IL FANTASMA DELL'ETERE (INDICE)
Galileo
e l'Inquisizione
APERTURA
La
fisica è come una rappresentazione, che avviene in un teatro:
lo spazio e il tempo.
C'è una complicazione : lo spazio e
il tempo si incontrano e si fondono nello "spaziotempo". La
teoria della fisica profonda vive nello spaziotempo e lì suona
la sua musica. Purtroppo è impossibile visualizzare lo
spaziotempo.
Lo spazio e il tempo ordinari che percepiamo nella
esperienza quotidiana restituiscono una immagine incompleta e
deformata di ciò che avviene nello spaziotempo. Con questa
deformazione tuttavia bisogna fare i conti perché la fisica è
una scienza sperimentale. Tutte le teorie non confermate dagli
esperimenti non hanno valore e ovviamente gli esperimenti si devono
fare nello spazio e nel tempo ordinari.
Nello spaziotempo vive
qualcosa di profondamente misterioso a cui è stato dato il
nome fantastico di ψ (pronuncia psi).
In
realtà i fisici hanno appioppato anche altri nomi (funzione
d'onda, ampiezza di probabilità, stato, campo quantistico,
....).
Preferisco ψ. Per quello che valgono i nomi è
più confidenziale senza perdere di suggestione.
Dato che ψ
è misteriosa, la fisica quantistica potrebbe sembrare un'idea
alquanto vaga. Invece è la teoria fisica più potente,
affidabile e precisa che sia mai stata elaborata. Quasi tutta fisica
precedente (meccanica, acustica, termodinamica elettromagnetismo,
ottica, chimica, fisica atomica) si scioglie nella visione di ψ ,
acquistando semplicità, profondità e precisione, tanta
precisione. Ciò che ancora non è del tutto integrato
nella fisica quantistica (cosmologia) lo è comunque in gran
parte ed aspetta nuove idee per completare l'opera.
"Per
darvi un'idea della precisione di questi numeri pensate che se si
misurasse con la stessa precisione la distanza fra New York e Los
Angeles, si avrebbe un risultato approssimato a meno dello spessore
di un capello umano." R. Feynman - [4]
Ovviamente
gli scienziati hanno disperatamente cercato un modello fisico di tipo
noto con cui immaginare ψ ma sembra esserci una barriera fra la
mente umana e l'essenza più profonda delle cose : ψ non è
fatta di niente che già conosciamo e per giunta non si lascia
osservare direttamente.
Così gli scienziati hanno
momentaneamente rinunciato a visualizzare ψ e per studiarla hanno
fatto ricorso al solito sistema : esperimenti e matematica,
matematica che non basta mai, e che matematica !
Il vuoto lasciato
dalla scienza è stato riempito da scienziati-filosofi (*) che
ne hanno inventate di tutti i colori. Questo misto di scienza e
filosofia va sotto il nome di "interpretazioni". Anche noi
dovremo lavorare per scegliere o procurarci una interpretazione se
vogliamo alla fine ottenere una passabile immagine complessiva.
Visto che non possiamo visualizzare ψ,
proviamo almeno a dire a cosa assomigliano le espressioni che
descrivono ψ .
Ebbene, dalle espressioni ψ assomiglia ad
un'onda.
Ti chiederai : un'onda come quelle del mare ?
Come
immagine iniziale non è male ma ψ è più
sottile, simile ad una vibrazione dello stesso spaziotempo che si
propaga all'istante ogni angolo dell'universo; qualcuno la vuole
ancora più sottile come un pensiero.
Proviamo con un'altra
domanda : se ψ è così importante, che relazione ha
con le cose del mondo, come potremmo inserirla nella nostra vita
?
Ebbene, ψ ci appare come
un'onda di possibilità, un'onda che lega ciò che forse
è stato da qualche parte a ciò che potrebbe accadere in
futuro da qualche altra parte.
__________________________
(*) Il termine "filosofo" è usato
disinvoltamente in questi appunti in senso contrapposto a quello di
"scienziato" anche quando riferito a personaggi di rilievo
scientifico. Chiedo anticipatamente scusa . Si tratta di una
supersemplificazione a fini di immediatezza concettuale e vivacità
espositiva.
STORIA
"Prima
c'era la Terra e sulla Terra non c'era niente di vivo. Per miliardi
di anni questa palla girava con i suoi tramonti, le onde del mare e
tutti i rumori e nessuna creatura vivente a goderseli. Riuscite a
concepire, riuscite ad accettare l'idea di un mondo così fatto
? Siamo talmente abituati a considerare il pianeta come il regno
della vita che non riusciamo ad immaginarcelo deserto e inanimato,
eppure per un tempo lunghissimo così è stata la Terra.
E probabilmente così è ancor oggi quasi tutto
l'universo". R. Feynman [4]
Terra
“Il
sogno ad occhi aperti di Lucy.
Ricordate Lucy ? E' il giovane
australopiteco femmina i cui resti fossili sono stati scoperti nel
1974, in Etiopia
Australopiteco:
poco più che scimpanzé bipede ritenuto ominide in
quanto
progenitore estinto del genere Homo – Datato 3,5
milioni di anni fa.
Ora
tornate indietro con la mente a circa 3 milioni di anni fa e
immaginate Lucy mentre sta riposando dopo una lunga giornata di
cammino attraverso la savana......
Improvvisamente, mentre sta per
addormentarsi, Lucy ha una visione.
Scintille che si sprigionano
da due pietre strofinate l'una contro l'altra; ombre irreali che
danzano disegnate sulle pareti di una caverna illuminate da una luce
tremolante, al suono di borbottii che sembrano significare qualcosa;
figure esageratamente grandi che alzano bastoni a cielo e si
lamentano attorno ad un cadavere; neonati calvi che la fissano e le
chiedono aiuto in modo toccante.....
Oggi possiamo interpretare il
sogno ad occhi aperti di Lucy. Dotata di una corteccia cerebrale di
circa 700 cm2 di superficie le è stato possibile
vedere ciò che un giorno sarebbe riuscita a fare con una
corteccia estesa tre volte tanto.........
Ora possiamo chiederci:
che cosa accadrebbe se la superficie della nostra corteccia cerebrale
dovesse triplicarsi ancora una volta ......”
- Cristian de
Duve-( premio Nobel per la medicina) -[8]
La figura, del
tutto qualitativa esprime nel tempo uno degli indicatori della storia
dell'uomo : la popolazione mondiale globale.
 Storia
della popolazione mondiale
|
Prescindendo
da differenziazioni geografiche si possono distinguere: un
lunghissimo periodo 1 caratterizzato dalla caccia (grandi estensioni
territoriali necessarie per ogni abitante), il periodo 2
caratterizzato dall'agricoltura/allevamento (sfruttamento del terreno
coltivato e degli animali) e il recentissimo periodo 3 (industria che
produce grandi quantità di beni in piccolo spazio con forte
utilizzo di tecnologia e dispendio di risorse naturali).
I tre
periodi sono caratterizzati da valori culturali diversi adatti alle
circostanze, che possono anche oggi essere rilevati sfruttando la
residua diversificazione geografica.
In ogni periodo sono presenti
oscillazioni che simboleggiano l'alternarsi delle civiltà e i
cosiddetti "corsi e ricorsi storici" ma sostanzialmente i 3
livelli di popolazione sono legati alle diverse tecnologie e quindi
alle conoscenze disponibili.
In questo grafico così scarno
si proietta quindi la storia di una evoluzione culturale.
Si
può altresì notare come la popolazione mondiale sia
rimasta pressochè stabile per lunghissimi periodi. Ciò
contrasta apparentemente con l'osservazione che una coppia di umani
possa mettere al mondo un numero di individui ben superiore a due
provocando quindi una crescita rapidissima della popolazione locale.
