IL FANTASMA DELL'ETERE (INDICE)
|
|
“Se
non riesci a spiegare una teoria di fisica con parole semplici
vuol dire che non l'hai capita” "Vi dirò
che anche i miei studenti di fisica non capiscono queste cose. E
non le capiscono perché non le capisco nemmeno io. Il
fatto è che non le capisce nessuno" Richard
Feynman (1918-1988), fisico teorico, premio Nobel
|
INTRODUZIONE
Per
quanto la fisica classica possa esserti sembrata complessa, tuttavia
i concetti di massa, forza, energia e così via fanno
riferimento ad un linguaggio intuitivo, quasi quotidiano. I risultati
degli esperimenti descrivono qualcosa di concreto, si potrebbe quasi
dire a misura d'uomo.
Adesso la musica cambia. Dietro la fisica
classica c'è una realtà più profonda meno
disposta a seguire il filo del buon senso, meno accessibile ad
esperimenti, un pascolo per brillanti menti matematiche.
La storia
della fisica quantistica è un racconto di tentativi, ipotesi,
successi e insuccessi e quindi, se non è piccola, semplice e
chiara, rischio di sollevare polverone.
Facciamo così: io
tiro dritto e la racconto come l'ho capita (diciamo intuita). Tutti i
problemi intermedi, le incertezze e così via li lascio ai tuoi
eventuali studi.
Così se avrai voglia di confonderti le
idee avrai tempo e modo.
FISICA
CLASSICA
Il periodo che
precede il 1900 è quello classico, caratterizzato da teorie
fisiche solide (in particolare Meccanica ed Elettromagnetismo) ma
dalla sostanziale separazione fra di esse. Questo insieme di teorie
non è in grado di spiegare quasi nulla al livello atomico
sicché la chimica e la nascente fisica atomica erano prive di
una solida teoria di base.
In particolare, applicando le teorie
classiche agli elettroni associati al nucleo di un atomo si otteneva
il risultato che essi cadono esausti sul nucleo, cosa che per fortuna
non è vera.
FISICA
QUANTISTICA
La fisica quantistica nasce attorno al 1900 ad opera
di Planck ed Einstein i quali mostrarono che la luce è fatta
di una pioggia di particelle prive di massa dette fotoni. E tuttavia
ognuno di questi fotoni possiede una frequenza come se fosse un'onda.
Nasce così una particella dalla apparente duplice natura:
corpuscolo ed onda.
Max
Plank
Einstein
nella teoria della relatività mostra che la massa è
energia.
Successivamente Planck ed Einstein mostrano che per il
fotone energia e frequenza di vibrazione coincidono.
Più
tardi il francese De Broglie (1892-1987) mostrerà che
l'elettrone, particella dotata di solida massa, ha anch'esso le
caratteristiche di un'onda.
De
Broglie
L'austriaco
Shrodinger (1887-1961) mostra infine che l'elettrone non gira attorno
al nucleo di un atomo come un pianeta attorno al sole ma che si
presenta come una nuvola vibrante che avvolge il nucleo e che cambia
forma e frequenza ogni qual volta le venga conferita energia.
Shrodinger
Ti
saresti aspettata a questo punto che si arrivasse rapidamente alla
conclusione che la Natura è fatta di oscillatori ed onde e non
di corpuscoli ma le cose non andarono così.
I fisici, come
abbiamo già capito, hanno esigenze precise. Non basta avere la
sensazione che la scatola cinese più profonda sia fatta di
onde. Bisogna che queste onde siano sperimentalmente analoghe a
quelle che già si conoscono e che che si riesca a dimostrare
come mai gli strumenti continuano a vedere corpuscoli.
Se per il
momento non ce la fai a spaccare il capello, si piomba in un periodo
di crisi in cui nè la meccanica classica nè le nuove
idee sono completamente soddisfacenti.
In queste condizioni è
naturale aggrapparsi all'unica cosa che sembra certa certa: il
risultato degli esperimenti che, come abbiamo visto, dà
risultati sempre classici in termini di corpuscoli dotati di
energia.
I fisici quindi, invece di chiedersi perché le
onde appaiono in certe circostanze come corpuscoli si chiesero perché
i corpuscoli in certe circostanze appaiono come onde.
Questa
impostazione, che disegna un universo incomprensibile e che tuttavia
perdura nella maggioranza del mondo accademico, sta determinando una
stasi di risultati di rilievo.
Dividiamo
approssimativamente e artificiosamente il 1900 in 3 parti.
1)
Dal 1900 al 1930 - Periodo della sperimentazione, della
confusione, delle brillanti equazioni approssimate nello spazio e nel
tempo, l'affannosa ricerca di interpretazioni, la prima comprensione
della realtà quantistica.
Questo periodo si conclude con i
congressi Solvay di Bruxelles, le loro luci e le loro ombre. Le luci
splendono sulle scoperte di Planck ed Einstein, sulle intuizioni di
De Broglie, l'equazione di Schrodinger, il modello dell'atomo di
idrogeno, la scoperta del risvolto probabilistico di ψ da parte di
Born e Bohr. Le ombre si annidano nell'idea di essere arrivati al
capolinea della conoscenza, nel risvolto magico dell'interpretazione
di Copenhaghen e nelle insulse dichiarazioni di insensatezza della
Natura.
2) Dal 1930 al 1970 - Periodo di approfondimento.
La luce splende sulle equazioni quanto-relativistiche e il modello
matematico dell'elettrone di Dirac, la simmetria come origine delle
invarianze, la somma dei cammini di Feynman, l'Elettrodinamica
Quantistica (il gioiello della fisica), la Teoria Quantistica dei
Campi. I risultati teorici si trasformano in sviluppi tecnologici.
3)
Dal 1970 ad oggi
La
fisica rallenta la sua corsa. Le esperienze diventano più
sofisticate (scelta ritardata di Wheeler, quantum eraser,
osservazioni su fluidi superconduttivi, la misura non misura di
Afshar), le teorie e le interpretazioni diventano più sottili
(le simmetrie multidimensionali, misura decoerente, interpretazione
transazionale). Le idee d'avanguardia cozzano tuttavia contro una
certa inerzia mentale. Enormi spese si traducono in piccoli
progressi.
Un'onda universale ψ, che pervade lo spaziotempo,
emerge silenziosamente, gradatamente, faticosamente e ancora
parzialmente dall'abisso delle scatole cinesi.

Generalmente
la fisica quantistica viene esposta seguendo l'impostazione
storica.
Questo significa proporre difficili idee e, quando le hai
apprese, dirti che ormai sono superate e proporti altre idee
altrettanto difficili. Se seguissimo questo esasperante processo non
avrei molte speranze di trovarti ancora all'ultimo
paragrafo.
Preferisco quindi tuffarmi senza esitazioni nella
scatola cinese che ci interessa ed in quanto alla storia ti porgo una
bella fotografia in cui un gran numero di scienziati famosi posano
vestiti elegantemente da scienziati (e non da cafoni come
probabilmente avverrebbe al giorno d'oggi).

Bruxelles-1927
Solvay Conference on Quantum Mechanics
Terza fila
: A. Piccard, E.
Henriot, P.
Ehrenfest, Ed.
Herzen, Th.
De Donder, E.
Schrödinger, E.
Verschaffelt, W.
Pauli, W.
Heisenberg, R.H.
