∆2
ψ
= S
Eulero
non conosceva lo spaziotempo complesso e neanche la fisica
quantistica. Che commento fece all'esponenziale complesso ? Nessuno.
I matematici lavorano così. Continuano a sfornare
matematica per gli altri. Sono soddisfatti della perfezione della
pura logica e magari se ne fregano della fisica. Sanno di essere
eterni e ritengono che, un passo dopo l'altro, la fisica diventi
matematica.
Dico: Aspettate un momento prima di fare sparire la
fisica. Cerchiamo di ragionare. Cos'è fisicamente l'esponente
dell'esponenziale complesso α
?
Risponde il matematico: è un angolo.
Un angolo ? Che
c'entra un angolo ? Un angolo fra che ?
LA
MAGICA FRECCIA
Gauss (1777-1855) era un grande matematico
tedesco.
Gauss
Al
contrario di molti geni che si formano pian piano coltivando la loro
qualità in duri anni di tirocinio, Gauss manifestò
subito di che pasta era fatto. All'età di sette anni il suo
maestro elementare diede come compito alla scolaresca il calcolo
della somma dei numeri interi da 1 a 100. L'intera classe si apprestò
alla lunga fatica ma Gauss diede subito il risultato. Solo dopo un
certo tempo il maestro si rese conto che era esatto. Come fece il
bambino Gauss ? Sommò il primo numero (1) e l'ultimo (100)
ottenendo 101. Poi sommò il secondo (2) e il penultimo (99)
ottenendo sempre 101 e così via. Di queste somme se ne devono
fare 50 quindi il risultato è 50 x 101 = 5050. Elementare, no
?
Gauss,
lavorando sui numeri complessi, trovò il modo di
rappresentarli su un piano contenente due assi, uno reale e uno
immaginario.
Nella figura che segue ci sono due assi; scegli tu
quello reale e quello immaginario. Il risultato è lo
stesso.
In questo modo il nostro numero complesso appare come una
freccia che, al crescere dell'angolo α
, ruota come la lancetta di un orologio.
Assomiglia (non a caso) a
quella che abbiamo osservato nel capitolo sulle onde.
Sappiamo
che ψ0
è la lunghezza della freccia, il modulo.
Al passar
del tempo la freccia si sposta di un certo angolo di fase α
che, come già sappiamo, si ottiene moltiplicando la pulsazione
per il tempo.
α
= ω t
Siamo
tornati quindi da dove siamo partiti per descrivere le onde in genere
ma adesso abbiamo qualcosa in più : sappiamo che "i α"
è l'esponente nella formula che esprime la soluzione
dell'equazione differenziale di un campo nello spaziotempo
complesso.
Questa espressione si può quindi
riscrivere includendo il modulo ψ0 :
ψ0
ei ω t
Ecco
quindi un orologio che gira in un piano complesso, l'incantevole
freccia evocata da Feynman nelle sue lezioni : un oscillatore nello
spaziotempo, una apparente particella che pulsa.
Se la modalità
con cui è venuto fuori questo straordinario oscillatore ti
sembra un po troppo matematica non devi preoccuparti. In realtà
nessuno ha chiaro il significato fisico preciso di queste cose. Siamo
ai confini della conoscenza e della comprensione. Si sa solo che i
conti tornano e che la magica freccia che ruota nel piano di Gauss è
la chiave che apre il mondo delle molecole, degli atomi, delle
particelle.
E' inutile tornare a parlare delle interpretazioni.
Abbiamo passato il Rubicone e non resta che andare avanti con
coraggio.
ONDE
COMPLESSE NELLO SPAZIOTEMPO
Nel capitolo sulle onde
abbiamo detto che un oscillatore emette onde progressive nello
spaziotempo ed abbiamo visualizzato queste onde.
Adesso ci
troviamo di fronte ad un oscillatore complesso, un orologio
spaziotemporale.
Come possiamo visualizzare onde emesse da un
oscillatore complesso ?
L'orologio
emette immagini di se stesso e queste immagini ormai cristallizzate
viaggiano disegnando nello spazio una spirale che avanza
rigidamente.
Questo trenino di foto di orologi complessi
assomiglia a un'onda progressiva.
In realtà è
abbastanza più complicata di quella che abbiamo descritto nel
capitolo sulle onde ma la descrizione dei fenomeni osservati in detto
capitolo, con i dovuti aggiustamenti, è ancora valida ed utile
e ci consente di ragionare e intuire come aspiranti scienziati.
SIMMETRIA
DEL TEMPO IMMAGINARIO
Siamo ancora nella prima metà
del novecento a valle dei congressi di Bruxelles.
Paul Dirac
(1902-1984) inglese, è un genio a tutto tondo, carattere
tagliente, ingegnere con una fortissima cultura matematica.
Paul
Dirac
Ha
partecipato al congresso Solvay (compare nella foto di gruppo).
La
specialità di Dirac è di utilizzare esclusivamente la
matematica arrivando ad equazioni che riproducono correttamente lo
svolgimento dei fenomeni ma che sono incomprensibili dal punto di
vista fisico.
Dirac porta con successo la meccanica quantistica
nello spaziotempo e elabora un modello matematico della struttura
interna dell'elettrone.
In questa teoria l'elettrone ha uno
strano (naturalmente incomprensibile) effetto di trottola, si chiama
"spin" ed è confermato sperimentalmente esistente in
tutte le particelle.
Ma
Dirac intuisce qualcosa di più.
L'equazione differenziale
del campo
∆2
ψ
= Sorgente
è
di secondo grado e quindi, nel caso di un oscillatore piccolissimo e
fermo, ammette non una ma due soluzioni che chiameremo ψ e ψ* .
Esse si dicono coniugate e (nel caso più semplice), hanno la
forma:
ψ
= ψ0 ei ω t
ψ*
= ψ0 e-i ω t
Possiamo
notare che il segno meno, che differenzia la soluzione ψ* da ψ, si trova davanti
alla espressione che contiene il tempo immaginario "i t".
