IL FANTASMA DELL'ETERE (INDICE)

DIVAGAZIONE
: NOTTE D'ESTATE IN TERRAZZO
A Terrasini, durante le notti
d'estate, talvolta non si dorme dal caldo.
E' colpa delle
costruzioni senza tetto, con i terrazzi che durante il giorno si
scaldano.
Visto che devo aspettare che il terrazzo si freddi tanto
vale trasferirsi sopra con mia figlia Arianna e mettersi a pancia
all'aria stesi sul pavimento a guardare le stelle.
Ora che le
luci sono tutte spente è un bello spettacolo.
Arianna che è
romantica si è portata il registratore e adesso guardiamo le
stelle ascoltando Piazzolla.
Io mi sono portato il binocolo e per
ora l'ho posato in un angolo al buio.
Bello, bello, ma tu che ci
vedi in cielo ?
Lei ci vede le costellazioni, orse, capricorni,
vergini ....., il destino.
Io mi sforzo ma vedo solo puntini
luminosi su fondo nero.
Piazzolla ha finito il concerto e la
conta dei segni zoodiacali pure è finita. Non c'è più
niente da vedere e Arianna si è addormentata.
Ma è
proprio vero che non c'è più niente da vedere ?
Mah.
Prendo il binocolo e lo punto. Adesso di stelle ne vedo molte
di più anche nelle zone che sembravano più rade. Perché
?
In realtà quello che colpisce i miei occhi è la
luce che, partita da ogni stella ha viaggiato nello spazio e
finalmente ha colpito il mio occhio. Sono particelle di luce, i
fotoni.
Immagine
ottenuta dal telescopio spaziale Hubble
Le
stelle bruciano, esplodono, sparano i fotoni in tutte le direzioni e
qualcuno ha colpito me. Certo, più lontane sono, meno fotoni
mi colpiscono. Se sono pochi non vedo più la stella.
Sarà
per questo che col binocolo ne vedo di più. L'oculare del
binocolo è piuttosto grosso e raccoglie parecchi fotoni in più
del mio occhio.
Ma cosa vedo in realtà ? Che cosa sto
osservando ? Esplosioni nucleari. Le stelle usano idrogeno come
combustibile nucleare e quindi non sono eterne.
Di che cosa sono
fatte le stelle ? Degli stessi atomi che ci sono sulla terra.
Anzi
le stelle sono le fucine degli atomi, che, dopo essere stati ben
cucinati al loro interno, vengono proiettati in giro per l'universo
quando le stelle esplodono alla fine della loro vita.
Gli atomi
del mio corpo vengono tutti dalle stelle esplose nel passato.
Sono
un prodotto delle stelle, sono fatto di stelle. Mi godo questa
consapevolezza....
Eppure sono ben lontane. Gli astronomi misurano
le distanze in anni-luce cioè la distanza percorsa da un
fotone in un anno e il fotone va veloce: in un anno fa 10.000
miliardi di Km.
La stella più vicina, Alfa Centauri, è
a 4 anni-luce. La sua luce ha viaggiato 4 anni per raggiungermi. Cioè
io non sto vedendo lei ora ma la osservo com'era 4 anni fa. Le altre
stelle che vedo fanno comunque parte della Via Lattea, la nostra
galassia che ha un raggio di 40.000 anni-luce.
Pensa, io non vedo
le stelle come sono ora ma ognuna com'era in un periodo diverso: chi
100 anni fa, chi 1.000 anni fa, chi 10.000...... Una strana
collezione di cose diverse e che ora non sono più dove le
vedo. Qualcuna non c'è più. Le altre si sono spostate,
hanno cambiato colore. Qualcuna è finita risucchiata in un
buco nero e il suo tempo si è fermato.
Le stelle si muovono
e vanno anche abbastanza veloci. Le galassie si allontanano le une
dalle altre a velocità sostenuta. Addio viaggi
intergalattici.
Circa 14 miliardi di anni fa ci fu un big bang
fantastico con tanto di lampo e di tuono (un tuono di luce) e
l'universo da un puntino divenne in pochi istanti smisurato.
Da
allora i fotoni cominciarono a vagare in ogni direzione ed ancor oggi
i fisici analizzandoli riescono a vedere la luce del lampo ed analizzare
il timbro del tuono.
La distanza percorsa dalla luce in 14
miliardi di anni è molto piccola rispetto alle dimensioni
dell'universo per cui ne riusciamo a vedere una parte
piccolissima.
Comunque non è male: cento miliardi di
galassie e ogni galassia con cento miliardi di stelle.
E più
ancora: le galassie mostrano solo il 10% del loro contenuto, la parte
luminosa.
Il resto ha solo un nome: materia oscura. Nessuno sa
cosa sia.
Arianna pensava di vedere le costellazioni riunendo
stelle vissute in periodi diversi !
Già ma che cosa è
la contemporaneità ?
Come posso studiare i fenomeni che
avvengono sulle stelle se la luce di una stella può impiegare
fino a 14 miliardi di anni per raggiungermi ? Come si possono
collegare i fenomeni che avvengono tra le stelle se devo aspettare 14
miliardi di anni per avere una informazione ?
Forse c'è
qualcosa di sbagliato nel concetto di contemporaneità.
L'unica
contemporaneità che posso capire e la mia che ora sono qui e
che ricevo tanti fotoni ognuno dei quali ha viaggiato un tempo più
o meno lungo e mi porta informazioni più o meno vecchie di
stelle più o meno lontane.
Se fossi su un'altra stella
vedrei cose diverse. Avrei un'altra contemporaneità.
Esiste
una contemporaneità obiettiva ? Un adesso che valga per tutti
?
No. La contemporaneità è legata a quello che vedi
e, ovunque tu vada, quello che vedi è relativo a te.
L'esistenza delle stelle che ancora non vedi non ti appartiene.
Ma
il tempo che scorre è uguale per tutti ?
No, il tempo è
soggettivo. Vale solo per te.
E lo spazio è soggettivo
anche lui ?
Si, anche lo spazio è soggettivo.
Mi sento
perso ! La Natura non mi lascia spiragli.
Ma allora cosa c'è
di certo, di obiettivo, di uguale per tutti ? C'è qualcosa
che, misurato da tutti in tutti i punti dell'universo ci metta
d'accordo ? Qualcosa che sia "invariante" ?
Si, c'è
......
Però adesso Arianna si è svegliata. Si è
fatto tardi. Il terrazzo si è raffreddato. Le stelle possono
aspettare. Recuperiamo binocolo e registratore. Andiamo a dormire.
ALLA
RICERCA DI INVARIANTI: LO SPAZIO CLASSICO E LA DISTANZA
Se
nella stanza dove ci troviamo prendiamo come origine un vertice sul
pavimento e su di esso poniamo 3 assi ortogonali coincidenti con gli
spigoli della stanza, possiamo misurare con un metro la posizione di
un piccolo oggetto con tre numeri x1, x2 , x3
detti "coordinate": due coordinate per la
posizione in pianta e una per la quota.
Le coordinate identificano
la posizione rilevata da un "osservatore" (cioè noi)
sistemato nell'origine, il nostro punto di vista.
Questo
è lo spazio classico (si dice "spazio
euclideo" in onore di Euclide, cittadino della Magna Grecia)
: un insieme di posizioni definite da 3 coordinate.
Come vedi,
più una astrazione geometrica che un concetto di
fisica.
Naturalmente se stiamo pilotando una automobile e quindi
non siamo interessati alla quota possiamo eliminare la coordinata x3
e ritrovarci su una mappa.
Eliminando
anche x2 resta una linea: l'autostrada Palermo-Messina.
Per sapere dove si trova l'oggetto dell'osservazione basta un solo
numero : 100 Km da Palermo.
Quanto finora detto contiene parecchie
arbitrarietà : L'origine e l'orientamento degli assi spaziali
sono completamente arbitrari.
D'altra parte se trasliamo o
ruotiamo i nostri assi (cioè cambiamo il nostro punto di
vista) tutte le coordinate che popolano lo spazio cambiano. Tragedia
!
In uno spazio vuoto non esistono punti privilegiati da assumere
come origine ?
No, il nostro spazio è infinito da tutte le
parti e tutti i punti sono uguali.
Esistono direzioni privilegiate
da assumere per gli assi ? No, lo spazio geometrico è
indifferente anche alla direzione .
Al cambiare del punto di
vista, non c'è proprio nulla che resti costante, che non vari
? C'è un invariante dello spazio ?
Si, c'è una
quantità invariante rispetto al cambiamento del punto di
vista.
Se
nello spazio metto la mia matita, posso calcolare la sua lunghezza ∆l
con il teorema più famoso e importante della geometria : il
teorema di Pitagora (570-497 a.C).
Nella versione
bidimensionale classica : in un triangolo rettangolo la somma delle
aree dei quadrati costruiti sui cateti è uguale all'area del
quadrato costruito sull'ipotenusa (ricordo del liceo, insieme
all'indimenticabile sorriso di una compagna a cui non ho mai detto
nulla di importante).
Se ∆x1
e ∆x2
sono i cateti e ∆l è
l'ipotenusa si ha
∆x12
= area del quadrato (lato per se stesso) costruito su un
cateto,
∆x22
= area del quadrato costruito sull'altro cateto,
∆l2
= area dell'ipotenusa .
La
figura illustra il teorema di Pitagora.
La
matita però vive nello spazio a 3 dimensioni e il teorema di
Pitagora nella sua versione
tridimensionale si scrive :
∆l2
= ∆x12 + ∆x22
+ ∆x32
Calcolato
∆l2 basta estrarre la radice quadrata per avere ∆l,
la lunghezza della matita.