Fowler, L.
Brillouin,
Seconda
fila : P. Debye,
M.
Knudsen,
W.L.
Bragg,
H.A.
Kramers,
P.A.M.
Dirac,
A.H.
Compton,
L.
de Broglie,
M.
Born,
N.
Bohr,
Prima
fila : I.
Langmuir,
M.
Planck,
M.
Curie,
H.A.
Lorentz,
A.
Einstein,
P.
Langevin,
Ch.
E. Guye,
C.T.R.
Wilson,
O.W. Richardson
DRAMMA
QUANTISTICO IN 3 ATTI
Non è igienico tuffarsi nel
mare della fisica quantistica e delle sue interpretazioni storiche e
filosofiche senza avere in mente uno schema preliminare.
Osserviamo
quindi un piccolo-grande dramma cercando di individuare le domande
corrette da porci : il primo passo verso la comprensione.
Le
domande per il momento sono accantonate e le risposte le cercheremo
più tardi.
Il dramma che viene rappresentato non è
un pezzo di fisica accademica ma solo la mia proposta di un
attaccapanni per appendere gli appunti di tante letture con tutti i
relativi dubbi.
Il dramma non si riferisce a tutta la meccanica
quantistica ma si limita, come ci eravamo proposti sin dal principio,
allo scambio di un fotone fra due elettroni, una piccola interazione
elettromagnetica in rappresentanza di tutti i fenomeni naturali.
PROLOGO
La
prima immagine da visualizzare è quella di una stella che
irraggia luce cioè fotoni.
Se la stella fosse il solo
oggetto dell'universo non irradierebbe nulla. I fotoni infatti non
vengono emessi a casaccio in tutte le direzioni ma vanno sempre da un
elettrone ad un altro, vicino o lontano che sia. Infatti un fotone è
una scarica di energia simile a un fulmine ed i fulmini non vanno a
spasso senza meta.
"E' sperimentalmente provato che un
atomo. se sufficientemente isolato dal resto dell'universo, può
restare in uno stato eccitato per un tempo indefinito. .... Il
meccanismo che genera una transizione atomica non è quindi
presente nell'atomo isolato; è il risultato dell'accoppiamento
con il resto dell'universo."
Carver
A. Mead [6]
La
luce della stella va quindi da un elettrone ad un altro, da un astro
all'altro in un universo pieno di astri.

PRIMO
ATTO
A sinistra nella figura che precede, un elettrone pulsante
(un oscillatore) urla a gran voce agli elettroni di tutto l'universo
che vuole cedere un po' di energia (una specie di offerta
pubblicitaria).
Per farlo emette nello spaziotempo piccole onde
progressive di ψ, che si spandono ovunque. In figura queste onde
sono rappresentate come fronti sferici (archi di cerchio).
Le
onde si diffondono nello spazio. Quando incontrano ostacoli,
strettoie e altre condizioni al contorno (non mostrate in figura)
generano, per interferenza di fase costruttiva e distruttiva, zone
più o meno ondose.
Nelle zone calme l'informazione non
arriva. Nelle zone ondose arriva ed è efficace.
Domanda
da accantonare : Emettendo queste onde l'elettrone non trasmette
energia, solo informazione sulla frequenza e sulla fase. Di che cosa sono fatte queste onde ?
Misteriosamente
il fenomeno descritto non avviene nel tempo. Al contrario l'offerta
pubblicitaria si diffonde "istantaneamente" in tutto lo
spazio (cosa che lasciava sbigottito nientemeno che Einstein che, in
quanto a voli pindarici, non si tirava indietro). Questo fenomeno
viene descritto a seconda dei punti di vista come "atemporalità"
o "delocalizzazione". Infatti se ti puoi muovere
istantaneamente da un posto all'altro dell'universo puoi anche
esistere contemporaneamente in due posti diversi.
Domanda da
accantonare : Come è possibile spiegare la atemporalità
dei fenomeni quantistici ? Quale misterioso collegamento fa si che
istantaneamente l'informazione quantistica si propaghi ovunque ? Lo
spaziotempo è in crisi ? E' possibile realizzare praticamente
un sistema di comunicazione istantaneo ?
Succede qualcosa !
L'elettrone pulsante è entrato in sintonia con un altro
elettrone in un altro punto dello spaziotempo, uno solo fra tanti, e
fra di essi avviene un rapporto detto "stretta di mano". I
due elettroni diventano un solo sistema e si dicono "entangled"
(intrecciati). Il fenomeno è noto come "entanglement".
Domanda
da accantonare : Che cosa ha determinato la stretta di mano con
un certo elettrone piuttosto che con un altro, qual'è stato il
criterio di scelta ?
Nota che se fossimo in grado di rispondere a
questa domanda il fenomeno ci apparirebbe del tutto
deterministico.
Nota anche che il prescelto non è il più
vicino perché se così fosse non vedremmo più le
stelle (che hanno in generale qualche corpo celeste più vicino
di noi).
SECONDO ATTO
A seguito della stretta di mano un
fotone, una scarica simile ad un pacchetto di energia vibrante parte
dal primo elettrone e , dopo un certo tempo, raggiunge il secondo e
viene assorbito.
Il primo elettrone al momento dell'emissione
perde energia, il secondo elettrone al momento dell'assorbimento
guadagna energia.

Qualora
il secondo elettrone si trovi all'interno di uno strumento di misura,
questo emette un “click”. Il fenomeno si è concluso.
La
velocità del fotone nello spazio siderale è quella
della luce ma per piccole distanze quali quelle a livello atomico il
fotone viaggia a qualunque velocità, anche maggiore di
quella della luce.
Quindi la velocità della luce è
solo quella di crociera, buona per lunghe distanze.
Questa
affermazione è dura da digerire perchè ancora una volta
fa apparire effimera la struttura dello spaziotempo.
Il fotone,
rappresentato in figura come un pezzettino di battimento, ha le
caratteristiche di un'onda stazionaria che congiunge l'elettrone
emettitore con l'elettrone ricevitore.
Domanda da accantonare :
cos'è veramente un fotone ? Come è possibile che una
particella viaggi per piccole distanze a qualunque velocità
contro i principi base dello spaziotempo ?
TERZO
ATTO
Uno scienziato, nei panni di un detective curioso, vorrebbe
sapere qualcosa su quello che è successo e aspetta che la
stretta di mano avvenga con un elettrone interno al suo strumento di
misura.
Tuttavia le sue misure sono rozze. Le sue deduzioni non
sono meno rozze e inizialmente configura un panorama ambiguo finché,
prova e riprova, pensa e ripensa anno dopo anno, decennio dopo
decennio, comincia a capire e sentire (forse più sentire che
capire) l'incredibile realtà dei quanti nello spaziotempo. Non
ha ancora completato il suo lavoro, ha molte perplessità.......
Fine del dramma.
COMMENTI A SIPARIO CHIUSO
Nel dramma che è
stato rappresentato la sola situazione del tutto deterministica e
relativamente facile da padroneggiare con i calcoli (si fa per dire)
è quella determinata dall'onda ψ di offerta nel primo atto.
La atemporalità del fenomeno, per quanto misteriosa,
semplifica i calcoli, elimina i transitori e riduce la fisica al
passaggio dell'intero universo da uno stato all'altro.