Si
tratta di un orologio con due lancette che girano in senso opposto
come se si riflettessero in uno specchio.
La
Natura nelle sue più semplici manifestazioni è
simmetrica non solo rispetto allo spazio ma anche rispetto al tempo:
i fenomeni microscopici che stiamo descrivendo si svolgono
contemporaneamente sia dal passato verso il futuro che dal futuro
verso il passato. La freccia che ruota in senso opposto in realtà
viaggia indietro nel tempo immaginario.
Come
ci appare un orologio che va indietro nel tempo ? Esattamente come un
orologio che ruota in senso inverso.
La somma delle due frecce
ruotanti determina un oscillatore sinusoidale di ampiezza reale (la
freccia risultante si trova sempre sull'asse reale delle ascisse) e
determina altresì una perfetta cancellazione sull'asse
immaginario delle ordinate.
Eulero aveva già espresso
questo concetto in una formula fondamentale considerata da sempre
misteriosa e magica ma indubbiamente corretta :
ei
ω t + e -i ω t = 2 cos ω t
Dirac
sviluppò in modo alquanto più complesso le due
soluzioni applicate all'oscillatore elettrone, prevedendo
teoricamente l'esistenza di un antielettrone, antiparticella di un
elettrone.
Si verificò sperimentalmente che l'antielettrone
effettivamente esiste, si chiama "positrone" e viene spesso
utilizzato in quella sofisticata analisi clinica radiologica
denominata PET.
In realtà ogni particella ha la sua
antiparticella simmetrica.
SIMMETRIA
DELLO SPAZIOTEMPO
Richard
Feynman, (1918-1988) americano, premio Nobel, è uno dei più
noti scienziati (quasi) contemporanei, dotato di humor, fervida
fantasia ma soprattuto gran lavoratore.
Riesce a concentrarsi su
un problema molto a lungo e lo aggredisce da tutti i lati con i
sistemi matematici che conosce finché pian piano il problema
cede.
Richard
Feynman
La
sua missione sembra in certa misura opposta a quella di Dirac: cerca
di semplificare, schematizzare, visualizzare fin dove possibile,
riportare la fisica con i piedi a terra.
Coltiva
contemporaneamente tutti i punti di vista e sostiene che un fisico
dovrebbe usarli tutti a seconda della convenienza.
E' l'inventore
del "path integral" (la somma delle storie di cui abbiamo
già detto a proposito delle onde), dei "diagrammi di
Feynman" e delle "regole di Feynman". Questi strumenti
hanno dato origine alla formulazione moderna dell'elettrodinamica
quantistica e sono stati estesi alla "Teoria Quantistica dei
Campi" (quantum field), cioè la struttura matematica
attuale della fisica applicabile a tutte le particelle.
Feynman è
stato anche un grande divulgatore ed espone la QED in
un famoso opuscolo tratto da una conferenza di 4 giorni in Nuova
Zelanda.
L'andamento della conferenza riflette il modo di pensare
di uno scienziato e il filo del discorso si snoda tra esperimenti di
ottica e di meccanica quantistica.
Sebbene il testo della
conferenza per la sua semplicità sia assunto come base di
corsi divulgativi di fisica nelle sezioni sperimentali di alcune
scuole medie superiori e nelle fasi introduttorie di alcuni corsi di
universitari di fisica, molti rimangono delusi come se non avessero
trovato qualcosa che spesso invece abbonda in altri testi divulgativi
meno qualificati.
Mi
spiego. Se intervisti un grande alpinista, quello vuol parlare di
tecniche per arrampicarsi, ganci e grappini, meteorologia, ghiaccio,
etc. Ma tu vuoi sapere se, quando raggiunge la vetta, si sente più
vicino a Dio. Questo ha a che fare con la sua personalità di
uomo e non con quella di alpinista. La domanda lo spiazza e lo
indispone perché non vede la ragione di mettere in gioco la
sua sfera personale in un ambito di rigore professionale. Feynman
parlava e scriveva anche di argomenti filosofici ma in un ambito
diverso, un ambito non rigoroso in cui ognuno può esprimere il
suo punto di vista senza pretese.
Nelle sue lezioni Feynman
descrive la Natura attraverso una freccia analoga a quella di cui
abbiamo già fatto uso, una freccia matematica che ruota in un
misterioso orologio nascosto dentro un elettrone.
La freccia di
Feynman si propaga all'esterno dell'elettrone, riempie lo spazio
tempo e determina la fisica di ogni fenomeno.
“E
adesso tenetevi saldi, non perché quello che si deve fare sia
difficile ma perché è assolutamente ridicolo: si devono
tracciare tante piccole frecce su un foglio di carta, e basta !”
Feynman QED
Feynman
nei suoi studi di dottorato affrontò in modo aperto studio
delle onde complesse atemporali di ψ.
Ripartiamo
dalla solita equazione dei campi nello spaziotempo
∆2
ψ
= Sorgente
Supponiamo
di essere lontani dalla sorgente e poniamo quindi Sorgente = 0.
∆2
ψ
= 0
Ci
poniamo nel caso più semplice e monodimensionale. Anche in
questo caso le soluzioni sono due coniugate
ψ
= ψ0 eiω(∆x-∆t)
ψ*
= ψ0 e-iω(∆x-∆t)
Come
vedi, ad esponente oltre al tempo è apparso lo spazio, come
era prevedibile visto che le onde si muovono.
Il segno meno ad
esponente, che differenzia la seconda espressione dalla prima, ora
non inverte solo da direzione del tempo ma quella dello
spaziotempo.
Vediamo di orientarci in questo intrigo. Operiamo
passo dopo passo scomponendo una inversione spaziotemporale in una
inversione spaziale seguita da una temporale.
La figura mostra
un omino che corre da sinistra verso destra. Questo omino con i
dovuti aggiustamenti potrebbe rappresentare una particella massiccia
od un fotone che si muovono nella stessa direzione.
Operiamo
ora una inversione spaziale. Adesso l'omino si muove da destra verso
sinistra.