Ebbene, se per calcolare ∆l usi
le coordinate di un qualunque altro punto di vista, viene fuori
sempre lo stesso risultato.
Quindi la distanza ∆l è
un invariante dello spazio geometrico euclideo.
Perché
accade ? Io dico : perché la matita esiste obbiettivamente. La
sua lunghezza è una delle caratteristiche di questa esistenza
e non dipende dal punto di vista da cui la guardo.
Il mio amico
matematico mi guarda freddo. Esistere ? Io ho solo definito uno
spazio geometrico usando il teorema di Pitagora.
Che vuole dire
l'amico matematico ? Semplicemente che in astratto potrebbe definire
altri spazi geometrici con altre regole. Ha capovolto il problema del
fisico.
Ma lo spazio che il fisico percepisce è lo stesso
spazio del matematico ?
Gira tra i fisici un detto: “ I
matematici sono come i francesi. Tu chiedi loro una cosa e loro ti
rispondono su un'altra cosa.”
I matematici, i fisici e
gli ingegneri hanno un punto si vista diverso ed obiettivi diversi
ma la Natura li ha condannati a vivere assieme.
Spesso addirittura
una singola persona svolge tutti e tre i ruoli.
Così
è stato per Archimede di Siracusa (287 - 212 a.C.).
Achimede
DIVAGAZIONE:
MISTERO DELLA MATEMATICA
"Il gran libro della
Natura è scritto in caratteri matematici...." - Galileo
Galilei
Il piccolo esempio della matita potrebbe essere
commentato a lungo ma ora abbiamo poco tempo e dobbiamo limitarci a
qualche osservazione:
- Abbiamo utilizzato il teorema di Pitagora,
un matematico antico.
Adesso abbiamo idee di spazi più
complessi ma il teorema di Pitagora nello spazio euclideo è
eterno come tutta la matematica. Perché ? Non lo so.
-
Accade spesso che piccole notazioni di matematica abbiano enormi
implicazioni fisiche. Ad esempio, la relazione che abbiamo scritto
non contiene coordinate (quindi posizioni) ma lunghezze (quindi
differenze fra posizioni). La stessa cosa accade nella dimensione del
tempo.
Questo ha una conseguenza: la fisica non dipende nè
da dove sei nè da che ore sono. Perché accade ? Non lo
so.
- Guarda come il teorema di Pitagora è simmetrico : Le
tre coordinate sugli assi sono nelle stesse identiche condizioni. La
formula rispecchia la simmetria e la semplicità dello spazio.
I matematici parlano di eleganza delle formule. L'eleganza non è
compresa nel metodo scientifico ma spunta fuori da sola.
Perché
? Non lo so.
- Nella formula compaiono solo lunghezze al quadrato
(cioè elevate alla seconda).
Il quadrato è
frequentissimo in fisica. E' strano. E come se la Natura ci dicesse
che le aree (metri2) sono più importanti delle
lunghezze (metri) e anche dei volumi (metri3). Perché
? Non lo so.
- La matematica è un sistema logico coerente e
simbolico, creato dall'uomo a partire da ipotesi arbitrarie. I
teoremi di matematica vengono verificati tramite un procedimento
logico di dimostrazione senza necessità ricorrere ad
esperimenti di conferma. Ovviamente la conferma si può sempre
fare ed è scontata. La matematica è sempre ok.
Come
fa un ragionamento siffatto a diventare obbiettivo ?
Perché
questo tipo di logica sembra infallibile mentre le altre proposizioni
logiche di pensatori illustri non hanno lo stesso successo ?
Perché
il libro della Natura è scritto in caratteri matematici ?
Non
lo so.
Anni fa un certo Platone (un ammiratore della bellicosa
aristocrazia di Sparta) immaginò una super-realtà
ideale di cui quella che vediamo sarebbe un'ombra (il mito della
caverna).
Varie religioni e filosofie dichiarano di conoscere un
percorso spirituale di liberazione verso una
super-verità.
Curiosamente anche la matematica lascia
pensare a qualcosa di ideale, di astratto ma vero, di eterno.
Pitagora l'aveva intuito e alcuni matematici-filosofi ne traggono
conclusioni estreme sulla “realtà ultima”.
Una
moderna trattazione dell'argomento si trova nell'articolo del grande
scienziato Eugene Wigner "The Unreasonable
Effectiveness of Mathematics in the Natural Sciences"
(L'irragionevole efficacia della matematica nelle scienze
naturali).
In
merito io non so che dire ma, quando la fisica dimentica la sua
concretezza e diventa pura matematica, vedo crescere la confusione,
le interpretazioni fabulose, l'appannarsi dell'oggettività,
l'identificazione della Natura con il nulla.
Preferirei quindi
lasciare la matematica nella posizione di strumento logico sia pur
privilegiato e lasciar perdere la faccenda della realtà
ultima.
Adesso dirai che mi accontento di una visione ristretta.
Hai ragione ma è un problema di prospettiva religiosa. Nella
tradizione orientale ogni uomo è divino e quindi, aiutandosi
con yoga e meditazione, accede direttamente all'Assoluto di cui fa
parte. Nella modesta visione occidentale io non sono Dio ma faccio
parte attiva del progetto di Dio in una posizione obiettivamente
interessante e privilegiata. Tuttavia mi devo accontentare
dell'attuale stato di avanzamento dei lavori.
IL
METODO SCIENTIFICO
A
questo punto potremmo tentare una visione sintetica ed intuitiva
della macchina da guerra con cui l'uomo cerca di aprire una dopo
l'altra le scatole cinesi della Natura.
Si tratta del Metodo
Scientifico, che accomuna e mette d'accordo gli scienziati di
qualunque estrazione.
In
fisica quello che si sa riguardo alla Natura si chiama Fisica
Teorica.
Il suo progresso avviene grazie ad una azione a tenaglia
fra due attività del tutto oggettive:
- la Matematica,
attività di perfetta logica del tutto umana (i filosofi
direbbero trattarsi di una verità a priori in quanto non
derivata dall'esperienza)
-
la Fisica Sperimentale, sempre più sofisticata e che agisce
nel doppio ruolo di stimolo a nuove idee e verifica delle stesse.
IL
TEMPO CLASSICO
E il tempo ? Come mai non abbiamo parlato
del tempo ?
Nella geometria classica il tempo non c'è.
Nella
fisica classica il tempo dobbiamo aggiungerlo alla geometria ed esso
scorre indipendentemente dallo spazio.
Tutti gli osservatori con
il loro sistema personale di riferimento spaziale, guardano comunque
un solo orologio, nei cieli, fuori da qualunque spazio.
Anche il
tempo ha una origine arbitraria: guardando un orologio non puoi
sapere quando il tempo è cominciato.
Il
tempo classico
Quindi
anche per il tempo non avremo a che fare con un t ma con un ∆t.
In
questo ambito di spazio e tempo si definiscono due quantità:
la velocità e l'accelerazione.
La velocità è
un rapporto e dice qual'è stata la variazione ∆x della
tua posizione nel tempo ∆t e si scrive ∆x/∆t .
Per
definirla non basta dire che stai andando a 100 Km all'ora. Devi
anche dire in che direzione sei diretta. In termine tecnico si dice
che la velocità è un "vettore" e si indica
con una freccia.
Vettore
L'accelerazione
è la variazione ∆v della velocità nel tempo ∆t
e si scrive ∆v /∆t (un'auto va da zero a 0 a 100 km
all'ora in 10 secondi) e quindi è la variazione della
variazione della posizione nel tempo.
Anche per l'accelerazione
devi definire un numero e una direzione quindi anche l'accelerazione
è un vettore.
La fisica si può costruire in modo
equivalente sia dando prevalenza ai vettori (spostamenti, forze,
velocità, accelerazioni etc) sia dando prevalenza a "scalari",
cioè grandezze espresse da semplici numeri senza direzione
nello spazio (come la temperatura, l'energia etc.).
Il nostro
senso comune è attratto dai vettori perché
rappresentano qualcosa che si muove o tende a muoversi; lo spirito è
più appagato dagli scalari perché sembrano
rappresentare la semplicità dell'esistere.
MECCANICA
CLASSICA
"Esiste una sola legge di Natura e Newton
l'ha scoperta" – Hamilton
Ovviamente Hamilton si
sbagliava ma certo Newton è stato il fisico più grande
(ed anche il più capellone).
Newton
Non
è che prima di Newton la fisica non esistesse. Si sapevano un
mucchio di cose sulle orbite dei pianeti, sulle pietre che rotolano,
eccetera ma non si riusciva a calcolare gran che perché non
c'erano le equazioni differenziali.
Ma vediamo il senso di questa
fisica di Newton.
Definizione : un "sistema isolato" è
praticamente un oggetto senza alcuna interazione con l'esterno.
E'
facile ottenere un sistema isolato? Impossibile.
Di solito c'è
un osservatore che in un laboratorio esamina un oggetto e per
osservarlo lo tormenta in mille modi: lo lascia cadere, lo elettrizza
e così via.
L'oggetto in queste condizioni non è
certo un sistema isolato. E' solo un particolare di un universo molto
più grande.
Spesso con un po di immaginazione si riescono
ad ottenere sistemi "quasi isolati" in modo da affrontare
un problema alla volta.
Un sistema non isolato è quindi
l'oggetto più comune, soggetto ad interazioni col mondo
esterno che prendono il nome di "forze": le forze sono la
causa, il moto del sistema lungo una traiettoria è
l'effetto.