La risposta a questo dubbio è semplice: la maggior parte degli
individui moriva prima di arrivare all'età della riproduzione.
Agli altri toccava comunque una vita che, con i parametri attuali,
sarebbe valutata come breve, faticosa, pericolosa, bestiale (i
nostalgici dell'uomo primitivo e del suo stile di vita prendano
nota).
“E' un'epoca scientifica la nostra ? Un
giorno. Quando la storia guarderà indietro a questi anni, si
vedrà che questa è stata un'epoca drammatica e
straordinaria, che ha segnato il passaggio dal non sapere quasi nulla
del mondo a una conoscenza neppure lontanamente immaginabile in
passato. Ma se intendiamo che oggigiorno la scienza svolge un ruolo
importante nella letteratura, nell'arte, nella visione del mondo
della gente, ebbene in tal caso, quest'epoca ha ben poco di
scientifico.”
R. Feynman [4]
Dopo che il mondo
ha conosciuto l'atomica c'è una corrente di pensiero che fa
distinguo fra la scienza e la tecnologia, cioè fra sapere in
teoria e saper fare in pratica, con l'intento di separare la scienza
dalle sue conseguenze positive e negative.
Questi ragionamenti non
mi convincono e per rendersene conto basta analizzare le competenze
del gruppo di fisici che fecero parte del progetto Manhattan per
l'atomica e uno per tutti: l'eclettico fisico italiano Enrico
Fermi.
A mio avviso, sarebbe più utile riflettere sulla
differenza fra sapere e decidere, cioè fra scienza e politica.
Decidere non è un atto scientifico. Potrebbe e anzi
dovrebbe essere preceduto da previsioni scientifiche attendibili
sulle conseguenze delle decisioni o delle mancate decisioni ma infine
si tratta di una scelta fra uno di questi panorami : un problema di
valori guida.
La democrazia articola ulteriormente il quadro
spostando il peso decisionale dalla responsabilità del
governante alla percezione dei panorami alternativi da parte delle
masse, più o meno colte, ragionevoli e disponibili a
comprendere le conseguenze delle decisioni.
Risulta importante
per la qualità della decisione la cultura scientifica media di
una popolazione, la fiducia nei propri esperti scientifici, la
capacità di tali esperti di elaborare panorami coerenti e
comprensibili, la capacità e la volontà di onesta
presentazione di tali panorami da parte dei mezzi di informazione
(chiedo troppo ?).
Il concetto di massa si sta
anch'esso evolvendo per via del grandioso e inevitabile fenomeno
della globalizzazione e l'idea di una coscienza collettiva globale,
sia pur molto articolata, comincia ad emergere. Ancora una volta una
straordinaria evoluzione di tipo culturale sembra svilupparsi come
prodotto di innovazioni tecnologiche che avviluppano la terra in una
rete simile alle connessioni neuronali di un cervello.
Con chi si
confronterà questa coscienza globale ? Si sentirà sola
? Le macchine acquisteranno qualcosa di assimilabile ad una coscienza
? Quali saranno i valori guida in questo contesto ?
Qualcuno, in
vena di estrapolazioni filosofiche, intravvede in tutto ciò un
evento cosmico in cui l'universo, dopo una fase di evoluzione
materiale, cerca di prendere coscienza di se stesso (e non solo sulla
terra).
La tradizione religiosa occidentale fa riferimento ad un
progetto divino per lo più imperscrutabile di cui l'uomo è
parte attiva e responsabile. Le linee guida di questa responsabile
attività (la morale) per alcuni sarebbero state rivelate (modi
e tempi controversi) e magari scolpite sulla pietra, per altri
dovrebbero razionalmente adattarsi all'evoluzione del progetto
(quello imperscrutabile, un bel problema !) .
La tradizione
religiosa orientale, originata dal politeismo di una poetica Natura,
è troppo centrata sull'equilibrio psicofisico dell'individuo
singolo per considerare seriamente la storia naturale e addirittura
una finalità insita nella storia.
Altro che corsi e
ricorsi di una storia sempre uguale ! La storia ha una forma ed in
qualche misura questa forma è comprensibile.
E' bello
vivere nella nostra fantastica era.
FISICA
E REALTA'
Lo scienziato nasce da un atto di fede : per la
scienza la realtà naturale esiste ed, in linea di principio,
può essere compresa.
“Ciò che è
veramente incomprensibile è che l'universo sia comprensibile"
A. Einstein.
Tuttavia la Natura viene percepita a partire
da segnali provenienti dai sensi o, più in generale, da misure
eseguite mediante strumenti gestiti da un "osservatore",
che è un uomo con tutti i suoi limiti.
L'osservatore ha un
suo punto di vista soggettivo che in generale differisce da quello di
altri osservatori.
Si innesca così il problema filosofico
della conoscibilità della Natura.
In altri termini si
tratta di trovare una obiettività a partire da dati elaborati
in un contesto soggettivo. Il problema non si risolve teoricamente ma
praticamente.
L'approccio tradizionale della fisica è
quello della ricerca di leggi naturali, cioè relazioni in
grado di prevedere i risultati di misure ripetibili,
indipendentemente dalla soggettività dell'osservatore.
La
fantasia dello scienziato è uno strumento di ricerca ma la
verifica ultima della validità delle leggi di fisica è
costituita solo e unicamente dal risultato degli esperimenti.
"Perché
i discorsi nostri hanno ad essere intorno al mondo sensibile, e non
sopra un mondo di carta" - Galileo Galilei [12]
Il
problema della conoscenza diretta della Natura si rivela mal posto e
sfuma nella nebbia lasciando il campo al problema della conoscenza di
leggi obiettive che legano le misure eseguite da osservatori
soggettivi.
La presenza dell'osservatore, per quanto intrusiva
sull'esperimento in atto, non configura in alcun caso un suo ruolo
sulle leggi naturali.
"... essendo la Natura inesorabile e
immutabile e nulla curante che le sue recondite ragioni e modi
d'operare sieno o non sieno esposti alla capacità de gli
uomini, per lo che ella non trasgredisce mai i termini delle leggi
imposteli..." - Galileo Galilei [12]
A Galilei si devono
un gran numero di scoperte di fisica. Impostò il problema
dello spazio e del tempo (relatività galineiana). Fu
perseguitato dall'inquisizione cattolica, processato e condannato.
Morì agli arresti domiciliari. L'anno della sua morte (Gennaio
1642) coincide con quello della nascita del fisico inglese Isaac
Newton (Dicembre 1642), il più grande della storia.
SCATOLE
CINESI
La
realtà in fisica si presenta come una serie di scatole cinesi
(una scatola dentro l'altra), una serie forse senza fine.
La
nostra percezione della realtà può partire dalla
scatola più esterna e ne può abbracciare alcune altre
interne in funzione delle conoscenze disponibili e degli interessi
culturali di ognuno.
Ma cosa significa abbracciare più di
una scatola ? Semplicemente attribuire più realtà a
quella più interna e dedurre, tramite pura matematica,
l'apparenza (si fa per dire) delle scatole più esterne.
Se
questo processo di indagine viene proseguito, la realtà
presunta continua a spostarsi all'interno in profondità
lasciando dietro di se una scia di teorie matematiche.
“La
sola vera descrizione fisica è quella che descrive ... il modo
in cui le equazioni debbano essere usate per descrivere le
osservazioni sperimentali.”
- Feynman – Discorso del
Nobel
Quindi i fisici considerano la scia di teorie
matematiche che lega le scatole cinesi come una appropriata
descrizione della realtà a livelli diversi.