Aggiungiamo
ora una inversione temporale.
Alt. Ovviamente di fronte
all'inversione del tempo il nostro sano buon senso si ribella:
qualcuno ha mai viaggiato verso il passato?
La domanda è
mal posta. La domanda giusta è: visto che io percepisco solo i
fenomeni che si sviluppano dal passato verso il futuro, come mi
apparirebbe dinamicamente un fenomeno di inversione temporale ?
La
risposta almeno in parte non è difficile: se proiettiamo
all'inverso un film noteremo che le persone camminano rinculando
all'indietro. Quindi l'inversione temporale ci appare come una
ulteriore inversione della direzione spaziale (da sinistra a destra)
più un comportamento strano dell'interessato (rincula come
nella seguente figura).
Rappresentiamo
infine le due soluzioni : quella originale e quella dopo una
inversione spaziotemporale. I due omini si muovono appaiati da
sinistra a destra ma il secondo rincula.
Vanno
ambedue nella stessa direzione come un tutt'uno ma il secondo
(l'antiparticella) viene dal futuro.
Sembra quindi che un
elettrone viaggi sempre appaiato ad un antielettrone.
Ma perchè
l'antielettone si rende visibile solo in alcune circostanze ?
La
cosa non è chiara: Qualcuno parla di asimmetria dell'universo,
Dirac creò un'immagine detta "mare di Dirac", altri
parlano di spostamento dello zero dell'energia. Io dico solo che la
cosa non mi è chiara e la lascio li.
INTERPRETAZIONE
TRANSAZIONALE
Il fotone è una particella senza
massa e senza carica, in sostanza qualcosa di simile ad una semplice
onda.
Qual'è l'antiparticella del fotone ?
Applichiamo i
concetti espressi nel paragrafo precedente e ci
chiediamo che aspetto avrebbe un'onda progressiva dopo un'inversione
spaziotemporale.
Grazie alla sua simmetria di onda periodica non
potresti distinguerla dall'originale e quindi non ti accorgeresti che
rincula. Il fotone è l'antiparticella di se stesso.
Le onde
progressive di ψ che vanno avanti nello spaziotempo si dicono
"ritardate", le onde che vanno indietro nello spaziotempo
si dicono "anticipate". Ambedue si muovono nello stesso
senso (frecce piccole) e si sommano per interferenza dando origine ad
un'onda apparentemente unica e reale. Ciò non ostante la
seconda delle due è diversa dalla prima perchè viene
dal futuro. Nella figura è stato ancora riportato l'omino che
rincula per ricordare che una delle due è un antifotone ma la
realtà del fotone quale ci appare è la somma delle due
onde identiche che corrono nella stessa direzione.

Siamo
negli anni quaranta. Richard Feynman è giovane e sta
preparando la sua tesi di dottorato col prof. Wheeler (altro
geniaccio).
La storia di questa tesi è buffa perché
Feynman ci si dedicò anima e corpo con buoni risultati ma,
rendendosi conto che si trattava solo dell'inizio di una strada
impervia, controcorrente e quindi non coadiuvato da altri
ricercatori, nel seguito della sua carriera di professore e
ricercatore si allineò parzialmente alle teorie del tempo
nascondendo le onde sotto la solita freccia di cui asseriva di non
conoscere la natura.
La teoria continuò ad ispirarlo per le
scoperte successive ma lui non ne parlava volentieri. Ne accennò
più tardi, nel finale del suo discorso in occasione del premio
Nobel :
"Così, cosa è accaduto alla vecchia
teoria di cui mi ero innamorato come un ragazzo? Bene, direi che è
diventata una vecchia signora, che le sono rimaste poche attrattive e
che i giovani oggi non sentono più il cuore pesante quando la
guardano. Ma noi possiamo dire il meglio che si possa per una vecchia
signora, che è stata un'ottima madre e che ha messo al mondo
ottimi figli.
Ed io ringrazio l'Accademia Svedese delle Scienze
per aver premiato uno di loro.”
Il tempo fa giustizia.
Recentemente un fisico americano, il prof. Cramer l'ha recuperata,
aggiornata e arricchita (Interpretazione Transazionale). Altri ormai
la prendono a riferimento e la usano anche a scopo didattico. Sembra
che delle numerose interpretazioni sia quella più adatta a
capire i fenomeni quantistici.
A prima vista sembra che questa
combinazione di onde anticipate ed onde ritardate sia una inutile
complicazione in quanto la somma delle due onde coniugate è
reale come del resto sono reali le onde elettromagnetiche
classiche.
Vediamo però se, guardando il fenomeno nella sua
completezza, ora possiamo rispondere a qualcuna delle domande poste a
proposito del dramma quantistico.
Anzitutto l'onda ritardata viene
generata dall'elettrone emettitore nel passato mentre l'onda
anticipata è generata dall'elettrone assorbitore nel
futuro.
Questo fantastico rapporto si chiama stretta di mano
(handshake) e assomiglia ad un'onda stazionaria (o se vuoi ad un
pacchetto stazionario di onde) nello spaziotempo.
Dato che per due
elettroni l'energia da scambiare (la frequenza) è già
stabilita, il rapporto dovrebbe avvenire solo a certi particolari
intervalli spaziotemporali.
Il verificarsi di tali condizioni,
data la complessità del fenomeno e l'immensità del
teatro, sfugge ad un calcolo deterministico. Per noi osservatori la
scena si arricchisce quindi di un apparente attore che fa la sua
prima entrata: il caso.
Nota però che sono io ad usare le
leggi del caso, non l'elettrone che, di fronte a tutto l'universo, si
comporta in modo del tutto deterministico.
La probabilità
di ognuno dei candidati è in qualche modo legata alla
combinazione dell'onda di offerta ritardata e di quella di conferma
anticipata, più precisamente al loro prodotto (che rappresenta
l'effetto complessivo).