Nel nostro caso, invece di parlare di sistema possiamo
limitarci più modestamente ad una particella (un piccolo
corpo).
La meccanica di Newton è semplice: la forza "F"
(vettore) produce sulla massa "m" (scalare) di una
particella una accelerazione "a" (vettore) data dalla
formula:
Attenzione.
Questa formula va interpretata bene. Essa non dice che la quantità
a primo membro è la stessa cosa della quantità a
secondo membro ma introduce un rapporto di causa ed effetto.
Il
primo membro è la causa, il secondo membro è
l'effetto.
A parità di forza, se il corpo ha una massa
grande si ottiene una accelerazione piccola e viceversa. In altri
termini è più facile mettere in moto (o fermare) una
massa piccola che una grande.
La massa appare quindi in questa
formula nella sua veste di inerzia al cambiamento del suo stato di
moto o di quiete.
Mediante questa semplicissima formula, nota la
forza e lo stato iniziale (posizione e velocità) si può
calcolare la traiettoria di un corpo di massa m. E non è
poco.
E' altresì notevole che l'unica cosa che conta del
corpo è la sua massa ( non il suo colore, non la composizione
chimica, null'altro).
Tutto qui ? Si ma attenzione : questa
utilissima formula con soli tre termini non spiega nulla, è
una ricetta e una bomba.
I tre termini sono tre enigmi :
-
dietro l'accelerazione c'è il teatro: lo spazio e il tempo.
-
dietro la massa c'è la materia, un mistero profondo.
- E
dietro la forza ?
La forza sostituisce l'intero universo per
quanto riguarda il suo effetto sulla nostra particella. Essa è
un concetto apparentemente intuitivo quando si attua con una spinta a
contatto (un volgare spintone).
Ma come fa la forza di gravità
ad agire a distanza, nel vuoto, senza contatto ?
Sembra una
magia. Newton non rispondeva .
In un sistema isolato la forza
è nulla per definizione, F = 0 e quindi per la legge di Newton
deve essere nulla anche l'accelerazione a = 0.
Se l'accelerazione
è nulla, la velocità non varia, è costante in
intensità e direzione.
In altri termini la particella
isolata va avanti in linea retta a velocità costante.
Storicamente questo si indica come "principio di inerzia di
Galileo" dei sistemi isolati. Essendo ora deducibile dalla legge
di Newton, che è più completa, Galileo viene
assorbito.
La Natura pertanto non distingue una particella ferma
da una in moto a velocità e direzione costante. Ambedue
sembrano godere di un equilibrio proprio, in uno status di simmetria
imperturbata con l'universo.
Newton mise giù gran parte
della sua fisica da giovane, particolarmente in un breve e creativo
periodo di isolamento forzato in campagna nei dintorni di Londra,
durante una epidemia di peste.
E' giusto che un uomo si isoli così
beatamente da un evento socialmente drammatico come una epidemia di
peste ?
Non lo so ma oggi nessuno ricorda più quella
epidemia mentre la meccanica di Newton rimane la base delle
conoscenze di fisica.
"Io non so come il mondo mi vedrà
un giorno. Per quanto mi riguarda, mi sembra di essere un ragazzo che
gioca sulla spiaggia e trova di tanto in tanto una pietra o una
conchiglia, più belli del solito, mentre il grande oceano
della verità resta sconosciuto davanti a me. " -
Helmut Newton
Newton non si limitò
all'invenzione delle equazioni differenziali né alla
formidabile legge fondamentale della meccanica.
Proseguì
analizzando la "forza di gravitazione" e creando la base
teorica per la comprensione del sistema solare e anche dell'universo
(cosmologia di Newton).
In sostanza qualunque massa esercita a
distanza una attrazione verso qualunque altra massa. Io sono attratto
dalla terra perché la mia massa e quella (molto più
grande) della terra si attraggono.
Abbiamo quindi una seconda
mirabolante qualità della massa: quella di creare forze di
attrazione gravitazionali che diminuiscono al crescere della
distanza.
Questa fisica è già sufficiente ad
effettuare viaggi spaziali ora e in futuro ma Newton continuò
interessandosi del calore e della luce facendo importanti scoperte
anche in questi campi.
Newton aveva un caratterino difficile.
Quando si accorse di essere arrivato lontano e capì che i
tempi non consentivano altro, abbandonò le ricerche di fisica
e si diede ad altre attività di tipo manageriale e, pare,
mistico.
DIVAGAZIONE
: IL MISTERO DELLA MASSA
Cos'è la massa in una
visione classica della materia ? Inerzia e forze attrattive.
Tu
dirai: ma la massa sono i corpi, la concretezza. Apparenza !
Se
guardi di cosa è fatta l'acqua e per farlo fermi il tempo e ti
rimpiccolisci sempre di più ad un certo punto vedi un cielo
stellato. E' tutto vuoto a parte piccole molecole che contengono
tutta la massa dell'acqua (pensa che densità !).
Dici, ok
sono arrivata. Macché !
Sappiamo già che le molecole
sono fatte di piccoli atomi e tutto intorno il vuoto.
Ed ancora,
se entri dentro un atomo, vedi una specie di sistema solare con un
piccolo sole al centro (il nucleo che contiene quasi tutta la massa)
, pianetini lontani (gli elettroni) e tutto il resto vuoto.
Va
bene, adesso ti tuffi dentro il nucleo. Cosa speri di trovare ? Un
altro cielo stellato, un vaso di Pandora di particelle piccole e
lontane che contengono tutta la massa. Tutto il resto vuoto.
E
allora cos'è questa massa ? Mah !
LE
FORZE E LA SIMMETRIA
I fisici si sono dati da fare per
catalogare tutti i tipi di forze: forze di inerzia, forze
gravitazionali, forze elettromagnetiche e forze nucleari.
Fra
queste forze esistono differenze siderali. Ad esempio la forza
gravitazionale che dà forma all'universo appare piccolissima
rispetto alla forza elettromagnetica e questa appare piccola rispetto
alla forza nucleare.
“Per dare un'idea di quanto
l'elettricità sia più forte della gravitazione
consideriamo due granelli di sabbia grandi un millimetro e distanti
30 metri. Se le forze elettriche (fra protoni) non fossero
bilanciate (dagli elettroni).... ci sarebbe una forza
(repulsiva) di 3 milioni di tonnellate fra i due.” - R.
Feynman- [2]
E'
successo un fatto strano.
Una di queste forze ha dato le
dimissioni e l'abbiamo cancellata dall'elenco : la forza di inerzia
(quella che avverti alla partenza, alla frenata e in curva). Ma cosa
è successo ?
E' bastato cambiare di poco il punto di vista
per spiegarla del tutto.
Se fai una frenata (figura sotto) pensi
di essere sottoposta ad una forza in avanti ma è semplicemente
la massa del tuo corpo che, credendo di essere in un sistema isolato,
cerca di proseguire per inerzia il moto uniforme che aveva in
precedenza. Basta osservare il fenomeno dalla strada per rendersene
conto.
Frenata
ed inerzia
Che
tutte le altre forze siano simili ? Che basti trovare il punto di
vista giusto per spiegarle e cancellarle dall'elenco ?
Non
esistendo nello spazio e nel tempo sistemi di riferimento
privilegiati, una delle caratteristiche fondamentali dello spazio e
del tempo è la simmetria.
Il tuo corpo prima della frenata
non subiva forze, era un sistema quasi isolato in condizioni di
simmetria con l'universo. Con la frenata brusca si è
verificata una dissimmetria.
Tutte le forze in generale
nascono come reazione della Natura ad una dissimmetria.
Le leggi
di fisica individuano vari tipi di simmetrie naturali e quindi vari
tipi di forze.
ETERE
Guardando
piccole cose si può intravvedere l'universo ?
Se fai girare
un secchio, contenente acqua, su un asse (come una centrifuga)
l'acqua si solleva ai bordi come in figura . Perché ? L'acqua
ruotando insieme al secchio sente la forza centrifuga e trova una
posizione di equilibrio con la forza di gravità.
Se questo
sistema secchio-acqua lo lasci in pace continua a girare per sempre
(lascia perdere gli attriti). Va per inerzia in simmetria con
l'universo.
Tutto questo è previsto nella meccanica
classica per un corpo in moto rotatorio attorno ad un asse.
Il
secchio in rotazione
L'acqua
quindi si solleva ai bordi perché ruota ma come fa l'acqua a
sapere che sta ruotando ? Rispetto a cosa ruota ? Qual'è il
punto di riferimento fermo ? Nota che l'acqua non gira rispetto al
secchio. Acqua e secchio funzionano come un blocco unico in
rotazione.
Forse l'acqua sbircia i dintorni ?
Si potrebbe
sospettare che l'acqua in qualche modo riesca ad osservare la terra.
Possiamo
fare un esperimento del tutto analogo, lontano dalla terra, in
assenza di gravità.
Invece del secchio consideriamo una
stazione spaziale che opera nello spazio profondo.
Mettendo la
stazione in rotazione uniforme e permanente come il secchio, per
forza centrifuga si può produrre all'interno una apparenza di
gravità, una gravità artificiale causata dagli effetti
centrifughi con i piedi appiccicati alla parete laterale (forse hai
visto il film “2001 odissea nello spazio”).
Adesso
siamo lontani da tutto, compresa la terra, e la domanda rimane sempre
la stessa del secchio. Rispetto a cosa gira la stazione spaziale ?
Il
mio vecchio libro di fisica del liceo risponde: gira rispetto alle
stelle.