Esiste un
limite al processo di approfondimento ? Esiste la realtà
ultima ? Nessuno può dirlo e forse è una domanda priva
di senso, un tentativo di porre limiti a Dio.
A questo punto non
sono propenso ad etichettare le teorie di fisica che riguardano le
scatole più interne come "realtà ultima".
Più modestamente direi che la fisica quantistica consente
di dare una buona sbirciata alle scatole più interne.
Si
tratta di una sbirciata matematica che ognuno può rivestire di
immagini più o meno suggestive, che richiamino qualcosa che
gli è familiare.
"Quello che noi ci immaginiamo
bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di
cose o di parti delle cose altra volta vedute ; che tali sono le
sfingi, le sirene, le chimere, i centauri,...." Galileo Galilei
[12].
Questa vestizione della matematica con immagini è
un esercizio utile ? Perché affannarsi a cercare
interpretazioni ?
Perché siamo uomini e non computer, il
nostro cervello lavora con una serie ininterrotta di intuizioni. Non
possiamo trascurare l'esigenza intellettuale di appoggiare la
matematica a qualcosa di fisicamente percettibile.
Non c'è
quindi da stupirsi se, avanzando verso realtà ignote e
profonde, difficili da percepire, ci si trovi impelagati in una rete
di equazioni e interpretazioni che non danno un'idea netta di cosa si
stia dicendo (per la gioia dei sofisti) fino a quando, un bel
giorno....
“ma la gloria reale della scienza è che
noi possiamo trovare un punto di vista tale che le leggi diventino
evidenti”- R. Feynman [13]
Quale
conclusione a livello umano è possibile di fronte alla
infinita complessità che improvvisamente si svela in una legge
di Natura ?
Forse solo lo stupore dello scienziato è
risposta adeguata.
VERITA',
EQUAZIONI E SIMBOLI
Quando ci dilettiamo di filosofia
spicciola utilizziamo concetti privi di dimensione matematica.
Nascono quindi ragionamenti del tipo : visto che l'uomo non può
accedere ad un livello assoluto di verità, allora tutto è
relativo, tutto e il contrario di tutto sono sullo stesso piano.
Nella letteratura di successo ho trovato la seguente perla
concettuale : visto che
qualsiasi sforzo dell'intelletto conduce ad una conoscenza limitata,
si deduce che, facendo tacere la mente, si ottiene una conoscenza
illimitata.
Tornando alla fisica, potremmo avere
l'impressione che la realtà naturale possa essere
efficacemente descritta solo a parole anziché in formule
matematiche.
“Se a
qualcuno venisse in mente di sostenere che i pianeti girano intorno
al Sole perché la materia di cui sono fatti ha una sorta di
motilità, chiamiamola abbrivio, questa teoria magari potrebbe
spiegare anche altri fenomeni. Quindi sarebbe una buona teoria.
Giusto ? Sbagliato. Non è neppure lontanamente buona quanto
quella di Keplero, secondo cui i pianeti girano intorno al Sole in
virtù di una forza centrale che varia esattamente come
l'inverso del quadrato della distanza dal centro.
La seconda
teoria è migliore perché è tanto precisa: non
può essere frutto del caso.
E' talmente esatta nella sua
definizione che la più piccola deviazione nel movimento dei
pianeti potrebbe dimostrarne la falsità.
Invece, secondo
l'altra teoria, anche se i pianeti se ne andassero in giro di qua e
di là noi potremmo sempre dire : Beh, è il tipico
comportamento strano dell'abbrivio” R. Feynman- [10]
La
fisica importante comincia con Newton e in particolare con
l'introduzione di un sofisticato metodo matematico detto "calcolo
differenziale".
Come dicono le la parole si tratta di
scrivere leggi in forme matematiche, dette "equazioni
differenziali", basate su piccole variazioni (o differenze)
delle variabili fisiche.
Queste piccole variazioni possono essere
indicate nelle formule in vario modo ma noi per semplificare useremo
solo la lettera greca ∆ (delta).
Per esempio se indico con t
l'ora in questo momento (ad esempio t = le nove e tre quarti),
indicherò con ∆t (leggi: delta ti) un lasso di tempo.
Potrebbe essere ∆t = un minuto di attesa.
Altro esempio: se
con x individuo la mia posizione (x = 100 Km da Palermo
sull'autostrada Palermo-Messina), indicherò con ∆x una
differenza di posizioni, cioè una lunghezza (∆x = 2 Km
al prossimo autogrill). Facile, no ?
Le equazioni differenziali
utilizzate in fisica sono profondamente concettuali in quanto hanno
un forte legame con il perché dei fenomeni. Pertanto associamo
ad esse il significato di leggi di Natura.
Da una sola equazione
differenziale possono venir fuori innumerevoli "soluzioni"
più descrittive e paragonabili caso per caso ai risultati
degli esperimenti.
L'adattamento delle soluzioni alla realtà
caso per caso avviene con una operazione fondamentale che sta fra la
matematica e la fisica: l'imposizione al problema di "condizioni
al contorno" (simmetrie, caratterizzazione del teatro, vincoli,
etc.).
La ricerca delle giuste condizioni al contorno per ogni
caso particolare è un vero problema scientifico. La ricerca di
un universo che risponda ad una sola equazione e non abbia bisogno di
alcuna condizione al contorno (non abbia bisogno nemmeno di Dio) è
un problema filosofico e a me non interessa.
Se
due fenomeni diversi sono schematizzati dalla stessa equazione
differenziale e da condizioni al contorno simili, anche le soluzioni
saranno analoghe e quindi l'andamento dei due fenomeni sarà
simile.
Ad esempio se la corda di un pianoforte vibra con la
stessa equazione differenziale di un circuito elettrico ci si può
aspettare in entrambi i casi di veder comparire oscillazioni,
interferenze e risonanze. Ciò non vuol dire che una corda di
pianoforte sia la stessa cosa di un circuito elettrico. Si comportano
solo in modo analogo.
I fisici e i matematici hanno molta
dimestichezza con le equazioni differenziali e quando ne vedono una
spesso intuiscono dove si andrà a parare.
Accade quindi che
l'equazione si carichi di significati impliciti al punto da
acquistare il ruolo di un simbolo.
Questa tendenza è
accentuata dalla definizione di simboli sintetici, che riassumono
discorsi lunghi e complicati.
Naturalmente per i non addetti ai
lavori questi simboli sono incomprensibili e potrebbe sorgere
l'equivoco che essi abbiano significato vago.
Dietro un simbolo
siffatto non c'è niente di vago. Tutta la matematica è
definita in modo esatto e coerente.
Accade che la fisica moderna
si sia fortemente spostata verso la matematica. Pertanto la
comprensione avviene al livello di questi simboli e non per
similitudine con concetti di quotidiano buon senso.
Allora la
fisica sarà sempre più una scienza per addetti ? Spero
di no.
La storia ci dice che pian piano si acquista dimestichezza
con questi simboli e diventiamo tutti (o almeno chi profitta della
scuola) un po più fisici e un po più matematici.
Almeno
ci proviamo, sperando che fisici e matematici veri trovino un po di
tempo anzitutto per capire bene loro, poi per semplificare per noi .
STRUTTURA
DELLA MATERIA
Cerchiamo di raggiungere una scatola cinese
abbastanza profonda da intravvedere ψ
ma non tale da trovarci troppo impelagati in difficoltà
matematiche.
Partiamo da qualcosa di familiare : un po'
d'acqua.
Se dividi in due una porzione d'acqua otterrai due mezze
porzioni d'acqua.
Questo processo di divisione può essere
ripetuto all'infinito ? No. C'è una porzione d'acqua minima
che, se ulteriormente scissa, non è più acqua. Questa
microscopica porzione di acqua si chiama "molecola"
d'acqua.