Se te la senti nelle prossime 5 righe
riporto i passaggi matematici del prodotto fra onda ritardata e
anticipata.
|
Probabilità
= insieme di offerta e conferma = onda ritardata per onda
anticipata = = ψ0 eiω(x/c-t)
ψ0 e-iω(x/c-t)
= ψ02
eiω(x/c-t)-iω(x/c-t) = ψ02
e0 = ψ02
|
Abbiamo
quindi il risultato più importante della fisica quantistica,
la relazione matematica fra la realtà e l'apparenza. In genere
questo risultato viene dato come principio ma nell'interpretazione
transazionale esso viene dedotto quindi retrocesso da principio a
conseguenza : Per trovare la probabilità che un evento accada
in un certo luogo e in un certo istante bisogna elevare al quadrato
l'ampiezza dell'onda ψ calcolata in quel luogo e in quell'istante.
Tutte queste probabilità, ciascuna relativa a candidati
diversi sono presenti contemporaneamente sull'elettrone A . Ad un
certo punto succede qualcosa. Una di queste probabilità si è
fatta altissima perchè l'onda stazionaria è entrata in
risonanza.
L'elettrone B sarà
il ricevitore. La transazione è fatta ! Il fotone non è
che un'onda stazionaria risonante di ψ nello spaziotempo.
Passato
un certo tempo la stretta di mano fra due luoghi e due istanti
lontani cessa perché tutte le onde anticipate e ritardate, pur
continuando ad esistere si cancellano magicamente per interferenza
fra loro (ometto i calcoli e rimando alla bibliografia). Questa
cancellazione può apparire come il collasso di ψ ma in realtà
è il collasso del fenomeno fotone; ψ si è solo
nascosta.
PUNTI
DI VISTA
Per non andare troppo sul teorico trascurando la
fisica sperimentale ti voglio mostrare un fenomeno che avviene molto
frequentemente negli acceleratori di particelle.
Per
schematizzarlo ho tracciato un asse dello spazio ed uno del tempo: si
chiama Diagramma di Feynman.
Dal
basso a sinistra entra un elettrone, che nel punto 2 emette un fotone
D.
Il rinculo è così violento che l'elettrone
schizza indietro nel tempo nel punto 1.
Nel
punto 1 incontra un altro fotone C che lo rimette sulla retta via
avanti nel tempo.
Come
vedi in questa descrizione c'è un solo elettrone alle prese
con una miriade di fotoni piuttosto energici.
Vediamo come la
stessa cosa viene interpretata da un fisico sperimentale che vede le
cose nel nostro tempo ordinario (prossima figura).
Il fotone C
entra dal basso ma nel punto 1 decide di cessare la sua esistenza e "crea" le masse di un elettrone B e di un
positrone.
Il positrone ha vita breve perchè nel punto 2
incontra un elettrone A ed in una spaventosa esplosione le due masse
si annichilano dando origine al fotone D.
Come vedi in questa
seconda visione i protagonisti sono 3: l'elettrone A, il positrone e
l'elettrone B oltre alla solita selva di fotoni.
Quale delle due
descrizioni è corretta ?
Ambedue sono corrette. L'unica
differenza è il punto di vista di chi interpreta il
fenomeno.
La prima sembra pazzoide con il balzo indietro nel tempo
ma è semplice, come tutte le cose essenziali.
La seconda
sembra più concreta ma è assolutamente più
complicata, come spesso sono le apparenze.
ENTANGLEMENT
Secondo
l'interpretazione transazionale un fenomeno avviene quando il passato
ed il futuro si tendono una mano e si incontrano.
Cosa ne pensa il
fotone di questa interpretazione ? E' veramente fatto di passato e di
futuro ?
Come abbiamo visto nel capitolo sullo spaziotempo, non
lo sa. Per lui, nucleo di energia vibrante, qualunque viaggio è
istantaneo e nel suo sistema di riferimento i punti si partenza e di
arrivo coincidono mentre le onde atemporali ψ gli garantiscono un
sistema di previsione a prova di bomba.
Tentativi sperimentali di
vario genere sono stati fatti per fregare il fotone cambiandogli le
carte in tavola a mezza corsa (esperimenti a scelta ritardata di
Weeler) ma non c'è niente da fare: si comporta come se sapesse
già dove e come andrà a parare.
La luce della
stella che vedo è partita sapendo di incontrare migliaia di
anni dopo, ora e qua, il mio occhio, che ora sta emettendo onde
anticipate a ritroso nel tempo verso l'antica stella. Stento a
crederlo, sono preso dallo stupore e dallo sgomento.
Questa è
la fisica quantistica : un grandioso panorama logico che, sovrastando
qualsiasi fantasia, buca il diaframma di una scatola cinese profonda
e ben protetta dall'intrusione dell'osservazione, dell'esperimento,
del buon senso quotidiano.
LE
LEGGI DEI QUANTI
Le regole da applicare in meccanica
quantistica per ottenere in pratica il risultato giusto non sono mai
mutate sin dalle formulazioni iniziali. Esse vengono normalmente
riferite come "principi" . Non le ho ancora elencate perchè
nei paragrafi precedenti mi sono sforzato (indegnamente) di porgerle
come naturali e intuitive e non come comportamenti illogici e
paradossali della Natura.
REGOLA DELLA SOMMA
Supponiamo che
un fotone stia per partire da un elettrone per raggiungerne un altro
(diffusione della luce). Supponiamo di conoscere ψ nel punto di
partenza e ci chiediamo quanto vale nel punto di arrivo. Supponiamo
che il fotone possa seguire due percorsi alternativi come
nell'esperimento double slit. Supponiamo di avere proiettato la
nostra freccina sui due percorsi separatamente per calcolare i
risultati che si otterrebbero se uno solo dei due percorsi fosse
agibile. Chiamiamo ψ1 e ψ2 i due risultati.
Quale sarà il risultato complessivo ?

Non
credo che rimarrai stupita se ti dico che devi applicare la regola
della somma di onde, cioè l'interferenza che abbiamo più
volte utilizzato e che può essere costruttiva o distruttiva a
seconda delle lunghezze relative dei due percorsi, quindi a seconda
del punto di arrivo prescelto.