Nel
capitolo sulle onde ho cercato di abituarti ad una sensazione di
atemporalità e delocalizzazione descrivendo onde senza inizio
e senza fine nello spazio e nel tempo: il mondo degli spettri.
Abbiamo anche dedicato un paragrafo per descrivere la differenza fra
un'onda atemporale ed una ordinaria.
Nei capitoli dedicati alla
fisica classica ed allo spaziotempo abbiamo già incontrato un
caso di atemporalità parlando del secchio in rotazione
rispetto alle pur lontane stelle ed abbiamo visto che la soluzione in
quel caso si deve ricercare nel fantasma dell'etere: lo spaziotempo
distorto dalle masse presenti nell'universo.
Nel dramma
quantistico il caso entra in gioco due volte: una prima volta alla
fine del primo atto quando ti chiedi quale elettrone sarà il
prescelto fra tutti quelli dell'universo (un calcolo che non sappiamo
ancora impostare) e una seconda volta nel terzo atto quando esegui le
misure introducendo decoerenza.
Quindi in sintesi una teoria
matematica quantistica deve avere una base deterministica,
ondulatoria, atemporale nello spaziotempo complesso ma fornirà
infine risultati di tipo probabilistico.
Le due entrate del
caso non hanno lo stesso effetto. La prima (la scelta dell'elettrone)
è relativamente soft, si configura come un processo di calcolo
impossibile e non disturba il sistema mentre la seconda (la misura
incoerente) è un intervento fisico pesante, una intrusione nel
fenomeno che complica irrimediabilmente il panorama e ha l'effetto di
cancellare brutalmente la fase del sistema entangled dal panorama
informativo dell'osservatore.
Qualora venga evitata la misura
finale e il comportamento quantistico venga dedotto da esperimenti
indiretti è possibile osservare sistemi quantistici coerenti
(ad esempio gli atomi). Attualmente si è riusciti con tecniche
sofisticate ad osservare e talora anche controllare sistemi
quantistici macroscopici (ad esempio il laser e fluidi superconduttivi a temperatura di zero gradi assoluti).
INTERPRETAZIONI
DELLA FISICA QUANTISTICA
Al livello matematico esiste solo
una fisica quantistica e funziona bene.
E' curioso come ci si
divida al momento di descrivere il significato fisico di queste
equazioni. La stessa ricerca di un significato fisico ha qualcosa di
ambiguo perchè, essendo ψ qualcosa di nuovo, è
impossibile descriverla con forme di oggetti già visti. Le
interpretazioni della fisica quantistica si sprecano ma tuttavia
possiamo a grosse linee ridurle a 3 filoni principali :
- il
primo filone afferma che ψ non esiste; esistono solo i corpuscoli in
balia del caso (interpretazione probabilistica)
- il secondo
filone afferma che esistono sia ψ che i corpuscoli (interpretazione
dell'onda pilota)
- il terzo filone afferma che esiste solo ψ e i
corpuscoli sono apparenze (interpretazione ondulatoria).
1)
INTERPRETAZIONE PROBABILISTICA
L'interpretazione probabilistica di
Bohr della meccanica quantistica è quella più diffusa e
utilizzata in pratica.
Niels
Bohr
Si
parte dal fatto che, in fin dei conti, nel nostro dramma quantistico
il risultato del calcolo è di tipo probabilistico, gli
esperimenti vedono solo corpuscoli e lo scopo della fisica è
quello di prevedere il risultato degli esperimenti (secondo me non è vero, bisogna anche capire il perchè dei fenomeni). La ψ viene
dedotta indirettamente dal comportamento dei corpuscoli per cui tanto
vale affermare che non esiste alcuna onda, esistono solo corpuscoli.
Secondo questa interpretazione ψ non sarebbe che un calcolo
delle probabilità di esistenza di un corpuscolo in un'area
dello spaziotempo, sostanzialmente un'onda di niente.
A questo
punto si conclude che l'unica legge di Natura è il caso
.
Questa interpretazione ha un punto di forza nel fatto che la
probabilità, essendo una pura espressione matematica, dà
a prima vista una sensazione di atemporalità e questo potrebbe
rispondere in qualche modo ad una delle domande che ci siamo posti
nel dramma quantistico.
E' tuttavia poco credibile che le vicende
di una particella ora e quì influenzino istantaneamente quelle
di un'altra particella all'altro capo dell'universo solo per un
effetto probabilistico.
Inoltre un fenomeno ondulatorio complesso
come quello di ψ nello spaziotempo sta stretto in un calcolo delle
probabilità per cui bisogna nascondere i noti comportamenti
delle onde dietro un buon numero di “principi” ad hoc.
In
particolare i principi di "sovrapposizione" e di
"indeterminazione", citati come il pezzo forte della
meccanica quantistica, non fanno che affermare per le probabilistiche
particelle quanto già noto per le onde.
A questo punto
dirai che ho qualcosa contro i principi.
L' impostazione
matematica di qualunque teoria di fisica è bastata su
"principi".
I
principi sono assunzioni teoriche di base non dimostrate, che in
genere derivano da fatti sperimentali apparentemente assodati (come
ad esempio l'asserzione che nei fenomeni naturali la causa precede
l'effetto e non viceversa).
I principi sono necessari per
cominciare a ragionare ma bisogna pensare che prima o dopo saranno spiegati ed
assorbiti da altri principi più profondi; quindi i principi
non sono tabù né scuse per smettere di rifletterci su.
Secondo me, più sono i principi necessari per formulare
una teoria, meno il fisico ha le idee chiare su quello che sta
descrivendo.
L'utilizzo di molti principi ha un lato buono
e uno cattivo.
Cominciamo con quello buono: se osservi molte
partite a scacchi e capisci pian piano tutte le regole (che non sono
poche), puoi imparare a giocare a scacchi (e non è poco) anche
se ti sfugge "perché" mai il cavallo si debba
muovere in modo così strano e l'alfiere in un altro modo e
così via. Quanto meno la conoscenza delle regole giuste (i
principi) condensa tutta l'esperienza delle osservazioni fatte e
prepara il passo successivo della eventuale comprensione più
profonda.
Il lato cattivo viene fuori se ti convinci che, come
nel gioco degli scacchi, le regole sono tutto e non c'è
nient'altro sotto. Non è infatti credibile che la Natura
organizzi un gioco con molte regole sconnesse fra loro. C'è
certamente a monte un punto di partenza da cui tutte le regole
derivano.
L'utilizzo di principi indirizza i fisici verso lo
sviluppo delle conseguenze a valle e li distoglie dalla ricerca delle
spiegazioni a monte per cui si può dire che questo primo
filone interpretativo abbia stimolato in modo impressionante lo
sviluppo della matematica del caso (fino alla identificazione della
teoria dei campi quantistici con la matematica probabilistica) mentre
non si sia andati troppo a fondo nei fenomeni ondulatori.
Dato
che i fenomeni ondulatori coerenti sono quelli che dovrebbero
descrivere la struttura stessa delle particelle, non si sono ottenuti
i risultati sperati.
Fra
l'altro nei calcoli riguardanti la struttura delle particelle
spuntano assurdità matematiche come quantità infinite
(la bestia nera dei fisici), gestite mediante trucchi matematici
utilissimi ma fasulli detti pomposamente “rinormalizzazione” e
premiati con Nobel.
Feynman ricevette il premio Nobel a seguito
della messa a punto di un processo di rinormalizzazione. E tuttavia
...