Le molecole di acqua possono intrattenere tra loro
rapporti stretti (ghiaccio solido), rapporti alla lontana (acqua
liquida) o ignorarsi (vapore d'acqua gassoso). Visto che questo terzo
caso è il più semplice visualizzeremo le molecole di
vapore d'acqua come piccolissime sferette sempre in moto.
Ogni
sostanza in chimica è fatta da molecole di tipo diverso.
Ci
sono una infinità di tipi diversi di molecole quindi di
sostanze diverse.
Adesso entriamo nella scatola cinese
dell'ancora più microscopico e ci chiediamo che cosa c'è
dentro queste molecole.
Troveremo "atomi". Per esempio,
una molecola di acqua è composta da due atomi di idrogeno e un
atomo di ossigeno legati insieme.
Questa
struttura semplifica la visione della materia perché di atomi
diversi non ce ne sono molti : poco meno di un centinaio.
Ora
ci chiediamo di cosa sono fatti gli atomi. Apriamo un'altra scatola
cinese.
Il pezzo più rilevante è un "nucleo"
, una specie di scatola contenente, fra l'altro, particelle cariche
positivamente dette "protoni" (in figura seguente sono
circoletti marcati con un +).
Nei pressi del nucleo danzano
"elettroni" carichi negativamente (in figura pallini neri
marcati con un -), attratti (forze elettromagnetiche) dalla carica
positiva dei protoni. I protoni, avendo cariche elettriche dello
stesso segno, si respingono tra loro ma vengono tenuti assieme nel
nucleo da una colla potente : le "forze nucleari".
Se un
nucleo contiene un protone, l'atomo si chiama "idrogeno",
se ne contiene due si chiama "elio", se ne contiene tre si
chiama "litio" e così via si formano tutti gli
atomi.
Quando
i protoni dentro il nucleo diventano circa un centinaio le forze
nucleari di attrazione non riescono più a vincere le forze
repulsive elettromagnetiche, la conta cessa e pertanto esistono solo
un centinaio di atomi, diciamo così, stabili.
Di questi
atomi, sempre gli stessi, siamo fatti noi, la terra , le stelle e le
galassie.
Nella foga stavo per dire l'universo ma i cosmologi mi
bloccano ed affermano che ci deve essere in giro altra massa in
grande abbondanza (più del 90% del totale).
La chiamano
"materia oscura" e nessuno sa cosa sia per cui non ce ne
occupiamo.
Adesso
il panorama sembra sorprendentemente semplice.
Il puzzle di tutte
le specie di atomi si costruisce con una sola particella: il protone.
Gli elettroni che danzano intorno al nucleo non cambiano la
natura dell'atomo ma determinano solo la sua carica elettrica: quando
gli elettroni e i protoni sono in uguale numero e distribuiti
simmetricamente, gli atomi sono neutri e le potenti
forze elettromagnetiche non si manifestano all'esterno.
Qualunque
alterazione della simmetria degli elettroni determina forze
elettromagnetiche piccole o grandi che, fra l'altro, inducono gli
atomi a riunirsi in gruppetti che abbiamo chiamato molecole.
Questo
semplice schema fatto solo di protoni ed elettroni è molto
bello e soddisfacente intellettualmente ma deve essere di molto
arricchito perché fuori e dentro il nucleo in realtà
abitano una gran quantità di altre particelle cosiddette
"elementari", un firmamento.
Sulle particelle
elementari non si sa molto: possono avere (ma non sempre hanno)
massa, carica elettrica ed uno strano effetto di rotazione chiamato
"spin" .
Dirai tu : girano come trottole ? Ebbene
girano ma non come trottole. Nessuno sa ben spiegare come girano e
riprenderemo il discorso più avanti.
Ci sono altre
scatole cinesi a disposizione ? Si. La fisica che studia la struttura
interna delle particelle (quark e molto altro ancora) è bella
e profonda ma per i nostri scopi è un po' troppo condita di
matematica e noi ci siamo stancati di aprire scatole cinesi.
Abbiamo
già intravisto ψ
sgattaiolare quì e li ? Si.
Per incontrare ψ senza
complicarci la vita è sufficiente restringere le nostre
osservazioni ad una sola particella elementare: il familiare
elettrone, il protagonista della corrente elettrica.
CAUSA
ED EFFETTO
La fisica ha un tema ricorrente che possiamo
sintetizzare nel rapporto "causa-effetto".
Se dò
un calcio ad un pallone questo vola via. Il calcio è la causa,
l'effetto è il moto del pallone. Un principio classico detto
"principio di realtà" afferma che la causa deve
precedere l'effetto.
Ci sono cause che non sono così
evidenti come il calcio al pallone.
Ad esempio, se una mela cade
da un albero, questa viene attratta dalla terra senza alcuna
apparente spinta diretta.
Una prima impostazione della fisica
classica, quella di Newton, fu costruita descrivendo una misteriosa
"azione gravitazionale a distanza" che "istantaneamente"
ogni massa esercita su tutte le altre. Grandi masse esercitano grandi
azioni a distanza.
Ad esempio la massa della terra è grande
e mi attrae fisicamente più di quanto possa fare una massa più
piccola, ad esempio la massa di una bella ragazza (mmhh, c'è
qualcosa che non torna).
L'impostazione di Newton, peraltro molto
utile nella stragrande maggioranza di casi pratici, entra in crisi
per grandi distanze.
Infatti si scopre che l'azione a distanza
"non è istantanea" in quanto si propaga nello spazio
a "velocità della luce" (300.000 Km/sec).
La
fisica classica assume quindi un secondo principio detto "principio
di località" secondo cui non esistono fenomeni che si
propagano istantaneamente. Un corpo risente solo delle cause che fino
a quel momento si sono propagate fino a lui.
Ad esempio se il sole
esplodesse all'improvviso, noi ne saremmo informati e coinvolti solo
otto minuti dopo.
A questo punto dobbiamo rettificare Newton ed
immaginare una azione a distanza non istantanea ma "ritardata".
In realtà, non solo sono attratto dalla terra ma da tutte
le masse dell'universo, ognuna con una intensità e un ritardo
che dipende dalla sua distanza.
Come vedi l'universo nel suo
insieme e addirittura con tutta la sua storia è il
protagonista anche del più semplice dei fenomeni.
Il
calcolo dovrebbe quindi prendere in considerazione tutte le masse che
in passato mi hanno preso di mira e ricostruire così l'effetto
attuale. Una pazzia.
Per
fortuna si è scoperto che i conti in questi casi si fanno
molto meglio se si usa il concetto di "campo dinamico", uno
strumento matematico che ricorda un mare con le onde e a cui di volta
in volta viene dato un diverso significato fisico.
La differenza
intuitiva fra azione a distanza e campo è la seguente:
-
la prima visualizza uno spazio vuoto in cui le masse si scambiano
qualcosa di simile a scariche di energia,
- il secondo visualizza
uno spazio pieno di qualche sostanza simile al mare in cui ogni
singola massa crea una perturbazione che si propaga col tempo in
tutte le direzioni.
Come vedi dalla figura, una fondmentale
differenza fra i due è che l'azione a distanza necessita di
almeno 2 attori mentre il campo si crea con uno solo.
|
Azione
a distanza
|
Campo
con onde
|
Il
fatto che sia più facile fare i conti col campo anziché
con l'azione a distanza non significa che il campo sia giusto e che
l'azione a distanza sia sbagliata.
Si tratta di punti di vista
equivalenti ai fini del calcolo come spesso succede in
fisica.