ψ
= ψ1 + ψ2
Ovviamente
non ti stupirai se la somma non è aritmetica e se uno più
uno non fa due.
Non ti stupirai nemmeno se ti dico che la stessa
regola si applica anche se i percorsi alternativi in parallelo sono
di più, anche infiniti, perché sai che le onde, con il
loro modo di suddividersi continuamente in ondine e di ricomporsi per
interferenza, fanno tutto quello che è possibile fare.
Se
invece ti fossi affezionata all'immagine dei fotoni come piccoli
corpuscoli in balia del caso saresti proprio nei guai. Ti chiederesti
perché mai il fotone dovrebbe dividersi su tutti quei percorsi
(non si divide affatto) e perché poi si dovrebbe ricomporre a
quel modo. Ti riempiresti la testa con ipotesi di percorsi virtuali,
di realtà sfocate, di universi paralleli e via così.
REGOLA DEL PRODOTTO IN SERIE
Ammettiamo di osservare un
fotone lungo il suo percorso.
Possiamo mentalmente dividere il
percorso in due parti in serie fra loro e per queste due parti
calcolare separatamente ψ1 e ψ2 .
Il
risultato finale al termine del percorso sarà il prodotto fra
le due onde parziali in serie che indichiamo simbolicamente con
ψ
= ψ1 ψ2
Che
vuol dire il prodotto fra due onde ?
Se fai una attività in
due fasi consecutive il risultato si chiama prodotto. Ci sono
prodotti facili e prodotti difficili. Ad esempio se hai un capitale
di 1 milione e con una prima fase di lavoro riesci a raddoppiarlo
ottieni 1 x 2 = 2 milioni. Se in una seconda fase riesci a triplicare
ancora il tuo capitale avrai 1 x 2 x 3 = 6 milioni.
Non sempre ce
la possiamo cavare con una semplice moltiplicazione. Ad esempio se la
prima fase di lavoro è scrivere un libro e la seconda fase è
fartelo leggere, il prodotto dell'intera attività è più
complesso e articolato di una moltiplicazione.
Il prodotto fra
onde è difficile ? No, se utilizzi le solite frecce.
Senza
andare troppo nel dettaglio il prodotto fra frecce le fa ruotare nel
piano di Gauss moltiplicando i moduli e sommando le fasi.
Con una
simbologia un po più precisa:
ψ1
eiα1 ψ2
eiα2 = ψ1 ψ2
ei(α1 + α2)
IL
PRODOTTO ATEMPORALE
La regola del prodotto fra onde si applica
pure in una situazione apparentemente diversa.
Supponiamo
dapprima di avere un unico elettrone. Essendo un solo oscillatore
evidentemente è coerente con se stesso.
Ad un certo punto
l'elettrone con un'unica mossa emette due fotoni.
I due fotoni
sono coerenti ed entangled con l'elettrone iniziale e rimarranno
entangled fra loro fino a fine viaggio anche se questo dovesse durare
anni e anni e la distanza fra loro dovesse crescere a dismisura. In
particolare questo stretto rapporto è garantito dal fatto che
i due fotoni sono regolati dalla stessa onda, ottenuta, come nel caso
precedente per prodotto delle due onde parziali
ψ
= ψ1 ψ2
Questa
situazione di interdipendenza resterà inalterata finché
uno dei due fotoni raggiungerà il suo bersaglio. A questo
punto la sua ψ1 risentirà
dello strumento di misura e diventerà incoerente. Nello stesso
momento anche la ψ2 dell'altro
elettrone, anche se lontanissimo diventerà incoerente con
l'elettrone iniziale e l'entanglement cesserà.
Einstein non
riusciva a convincersi che istantaneamente due fotoni potessero
trasmettersi l'informazione della cessata relazione di coerenza
violando le regole dello spaziotempo e quindi presentò questo
caso come il paradosso di Einstein-Poldoski-Rosen. Gli esperimenti
però confermarono che le cose vanno proprio così e che
l'onda ψ funziona in modo atemporale e delocalizzato.
IL
PRODOTTO ATEMPORALE COSMICO
La regola del prodotto vale anche in
un caso ancora più generale:
Supponiamo che due elettroni
in due lontani angoli dell'universo emettano ognuno un fotone.

Esiste
ancora un'onda unica che leghi i due eventi ? Ebbene si e si tratta
ancora del solito prodotto.
ψ
= ψ1 ψ2
Questa
volta la cosa è veramente incredibile perché
apparentemente non c'è alcuna relazione fra i due eventi
lontani ed estendendo il procedimento a tutto ciò che accade
nell'universo si arriva a visualizzare una ψ cosmica prodotto di
tutte le ψ degli eventi singoli.
A questo punto Feynman si
arrende. Proclama nelle sue "lectures on physics" che la
regola del prodotto fra onde assolutamente indipendenti e lontane non trova
giustificazione per cui è meglio prescindere da qualsiasi
interpretazione fisica.
Apprezzo Feynman per il suo scrupolo ma
piuttosto che lasciarti a questo punto senza un'immagine preferisco
proporre una mia cosmica sciocchezza :
Se
i due percorsi, invece che essere indipendenti, fossero in serie
potremmo applicare la regola del prodotto di onde.
Ipotizziamo
allora una traiettoria che si avvolge su se stessa come un gomitolo e
tocca tutti i punti dell'universo suddividendosi in infiniti tratti.
La ψ totale è il prodotto di tutte le ψ parziali in serie :
ψ
= ψ1 ψ2
ψ3 ψ4
ψ5 ψ6
..........
Se
io volessi sostituire una parte di questo prodotto, ad esempio ψ2
e ψ5 con un'onda unica ψ2,5
senza alterare la ψ totale, dovrei porre:
ψ2,5
= ψ2 ψ5
e
la regola del prodotto fra due eventi lontani sarebbe
giustificata.
LA PARTICELLA MISURATA
Per completare
l'insieme di regole elementari che reggono la fisica quantistica
bisogna parlare dell'evento finale cioè la misura mediante uno
strumento.