“Sospetto che la rinormalizzazione non sia
matematicamente lecita” R. Feynman
e ancora...
“Questa
non è matematica. La matematica permette di trascurare una
quantità quando diventa piccola, non trascurarla perché
è infinitamente grande e tu non la vuoi”. Paul Dirac
Se
abbracci il lato cattivo dell'interpretazione probabilistica, cioè
ti convinci che la fisica quantistica probabilistica è la
"realtà ultima" senza variabili nascoste, cadi in
una variante "magica" originata negli anni trenta. Questa è
detta "interpretazione di Copenhagnen di Bohr-Heisemberg"
ovvero "l'interpretazione che non spiega niente",
riempie la fisica di assurdità e genera frustrazione negli
addetti al punto che i fisici da allora cercarono di defilarsi da
ogni tentativo di rappresentazione razionale. Vige infatti
l'imperativo di Dirac ai fisici “zitto e calcola”,
imperativo condiviso anche da Feynman.
In sostanza
l'interpretazione di Copenhagen afferma che le particelle avrebbero
una doppia vita (come il dottor Jeckill e mister Hide) e ci sarebbe
un momento di transizione (la fine del secondo atto del dramma
quantistico) in cui la ψ probabilistica (l'onda di niente elevata a
realtà profonda) "collassa" nella coscienza dello
sperimentatore dando vita a corpuscoli reali.
Questo collasso
avverrebbe quando l'osservatore prende atto del risultato della
misura. Pertanto venne dato un ruolo decisivo al lato psicologico, la
"coscienza dello sperimentatore" che avrebbe un ruolo
nell'atto del collasso e della materializzazione delle particelle.
La seguente suprema sciocchezza di un grande scienziato-filosofo
fa comprendere la confusione indotta da questa piega magica :
"Un
fenomeno fisico non è tale finché non viene osservato"
Niels Bohr .
In
realtà la fisica quantistica è scritta nelle sue
equazioni (quelle sicuramente valide al di la dell'interpretazione)
ed è quindi inevitabile anche a livello cosmico, in assenza di
osservatori.
Io non insisterei sulla questione della coscienza
proprio per non confonderti le idee ma prima o dopo incapperai in uno
di questi scritti o video.
In sostanza la situazione è
simile a quella che abbiamo descritto nel capitolo della fisica
classica parlando delle probabilità: la carta è stata
già alzata sul pianeta lontano ma tu non sai ancora se è
pari o se è dispari. Puoi immaginare da te altre situazioni
soggettive analoghe: il risultato degli esami è stato già
esposto in bacheca ma tu ancora non lo conosci e ti raccomandi a Dio.
Fai bene ma ciò che è possibile a Dio non è
possibile a te. Non puoi cambiare il risultato già esposto
solo prendendone conoscenza.
Invece Bohr e compagni (specialmente
Heisemberg) sentenziarono che la fisica probabilistica era la realtà
ultima e che la coscienza dello sperimentatore aveva un ruolo
determinante. La fisica accettava l'assurdo. Le battute si sprecano : "Heisemberg
può avere dormito quì"
Il grande fisico
Shrodinger non solo non era d'accordo ma era così contrariato
della piega che le cose stavano prendendo che coniò lo
sberleffo più noto e cinico della fisica quantistica: il
paradosso del gatto vivo-morto.
Un gatto chiuso in una scatola può
essere vivo oppure essere morto avvelenato da un meccanismo comandato
da un fenomeno microscopico (il decadimento nucleare di una
particella) quindi quantistico quindi di cui conosciamo solo la
probabilità che sia accaduto (ad esempio 50%).
Se Bohr
avesse ragione il gatto sarebbe realmente in uno stato vivo-morto
finchè un osservatore non va a sbirciare dentro la scatola.

(Immagine
di Sloyment)
In
conclusione, come evidenziato da Feynman, la struttura matematica
della fisica quantistica non è completa, si limita a calcolare
la probabilità di un evento senza indagare le ragioni a monte,
punto e basta.
La
teoria quantistica in realtà non prevede alcun collasso per
influssi psicologici e pertanto la vecchia interpretazione di
Copenhagen nella variante magica sarebbe in sonno da parecchio tempo.
Tuttavia essa viene tenuta in vita da esposizioni storiche, docenti
tradizionalisti, scritti divulgativi di autori alla ricerca di
emozioni, documentari, articoli ed opere cinematografiche come se la
fisica non potesse fare a meno della psicologia.
2)
INTERPRETAZIONE DELL'ONDA PILOTA DI DE BROGLIE-BOHM
Questa
interpretazione fu originata su basi matematiche dal già
citato De Broglie.
In seguito fu generalizzata
dall'americano-inglese Bohm (1917-1992) ed infine esaminata e
correlata agli esperimenti da Bell (sentirai parlare della
disuguaglianza di Bell a proposito di esperimenti sulla
atemporalità).
Si afferma che i corpuscoli esistono ma sono
trascinati da una vera onda ψ (onda pilota), invisibile agli
strumenti attuali ma diffusa in tutto lo spaziotempo (onda
universale). Lo schema intuitivo è proprio quello del nostro
dramma quantistico.
Quest'onda molto sottile (detta "potenziale
quantistico" o "campo quantistico", che abbiamo
visualizzato come una campagna pubblicitaria) si può
evidenziare sperimentalmente su sistemi macroscopici quando i
fenomeni di disturbo tacciono.
Ad esempio, portando un fluido
alla temperatura dello zero assoluto, si fa tacere del tutto la
furibonda agitazione termica delle molecole ed allora ψ si manifesta
(sempre indirettamente attraverso il comportamento delle molecole
stesse).
L'onda pilota "non collassa" al momento della
misura ma la fase diventa incoerente come abbiamo visto sul capitolo
delle onde. Questa intuizione è un grande successo di Bohm,
provata da numerosi esperimenti.

David
Bohm
La
atemporalità di quest'onda è assunta da Bohm "per
principio", cioè non viene spiegata. Questo è un
punto debole e rimanda ad ulteriori futuri approfondimenti.
Ne
parleremo nell'ultimo capitolo di questi appunti (interpretazione
transazionale).
Visto che ψ è atemporale ed estesa in
tutto lo spazio e il tempo, l'insieme determina una entità
cosmologica universale che impressiona filosofi e mistici.
La
suddivisione di questa entità ψ in sub sistemi coerenti o
decoerenti dipende solo dalla possibilità di considerare
questi sub-sistemi come "quasi isolati" e dalla capacità
di seguirne l'evoluzione con sistemi di calcolo.
La facilità
con cui un'onda ψ cambia la sua fase fa si che i sub-sistemi quasi
isolati siano accessibili con estrema difficoltà agli
esperimenti di laboratorio.
Il vantaggio di questa interpretazione
è che, attingendo anche al bagaglio della matematica delle
onde, il numero di principi necessari diminuisce e questa è
una cosa buona.
Inoltre se consideri le onde separatamente dai
corpuscoli, puoi rimandare a tempi futuri la comprensione di
quest'ultimi.
In conclusione questa interpretazione, seppure non
definitiva, è utile e intuitiva, elimina i panorami magici e
lascia scoperti i problemi reali. Pertanto in prima approssimazione
la utilizzeremo per descrivere i fenomeni luminosi ed atomici.