Ricorda però che il campo è un
oggetto matematico come le addizioni e le moltiplicazioni. Non ha un
significato fisico finché non glielo dai tu specificando un
campo di “che cosa”. Se non hai idee chiare su quello che
stai maneggiando e usi le equazioni del campo, i risultati saranno
matematicamente precisi ma altrettanto oscuri. Gli americani dicono
“rubbish in, rubbish out” (spazzatura entra,
spazzatura esce). Ebbene, per la fisica quantistica potrebbe sorgere
il problema perché il protagonista del campo quantistico si
nasconde nelle scatole cinesi più profonde.
In questi
appunti farò riferimento a due candidati a recitare il ruolo
di protagonista del campo quantistico. Questi due candidati danno
origine a due impostazioni di fisica diverse, estremamente precise e
utili che però ancora non hanno trovato il loro punto di
completa fusione :
1) La fisica quantistica con il suo leader
filosofico Bohr afferma che il caso genera leggi di Natura e
determina il comportamento delle particelle nel teatro dello
spaziotempo . Questa visione genera il mare più equivoco che
si possa immaginare: "il campo di probabilità".
2)
La fisica relativistica con suo leader Einstein afferma che lo
spaziotempo stesso si deforma e la deformazione dà origine
all'energia e alla massa (in quanto essa stessa energia concentrata).
Come vedi in questa visione il teatro e gli attori si compenetrano
elegantemente in un solo soggetto: "il campo di deformazioni
dello spaziotempo".
Ritengo,
senza presunzione di certezza, che ci sia del vero sia nell'una che
nell'altra affermazione e più precisamente che lo spaziotempo
(in versione più o meno complicata e con modalità tutte
da stabilire) origini leggi di Natura e il caso faccia da tramite fra
queste leggi e la loro percezione umana.
Per percezione umana non
intendo tuttavia quella psicologica ma quel complesso di leggi che
vanno sotto il nome di Fisica Classica e sono basate su concetti
intuitivi di massa, forza, spazio, tempo.
Come vedi, sembra che
il superamento delle apparenze passi attraverso il superamento
anzitutto del quotidiano buon senso, poi della fisica classica, poi
della fisica quantistica probabilistica per approdare ad una qualche
forma di perturbazione dello spaziotempo se non addirittura ad un
superamento dello stesso spaziotempo.
Il
programma di questi appunti è di portarti dentro e poi
traghettarti fuori dalla fisica classica e poi dentro e fuori anche
dal campo di probabilità andando in verità un po
controcorrente perché alcune idee (a mio modesto avviso
discutibili) che circolano fra illustri fisici e filosofi derivano
dalla attribuzione al campo di probabilità di un ruolo di
realtà ultima ("La vera logica di questo mondo è il calcolo delle probabilità"- Maxwell)
RAFFICHE
DI LUCE
Un primo sintomo ci colpisce : le particelle
elementari, gli atomi e le molecole dello stesso tipo sono uguali fra
loro, non simili, non quasi uguali ma perfettamente identiche !
Ti
sembra normale che , due molecole d'acqua, due atomi di idrogeno ,
due elettroni, siano identici ? Conosci due pianeti, due persone, due
alberi, due oggetti qualsiasi che siano identici ?
“...
la somiglianza fra molecole è così marcata che..... la
formazione di una molecola è un evento che non appartiene
all'ordine della natura nel quale viviamo ... esso deve essere
riferito all'epoca... non alla formazione della terra o del sistema
solare ... ma all'instaurarsi dell'esistente ordine della natura ..."
- Maxwell
Osserviamo due elettroni.
Hanno ambedue carica elettrica uguale e negativa quindi si respingono
(ricordo del liceo). Ma come fanno ? La fisica classica di Maxwell
(1831-1879) risponde che tra loro si esercita una forza di repulsione
di tipo elettromagnetico, qualcosa che ha molto a che fare col
concetto di campo e di onde.
La fisica quantistica di Plank-Einstein
(primo novecento) afferma invece che si comportano come due postazioni
di mitraglieri: ognuno spara sull'altro una serie impressionante di
colpi. Ad ogni colpo sparato o ad ogni colpo subito, l'elettrone
rincula dando l'impressione di essere sollecitato da onde
elettromagnetiche.
La fisica quantistica di Plank-Einstein (primo novecento) afferma invece che si comportano come due postazioni di mitraglieri: ognuno spara sull'altro una serie impressionante di colpi. Ad ogni colpo sparato o ad ogni colpo subito, l'elettrone rincula dando l'impressione di essere sollecitato da onde elettromagnetiche.
Cosa
sono questi proiettili ? Particelle elementari prive di massa,
apparentemente inconsistenti, si chiamano "fotoni" e
viaggiano alla velocità della luce, sono luce.
Gli
elettroni assorbono e emettono luce, si scambiano energia sotto forma
di luce.
Le ottocentesche onde classiche di Maxwell sono quindi
in realtà una pioggia di fotoni.
Addirittura i fisici
dividono le particelle in due categorie: i "fermioni" (in
onore di Enrico Fermi) sono come mitraglieri che si sparano fra loro
e i "bosoni" (in onore di Bose ed Einstein che ne
studiarono il comportamento) sono i proiettili.
Noi però
andiamo avanti con i nostri soliti protagonisti e quindi
identifichiamo l'elettrone come il rappresentante di tutti i
mitraglieri-fermioni e il fotone come il rappresentante dei
proiettili-bosoni.
MISURA
Che significa osservare un solo fotone ? Significa
cacciare uno strumento fra i due elettroni e catturare un fotone
vivo. Qui però cominciano i guai.
Anzitutto il fotone da
fermo non esiste, non ha massa, viaggia sempre a velocità
della luce, assomiglia ad una scarica di energia, una specie di
inafferrabile fulmine tra due nuvole.
Che strumento vorremmo
cacciare fra i due elettroni ? Gli strumenti sono oggetti
macroscopici, universi di molecole, di atomi, di particelle.
Se
inserissimo uno strumento fra i due elettroni la scarica avverrebbe
tra uno dei due elettroni e lo strumento. In altri termini noi non
osserveremo più il fenomeno originale ma tutta un'altra cosa.
Che cosa sta succedendo ? Stiamo entrando nel regno della fisica
quantistica.
Noi siamo esseri macroscopici e non possiamo più
osservare direttamente un fenomeno così delicato senza
disturbarlo profondamente.
Che cosa vedono veramente gli
strumenti ? Talvolta misurano flussi di particelle, talvolta contano
le particelle che catturano. Alcuni rivelatori (camere a
condensazione) fotografano scie di bollicine generate dalle
particelle in viaggio come fossero comete. Comunque gli strumenti
vedono sempre particelle.

Fotografie
di numerose scie di particelle ottenute in una camera a
condensazione.
Gli
strumenti riescono a vedere direttamente ψ
? No. La realtà quantistica non viene alla luce
direttamente: si deduce osservando
il comportamento delle particelle.
Osserva la prossima
figura sotto a sinistra: una particella (nera) attraversa una
struttura atomica cristallina, quindi regolare, e , colpendo un atomo
(bianco) lo scaglia fuori dalla sua posizione creando così una
lacuna (un posto vuoto) nel reticolo cristallino. Osservando la
lacuna nel cristallo possiamo stabilire il punto di passaggio della
particella e quindi marcare un punto della sua traiettoria.
La
particella (nera) ha anche cambiato la sua originaria direzione e ha
ceduto una parte della sua energia; non è più la
particella di prima.
Nella
figura a destra la particella è invece riuscita ad
attraversare il cristallo senza lasciare traccia del suo passaggio.
Non essendoci traccia, non c'è misura.