Come abbiamo rilevato nel dramma quantistico ci sono
ben 2 ragioni per le quali il click dello strumento è
correlato a ψ da una regola probabilistica.
Abbiamo
anche visto che la probabilità P che si verifichi un click è
data dal modulo di ψ al quadrato.
P
= ψ02
Questo
è il legame fra la fisica classica e la fisica quantistica, un
legame probabilistico.
Ecco, le regole del gioco sono queste. Se
sono più o meno intuitive o paradossali valuta tu.
ELETTRODINAMICA
QUANTISTICA (QED)
La
nostra ψ è come
un vento. Se il vento soffia sul mare le onde cominciano a formarsi
ma, per tempi e spazi brevi, non hanno una vera forma di onde, sono
perturbazioni impetuose, coperte di creste e spruzzi. Diventano onde
formate quando, uscendo dalla zona ventosa, si espandono
indisturbate. Allora le riconosci come onde sinusoidali.
Chiameremo
"onde virtuali" quelle in fase di formazione per tempi e
spazi brevi.
Queste condizioni sono piuttosto frequenti
all'interno di un atomo.
La maggior parte dei fenomeni atomici
avvengono in piccoli spazi con onde virtuali di forma incompleta, che
vivono tempi brevissimi originando e sopprimendo ipotetiche
particelle impossibili da intercettare.
Altre volte invece gli
spazi e i tempi di percorrenza possono essere grandi (la luce nello
spazio) e si può parlare di onde vere e proprie, più
facili da studiare.
L'elettrodinamica quantistica (o QED), che
studia questi fenomeni, è la teoria quantistica parallela
all'elettromagnetismo classico quindi tratta solo degli elettroni e
dei loro rapporti tramite fotoni. Tuttavia, dal momento che la
chimica è fatta di questo, si può dire che il mondo che
abbiamo intorno è pressoché tutto spiegato da questa
teoria. Sfuggono solo la forza di gravità, importante a fini
cosmologici e le forze nucleari, che in genere non si manifestano a
meno di non andarle a cercare.
La
descrizione di Feynman dell'elettrodinamica quantistica è di
una semplicità agghiacciante:
Enumera pochi, sconvolgenti
eventi elementari :
1) Un elettrone (od un fotone) va con certe
modalità da un qualunque punto ad un altro dello spaziotempo
(non dello spazio ma dello spaziotempo);
2) Un fotone ed un
elettrone possono interagire (indifferentemente emissione od
assorbimento).
Le probabilità si calcolano con le solite
frecce ruotanti.
Tutto quì. La complessità della
Natura è solo una ripetizione di questi eventi.
“Non
è meravigliosa la semplicità della Natura ?" -
Feynmann
Il
punto 1 non è una affermazione leggera: un corpuscolo
(qualunque cosa esso sia od appaia) va da un qualsiasi punto dello
spaziotempo ad un altro qualsiasi punto. Essendo arbitrario sia lo
spazio che il tempo, è arbitraria anche la velocità.
Andare da un punto qualunque dello spaziotempo ad un altro punto
qualunque significa anche spostarsi indietro nel tempo. Muoversi con
velocità infinita significa esistere contemporaneamente in più
punti dello spazio.
Ma c'è di più, in effetti il
gioco di ψ consiste nel
realizzare effettivamente e contemporaneamente tutte le combinazioni
possibili (la somma dei cammini), comporle fra loro come si conviene
alle onde e mostrarci solo il risultato, prevedibile con
straordinaria precisione.
E con questo stupore ci fermiamo e
mettiamo il punto e basta.
ALCUNE
DIREZIONI DI RICERCA
FISICA
Si può partire dal
problema insoluto della massa.
Ci
sono varie ipotesi: la teoria standard delle particelle nucleari
(teoria di grande successo ma con qualche buchino) prevede una nuova
particella mai vista : il bosone di Higgs. Questa particella
produrrebbe gli effetti conosciuti come massa.
Si costruiscono
acceleratori di particelle sempre più grandi e costosi per
cercare il bosone ma finora non si è vista traccia.
Una
direzione di ricerca teorica si svolge nel tentativo di incorporare
la teoria generale della relatività (gravitazione universale e
cosmologia) nella fisica quantistica (o viceversa) per ottenere una
"teoria unificata"
Planck ipotizzò che esistono
dimensioni infinitesime dello spazio e del tempo alle quali lo
spaziotempo diventa discontinuo. Puoi immaginare questa discontinuità
come se la freccia ruotante nel piano di Gauss si muovesse a
piccolissimi scatti come un contasecondi. Ne deriva la visione di uno
spaziotempo granuloso su dimensioni tanto piccole che non so se mai
potranno essere raggiunte da una osservazione sperimentale. Tuttavia
ci sono fisici che si sono messi al lavoro per elaborare teorie al
riguardo che vanno sotto il nome generico di "quantum gravity".
Dal poco che ho letto, credo che ci siano comprensibili difficoltà
al momento di confrontare teoria e risultati sperimentali, come
fisica vuole.
Qualcun altro non si accontenta e vorrebbe una
teoria che spieghi tutti i fenomeni conosciuti incluso il perchè
delle particelle nucleari (teorie
del tutto o teoria delle stringhe).
Quì si segna il passo.
In cosmologia (il campo della forza
gravitazionale) c'è ancora una discreta confusione a riguardo
della massa di materia mancante nell'universo emersa nei conti sulla
rotazione delle galassie e questa è una faccenda seria che ha
un nome : materia oscura.
In un quadro ancora più ampio la
quantità totale di materia dell'universo si riflette sulle
previsioni a lungo termine sul destino dell'universo stesso. Anche li
c'è qualche problemino e si chiama: costante cosmologica.
Ci
sono anche questioni meno scientifiche ma più note al grande
pubblico.
L'intreccio fra la cosmologia e la fisica quantistica
probabilistica propone una visione in cui il nostro universo sarebbe
uno tra quelli possibili.