Bohm
era un tipo originale, con simpatie di sinistra (sfortunatamente in
piena guerra fredda e nel periodo del senatore Mc Carthy) e con
ambizioni filosofiche che lo portarono a contatti con esponenti di
religioni orientali. Questa aura mistica non giovò alla
popolarità della sua impostazione.
I fisici, perdendo una
buona occasione, si mostrarono indifferenti ed anzi critici
soprattutto per due ragioni:
- Una , assai debole, è la
solita storia del rasoio di Occam. Infatti si deve supporre che nello
spaziotempo esistano separatamente sia le onde che le particelle
(invece che le sole particelle) senza che, allo stato attuale, questa
descrizione porti ad una spiegazione precisa del meccanismo di azione
dell'onda pilota sulla particella e quindi ad un determinismo più
accentuato della solita relazione probabilistica.
Si deve quindi
ipotizzare l'esistenza di variabili nascoste (un meccanismo
sconosciuto) che rendono incompleta l'attuale struttura della fisica
quantistica.
Recentemente Afshar, fisico americano di origine
iraniana, ha realizzato un clamoroso esperimento (la misura-non
misura) in cui si dimostra che esistono realmente e
contemporaneamente sia le onde che le particelle per cui questa
debole obiezione deve ritenersi superata.
- L'altra obiezione,
piuttosto forte, è che possano esistere onde istantanee che
violano le limitazioni temporali del campo nello spazio-tempo e
quindi non assomiglino alle onde conosciute : il mistero di ψ.
A
questo mistero lavorarono con un certo successo Feynman e Wheeler, il
contemporaneo Prof. Cramer con la sua "interpretazione
transazionale" che vedremo nel prossimo capitolo, e lavorano ancora tanti altri
scienziati desiderosi di aprire il capitolo della comunicazione
istantanea.
3) INTERPRETAZIONE ONDULATORIA
Questa terza
ipotesi si configura come la ricerca di una teoria più
complessa ancora in fase di formazione.
Essa tenta di aprire
un'altra scatola cinese spiegando anche le particelle come
oscillatori, particolari arrangiamenti di onde stazionarie nello
spaziotempo .
Sostanzialmente i corpuscoli escono di scena e resta
solo la concretezza dell'impalpabile ψ per definire tutta la fisica.
Seguendo questa strada anticipata da Shrodinger ed Einstein,
alcuni ricercatori, come Mead, hanno formulato teorie semplici di
tipo semiclassico con cui ottengono nuovi risultati.
Comunque la
strada più accreditata oggi è la Teoria dei Campi
Quantistici Relativistici e si può visualizzare come una
specie di etere composto da tanti campi diversi e sovrapposti in uno
spaziotempo rigido ed indifferente. Ogni particella corrisponde alla
vibrazione locale di uno di questi campi per cui i rapporti fra le
particelle in realtà sono rapporti fra campi diversi .

Campi
interagiscono nell'indifferenza dello spaziotempo
Bisogna
dire che questa teoria è molto precisa e sperimentalmente provata ma ovviamente l'aspetto
matematico è prevalente su quello fisico : il mistero di ψ
si moltiplica e diventa il mistero di tante ψ.
Un'altra strada
molto studiata e cara agli ammiratori di Einstein consiste
nell'interpretare ψ come una vibrazione dello spaziotempo.
Per
darti un'idea di cosa intendo dire riporto una intuizione di
principio di William Clifford, un astronomo contemporaneo di
Einstein:
Io affermo :
1) che piccole porzioni di spazio
sono nei fatti analoghe a piccole colline su una superficie
mediamente piatta e che che le normali leggi della geometria non sono
valide a queste scale;
2) che questa proprietà di essere
curva o distorta continuamente passa da una porzione di spazio ad
un'altra come un'onda;
3) che questa variazione della curvatura
dello spazio è ciò che realmente accade in quel
fenomeno che noi chiamiamo il moto della materia, sia dotata di massa
o eterea;
4) che in questo mondo fisico null'altro accade eccetto
questa variazione, soggetta alle leggi della continuità.
Lo
spaziotempo vibra
Non
ti sfuggirà che questa idea trova una risonanza ed una teorica
possibilità di unificazione con la teoria della gravità
di Einstein (relatività generale). Infatti l'energia
potenziale gravitazionale è generata da distorsioni
spaziotemporali che creano un tessuto dello spaziotempo (una specie
di etere). Questo tessuto si dovrebbe quindi arricchire di vibrazioni
più o meno complicate che giustifichino le forze
elettromagnetiche, ulteriori vibrazioni che giustifichino le forze
nucleari e così via.
Questa
strada fu perseguita invano da Einstein fino alla sua morte e questo
significa quantomeno che la faccenda non è così semplice.
Se non bastasse lo spaziotempo a 4 dimensioni,
si dovrebbe ipotizzare l'esistenza di ulteriori dimensioni finora
rimaste nascoste che in sostanza diversifichino le tipologie di
campo.
In molti si sono lanciati in
uno spaziotempo allargato ad un numero sorprendente di
dimensioni (5 nella teoria di Kaluza-Klein, 10 nella "teoria
delle stringhe", 11 nella "M theory") . Si tratta di
una complicatissima ricerca teorica che punta ad ottenere un
risultato definitivo unificando tutta la fisica e le sue incognite
("teoria del tutto") attraverso l'osservazione dei
possibili modi di vibrazione di un unico tipo di oscillatore (una
membrana di dimensioni infinitamente piccole, dette dimensioni di
Plank).
Io da inesperto sono tuttavia diffidente verso le teorie che moltiplicano le dimensioni perchè un problema dipendente da più parametri si può talvolta tradurre in un problema geometrico multidimensionale.
Non ostante le intense ricerche ed i lunghi anni
trascorsi dalla sua formulazione, la
teoria del tutto non ha fornito finora risultati sperimentali validi
(forse per eccesso di complicazioni matematiche) e quindi si deve
considerare al livello di una semplice ipotesi in fase di studio. Io
non mi sento di affrontarla in questa sede e tanto meno di renderla
intuitiva per cui, se proprio ne hai voglia, ti rimando al libro
divulgativo L'universo elegante" di Brian Greene [14].
LA
NOSTRA INTERPRETAZIONE
Adesso dobbiamo costruire una nostra
immagine che ci aiuti ad andare avanti senza entrare nel dibattito
filosofico-scientifico a cui del resto non potremmo apportare utili
contributi.
La mia idea è di utilizzare tutte e 3 le
interpretazioni descritte considerandole un grado crescente di
approfondimento.
E' come se, volendo studiare il carattere di un
italiano, affrontassimo prima il problema dal punto di vista
socio-economico (ovvero probabilistico), basandoci sui dati
statistici dell'italiano medio; quindi passassimo a guardare un
italiano in particolare ma solo dal punto di vista dei suoi rapporti
con il prossimo (ovvero come la gente lo vede, la sua reputazione
come padre di famiglia, lavoratore ed amico, una particella in
rapporto con altre particelle); infine lo portassimo dallo
psicanalista per scoprire come veramente pensa e perchè.
Naturalmente
un grado maggiore o minore di approfondimento serve a scopi
diversi.
Se vogliamo indagare sul destino a breve dell'Italia la
psicanalisi forse è eccessiva mentre i dati socioeconomici
probabilmente vanno già bene.