Come vedi, specie a
livello atomico, sembrerebbe impossibile effettuare una misura che
non interferisca col fenomeno originale modificandolo più o
meno profondamente. In particolare sembrerebbe impossibile
ottenere una informazione sperimentale senza che sia avvenuto uno
scambio permanente di energia fra la particella osservata e lo
strumento di misura. Addirittura si può identificare la misura
con lo scambio permanente di energia che ha cambiato la particella
originale e lo strumento.
Significa questo che la fisica non può
più contare sull'esperimento ? No, per fortuna. Significa che
la fisica sperimentale lavora in modo più indiretto.
Facciamo
un esempio: un certo Schrodinger ha scritto una importante equazione
che, fra l'altro, rappresenta molto bene il comportamento degli
elettroni in un atomo. Sulla base di questa equazione la chimica ha
una base teorica solida e gli esperimenti di chimica non fanno che
confermare la validità dell'equazione di Schrodinger.
Questo
però non vuol dire che possiamo cacciare uno strumento fra gli
elettroni che circondano un atomo e osservarli direttamente. Le
informazioni sulla correttezza dell'equazione le ricaviamo
indirettamente, ad esempio dalla chimica stessa o dalla spettroscopia
della luce emessa dagli atomi. In generale tutte le teorie di fisica
quantistica (e non solo quantistica) trovano conferma indiretta.
Così
le equazioni restano l'unico ponte fra la realtà e la base
sperimentale. Le interpretazioni più o meno intuitive di
queste equazioni ci intrigano ma per molti scienziati lasciano il
tempo che trovano.
Hanno ragione questi scienziati ? Si e no. E'
un punto di vista utilitaristico ai fini del calcolo e delle
applicazioni pratiche. Un buon modello fisico intuitivo aiuta sia chi
apprende che chi ricerca. In assenza di un modello fisico intuitivo,
la ricerca consiste nell'ipotizzare al buio nuove formule di
matematica e confrontare risultati ed esperimenti (come in realtà
si fa da un po di tempo).
"Alcuni
fisici si accontentano di avere un insieme di regole che portano a
risultati in accordo con gli esperimenti. Essi pensano che questo è
lo scopo della fisica. Ma questo non basta. Si deve arrivare a capire
come funziona la Natura." - Paul Dirac
ONDE
E CORPUSCOLI
A
questo punto conviene fare una precisazione di termini.
Chiameremo
particelle elementari o semplicemente "particelle" gli
oggetti, come gli elettroni, che non possono essere ulteriormente
suddivisi (almeno così sembra).
Queste particelle le
designeremo come "corpuscoli", quando ne vorremo mettere in
evidenza la natura puntiforme, od "onde" , quando ne
vorremo mettere in evidenza la natura diffusa nello spazio. I
corpuscoli hanno una posizione precisa nello spazio, le onde no,
tendono sempre ad espandersi e riempire tutto lo spazio
disponibile.
Quindi la dizione “particella” è
generica e non chiarisce se stiamo parlando di corpuscolo od onda.
Potrebbe apparire contraddittorio che una presenza diffusa come
un'onda possa apparire come un corpuscolo.
I
corpuscoli materiali puntiformi sono una definizione della fisica
classica di Newton e tutt'oggi formano il primo nucleo di studio
scolastico della fisica.
Essi sono associati all'idea di materia
intesa come qualcosa di solido, basilare ed indistruttibile.
Le
onde sono una realtà diffusa generalmente associata al mare,
ai suoni, alle onde radio. Esse richiamano una realtà in
continuo mutamento come nuvole nel cielo, che creano immagini,
spettri, illusioni.
Si sa che le onde del mare sono a loro volta
generate dal moto delle molecole d'acqua, che le onde sonore sono
generate dal moto delle molecole di un gas , che le onde
elettromagnetiche sono una pioggia di fotoni e che quindi le onde
classiche sono fatte a loro volta di corpuscoli in moto.
E' invece
molto più duro digerire il fatto che la materia dei corpuscoli
sia fatta a sua volta di onde, null'altro che onde.
Questa
sorprendente conclusione gira attorno al personaggio più
sorprendente della fisica contemporanea : Albert Einstein.
Einstein
infatti con Lorenz e Minkowski è il fondatore della Teoria
della Relatività, che fra l'altro, attraverso la famosa
relazione
E
= m c2
porta
alla conclusione che massa ed l'energia sono due aspetti di uno
stesso fenomeno.
All'inizio
effettivamente la cosa sembrava un po strana ma da quando l'energia
nucleare è entrata nella nostra vita sappiamo quale potenziale
si può sviluppare annullando una piccola massa.
Ancora
Einstein e Planck sono gli gli iniziatori della Fisica Quantistica
con la scoperta che gli elettroni si scambiano energia attraverso i
fotoni. Anche qua abbiamo una formula
famosa
E
= ħ ω
che
mostra la coincidenza (per singole particelle) dell'energia E con la
frequenza ω di pulsazione di ψ.
Il
prodotto delle due affermazioni porta alla intuizione che la massa,
l'energia e la vibrazione di ψ sono aspetti dello stesso fenomeno
è che i singoli corpuscoli, inclusi i fotoni ed
elettroni, sono sistemi vibranti. Essi pulsano ed emettono a loro
volta onde nello spaziotempo.
Le
onde si incontrano tra loro, si combinano e così facendo
formano percorsi privilegiati, una rete di immaginarie autostrade
sulle quali le stesse particelle-onde si indirizzano disciplinate
come automobili magari cercando la via più comoda per il
viaggio.
Quindi
l'ambiguità corpuscolo-onda in sé perde senso
rimandando la faccenda ad un semplice punto di vista in funzione
della scatola cinese che stai osservando.
A questo punto lo
scambio di fotoni fra elettroni non appare più come un
esercizio di artiglieria ma come un rapporto fra gruppi di onde.
Un
rapporto fra due elettroni
In
questa visione il fotone come particella indipendente non ha una
esistenza propria. Nasce come rapporto e finisce quando il rapporto
cessa (come l'amore).
Nel corso di un rapporto, due
particelle-onde appaiono fuse in un solo sistema e le due particelle
si dicono "entangled" (intrecciate). La loro specialissima
fisica è quella delle onde ψ
nello spaziotempo in un regime di
profonda coerenza e simmetria spaziale e temporale ("entanglement").
In particolare i fenomeni quantistici avvengono indifferentemente
in avanti nel tempo (dal passato al futuro) e all'indietro nel tempo
(dal futuro verso il passato)
generando una sostanziale "atemporalità" in cui la
causa e l'effetto non sono ben distinti e si scambiano il ruolo,
mentre acquista peso la visione della storia come "forma dello
spaziotempo".
In questa fisica un sistema può
apparentemente dividersi in più parti e queste parti possono
allontanarsi indefinitamente conservando però un legame forte
nello spazio (delocalizzazione) e nel tempo (atemporalità).
Addirittura tutto l'universo appare come un unico sistema
entangled.
La meravigliosa fisica dell'entanglement è
necessaria per indagare la struttura intima delle particelle, degli
atomi, delle molecole e di pochi sistemi a misura umana che riescono
a conservare meglio le caratteristiche ondulatorie di ψ (laser,
fluidi superconduttivi a temperatura dello zero assoluto).
Si
dice che un modello fisico è deterministico (qualcuno in senso
dispregiativo usa il termine : meccanicistico) quando, le cause e gli
effetti sono strettamente correlati.
Per i fenomeni macroscopici,
in cui il tempo sembra scorrere solo in avanti, data la completa
descrizione di un sistema qua e ora (si dice lo "stato del
sistema") , si può prevedere la sua storia futura.
Quella
delle onde è una realtà deterministica ? Si ma c'è
un nuovo protagonista che si è inserito nel nostro panorama:
il "caso".