D'altra parte l'esistenza del nostro
universo è legata al verificarsi di una serie impressionante
di coincidenze.
In quest'ottica sarebbero lecite domande del tipo:
che probabilità ci sono che fra gli infiniti universi
possibili se ne sviluppasse uno compatibile con la vita nella forma
in cui la conosciamo ? La risposta è : "in pratica zero".
La soluzione di questo problema va sotto il nome di "principio
antropico" da alcuni considerato molto importante, da altri una
vera scemenza . Il principio antropico pressappoco afferma che,
seppur improbabile, questo è l'universo in cui ci siamo noi
che ci facciamo queste domande mentre negli altri forse non c'è
nessuno.
“Ricordami
di non partecipare più a conferenze di cosmologia” Feynman
in una lettera alla moglie.
MATEMATICA
La
matematica si è fatta veramente difficile e per giunta c'è
un accanimento esagerato nell'esporla in modo rigoroso cioè
incomprensibile.
Le direzioni di ricerca sono infinite perchè
non c'è alcun vincolo al libero pensiero.
Da alcuni anni la
potenza dei computers ha consentito di ottenere una accettabile
soluzione approssimata delle equazioni differenziali. Il risultato
approssimato dal computer (anche molto preciso ai fini pratici) è
una manna per ingegneri e fisici anche se il matematico per ragioni
di pulizia mentale ricerca sempre la soluzione teorica esatta.
Sul
piano della matematica pura ci sono studi che talvolta sono riferiti
come eclatanti dal punto di vista filosofico:
- Cantor ,
fondatore della teoria degli insiemi nella seconda metà
dell'800, ha provato che la maggior parte dei numeri reali
irrazionali (quelli con infinite cifre diverse dopo la virgola) non
sono stati definiti. Ma quelli che ci interessano come "pigreco"
e il numero magico “e” sono definiti.
- Turing ha provato che
gli attuali sistemi di calcolo non possono calcolare la maggior parte
delle funzioni pensabili (ma possono calcolare quelle che ci
interessano).
- Godel ha dimostrato che gli attuali sistemi
utilizzati per dimostrare i teoremi di aritmetica e derivati non
possono dimostrare l'esattezza o meno di qualsiasi asserzione
formulabile (però hanno dimostrato i teoremi che ci
interessano).
In conclusione è quanto meno interessante che
la matematica riesca a valutare con dimostrazioni formali i limiti
dei sistemi che attualmente utilizza (so di non sapere) ma in
sostanza dal punto di vista fisico non cambia niente.
[Considerazioni del prof. Piergiorgio Odifreddi contenute nel
sito www.vialattea.net]
BIOLOGIA
Sul piano
dell'incontro fra fisica, matematica e biologia c'è ovviamente
l'enorme e fondamentale lavoro di decodifica, comprensione e
manipolazione del DNA che certamente segnerà il futuro della
medicina e di contro solleverà difficili problemi morali.
E'
filosoficamente rilevante avere scoperto un software nella struttura
profonda delle specie viventi. Sicuramente la cosa non finisce li e
vale la pena di seguire gli sviluppi.
OSSERVAZIONI
A
mio modesto avviso la fisica teorica degli ultimi venti anni non ha
fatto grossi passi in avanti.
I fisici teorici si sono montati la
testa e vogliono la teoria del tutto. Niente che sia meno è
accettabile. A loro avviso le teorie attuali e i dati sperimentali
che non combaciano possono tutti essere inglobati in una teoria
finale che non lasci spazio a null'altro (la fine della ricerca nella fisica).
Ovviamente
in quest'ottica qualsiasi proposta di successo che lasci fuori anche
un solo dato sperimentale per quanto incerto o remoto (tipo la
costante cosmologica) è da rigettare.
Per fortuna la
meccanica classica è già cosa fatta perchè se
Newton avesse avuto qualche dato sperimentale tra quelli attualmente
disponibili non avrebbe potuto pubblicare i suoi
“Principia”.
Ammettiamo invece che, come è
probabile, la situazione sia più complicata e che le teorie
attuali e gli attuali dati sperimentali coprano una parte magari
molto (od infinitamente) esigua della realtà.
Ovviamente
in questa situazione ci sarebbero teorie parziali valide ancora da
scoprire in grado di illuminare dati sperimentali noti ed ignoti. Ci
sarebbero ancora teorie di livello superiore che unificano e
chiariscono il livello sottostante, molti collegamenti da stabilire e comunque nulla di definitivo
sarebbe a portata di mano.
E' prudente rifiutare ogni spiegazione
parziale e tuffarsi a capofitto
nella matematica nella speranza che spunti fuori da sola la soluzione
finale ?
COMMIATO
FINALE
Sull'ostilità alla scienza - estratto da
“Storia della Scienza Moderna e Contemporanea” di Paolo Rossi-
Introduzione par. 6.B- [11]
"Quello che è certo è
che alcuni temi si configurano come veri e propri luoghi comuni e
appaiono ciclicamente ritornanti dagli anni Trenta dell'Ottocento
(l'epoca del rifiuto romantico della scienza newtoniana) fino alla
rivolta contro la scienza del primo novecento e all'antiscientismo e
antimodernismo della fine degli anni Sessanta. Quasi sempre
ripresentati come straordinarie ed eccitanti novità culturali,
questi temi possono....essere enumerati come segue: 1) Il primo tema
è quello pseudoumanistico della inumanità della scienza
, indifferente al destino degli uomini, costruita da individui pronti
a vendersi al miglior offerente e schiavi inconsapevoli del potere;
2) il secondo è a difesa dell'individualismo e della
soggettività (che si manifesterebbero compiutamente nella
letteratura e nell'arte) contro la loro "soffocazione” da
parte della scienza; 3) Il terzo tema ha a che fare con una difesa
della intuizione, della fantasia e della creatività che
sarebbero estranee alla scienza arida, fredda e “sezionatrice di
ciò che è vivente”, incapace di intendere la
complessità; 4) Il quarto concerne l'incapacità della
scienza “che quantifica tutto” di intendere la qualità; 5)
Il quinto tema riguarda la “astrattezza” della scienza, la sua
indifferenza ai processi esistenziali, le sue spiegazioni “gelide”
e distaccate, la sua incapacità di partecipate e “calde”
comprensioni; 6) Il sesto condanna la scienza come impresa empia e
luciferina, come sete di dominio, violazione della natura innocente,
diretta responsabile dello sfruttamento sociale e del dominio
dell'uomo sull'uomo.