Pertanto l'interpretazione
probabilistica è quella più utile nei casi pratici,
finalizzati alla previsione dei fenomeni, ma, dal punto di vista
filosofico, non considereremo la probabilità come una verità
assoluta facendoci travolgere dai paradossi che ne
derivano.
Considereremo l'interpretazione dell'onda pilota come la
più chiara ai nostri fini per venire a capo del dramma
quantistico pur non addentrandoci nella vera natura delle particelle.
Nell'esempio dell'italiano questa visione potrebbe consentire la
comprensione di singoli fatti di cronaca.
Considereremo infine
l'interpretazione ondulatoria e le varie teorie matematiche associate
come un tentativo di rispondere a domande affascinanti e sofisticate quali "che
cosa è veramente un fotone ?", "che cosa è
veramente un elettrone ?" , "che cosa è veramente
l'entanglement" .
LE
INTERPRETAZIONI INTRIGANTI
Per ottenere una interpretazione
“intrigante”, “diversa” e “alternativa” non devi
faticare troppo. Basta raccogliere qua e là quello che ti pare
e metterlo assieme. Non c'è bisogno di avere sotto una
struttura matematica né una base sperimentale perché
tanto non ci bada nessuno e neanche di verificare la coerenza fra le
varie asserzioni in considerazione della benevolenza preconcetta dei
destinatari del messaggio.
Ad esempio puoi partire dal principio
di indeterminazione, assumere il ruolo della coscienza individuale
dalla vecchia interpretazione di Copenhagen, incrociarla con la
funzione d'onda universale di Bohm e magari accentuare la difficoltà
di laboratorio negando del tutto la validità oggettiva degli
esperimenti. A che ci sei introduci un po di teoria del caos, riduci
la realtà ad una illusione, metti un pizzico di magia
orientale e mescola. Se il risultato ti piace è ok. Se fai un
giro su internet troverai decine di interpretazioni intriganti.
ORIGINE
DEL PRINCIPIO DELLA MINIMA AZIONE
Una
fra le cose più belle da vedere nella prospettiva quantistica
è l'origine del principio della minima azione, quello che
guidava il bagnino verso la ragazza, la sintesi della meccanica
classica.
Nella sua forma più semplice il principio della
minima azione concludeva che i fotoni nel vuoto vanno in linea retta.
Noi invece concludiamo con Feynman che ψ, come tutte le onde, si
espande e segue
tutti i possibili percorsi e poi questi percorsi si sommano fra loro
per interferenza.
La
particella fotone, se e quando scoccherà fra due elettroni,
seguirà presumibilmente il più comodo fra questi
percorsi.
Osserviamo nella figura che segue
due elettroni (punti A e B) che stanno per scambiarsi un fotone.
Sono
disegnati una serie di percorsi possibili di ψ
e sono evidenziati per comodità di ragionamento due gruppi: il
gruppo P più vicino alla traiettoria rettilinea e il gruppo I
più lontano.
I
due gruppi hanno pari opportunità ma, osservando la figura che
segue, si vede in modo qualitativo che i percorsi del gruppo P (il
più breve) sono di lunghezza approssimativamente uguale.
Se
le onde si rappresentano con delle frecce rotanti, si vede che
all'arrivo le frecce risultano ancora appaiate e quasi in fase.
Quindi producono interferenza costruttiva.
Se invece consideri i
percorsi del gruppo I noterai che hanno lunghezza abbastanza diversa
l'uno dall'altro, ad esempio i percorsi 1 e 2 sotto.
Le
frecce risultanti all'arrivo sono sfasate in modo casuale e, come
sappiamo, statisticamente la loro somma è quasi zero.
Quindi
il percorso di minima distanza (o meglio di minimo tempo) coincide
con quello di fase quasi uguale, quello rettilineo.
Come vedi
tutta la fisica classica col suo principio della minima azione si
scioglie in un fenomeno di interferenza : la fase di ψ
ha disegnato una autostrada nello spaziotempo e i fotoni la
percorreranno.
A questo punto non ci resta che paragonare alcune
formule che abbiamo già incontrato e prendere atto che la loro
somiglianza non era affatto casuale :
Forse
ricordi la definizione classica dell'azione S (prodotto di energia E
per tempo t) che tende a mantenersi minima durante il percorso del
bagnino (o di una particella)
S
= E t
Sostituisci
l'energia E con la pulsazione ω.
Osserva come l'azione S non sia
che l'angolo di fase α già
descritto nel capitolo delle onde.
α
= ω t
Ci
si potrebbe ancora chiedere di quale pulsazione stiamo parlando: se
di quella generata dall'oscillatore fermo o dai battimenti Doppler di
un oscillatore in moto.
Ad
occhio direi la seconda ma forse è meglio lasciare ancora la
cosa in mano ai ricercatori.
GLI
ESPERIMENTI CON LE FESSURE
La
fessura semplice
Gli esperimenti servono ad affondare o
confermare la teoria.
Mettiamo a confronto diretto la fisica
classica e la fisica quantistica.
Ipotizziamo una particella
libera (assenza di forze) che va da un luogo ad un altro. Che strada
segue ?
1) Secondo Galileo e Newton va dritto in linea retta
2)
Secondo Fermat segue la strada di minimo tempo t
3) Secondo Eulero
e Lagrange segue la strada di minima azione S t
4) Secondo la
fisica quantistica segue la strada tracciata dall'onda ψ
che abbiamo visto nel vuoto essere quella di minimo angolo di fase ω
t.
Le teorie coincidono nel vuoto. Ma cosa succede se nel vuoto
inseriamo schermi e fessure ?
Se impediamo a ψ
di articolarsi nel vuoto in tanti percorsi che interferiscono
liberamente fra loro, l'apparente percorso rettilineo svanisce e
ricompare l'onda ovunque diffusa.
Abbiamo una sorgente di luce S,
un primo schermo forato e un secondo schermo di fondo. Una fessura
rettangolare di dimensioni dapprima abbastanza ampie (in figura vista
dall'alto e poi di fronte) consente a molti percorsi vicini come A e
B di rinforzarsi e di produrre una apparenza di percorso rettilineo
da S a P . Un'area chiara (l'uscita dall'autostrada) si manifesta
sullo schermo nella zona attorno a P.
|
Fessura
larga - Vista dall'alto
|
Fessura
larga - Vista di fronte
|
Al
contrario percorsi obliqui come C e D sono caratterizzati dalla somma
di contributi variamente sfasati e quindi da interferenza mediamente
distruttiva (area scura in zona Q).
Adesso restringiamo la
fessura. Impedendo il passaggio di più percorsi paralleli.
Non ci sono più percorsi da sommare e quindi non c'è
interferenza costruttiva e distruttiva sullo schermo di fondo. L'onda
che emerge dalla fessura si diffonde ugualmente in tutte le
direzioni. Lo schermo di fondo è tutto illuminato dai fotoni
che seguono tanti percorsi diversi. Resta quindi dimostrato che i
fotoni non vanno in linea retta (da S a P e poi dritti sullo schermo)
ma percorrono le strade di ψ.
Fessura
stretta - vista dall'alto
|
Fessura
stretta - Vista di fronte
|
Adesso
passiamo all'esperimento della doppia fessura (double slit), il più
famoso della fisica quantistica. Le due fessure sono molto strette.