Stazione
spaziale in rotazione
Rispetto
alle lontane stelle ? Non abbiamo detto che occorrono migliaia o
milioni o miliardi di anni per comunicare con le stelle ? La forza
centrifuga nasce istantaneamente appena inizi la rotazione. Come fa
l'astronauta a comunicare "istantaneamente" con l'universo
?
A questo punto si conclude: lo spazio non può essere
vuoto.
Ci deve essere qualche sostanza ferma (simile all'aria)
rispetto a cui la stazione spaziale gira, anche se questa sostanza
non l'ha mai vista nessuno.
Si dà un nome a questa presunta
sostanza immobile : "etere" .
Einstein nella teoria
della "relatività generale" (piuttosto complicata,
ne accenneremo dopo ) mostrerà un universo in cui l'etere è
una ipotesi superflua.
Le formule non ne hanno bisogno. Basta lo
spazio vuoto e i corpi celesti.
I corpi celesti plasmano e curvano
lo spazio vuoto e il tempo creando un campo stabile di distorsioni
spazio-temporali (stabile nella misura in cui le stelle in cielo
appaiono fisse).
Questo tessuto di quasi niente è il
riferimento assoluto ed istantaneo dell'acqua del secchio e della
stazione spaziale !
Cosi l'etere come sostanza reale viene ucciso
senza processo con un procedimento detto rasoio di Occam, frate
francescano del IV secolo : "entia non sunt multiplicanda
sine necessitate" (le entità non si devono
moltiplicare senza necessità).
Il fantasma dell'etere
tuttavia non ha mai cessato di essere fra noi perché se tutti
i corpi celesti creano, attraverso la distorsione delle coordinate
spazio-temporali, un tessuto relativamente stabile, allora ogni punto
dello spazio ha una sua identità in rapporto agli altri punti
e ogni direzione è distinta rispetto alle altre: il vuoto non
è vuoto. Il secchio e la stazione spaziale girano rispetto al
fantasma dell'etere.
UN
SECONDO INVARIANTE : L'ENERGIA
A questo punto non rimaneva
che affrontare i problemi rimasti aperti nella comprensione profonda
dei fenomeni descritti, per scoprirne le cause nascoste.
Si
andava alla ricerca di invarianti fisici, che apparentemente mancano
nella legge di Newton.
ENERGIA CINETICA
Tagliando e
cucendo la legge di Newton si era scoperto che l'accelerazione e
la massa potevano essere sostituite da nuove variabili fisiche : la
"quantità di moto" e "l'energia cinetica"
(simbolo Ecin).
La quantità di moto è un
vettore e la puoi immaginare così.
Se noti che un sasso
cade e potrebbe colpirti sarai preoccupata di quanto è grosso
(la sua massa) e di quanto è rapido (la sua velocità)
ma soprattutto della sua direzione (la traiettoria ). Ecco, la
quantità di moto esprime tutto ciò.
L'energia
cinetica Ecin è pure fatta di massa e di velocità
ma in modo più sofisticato. La puoi immaginare così:
indipendentemente dalla direzione del sasso, qualcuno lanciandolo gli
ha conferito qualcosa che lo ha trasformato, ha accresciuto il suo
potere mettendolo in grado di generare lavoro o danno in futuro.
In
termini matematici l'energia cinetica non è un vettore perché
non ha una direzione nello spazio e tuttavia essa è protesa a
generare conseguenze nel tempo. Una specie di vettore
temporale.
Intuisci che la quantità di moto e l'energia
cinetica sono due proprietà complementari di una massa che si
muove nello spazio e nel tempo e quindi dovrebbero essere compattate
in un unico concetto: un vettore nello spaziotempo.
Ovviamente
questo risultò impossibile per la fisica classica, che opera
nello spazio e nel tempo ordinari, e bisognerà attendere la
teoria della relatività di Einstein.
ENERGIA
POTENZIALE
Se mi affaccio dalla finestra di un grattacielo,
constato che la mia energia cinetica è nulla perché
sono fermo ma non si può certo dire che non me la posso
procurare.
Basta un piccolo gesto ed ecco che volo dalla finestra,
guadagno energia cinetica e la uso allo scopo miserevole di
spiaccicarmi sul marciapiede.
Che tipo di energia possedevo prima
di buttarmi dalla finestra ? Si chiama "energia potenziale"
Epot ed è dovuta all'accoppiamento dell'altezza del
grattacielo e della presenza della forza di gravità che mi
attrae verso il suolo. L'energia potenziale è il potere di
generare in futuro energia cinetica.
In altre parole l'energia
potenziale può vantaggiosamente sostituire la forza nel ruolo
di "causa dei fenomeni" mentre il complesso della quantità
di moto ed energia cinetica rappresenta egregiamente l'
"effetto".
ENERGIA TOTALE
Durante il volo la mia
altezza decresceva e quindi anche l'energia potenziale decresceva
trasformandosi in energia cinetica fino al tragico epilogo.
In fin
dei conti la somma delle due energie (potenziale e cinetica) è
sempre rimasta invariata nel tempo. Finalmente ci siamo : la somma
dell'energia potenziale e dell'energia cinetica è un
invariante ! Abbiamo un attore da mettere nel teatro dello spazio e
del tempo !
L'energia
totale non cambia durante il moto di una particella (l'energia
muta da potenziale a cinetica e viceversa senza che cambi la somma
delle due).
In altri termini l'energia totale invariante Etot
è la nuova regina della fisica classica. La quasi totalità
della fisica applicata è basata su bilanci di energia e quindi
sulla assunzione dell'invarianza dell'energia totale.
Nota
tuttavia che, pur restando nel campo della fisica classica, l'uso
dell'energia totale corrisponde già ad un notevole grado di
astrazione.
Ricordo infatti che l'energia potenziale rappresenta
la causa di un fenomeno meccanico mentre l'energia cinetica ne è
l'effetto.
Ricordo che la causa è l'intero universo al di
fuori del corpo in esame e che l'effetto è la massa del corpo
che si muove ad una certa velocità.
Ricordo che il buon
senso dice che la causa deve essere distinta e precedere l'effetto.
Affermare la concretezza fisica della somma invariante di causa ed
effetto corrisponde ad un primo grado di sovvertimento del buon senso
(mia madre mi diceva che non puoi sommare mele e pere perchè
il risultato non è nè l'uno nè l'altro).
D'altra
parte semplici eventi come una palla che rimbalza verticalmente sul
pavimento o l'oscillazione di un pendolo offrono chiari esempi di
fenomeni di sconcertante simmetria. Filma una palla che rimbalza od
un pendolo in moto. Il filmato si ripete ciclicamente. Riproduci il
filmato all'inverso nel tempo. Non lo distinguerai dall'originale. La
causa e l'effetto si trasformano ciclicamente l'uno nell'altro mentre
la loro somma rimane invariante.
L'universo sembra mostrare
indifferenza verso il fenomeno locale : solo una piccola distorsione
che provvede ad autocompensarsi senza turbare l'armonia globale.
CAMPI
STATICI DI ENERGIA POTENZIALE
La teoria dei campi è
pura matematica, niente di fisico. Quindi è eterna come ogni
elaborazione matematica e può essere usata in ambiti
diversi.
Ripartiamo da zero. Abbiamo il teatro. Mettiamoci
qualcosa dentro. La cosa più semplice è un "campo
scalare". In altri termini in ogni punto dello spazio ci
piazziamo un numero φ (pronuncia fi) che che può
rappresentare la distribuzione spaziale di qualunque cosa : energia
potenziale attorno alla terra, carta della temperatura al suolo,
mappa della densità di popolazione, insomma quello che vuoi.
In altre parole φ è matematica (da non confondere con ψ
che è fisica).
La teoria dei campi aiuta ad analizzare il
senso di questi numeri φ nello spazio.
A noi per ora
interessa rappresentare soprattutto campi di energia potenziale.
Campo statico di energia potenziale
Nella
figura, che rappresenta la topografia di una collina, i numeri
indicano la quota sul livello del mare. La collina è
rappresentata come un campo di quote. Dato che la gravità
dipende solo dalla distanza dal centro della terra, la quota della
collina rappresenta bene anche l'energia potenziale
gravitazionale.
Sono riportate in nero le "curve di livello"
dei topografi o "linee equipotenziali" per i fisici , cioè
curve che uniscono punti di pari quota (o pari energia
potenziale).
Su ogni curva di livello è scritta la quota.
Le linee in grigio perpendicolari in ogni punto alle curve di livello
sono le "linee di massima pendenza" per i topografi,
"linee di forza" per i fisici.
Perché le linee di
massima pendenza sono anche linee di forza ?
Se stai ferma sul
fianco di una collina sentirai una forza che ti spinge giù
nella direzione della massima pendenza.
La teoria dei campi di
energia potenziale identifica il vettore forza con la variazione
della pendenza (o la variazione dell'energia potenziale).
La
forza e la pendenza
Quindi
un campo di forze (linee grigie) od un campo di energia potenziale
(linee nere) descrivono lo stesso fenomeno e sono solo due punti di
vista diversi ma equivalenti. Le linee equipotenziali mostrano la
collina (ossia la causa potenziale), le linee di forza mostrano i
percorsi lungo i quali sei invitata a scendere.
Dobbiamo
abituarci a questa equivalenza e usare indifferentemente l'una o
l'altra rappresentazione. Io generalmente preferisco la visione
dell'energia potenziale perchè descrive la collina così
com'è fisicamente mentre la forza che ti spinge in basso è
solo una conseguenza della pendenza. Tuttavia molti fisici hanno
preferenze per la forza perchè possono misurarla con
facilità.
La parola potenziale indica comunque che stiamo
osservando un campo statico φ cioè nulla ancora si muove.