Il caso, rappresentato dalla teoria
matematica "statistica" e "probabilistica", si
presenta in fisica ogni qual volta il numero dei soggetti, onde o
corpuscoli, diventa enorme e non sia più praticamente
possibile calcolare le caratteristiche di un sistema dalla somma dei
suoi componenti : ad esempio, una nazione è una somma di
individui ma è difficile ottenere le caratteristiche di una
nazione sommando la descrizione degli individui e dei loro rapporti
ad uno ad uno.
Anche quando i protagonisti sono solo onde avviene
lo stesso fenomeno: man mano che aggiungi onde, gli insiemi diventano
complicati, non necessariamente perché si manifestino nuovi
fenomeni ma perché tante onde che interagiscono insieme fanno
una bella incalcolabile confusione. A questa confusione si dà
il nome di "decoerenza" . Naturalmente la decoerenza esiste
solo nella testa dell'osservatore confuso, che ha perso il conto dei
troppi attori che giocano parti diverse e quindi deve avvalersi delle
teorie del caso e cogliere simmetrie che semplifichino il
problema.
Sono d'accordo con chi considera la decoerenza (e più
in generale la statistica) come un velo che si frappone fra la realtà
apparente e una più profonda . Non sono d'accordo con chi
conclude che la realtà è una illusione dominata dal
caso.
Come vedremo meglio in seguito, con la decoerenza si perde
qualcosa dei fenomeni naturali profondi.
Quello che non si perde
è la "frequenza" di ψ o, nel linguaggio della
fisica classica, "energia" e "massa".
Quello che si perde si chiama "angolo di fase" di ψ
e viene percepito classicamente come un "rapporto tra causa ed
effetto", l'essenza stessa del determinismo.
Andando
perduto, l'angolo di fase di ψ non ha un corrispettivo classico
ma viene sostituito dal cosiddetto "principio della minima
azione" di cui parleremo in seguito.
Come funziona la
decoerenza ?
E' come se in una bella chiacchierata senza
tempo a due, in cui si può tornare indietro a riesaminare ogni
argomento, approfondire e magari cambiare opinione su tutto per
cercare di scoprire insieme qualcosa di nuovo, si intromettesse una
folla di altri interlocutori e ognuno dicesse la sua magari con molta
foga cercando di spingere gli altri verso una conclusione, una
decisione e magari un'azione.
Dopo un po' avresti l'impressione
che in questa assemblea rimbalzino solo slogan, parole evocative,
minacce, lusinghe, emozioni, affermazioni brevi e decise, leadership
e fidelizzazione ma i discorsi lunghi e concettosi non girano più
e i ripensamenti sembrano sintomi di debolezza, errore, incoerenza o
disonestà.
La ricerca obbiettiva e sincera della verità
ha ceduto il posto alla più redditizia ricerca del consenso o
più semplicemente alla sopraffazione con vincitori e vinti.
Nella logica dei leaders vincitori e soprattutto delle masse che sono
state convinte a seguirli, le cose dette o fatte sono senza ritorno,
c'è qualcosa che spinge sempre in avanti verso il futuro. Il
libero pensiero è atemporale, l'azione vive nel
tempo.
Similmente la teoria del caso, come vedremo, introduce la
"freccia del tempo" (i fenomeni avvengono in apparenza solo
dal passato verso il futuro e non viceversa).
La fisica della
decoerenza è in ogni caso necessaria per prevedere quello che
gli strumenti misureranno e si riallaccia sperimentalmente ai
risultati offerti dalle teorie classiche, nate prima della fisica
quantistica osservando grandi insiemi di particelle come i corpi
solidi, liquidi e gassosi.
La misura mediante strumenti di
laboratorio è di per sé un'intrusione grossolana nei
fenomeni quantistici e quindi crea per definizione decoerenza nel
fenomeno sotto osservazione.
Anche i nostri sensi sono strumenti
e quindi anche loro raccolgono ed elaborano una realtà
decoerente. Il nostro cervello lavora quindi su dati decoerenti.
La
teoria dei campi quantistici è una felice e potentissima
mistura matematica di fisica ondulatoria coerente e fisica
probabilistica decoerente.
Tuttavia proprio perché
“mistura” essa non appare il veicolo migliore per capire
ma piuttosto per calcolare correttamente.
Nel seguito cercherò
di evitare per quanto possibile la mistura per concentrarmi sulla
fisica ondulatoria coerente. Riusciremo così a compiere una
transizione fantastica tra la realtà classica quale ci appare
(i corpuscoli) e la realtà profonda quantistica (le onde).
Le
visioni intermedie di questa transizione presentano i caratteri
assurdi di una mistura di comportamenti contemporanei delle onde e
dei corpuscoli ma basarsi su queste assurdità significa, a mio
avviso, rinunciare al senso profondo della fisica e pescare nel
torbido delle temporanee contraddizioni.
Ti offro una sintesi
della transizione in una tabellina. Le grandezze a sinistra sono
quelle classiche (l'apparenza), quelle a destra sono l'equivalente
quantistico.
Fisica
Classica
|
Fisica
Quantistica
|
|
Spazio
e tempo ordinari
|
Spaziotempo
|
|
Nulla
|
Onde
progressive di ψ
|
|
Corpuscolo
|
Onde
stazionarie di ψ
|
|
Probabilità
di misura di un fenomeno
|
Ampiezza di ψ
(al quadrato)
|
|
Massa ed
Energia di un corpuscolo
|
Frequenza di ψ
|
|
Causa ed
effetto o Principio della minima azione
|
Angolo di fase
di ψ
|
Naturalmente
questi paralleli per ora ti appariranno nebulosi (come tutto questo
paragrafo) perché gran parte dei termini non sono stati
definiti. Questa tabellina è il nostro programma di lavoro.
DIBATTITI,
CONCLUSIONI E INFORMAZIONE
Ormai siamo abituati a
considerare dibattito un vociare senza punti di riferimento chiari,
senza vincoli, senza dimostrazioni, senza conclusioni e senza effetti
se non propagandistici.
Per fortuna i fisici non dibattono solo a
chiacchiere. Generalmente i risultati dei vari lavori e gli
indispensabili confronti con gli esperimenti vengono pubblicati in
riviste specializzate e presentati nei congressi.
Quando ognuno
ha detto la sua, in genere cala il sipario e sembra che la cosa sia
morta li. Ma questo è proprio il bello.
In ultima analisi
una teoria ha successo quando, in tempi più o meno lunghi,
viene ripresa e valorizzata da altri fisici a loro volta animati
dall'ambizione di ulteriori scoperte. Talvolta una buona idea viene
subito raccolta, talvolta dorme per lunghi anni, talvolta si perde
perché non viene notata e magari viene riscoperta da qualcuno
più tardi. La maggior parte delle idee comunque non ha seguito
perché ritenute errate o inutilmente complesse o comunque
prive di nuovi risultati.
I fisici non sono angioletti e come
tutti gli uomini sono soggetti a speranze, illusioni ambizioni,
cupidigia, invidie, cattiverie. Tuttavia per fortuna essi non possono
perseguire troppo a lungo strade sbagliate perché la Natura si
incarica di premiare le idee giuste con riscontri sperimentali e di
lasciare a secco le strade sbagliate. Quando la ricerca non ha
conferme sperimentali, conviene tornare indietro e cercare altri
punti di partenza magari fra le idee accantonate.
La presenza
della Natura nell'ambiente degli scienziati, rende questo ambiente
comprensibile ed anche apprezzabile. Infatti le regole del gioco sono
chiare: non importa dello scienziato il sesso, la bellezza,
l'eloquenza, l'intelligenza, la razza, la nazionalità, la
nobiltà, il carattere. Contano solo le teorie confrontabili
con gli esperimenti, punto e basta. Se vuoi un posto di rilievo devi
scoprire qualcosa di nuovo e di verificabile da tutti, il resto è
effimero.