Vedi
subito che le parti illuminate dello schermo retrostante non sono
solo due, come ci si aspetterebbe ma una serie di bande (si chiama
"figura di interferenza").
Infatti l'onda ψ
in questo caso passa attraverso le due piccole fessure, si
diffonde mantenendo la sua fase ed interferisce con se stessa ora
costruttivamente, ora distruttivamente come nell'esperimento del
diapason.
Sullo schermo di fondo si creano fasce di luce e
di ombre.
|
vista
dall'alto
|
vista
di fronte
|
Se
lo stesso esperimento si esegue con un fascio di solidi elettroni
il risultato è lo stesso. Ciò significa che il fenomeno
di ψ non è limitato ai fotoni ma in realtà si applica
a qualsiasi particella.
Se il fascio viene attenuato al punto da
vedere sullo schermo l'arrivo delle singole particelle (fotoni od
elettroni) il risultato finale è ancora lo stesso ma si
manifesta in un tempo più lungo, come illustrato nella figura
che segue.
Esperimento
con elettroni che arrivano "ad uno ad uno"
Nota
che quest'ultimo esperimento esclude che l'interferenza possa
generarsi fra onde-particelle perchè l'interferenza avviene
fra fenomeni contemporanei e non sul ricordo (almeno così
sembra).
Allora per i partigiani delle particelle non rimane che
una strada: l'unica possibilità di giustificare una
interferenza di una particella con se stessa è che questa
particella si divida ed ogni porzione passi da una fessura diversa:
assurdità smentita dagli esperimenti ma che troverai citata
nel ciarpame divulgativo.
Un'altra fantasia abbracciata da
scienziati illustri come Feynman è che ogni particella viva
storie diverse, tutte reali, e che queste storie interferiscano fra
loro (interpretazione della somma delle storie) magari in ipotetici
mondi paralleli (interpretazione a molti mondi).
Non ti fare
travolgere, mantieni la testa a posto. Tieni sempre bene in mente che
l'interferenza è causata dall'onda ψ e non dai fotoni
o dagli elettroni.
I fotoni passano da una fessura o dall'altra e
non interferiscono con se stessi nè interferiscono le loro
storie in mondi paralleli. Quello che vedi sullo schermo quando tante
particelle si saranno spiaccicate è l'uscita dell'autostrada,
casello per casello.
Tutto
ciò potrebbe apparire semplice, addirittura banale, e non si
spiegherebbe perchè da un secolo questi esperimenti vengano
ripetuti con una miriade di varianti e con uno stupore mai sopito.
In
sostanza lo stupore è quasi sempre legato all'ostinazione di
guardare solo le particelle e negare l'esistenza di ψ, scontrandosi
così con i paradossi che la Natura divertita propina a piene
mani.
L'osservatore
Adesso
complichiamo un po l'esperimento con la presenza di un osservatore
che vuole scoprire quali elettroni sono passati da una fessura e
quali dall'altra fessura.
Per "vedere" gli elettroni
bisogna fare una misura. La cosa più semplice è quella
di "illuminare" l'area delle fessure con un raggio di luce
(fotoni) e contare i bagliori che si manifestano in prossimità
dell'una o l'altra fessura.
Appena questo apparato di
illuminazione (evidenziato in figura con 2 faretti quadrati verdi) fu
messo in funzione gli scienziati di un secolo fa ebbero un brivido
perchè la figura di interferenza scompare e ricompaiono due
sole bande in corrispondenza delle due fessure come previsto dalla
fisica classica.
|
vista
dall'alto
|
vista
di fronte
|
Ora
non dovresti essere tanto stupita perchè sai che anche un
debolissimo disturbo rende decoerente la fase di ψ
per cui i due fasci che emergono dalle fessure non possono più
interferire ma solo sovrapporsi.
I nostri scienziati del primo
1900 invece negarono ψ (o meglio cercarono di attribuirle una pura
realtà probabilistica) e si accanirono invano nel tentativo di
rendere sempre più fioca l'illuminazione o comunque di
produrre un esperimento "classico" in cui l'apparato di
misura non avesse influenza. Non riuscendoci, uno di loro, un certo
Heisemberg (peraltro molto brillante) sentenziò che la
"coscienza" dello sperimentatore influenza l'esperimento.
Non l'avesse mai detto. Gli scienziati-filosofi balzarono sopra il
carro affermando che ormai era scientificamente dimostrato che la
fisica avesse perso la sua oggettività e che la probabilità
dovesse essere intesa nel senso in cui la avverti tu (mentre ti
raccomandi a Dio prima di sbirciare l'elenco dei promossi).
Addirittura la parola "quantum" diventò sinonimo del
fenomeno con cui la coscienza dell'osservatore distrugge
apparentemente la natura di onda di ψ per restituire alle particelle
la loro tranquillizzante natura di corpuscolo classico.
Gli
apparati con cui gli scienziati credettero di avere realizzato una
misura senza avere disturbato il fenomeno erano le lenti
polarizzate.
Per capire meglio diciamo che i fotoni della fisica
classica sono assimilabili a dischetti lanciati a velocità
della luce. Questa assimilazione ad un dischetto si dice
polarizzazione). Facendo ruotare le fessure si fanno passare solo i
fotoni che hanno una certa polarizzazione, cioè il dischetto è orientato in un certo modo. Le lenti polarizzate funzionano così. Le fessure sembrano simili
a filtri di tipo "passa-non passa" e si pensava di avere
selezionato i fotoni senza urtarli e quindi senza disturbarli.
Filtri
polarizzati
Perfino
il grande Feynman nel suo "QED" afferma che è
possibile effettuare esperimenti senza disturbare le particelle.
In
realtà i filtri polarizzati modificano la fase di ψ
rendendola apparentemente incoerente ma, come spesso si fa in ottica,
è possibile creare filtri aggiuntivi correttivi in grado di
rifocalizzare ψ rendendola nuovamente coerente.
Quantum
eraser
Accade
perciò che il fascio di fotoni al quale è stata
restituita la coerenza di fase sia nuovamente in grado di produrre le
bande di interferenza in un esperimento a doppia fessura.
Questo esperimento di resurrezione dellla natura ondulatoria fu battezzato "quantum eraser"
cioè la cancellazione dell'effetto di killer della misura. Ovviamente questo esperimento è inspiegabile per chi ritiene che l'osservazione di per se distrugga per principio la natura ondulatoria.
L'esperimento
di Afshar
Per fortuna ai giorni nostri la mente brillante di
Afshar (fisico americano di origine iraniana, detto quantum rebel
) è riuscita a realizzare un esperimento
indiretto del tipo a doppia fessura in cui si possono osservare i
singoli fotoni passare da una fessura o da un'altra e nello stesso
tempo mantenere la coerenza di ψ e la formazione delle bande di
interferenza.
Si chiama misura-non misura. Lo sperimentatore ha
preso coscienza di un esperimento senza scatenare il quantum
distruttivo.
Afshar ha ripetuto l'esperimento presso le università
che lo hanno richiesto, ha risposto pubblicamente per un certo tempo
attraverso internet a chiunque desiderasse informazioni, ha
partecipato a congressi ed ha proposto la sua relazione per la
pubblicazione in una rivista scientifica specializzata nel 2004.
La
pubblicazione è avvenuta nel 2007. La comunità
scientifica ha impiegato 3 anni per superare la sorpresa. Gli
scienziati-filosofi cultori dell'interpretazione magica di Copenagnen
hanno resistito come hanno potuto. Il polverone non si è
ancora posato ma di fronte all'evidenza ....