L'omino in figura resiste alla pendenza e resta fermo.
Con il
simbolo ∆φ indicheremo convenzionalmente la variazione del
campo φ nello spazio quindi la pendenza della collina in
un certo punto, in sostanza la forza :
φ
è il campo di energia potenziale
∆φ è
la forza
Se
dico ∆ φ = 0 indico una assenza di pendenza e
quindi assenza di forza.
Forza
e pendenza nulla
Se
il campo è costante dappertutto non c'è alcuna forza ma
anche non c'è alcuna collina.
Ecco quindi che per il campo
di energia potenziale l'invarianza totale coincide con la sua morte.
Non ha neanche importanza se ci troviamo a livello del mare o mille
metri sopra. Non lo possiamo neanche sapere guardandoci intorno
perché vediamo tutto piatto.
Delusione: dopo avere cercato
una invarianza totale ci troviamo con un pugno di mosche.
Guardiamo
ora una situazione molto più interessante :
Punto stazionario di minimo
Ora
con ∆ φ = 0 non indico una situazione globale ma
un punto locale di minimo dove spontaneamente ti collocheresti per
non essere soggetta a forze.
Questo punto viene indicato come
"minimo" del campo o meglio punto "stazionario"
poiché , per un piccolo tratto, il campo è orizzontale,
praticamente invariante e non genera forze.
Fermati un attimo e
respira perché stai guardando il senso profondo delle cose,
quello che ci sta davanti agli occhi e quasi mai vediamo chiaramente.
Per ora non ti dico altro, ne riparleremo più
avanti.
Torniamo alla nostra topografia . Vedi dalla figura
della collina che le linee di forza (quelle in grigio) non sono
chiuse su se stesse come le curve equipotenziali di livello ma
nascono dalla cima della collina come se da una sorgente sgorgasse
l'acqua.
Per questa ragione la cima della collina si chiama
"sorgente" delle linee di forza.
Nota che ancora
nulla si muove: stiamo parlando della causa e non
dell'effetto.
Adesso vogliamo esprimere in modo simbolico il
concetto che in una sorgente (simbolo S) nasce un flusso di linee di
forza. Ma le linee di forza indicavano già la variazione del
campo quindi la sorgente è la variazione della variazione
del campo locale (si dice la variazione al quadrato del campo) e la
indicheremo convenzionalmente usando questo simbolo.
leggi : delta quadro di fi è uguale alla sorgente S
ovvero
la variazione della variazione del campo è uguale alla sorgente del campo
Non ci sono parole per descrivere l'importanza di
questa espressione matematica.
Assumeremo questa espressione
simbolica come rappresentante di tutte le equazioni differenziali che
ci servono in questi appunti.
Adesso che l'abbiamo osservata la
conserviamo per i futuri sviluppi. Essa rappresenta la proprietà
fondamentale del campo in un punto-sorgente, un punto eccezionale di
discontinuità dello spazio e che a sua volta condiziona tutto
il campo.
In tutte le altre zone dello spazio dove non ci sono
sorgenti di energia potenziale si avrà Sorgente = 0 , quindi :
Questa
espressione (matematicamente più semplice della precedente) ci
dice che in questo momento non vediamo le sorgenti ma sappiamo che ci
sono da qualche parte. La φ che vediamo intorno non è
casuale ma è la conseguenza delle sorgenti.
In altri
termini questa espressione esprime uno spazio vuoto in cui da qualche
parte devono esserci sorgenti.
Adesso cerchiamo di indovinare che
forma avrà un campo generato da una sola piccola sorgente di
energia. La simmetria è d'obbligo. Le linee equipotenziali
sono circolari e le linee di forza sono radiali. Allontanandosi dalla
sorgente le linee di forza si diradano mentre l'energia potenziale si
distribuisce su un cerchio sempre più grande.
Campo statico con simmetria centrale
CAMPI
DINAMICI DI ENERGIA TOTALE
Il campo statico è tanto
elegante e semplice ma fa vedere solo metà del problema : la
causa e non l'effetto.
In altri termini su questa collina dobbiamo
mettere una palla e lasciarla rotolare.
Qui però cominciano
i guai della fisica classica perché il tempo, come meglio
vedremo nel prossimo capitolo, non è il suo punto forte.
Appena introduciamo il tempo nel campo statico le nostre belle
formule diventano complicate e questo in fisica è un brutto
sintomo. Quando si ristruttura una vecchia casa con pezze e tappi,
più esigenze manifesti e più le pezze e i tappi si
moltiplicano. Scopri che gli impianti sono diventati uno sgorbio, si
sono creati colli di bottiglia e ora vanno in crisi facilmente, le manutenzioni sono sempre più impegnative. Devi
rifare tutto da capo con un nuovo progetto e allora gli impianti funzionano.
Questo nuovo progetto in fisica è lo spaziotempo della teoria
della relatività e lo vedremo nel prossimo capitolo. Ora non
entreremo nei dettagli ma vorrei farti vedere perché le
complicazioni nascono.
Anzitutto l'energia potenziale (la causa)
non basta più e ci vuole anche l'energia cinetica
(l'effetto).
Immagina la forma del
campo come una coperta (tratteggiata) stesa sulla collina . La
afferri e la agiti con forza. Cosa succede alla palla che rotola ? Ti
lascio immaginare.
Campo dinamico
Vedi
che sulla copertasi formano increspature e queste si propagano ad una
certa velocità perché sono onde e raggiungono la palla
dopo un certo tempo.
Credi che così il problema sia già
abbastanza complicato ? Questo è nulla. Non sei tu sola che
agiti la coperta. Ogni cosa che esiste nell'universo è una
sorgente e nello stesso tempo è una palla che subisce
l'effetto di tutte le altre sorgenti. Per calcolare la somma delle
forze che mi sollecitano in un certo istante, bisognerebbe fare una
indagine retrospettiva nel tempo per individuare tutti i corpi che in
passato hanno messo mano alla coperta e l'anno agitata e ricostruire
così l'effetto complessivo attuale. Una pazzia !
Per
fortuna si è scoperto che i conti in questi casi si fanno
molto meglio se si usa il concetto di "campo dinamico".
L'immagine della coperta con le sue pendenze fisse (quelle
riconducibili alla collina) e le sue increspature mobili (quelle
riconducibili alla coperta) ci aiuta a capire.
Le pendenze fisse
rappresentano una forma di energia potenziale piuttosto stabile nel
tempo mentre le increspature si prestano a rappresentare le scariche
di energia fra punto e punto.
Gli scienziati si danno un bel da
fare a distinguere caso per caso se un tipo di forza si può
rappresentare meglio con una pendenza fissa o con una increspatura
viaggiante.
Per il campo di energia potenziale gravitazionale gli
astronomi ci dicono che la struttura cosmologica dell'universo varia
piuttosto lentamente nel tempo e quindi si rappresenta meglio con la
pendenza di una solida collina.
Per il campo di energia potenziale
elettromagnetica la fisica quantistica assimila le forze a fiumi di
particelle (fotoni) ovvero ad una miriade di piccole increspature in
moto.
Visto che ci occuperemo soprattutto di fisica quantistica e
non di cosmologia, visto che le forze gravitazionali sono così
modeste, possiamo adagiare la coperta sul pavimento (trascurando così
il campo gravitazionale) ed osservare solo le increspature che si
propagano su di essa fra un punto e un altro (il campo
elettromagnetico).
Increspature si propagano
Bisogna
quindi concepire lo spazio come pieno di una sostanza simile ad un
mare . Questo mare di “qualche cosa” lo chiamiamo campo
elettromagnetico e diciamo che per calcolare il destino della nostra
barca non è necessario esaminare tutti i temporali lontani che
generano venti qui e lì ma basta guardare il mare attorno alla
barca, il campo locale.
Noi interagiamo direttamente con il campo
locale e non con le cause che hanno generato il campo. Dobbiamo
quindi semplificare il quadro delle perturbazioni lontane e cercare
di indovinare in quali onde naviga "ora" la nostra barca.
Campo dinamico locale
Il
successo del nostro tentativo dipende dalla geometria con cui sono
distribuite le sorgenti di perturbazione e in particolare dalle
simmetrie presenti in questa geometria. Il concetto di "simmetria"
diventa il punto centrale della fisica.
Senza simmetrie i campi
non sono nè semplici nè utili.
Ad
esempio nel caso più semplice, se lascio cadere un piccolo
sasso in un grande e tranquillo specchio d'acqua posso intuitivamente
aspettarmi che il campo assuma una conformazione con simmetria
circolare.
Se
le sorgenti sono molte e distribuite ovunque (pensa ad un cielo
stellato dove ogni corpo celeste è una sorgente) si riesce
pure ad assegnare simmetrie più o meno complicate ma capisci
che in questo caso stiamo andando all'ingrosso, si tratta di
simmetrie statistiche e non stiamo veramente considerando le sorgenti
ad una ad una. In particolare stiamo approfittando del fatto che
alcune perturbazioni si compensano e si annullano l'un l'altra, altre
sono lontane e si possono trascurare, configurando una apparente
semplicità che in realtà non esiste.
DIVAGAZIONE
SULLA CURIOSITA'
Vedi come è bella la visione dei
campi ?
Parti dai campi statici come semplici descrizioni di una
collina.
Pensi al campo dinamico e lungo i fianchi della collina
scorre un flusso d'acqua. Quando la sorgente è costante il
fiume scorre con portate sempre uguali. Il paesaggio, la flora e la
fauna si stabilizzano.
Tanti uomini hanno riflettuto
sull'ambiguità di questo fluire senza cambiamenti.