Ovviamente questo ambiente eterogeneo e variamente
diffuso nel mondo si giova della libera circolazione di idee e soffre
dello scontro (anche della semplice vicinanza) con idee preconcette
(ideali politici e morali, principi filosofici e religiosi, strategie
di potere, abitudini, mode, buon senso, atteggiamenti
sentimentali).
Ci sono idee fisiche generalmente accettate, idee
interessanti ed idee superate ma in ambito scientifico non c'è
un tribunale che lo decida. Semplicemente le buone idee sono
volontariamente utilizzate da tutti i fisici perchè danno
buoni risultati. Sulle questioni interessanti si ricerca e si
disserta. Le idee presumibilmente superate sono quelle che vanno in
sonno.
Ovviamente il grande pubblico non ne ne accorge poiché
ne viene a conoscenza spesso in modo distorto attraverso la massa dei
media, in genere legati a ragioni di cassetta attraverso l'audience.
Tranne poche e benemerite eccezioni editoriali, la cassetta si fa
dicendo alla gente quel che vuole sentire e nei modi in cui lo vuole
sentire. Se i dischi volanti fanno cassetta non vanno mai in
sonno.
In particolare c'è un dettaglio (dovuto a Bohr e
sopratutto ad Heisemberg) di una interpretazione (detta di
Copenhagen) che riscuote successo fra mistici e filosofi :
"Lo
svolgimento di un fenomeno sarebbe influenzato da un atto di
coscienza di un osservatore che prende visione di una misura
sperimentale" (un po come dire che la realtà fisica è
soggettiva).
Non è una legge di fisica. Si tratta solo di
una bizzarra e vetusta interpretazione del risultato di alcuni
esperimenti da cui emergeva l'insormontabile difficoltà di
effettuare una misura senza perdere la coerenza di ψ.
Per il
momento riporto solo un brano di un illustre e collaudato testo di
fisica quantistica molto usato da tempo nelle università di
tutto il mondo.
"Se un elettrone entra in interazione con
un "oggetto classico" (oggetto spesso macroscopico
descrivibile con le leggi della fisica classica), lo stato di
quest'ultimo, in generale, cambia. Il carattere e la grandezza di
questo cambiamento dipendono dallo stato dell'elettrone e possono
quindi servirgli di caratteristica quantitativa.
Pertanto l'
"oggetto classico" è comunemente definito
"strumento" e si parla del suo processo di interazione con
l'elettrone come di una "misura". Occorre tuttavia
precisare che con questo non si suppone un processo di misura a cui
partecipa un osservatore fisico. Per processo di misura nella
meccanica quantistica si intende qualsiasi processo di interazione
fra oggetto classico e oggetto quantistico che avvenga, a prescindere
e indipendentemente da un osservatore qualsiasi." Landau-Lifsit
- Meccanica Quantistica [1]
PRIMO
COMMIATO
Ho detto in fretta e furia quello che potevo
dire. Non so se sei ancora interessata a proseguire la lettura.
Se
quello che cerchi è “la realtà ultima” non
la troverai in questi appunti.
“Sono nato non sapendo e
ho avuto solo poco tempo per cambiare la situazione qui e lì”
- Richard Feynman, lettera ad Armando Garcia .
Ugualmente
non troverai la conferma che “la coscienza determina lo
svolgimento dei fenomeni fisici” né che la “realtà
è una insondabile illusione”.
E allora ? Alla fine
avremo in mano qualcosa di più ? Si, credo di si. Attraverso
la fisica si può percepire ψ, ci si può abituare
alla sua compagnia e intuire le sue dimensioni nascoste .
E dove
mettiamo la filosofia, la coscienza e tutto il resto ?
Certo
filosofeggiare è necessario, parlare liberamente è un
diritto e chiacchierare rilassati è un piacere ma l'importante
è distinguere.
I discorsi vaghi si assomigliano e si
confondono. Accostare parole e tirare conclusioni è facile (lo
sto facendo anch'io qua e là). Anche gli scienziati hanno
fantasia e che fantasia !
Ma anche loro (e sono tanti) quando
ipotizzano qualcosa (con mille precauzioni e tanto metodo) alla fine
quasi sempre si accorgono di aver sbagliato.
Sai quante sono le
teorie di fisica buone, quelle che usiamo con sicurezza, quelle che
non hanno eccezioni nel loro campo di azione ? Meno di 10 (parola di
Feynman).
Se applichi queste puoi teoricamente prevedere il
futuro (dei fenomeni fisici) e verificare le previsioni con
esperimenti, si possono costruire macchinari fantastici e usarli con
disinvoltura.
Dico questo perché qualcuno pensa che, avendo
in mano un oggetto mirabolante come ψ, si possa accostare tutto
con facilità : costellazioni e umori, vite passate e vite
future, sogno e realtà .....
Questi accostamenti sono
fisicamente possibili ? La risposta è sempre la stessa :
"forse".
Il fatto
è che la domanda giusta non è se un fatto è
"possibile" o meno ma se è "vero" o
"falso" (o quantomeno “quanto è probabile”)
ovvero se la Natura è proprio fatta così oppure
funziona in un altro modo.
Qualcuno obietta che l'atteggiamento
scientifico non è aperto. Non è vero.
Per quante
conferme sperimentali una teoria consolidata possa avere,
l'atteggiamento tipico dello scienziato contiene un fondo
ineliminabile di dubbio e quindi di apertura. La sicurezza fa parte
del bagaglio del leader, del religioso, del guerriero, degli
innamorati ma non dello scienziato. La scienza ha conquistato con
sofferenza il diritto al dubbio e adesso lo custodisce come un bene
prezioso.
“Noi dobbiamo incidentalmente chiarire sin
d'ora che se una cosa non è scienza non è
necessariamente cattiva. Per esempio l'amore non è una
scienza. Così se si dice che qualcosa non è una scienza
non significa che è sbagliata ; significa solo che non è
una scienza.” R. Feynman
E' vero che noi tutti abbiamo
bisogno di molte risposte che la scienza non ci può dare. Ci
sono le Religioni che raccolgono questa obiettiva e generalizzata
domanda di Dio e ci consentono di non impazzire, di vivere e agire
umanamente, serenamente e moralmente in una prospettiva alta
(fanatici di ogni confessione permettendo).
Non è tutto ma
non è poco.
Nella seguente, intuitiva figura, il mistero è
rappresentato da punti interrogativi.
Molti altri punti
interrogativi nascosti si moltiplicano man mano che si va verso la
parte superiore e quindi verso la complessità.
Mi
è stata fatta una osservazione: Se la fisica ha le idee così
chiare su quello che descrive, come mai illustri scienziati, filosofi
e divulgatori diffondono visioni non solo diverse ma anche talvolta
allucinate e confuse della fisica contemporanea ?
Non sempre le
scatole cinesi sono disposte in modo così ordinato da
scoprirle una alla volta mantenendo nel contempo una visione limpida
del contesto.
Scatole
cinesi profonde emergono
All'attuale
livello di conoscenza, una qualche scatola cinese profonda e
sconosciuta sta emergendo, influenzando pesantemente la fisica
contemporanea e impedendole di apparire chiara ed
autoconsistente.
Siamo quindi di fronte ad eleganti teorie con
ottimi risultati in termini di calcoli e previsioni ma sembra che
manchi qualcosa di essenziale alla comprensione.
La teoria della
relatività e la fisica quantistica non sono teorie
definitive.
I giovani hanno pane per i loro denti !