Eppure Afshar non ha
mostrato nulla di imprevedibile dal punto di vista della fisica
quantistica (la parte matematica). Ha solo trovato un varco in cui
l'interpretazione probabilistica pura di tipo Copenhagen ne esce
piuttosto male mentre l'interpretazione ondulatoria (in particolare
transazionale come vedremo) ne esce rinforzata.
Come
ha fatto ?
L'esperimento di Afshar
La
sorgente S emette ad uno ad uno una serie di fotoni tutti alla
stessa frequenza.
Lo schermo C, dotato di due fessure, A e B
diffonde i fotoni.
Se lo schermo D è presente, i
singoli fotoni disegnano su di esso nel tempo le righe di
interferenza come nella figura sotto , parte sinistra.
Se
lo schermo D viene asportato i fotoni vanno incontro ad una specie di
occhio , ottenuto con una lente E e due rivelatori F e
G.
Quest'occhio vede i fotoni ad uno ad uno mentre emergono dalle
fessure A e B e quindi fornisce una sicura informazione sulla loro
posizione all'altezza dello schermo forato C.
Secondo
l'interpretazione di Copenhagen è impossibile per principio ad
un osservatore in queste condizioni venire a conoscenza della
struttura ondulatoria di ψ perché già un apparato di
misura ne mette in evidenza la natura corpuscolare. Pertanto al
livello dello schermo D mancante dovrebbe esserci una distribuzione
di fotoni organizzati su 2 righe sfumate come da figura, parte a
destra.
Invece si dimostra che distribuzione dei fotoni
rimane quella della figura sopra a sinistra.
Come mettere in
evidenza questa struttura a molte righe nella posizione D senza
utilizzare lo schermo o comunque uno strumento che crei decoerenza
?
Semplicemente Afshar ha
introdotto strumenti di misura (sottili fili metallici) in zona D in
corrispondenza delle aree nere delle righe (dove i fotoni non possono
accedere perché ψ interferisce negativamente e si annulla).
Non disturbando ψ non si crea decoerenza. Facile, no ?
D'altra
parte la conferma puntuale della presenza delle bande nere conferma
indirettamente l'esistenza di quelle chiare (misura-non misura) ed
esclude il caso decoerente di luce diffusa.
Viene pertanto a
cadere l'idea interpretativa che ψ collassi (o diventi incoerente)
non a causa dello strumento di misura ma a causa della coscienza
dello sperimentatore che vuole sapere troppo.
Afshar in primo piano
UN
SISTEMA QUANTISTICO COMPLICATO : LA STRUTTURA ATOMICA
Il
seguente esempio, che si basa sull'applicazione della famosa
equazione di Schrodinger, dimostra la potenza e la precisione
dell'impostazione matematica quantistica.
L'equazione di
Schrodinger è una versione semplificata (nello spazio e nel
tempo ordinari) della solita equazione differenziale del campo di ψ
trasportata nello spaziotempo (vedremo al prossimo
capitolo).
Tuttavia essa è già sufficiente a fornire
una base teorica a gran parte della chimica.
L'atomo di idrogeno
è il più semplice di tutti: è fatto al centro di
un nucleo pesante contenente un unico protone carico positivamente e
in periferia da un elettrone alquanto leggero carico negativamente.
Le due particelle si attirano e si potrebbe pensare ad una possibile
collisione ma l'esperienza dice che si tratta di un atomo molto
stabile e che esso può trovarsi in più configurazioni
caratterizzate da un diverso livello di energia.
Modello
planetario dell'atomo di idrogeno
I
primi modelli atomici assomigliavano ad un sistema sole-pianeta.
Ora
sappiamo che questi modelli erano errati. L'unica cosa che conta è
infatti ψ.
L'equazione di Schrodinger è quella di un'onda
ψ attirata dal nucleo e la soluzione è costituita da una
serie di gusci pulsanti uno dentro l'altro. Ogni guscio si comporta
come una possibile autostrada, il raccordo anulare del nucleo.
Come
la corda del pianoforte ogni guscio è legato ad una diversa
frequenza. Come la corda del pianoforte, l'elettrone preferirà
la frequenza fondamentale (la più bassa e vicina al nucleo) e
riserverà le altre (le armoniche) per i casi in cui è
particolarmente eccitato per qualche infusione di energia
dall'esterno (una specie di incavolatura destinata col tempo a
passare).
La figura sotto mostra la forma di ψ attorno al nucleo
per la frequenza fondamentale. Come vedi si tratta di un guscio
sferico vibrante assolutamente stabile ad una distanza ben precisa
dal nucleo centrale.
Richiamandosi in modo piuttosto equivoco ai
vecchi modelli gli scienziati chiamano ancora "orbita"
questa forma ma è evidente che essa ha poco a che fare con le
orbite dei pianeti.

La
cosa risulta ancora più evidente se si vanno a calcolare le
forme fantastiche assunte dai gusci in corrispondenza delle armoniche
ossia degli stati energetici più eccitati (l'elettrone
incavolato).
Di
passo in passo si possono calcolare tutte queste forme e le
corrispondenti energie che coincidono perfettamente con quelle
sperimentalmente misurate.
Alla fine procedendo così si
possono ricostruire tutti gli atomi e le loro interazioni quindi la
chimica, quindi la biologia, quindi tutto il mondo noi compresi.
Che
cosa sono queste forme ? Dov'è l'elettrone ?
Utilizziamo
l'interpretazione dell'onda pilota di De Bloglie-Bohm : queste forme
sono ψ . L'elettrone saltella di qua e di la continuando a scambiare
fotoni col nucleo.
Esso soggiorna più tempo nelle zone con
alta ψ e meno tempo nelle altre.
Le forme mostrate si traducono
quindi in una immaginaria registrazione delle posizioni assunte fra
una botta e l'altra.
QUINTO
COMMIATO
Se mi hai seguito fin ora meriti già molti
complimenti e alcune scuse da parte mia.
Rileggendo i paragrafi
precedenti mi sono infatti accorto che il ritmo si è fatto
progressivamente più serrato, come nei veri trattati di fisica
in cui l'autore sembra pervaso dalla frenesia di correre risparmiando
carta e inchiostro .
In realtà ognuno dei concetti espressi
in modo affrettato dovrebbe essere dilatato, assorbito, discusso,
corretto, sentito e vissuto come si conviene.
Se ti fermi ora non
sei messa male. Non abbiamo risposto a tutte le domande del nostro
dramma quantistico ed in particolare rimane il mistero della
atemporalità (o delocalizzazione) di ψ
. Tuttavia hai un'immagine intuitiva ed abbastanza solida di
una realtà profonda di tipo ondulatorio che sottostà
alla nostra vita di esseri macroscopici ed alla fisica classica.
Se invece hai il caratteraccio dei fisici e non puoi
dormire la notte al pensiero di un'onda ψ
atemporale ed universale, puoi proseguire. Ma ti avverto : la meccanica
quantistica utilizza una matematica difficile che io non padroneggio.
Semplificare al punto di produrre concetti intuitivi è per
me un presuntuoso impegno con un buon grado di arbitrarietà.
Da parte tua è richiesto almeno un ripassino di matematica e
qualche concetto in più.