Ci sono
piccole oscillazioni: il sole nasce e tramonta, la marea sale e
scende, le stagioni si ripresentano e la vita degli uomini si ripete
nelle generazioni, le civiltà si alternano ma in prospettiva
sembra che niente cambi. In matematica si chiama "il regime
permanente".
Gli uomini saggi osservano la loro impotenza ed
elaborano filosofie del disinteresse, del disimpegno, del distacco,
del torpore.
Ti lasci andare, dormi per un tempo indefinito e un
giorno ti risvegli sbadigliando in un campo di temperature.
Puoi
stare immobile, guardare solo la tua temperatura φ e vivere bene
lo stesso.
Se vuoi sentirti un po' ambientata guardi i numeri che
ti circondano, prendi confidenza con le temperature φ vicine.
Ma
forse sei curiosa, indaghi e scopri che non sono tutte uguali e che
le variazioni hanno un senso, che c'è un flusso di calore, un
∆φ che scorre dalle temperature più alte a quelle
più basse, dalla cima di una collina di energia verso
valle.
Dici: ok , questo è il flusso, il senso della vita
che scorre, va bene così.
Se però sei irrequieta e
indaghi ancora, scopri che questo flusso nasce da qualcosa, che c'è
una sorgente, una fiamma da qualche parte che origina il flusso di
calore.
Anche se non vedi la sorgente, sai che c'è . Sai
che tutte le temperature che osservi hanno origine dalla fiamma. E
questo è già tanto.
Ma non è tutto. Se guardi
bene la collina lentamente svanisce e al suo posto ti appare un sole
che ti inonda di particelle. Le particelle viaggiano a lungo per
portarti l'energia perché l'universo è grande. Tu non
sai quante particelle arrivano ma ne avverti l'effetto complessivo,
l'effetto statistico.
Ora l'universo si riempie di sorgenti che ti
inondano di luce e calore e questi flussi pulsano come onde, parlano
e ti raccontano di storie così lontane che neanche riesci a
pensare quanto.
Infine scopri che anche tu sei fatta di sorgenti e
anche tu emetti luce e calore e i tuoi fotoni stanno raccontando la
tua storia all'universo.
IL
PRINCIPIO DELLA MINIMA AZIONE
I fisici del dopo Newton
(Eulero, Lagrange, Hamilton) continuarono a rimestare il concetto di
energia finchè si trovarono di fronte ad un'altra scatola
cinese ancora chiusa. Armeggiarono per aprirla dando luogo ad una
nuova meccanica a cavallo fra quella di Newton ed un futuro denso di
mistero. Stiamo ancora parlando di fisica classica ma il punto di
vista sta per cambiare profondamente.
Le scatole cinesi della fisica classica
Visualizziamo
il caso più semplice che si possa pensare: una particella che
si muove per inerzia nel vuoto, non soggetta a forze. Per il
principio di inerzia di Galileo essa viaggia a velocità
costante in linea retta, per sempre.
Ti sembra un fatto ovvio che
una particella non soggetta a forze vada dritta in linea retta ? Ti
sembra che il buon senso sia adeguato a stabilire una legge del
genere ?
Osserva la figura sotto, dove una particella nera si
muove per inerzia vincolata su uno spazio curvo, la superficie di una
sfera (potrebbe essere un'auto od un aeroplano che non cambino mai
direzione sulla superficie della terra).
Ovviamente in questo caso
la particella non può descrivere una retta ma tuttavia in
assenza di attriti la velocità della particella rimane
costante e la legge dell'inerzia funziona ancora suggerendoci che per
la Natura c'è uno stato di simmetria imperturbato. Superata la
sorpresa, ci chiediamo che tipo di curva percorre spontaneamente la
particella.
Spazi curvi
Osserviamo
con attenzione la traiettoria, fissiamo su di essa due punti, ad
esempio A e B. Ci chiediamo che caratteristiche ha la traiettoria fra
questi due punti A e B.
Si chiama "geodetica" ed
è il percorso più breve sulla superficie sferica fra
questi due punti (quella in genere preferita dagli aerei). Ogni altra
traiettoria tra A e B sarebbe più lunga.
Allora prendiamo
atto di questa nuova esperienza, cambiamo la legge del moto inerziale
e diciamo che in assenza di forze una particella che si muove su una
superficie qualsiasi non percorre spontaneamente la via rettilinea ma
quella più breve.
Da bravi fisici in erba prima di andare
avanti verifichiamo che la nuova legge includa il caso precedente di
moto rettilineo.
E' ok . Infatti nel caso precedente eravamo
nello spazio vuoto, non c'era il vincolo della sfera, il moto
rettilineo corrispondeva anche al percorso più breve.
Siamo
soddisfatti ?
Io
comincio ad essere inquieto. Mi sembra che stiamo dicendo che la
particella inerte, lasciata a se stessa, si comporta come se avesse
deciso in anticipo di andare dal punto A al punto B, avesse misurato
tutti i percorsi e avesse identificato il più breve. Come
diavolo ha fatto ? Strano ! Andiamo avanti.
Adesso osserviamo il
percorso di un raggio di luce (che in figura è stato
simboleggiato da un fotone, pallina in nero) quando, andando da A a B
incontra la superficie dell'acqua.
Raggio di luce spezzato
Perché
cambia direzione ? Il nostro amico fisico fa i conti e scopre che la
velocità della luce è diversa nel vuoto e nell'acqua
(nell'acqua la luce rallenta) e che i fotoni non hanno scelto la via
più breve ma quella di "minimo tempo" (principio di
Fermat). Tutte le altre traiettorie che portano da A a B avrebbero
comportato un tempo di percorrenza più lungo.
Per
capire questo punto visualizziamolo con una immagine:
Un bagnino
deve correre in aiuto di una ragazza che si trova in difficoltà
a mare.
La zona gialla è la spiaggia di sabbia.
La
priorità è fare in fretta.
Che traettoria deve
percorrere il bagnino sapendo che la corsa sulla sabbia è
certamente più veloce della nuotata ?
Deve
correre subito verso la ragazza ? No, nuotata troppo lunga.
Deve
correre fino a trovarsi proprio di fronte alla ragazza e poi tuffarsi
? No, percorso complessivo troppo lungo.
Fra queste due c'è
una traiettoria ottimale che minimizza il tempo utile per
il salvataggio.
Appurato questo punto cambiamo ancora la
regola, non più la minima distanza ma il minimo tempo di
viaggio, assumiamo il principio di Fermat e verifichiamo che tutti i
casi precedenti siano compresi.
Effettivamente nei casi
precedentemente considerati il criterio del minimo tempo avrebbe
portato ad assumere la via più breve e quindi il nuovo
principio è più generale dei precedenti.
Tuttavia
abbiamo lasciato il nostro bagnino in problemi seri: si tratta di una
traiettoria non facile da identificare.
Cessata l'emergenza il
nostro lodevole bagnino decide che la prossima volta non sarà
più impreparato e analizza la situazione.
Deve cercare di
costruire un grafico come quello che segue facendo ovviamente delle
prove per trovare qual'è il percorso di minimo tempo (punto A
del diagramma).
Ahimé
! La faccenda è complicata. Il grafico è un grafico per
modo di dire.
In ascisse non c'è un numero, dietro ogni
punto A, B o C c'è nascosto un intero percorso.
Il percorso di minimo tempo
Per
costruire una cosa del genere il bagnino deve ipotizzare tutti i
punti in mare in cui si potrebbe trovare la prossima ragazza, poi
tutti i punti in spiaggia in cui si potrebbe trovare lui. Incrociare
tutti i casi possibili poi fare prove, correre, nuotare, misurare,
cronometrare. Ma quanti sono questi percorsi ? Il bagnino è
scoraggiato.
Forse però c'è un sistema migliore e ce
lo suggerisce il nostro amico matematico.
Il percorso giusto,
punto A del grafico, non è caratterizzato solo da un tempo
minimo ma anche da un tempo localmente stazionario.
Che vuol dire
?
Se sono sul percorso giusto A, variando di poco il percorso, il
tempo di percorrenza non cambia quasi niente. Se invece sono su un
percorso sbagliato B o C, variandolo di poco, il tempo cambia
sensibilmente (nei punti B e C la tangente è obliqua).
In
altre parole : il percorso giusto non è un sentierino, è
una autostrada.
L'amico matematico ci avverte che le complicazioni
non sono finite: se nella spiaggia ci sono buche e collinette (ovvero
variazioni di energia potenziale) il nostro bagnino può
accelerare e rallentare ed anche questo ha influenza sulla scelta
della traettoria ottimale.
I fisici classici in un supremo sforzo
concettuale riuscirono ad identificare la quantità che,
durante il percorso si mantiene al minimo : si tratta del prodotto
dell'energia (simbolo E) per il tempo (simbolo t) e si chiama Azione
(simbolo S)
S
= E t
Come
abbiamo già fatto per le formule molto importanti, questa
espressione si deve evidenziare e verrà ripresa in seguito.
Ci
sarebbe ancora da discutere di quale energia siamo parlando (o meglio
di quale miscuglio di energia cinetica e potenziale) ma per amore di
semplicità possiamo fermarci qui. Avrai tempo in futuro per
studiare meglio la questione.
Il principio più sintetico
della fisica classica, quello che mette in relazione ogni causa con
ogni effetto si chiama quindi :
Principio della Minima Azione.
Il
nostro matematico dice di non preccuparci, il percorso di minima
azione lo trova lui. Durante la corsa un computer calcolerà
l'azione per piccoli scostamenti dal percorso. Se questa non varia
siamo sull'autostrada. Se varia, il computer ci dirà
all'istante in che senso correggere (a destra od a sinistra) per
tornare sulla retta via.