Alla radici di queste tesi sta un profondo
senso si impazienza di fronte all'incapacità della scienza di
far scomparire l'angoscia di fondo dell'uomo e di risolvere, una
volta per sempre, tutti i suoi problemi e sta anche l'incapacità
di far fronte ai rapidi mutamenti delle fondamentali mappe cognitive
che vengono imposti dalla scienza." - Paolo Rossi
"Ho
un amico artista che alle volte dice cose con le quali non sono molto
d'accordo. Magari raccoglie un fiore e dice: -Guarda com'è
bello- e sono d'accordo; ma poi aggiunge: "Io riesco a vedere
che è bello proprio perché sono un artista; voi
scienziati lo scomponete in tanti pezzi e diventa una cosa senza
vita", e, allora penso che abbia le traveggole. Per cominciare,
la bellezza che vede lui è accessibile a chiunque e quindi
anche a me, credo. Non avrò un senso estetico raffinato come
il suo, ma sono comunque in grado di apprezzare la bellezza di un
fiore. Per di più vedo nel fiore molte cose che lui non riesce
a vedere. Posso immaginare le cellule, là dentro, e i
complicati meccanismi interni, anch'essi con una loro bellezza. Non
esiste solo la bellezza alla dimensione dei centimetri, c'è
anche su scale più piccole, nella struttura interna, o nei
processi. Il fatto che i colori dei fiori si siano evoluti per
adescare gli insetti impollinatori, ad esempio, è
interessante: significa che gli insetti vedono i colori. E allora uno
si chiede: il senso estetico dell'uomo vale anche per le forme di
vita inferiori? Perché è estetico? Domande affascinanti
che mostrano come una conoscenza scientifica in realtà dilati
il senso di meraviglia, di mistero, di ammirazione suscitati da un
fiore. La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e
che cosa possa togliere." R. Feynman
A questa
autorevoli opinioni vorrei aggiungere una nota personale.
C'è
un punto importante su cui i denigratori della scienza e in
particolare della fisica possono trovare terreno facile: la scienza
non è democratica, non si basa sulla capacità di
convincimento delle masse.
La correttezza di una teoria di fisica
si dimostra facendo previsioni e verificandole con nuovi esperimenti.
Questo punto è molto importante quando un argomento con
risvolti scientifici (ad esempio la produzione di energia elettrica)
viene incanalato nelle consuete reti informative, sottoposto ad un
improprio dibattito politico e infine lasciato all'opinione dei più.
La democrazia è una grande conquista civile ma la nazione che
basa il proprio futuro su presupposti scientifici falsi rischia
brutte sorprese perché la Natura se ne frega della politica e
delle ideologie, comprese quelle che la moda impone come
"buone".
Prima di prendere decisioni in campo
scientifico (o di non prenderle) è igienico munirsi di
modestia, non dare nulla per scontato, farsi spiegare bene la
faccenda in tutti i suoi risvolti da chi è veramente
competente, assicurarsi di aver capito bene. Dopo la decisione
bisogna verificare in continuazione che si sta applicando
correttamente quello che si è imparato e che i risultati che
si ottengono sono quelli previsti non solo qualitativamente ma
quantitativamente; infine rilevare, studiare, capire e correggere gli
errori senza battersi troppo il petto ma neanche dormirci su.
Questo
metodo andrebbe spiegato bene a scuola perché la gente non si
senta poi defraudata dagli scienziati che essa stessa contribuisce a
formare con i propri soldi e con il sacrificio quotidiano dei propri
figli più capaci.
Tutto ciò si indica talvolta come
"volgare" pragmatismo e viene contrapposto al "nobile"
idealismo di chi utilizza le soluzioni piovute dal cielo.
Qualcuno,
dopo avere scorso questi appunti mi dice: la fisica spinge verso
conclusioni filosofiche di alto profilo ma d'altra parte per
principio trascura lo spirito e Dio. Dato che l'uomo vive di una
continua tensione spirituale verso Dio la scienza è utile ma
non necessaria. Alla fine per vivere ci vuole sempre la fede.
E'
vero. La tensione dell'uomo verso Dio è un fatto generalizzato
e sperimentale che non contrasta con la scienza ed anzi dà un
senso alla ricerca. Tuttavia la scienza non deve utilizzare il
miracolo come spiegazione ma offrire, ove necessario, un "non
so", che non è una resa ma una presa d'atto del momento
storico presente e dei limiti della ricerca scientifica.
Siamo
nella posizione di Lucy (l'australopiteco) che deve necessariamente
respirare e tuttavia non sa il perché, non conoscendo la
fisiologia dei polmoni.
La fede non nasce dalla ragione ma dalla
necessità di essere quello che siamo, una scelta obbligata
(qualcuno non è d'accordo e prova a trattenere il respiro).
La
fede in che ? Molti leader e gruppi di potere hanno cercato di
funzionare da filtro, convogliando un po di fede verso se e
(generalmente) contro altri.
Per esercitare un po di fede in Dio
sembra che bisogna abbracciare qualcuno e litigare con altri.....
oppure non litigare con nessuno, tacere e restare soli (cosa sempre
sgradevole).
E poi che Dio ? A questo punto che importa se il Dio
Natura o il Dio Creatore ?
Vogliamo il Dio Padre, che si occupi
personalmente e frequentemente di noi, ci dia una mano e uno scopo
nella vita.
Questi appunti non hanno una
conclusione.
Lasciamoli aperti in modo da poterli riprendere e
ridiscuterne.... certo non ora.
E' notte fonda e sono stanco
morto.