E' come se in una notte buia ci
muovessimo con una lampadina tascabile.
Non si vedrà tutto
il percorso ma almeno se c'è un sentiero lo si potrà
seguire.
Adesso cominciamo a capire come fa una particella a
sapere in anticipo qual'è il percorso migliore fra due punti
vicini : non lo sa ma si guarda attorno e cerca il sentiero.
Almeno
la preveggenza sembra evitata ma c'è ancora qualcosa di
misterioso in una particella che si guarda attorno alla ricerca di un
sentiero che esiste già.
Ebbene la fisica classica si ferma
qui e il giallo si trasferisce alla fisica quantistica.
Sei delusa
? Vuoi una anticipazione ? Non resisti dalla curiosità ?
Bene,
la particella che si guarda attorno in realtà cerca una
"informazione perduta" dalla fisica classica :
l'informazione sull' "angolo di fase" di ψ , che ancora
non abbiamo definito, un giallo nel giallo.
Come vedremo, ψ
sa già che il bagnino correrà verso la ragazza e la
strada giusta è già pronta per l'uso.
LE
LEGGI DEL CASO
Il caso sembra un concetto vago che faccia
a pugni con la fisica.
Se, usando le leggi di fisica, posso
prevedere il futuro di una pietra scagliata con una certa forza od
altri eventi ancora più complessi, non sembra a prima vista
che la realtà sia dominata dal caso anzi ottengo l'immagine di
un mondo del tutto deterministico.
Punti di vista ?
Metti di
avere un mazzo di carte da scopa (40 carte numerate da 1 a 10, metà
numeri pari e metà dispari).
Mischi, alzi e guardi se è
pari o dispari.
Ripeti l'azione 100 volte e ti viene, mettiamo, 48
pari e 52 dispari.
Dici: la frequenza dei pari è 48 su 100
ovvero 48 % (questa attività si chiama "statistica").
Se
continui e ne alzi 1000 e poi 10.000 ti accorgi che la frequenza dei
pari si avvicina sempre più a 50 % .
Perché ? Per
simmetria.
Quando non c'è una ragione perché un
sistema composto da molti eventi si comporti in modo dissimmetrico,
allora si comporterà in modo simmetrico.
Ebbene, per la
matematica del caso la simmetria non è un semplice legge
sperimentale ma il punto di partenza della fisica. Addirittura per
molti fisici il caso non è una delle fonti di leggi di Natura
ma è la Natura stessa (orrore !).
A questo punto faccio un
ragionamento. Dico : se l'abbondanza del pari tende al 50% allora la
"probabilità" del pari sulla singola carta è
del 50 % .
Ho detto qualcosa di sensato ? Mah. Che cosa è
questa probabilità ? Riesce a prevedere se la prossima volta
avrò pari o dispari ? No.
Dice solo che se passi la vita
vita ad alzare carte verrà fuori il 50 % pari e il 50%
dispari.
Come vedi la probabilità riconduce sempre il
discorso alla statistica.
La matematica statistica e quella
probabilistica sono la stessa cosa ma la prima vede le cose dal punto
di vista di chi osserva le folle, la seconda dal punto di vista
dell'individuo immerso nella folla.
Questo secondo di vista
tuttavia si presta ad un sottile inganno: riferirsi ad un solo
individuo può dare l'impressione che ci stiamo preoccupando
particolarmente di lui e invece stiamo ancora osservando statistiche
trasformate per l'occasione in probabilità.
Pensi che la
probabilità serva a poco ? Errore. Il concetto di probabilità
lo abbiamo nelle ossa.
Prendo un aereo perché
probabilmente mi porterà a Roma da mia figlia Arianna. Scrivo
queste pagine perché probabilmente le leggerai (o no ?)
Pensi
che la probabilità sia un concetto facile da digerire ? Altro
errore.
Se in questo punto della città c'è in questo
momento una certa densità di popolazione come devo intendere
la mia posizione di individuo dal punto di vista probabilistico ? La
probabilità che io "esista" qua e ora. Che ne dici ?
Ti pare abbastanza allucinante ?
Comunque, visto che con questa
sensazione dobbiamo averci a che fare, invece di impazzire per
spaccarla in quattro, accettiamola così com'è . Magari
sfruttiamola meglio e definiamo le due regole fondamentali della
probabilità.
La prima si chiama “or” (ovvero
somma di probabilità semplici in parallelo) e dice che se la
probabilità che accada un certo evento, metti alzare un asso
in un mazzo di carte da scopa, è data da 4 assi su 40 carte
quindi 4/40 = 1/10 = 10% e la probabilità di alzare una donna
è la stessa, allora la probabilità di alzare
indifferentemente un asso oppure una donna è la somma 10% +
10% = 20% .
L'altra regola, detta “and” (oppure
prodotto delle probabilità indipendenti) dice che la
probabilità di alzare un asso e, dopo averlo riposto nel mazzo
e aver mescolato, alzare successivamente ancora un asso è il
prodotto delle due probabilità.
Quindi 10% x 10% = 1/10 x
1/10 = 1/100 = 1%
La seguente figura riassume i due casi: P1 e P2
sono le probabilità dei due eventi mostrati separatamente. I
due simboli circuitali (cerchietto e rettangolino) sono quelli
utilizzati negli schemi logici.
Probabilità di eventi in paralleo ed in serie
Proseguendo
così si possono fare calcoli sempre più complicati.
Fino a che punto ?
Il trionfo classico della fisica del caso si
ebbe con la identificazione della termodinamica con la cosiddetta
"teoria cinetica dei gas".
Considera un recipiente di
circa 22 litri pieno di un gas a temperatura e pressione ambiente .
Ebbene in questo recipiente si agitano
602.000.000.000.000.000.000.000 molecole (numero di Avogadro).
Si
scopre che una grandezza familiare come la "temperatura" di
un gas non è altro che il "livello di energia
cinetica media" delle molecole del gas. Un'altra grandezza
familiare come la "pressione" non è che l'effetto
medio degli "urti" delle molecole contro le pareti del
recipiente.
In sostanza quindi la temperatura e la pressione sono
il risultato di medie statistiche di grandezze microscopiche relative
alle molecole.
Teoria cinetica dei gas
La
termodinamica classica si dissolve nella meccanica delle molecole,
grandezze familiari come la temperatura e la pressione prendono
l'aspetto di apparenze di fenomeni meccanici più
profondi.
Allora da dilettanti fisici-filosofi siamo attraversati
da un'idea perversa: eliminiamo la termodinamica e lasciamo in piedi
solo la meccanica perché si tratta di una scatola cinese più
interna e quindi più profonda.
Termodinamica e meccanica classica
Errore.
Ci sono almeno due ragioni per non farlo:
La prima, attinente ai
nostri mezzi di calcolo, è che non riusciremmo a seguire passo
passo ad una ad una tutte quelle molecole e quindi non riusciremmo a
fare previsioni sulla temperatura e la pressione del gas, che è
la cosa che ci interessa in ultima istanza.
La seconda è
che, applicandoci alle singole molecole, non ci accorgeremmo che il
caso costruisce "leggi di Natura".
Ad esempio potremmo
non accorgerci che le molecole del gas tendono spontaneamente ad
allontanarsi e a diffondersi in tutte le direzioni alla ricerca di
qualcosa che le contenga e, trovate le pareti del recipiente, cercano
di riempirlo uniformemente. Potremmo non accorgerci che tale
tentativo ha successo parziale perché ci sono piccole
difformità che continuano ad andare avanti e indietro come
onde.
Ad esempio all'interno di un gas le perturbazioni di
pressione si propagano come onde sonore e le percepiamo come suoni.
Dobbiamo allora dire che le molecole sono reali mentre le onde di
pressione sono una illusione ? Ti sembra che i suoni siano una
illusione ? Ti sembra che le onde del mare siano una illusione ? Ti
sembra che i poveretti che hanno subito uno "tsunami" siano
stati preda di una illusione ?
La fisica è fatta di
sottigliezze e va presa così com'è . Non bisogna dare
troppo peso alle parole non ben definite come ad esempio
“illusione”.
In fisica si usa talvolta la parola
“apparenza” nell'ottica delle scatole cinesi :
tutto è apparenza di una realtà più profonda”
.
Come fa il caso a creare leggi di Natura ?
Man mano che
si va avanti nei calcoli si scopre che l'agitarsi casuale delle
molecole, ognuna con una diversa energia e velocità produce
una innumerevole casistica di possibilità ma che alcune di
queste possibilità si ripetono uguali, si sommano e tendono a
divenire prevalenti, ad emergere dal grigiore dell'uniformità
e ad affermarsi come realtà apparente (un po come accade per
le correnti di opinioni).
Qualche filosofo moralista prova
ripugnanza per le leggi del caso (buone per i viziosi giocatori
d'azzardo) e pensa che Dio non se ne servirebbe (questi filosofi
mettono in riga anche Dio).
Qualche altro filosofo identifica
questo processo di formazione di leggi come uno dei possibili
meccanismi della creazione: l'ordine dal disordine.

Distribuzione normale delle probabilità attorno al punto medio
Queste
leggi, trattandosi di pura matematica, si ripresentano non solo per
la termodinamica dei gas ma ogni qual volta si ha a che fare con
grandi numeri.
Una delle più note leggi del caso è
nota come "distribuzione normale di Gauss".
Essa si
ripresenta con qualche variante quando ci si chiede come la velocità
delle molecole del gas si distribuisce attorno alla velocità
media, come la durata della vita delle persone si distribuisce
attorno agli 80 anni, come i colpi sparati su un bersaglio si
distribuiscono attorno al centro del bersaglio, e così via.
Si osserva dalla distribuzione di Gauss che, in un gas a
temperatura costante, le molecole singole non hanno tutte la stessa
velocità ma c'è una certa distribuzione attorno al
valore medio.
Allo stesso modo le persone non muoiono tutte ad 80
anni, le lampadine non hanno tutte la stessa durata e i colpi sparati
non vanno tutti al centro del bersaglio ma in genere neanche troppo
lontano.
Osserva ora la seguente immagine delle tracce dei colpi
sparati su un bersaglio.
Essa è del tutto analoga alla
curva di Gauss (più densa al centro, più rada in
periferia) ma è distribuita su un'area piana.
Distribuzione
normale bidimensionale di probabilità attorno al punto medio
Facciamo
un altro piccolo sforzo e trasformiamo questa immagine in una nuvola
di probabilità, un campo di densità di probabilità
in uno spazio tridimensionale.
Infine formiamo l'immagine finale
del "campo di densità di probabilità" : la
nuvola si sposta, cambia nel tempo e va a comporsi con altre nuvole
di probabilità relative ad altri eventi per determinare la
probabilità di eventi più complessi.
Il fatto
che fenomeni diversi quale l'agitarsi delle molecole e la vita media
degli uomini possa essere rappresentata dalla stessa curva di Gauss
fa si che gli scienziati utilizzino la stessa impostazione statistica
anche per rappresentare fenomeni che non conoscono a fondo (quindi
ipotizzano che Gauss, ovvero un campo astratto simmetrico ed
elegante, possa valere anche in condizioni di ignoranza).
Si
parla in questo caso della probabile esistenza di "variabili
nascoste", che se conosciute, consentirebbero una più
precisa determinazione della soluzione ovvero, se vuoi,
consentirebbero di aprire un'altra scatola cinese più
interna.
Ad esempio, mentre per le molecole del gas conosciamo la
scatola cinese più interna e la curva di Gauss può
essere calcolata applicando ad ogni molecola la legge della meccanica
di Newton, al contrario non conosciamo tutte le leggi che ci
consentirebbero di prevedere con esattezza la durata della vita di un
singolo uomo. Quindi in questo caso utilizziamo Gauss per
rappresentare il risultato sperimentale statistico rimandando al
futuro la conoscenza di tutte le variabili nascoste.
Osservando il
complesso di scatole cinesi in cui modelli deterministici si
alternano a modello statistici, il solito filosofo si chiede se la
realtà ultima sia di un tipo o dell'altro. E' nato prima
l'uovo o la gallina ?
La domanda potrebbe apparire fuori luogo
perché abbiamo fede nella realtà di una Natura
obiettivamente conoscibile e deterministica ma il filosofo è
in vena e si lancia in ragionamenti ancora più arditi.
Torniamo al mazzo di carte.
In un pianeta lontano da noi qualcuno
alza una carta da un mazzo da scopa e ti chiedo se è pari o
dispari. Tu mi rispondi che, ammesso che si possa comunicare via
radio con quel pianeta, ci vorrà del tempo per ricevere
l'informazione.
Tuttavia se ti chiedo che probabilità c'è
su quel pianeta di alzare una carta pari, mi rispondi subito 50%.
Questo accade perché la tua conoscenza della struttura del
mazzo di carte (metà carte pari, metà dispari) e delle
modalità di estrarre una carta (a caso, senza sceglierla) è
sufficiente per una risposta probabilistica "immediata".
Pertanto
se tu studiassi fenomeni che riguardano sistemi conosciuti e ti
limitassi a calcolare solo probabilità, avresti superato in un
attimo la distanza che ti separa dal lontano pianeta e percepiresti
una "conoscenza probabilistica atemporale", cioè
istantanea.
Adesso diamo l'affondo. Qualcuno nel pianta lontano ha
già alzato una carta dal mazzo ma tu ancora non sai quale. Il
fenomeno deterministico è avvenuto, l'informazione è
partita ma nell'attesa, a tua conoscenza, il risultato è
ancora il 50% di probabilità di pari e altrettanto di dispari.
In una visione del tutto soggettiva la tua realtà è
ancora di natura probabilistica.
Ad un certo punto arriva
l'atteso messaggio e a quel punto dici : la mia conoscenza
probabilistica è "collassata" perché ora so
"sperimentalmente" che la carta è pari. La mia
conoscenza sperimentale (quindi la mia coscienza) ha fatto collassare
la realtà probabilistica e l'ha sostituita con una
deterministica.
Ti pare un bel modo di ragionare ? Non ti sembra
di giocare un po troppo con la tua soggettività ?
Sembrerà
strano ma una importante corrente di fisici-filosofi ritiene che la
presunta realtà ultima (quella senza altre variabili nascoste,
in altri termini Dio o la sua creazione) sia di tipo probabilistico.
Ovviamente l'universo in questi termini appare alquanto sfumato,
ambiguo e centrato sulla conoscenza soggettiva del singolo
osservatore cosciente.
Una posizione difficile da condividere.
Infatti l'osservatore che effettua esperimenti viene scisso dal
legame con la realtà obiettiva e proiettato in un mondo di
illusioni. Tuttavia qualche scienziato-superman può asserire
che la sua conoscenza ha superato istantaneamente la barriera dello
spazio e del tempo. Il mistico-psicologo-sofista gioisce per
l'evaporazione del determinismo. Infine qualche religioso-filosofo
trova interessante questa piega psicologica. Infatti per alcuni se la
realtà ultima fosse di tipo deterministico non ci sarebbe
posto per il libero arbitrio mentre se fosse di tipo probabilistico
ci sarebbe un po' di spazio per fare qualche monelleria. Pensa un po'
!
DIREZIONE DEL TEMPO
Perché le
lancette dell'orologio girano dal passato verso il futuro ?
Non è
una domanda banale.
Sia della meccanica classica che in quella
quantistica non c'è una formula che obblighi il tempo a
scorrere dal passato verso il futuro (si chiama la "freccia del
tempo").
E allora ? Perché non si può andare
dal futuro verso il passato ?
Per quanto ne sappiamo c'è un
solo fenomeno che lo impedisca, un solo fenomeno che giustifichi
l'irreversibilità: il "caso".
In altri termini
non è assolutamente impossibile ma è praticamente
impossibile che sistemi molto complessi, composti da una enorme
moltitudine di altri fenomeni, ripercorrano la loro storia
all'inverso. L'evento che praticamente accade è semplicemente
quello più probabile.
Quindi se un piatto cade e si
sbriciola è ok ma è improbabile che la polvere e i
cocci mischiandosi spontaneamente si ricompongano in un piatto
integro.
Approfondendo le leggi di probabilità e statistica
si è addirittura inventata una funzione, l'Entropia (ovvero il
disordine) che in un sistema isolato può solo crescere e non
diminuire. In altri termini la crescita obbligata dell'entropia
impedisce ad un sistema vecchio e solo di ringiovanire (ahimè
!).
Come funziona l'entropia ? Gli eventi più probabili
aumentano la disordinata uniformità di un sistema.
Fermati
un attimo per osservare come il disordine crei uniformità. La
folla è più uniforme dei singoli individui. La polvere
di cocci è più disordinatamente uniforme del piatto
integro, bello, tondo e magari abbellito da pitture.
Ancora una
piccola anticipazione su ψ. Nel paragrafo precedente abbiamo
detto che le leggi del caso si devono utilizzare ripetutamente
andando da una scatola cinese all'altra. A questo punto possiamo
chiederci se, andando in profondità nelle scatole cinesi, si
può arrivare ad un punto in cui il tempo può scorrere
sia in un senso che nell'altro come lo spazio. Se ciò
accadesse infatti si potrebbe pensare che siamo arrivati ad un punto
in cui il caso non ha più ruolo e forse stiamo osservando un
fenomeno veramente essenziale.
Ebbene le onde di ψ, come
vedremo, possono muoversi avanti ed indietro nel tempo, e questo
ovviamente crea aspettative filosofiche in merito all'eventuale ruolo
di ψ quale realtà ultima.
Quando si parla di realtà
ultima io sono scettico. Spesso i fisici hanno fatto questo errore.
Ai tempi di Newton qualcuno riteneva che non ci fosse altro da
scoprire (non certo Newton, che era molto intelligente e si dedicava
già ad esperimenti sulla luce). Alla fine del 1800 alcuni
fisici ritenevano che ormai si trattasse di affinare quello che si
conosceva (meccanica ed elettromagnetismo).
Nei primi decenni del
1900 alcuni fisici quantistici (con a capo Bohr) ritennero di essere
arrivati al capolinea e c'è gente che 100 anni dopo ripete la
storia della realtà ultima come fosse oro colato. Il lupo
perde il pelo ....
SECONDO
COMMIATO: UNA FISICA DI CERTEZZE ?
E' venuto il momento di
abbandonare la meccanica classica di Newton, Eulero, Lagrange,
Hamilton.
Vorrei contestare alcune favole che sentirai in giro:
-
Sentirai dire che la fisica classica disegna un mondo di semplici
certezze che quasi potevano essere intuite con un po' di buon
senso.
Io non vedo la fisica classica così semplice e, ad
ogni rilettura, scopro sempre qualcosa che non avevo capito.
-
Abbiamo stabilito principi di buon senso come quello di realtà
(causa precede effetto) e quello di località (non esistono
effetti istantanei) ma poi li abbiamo appannati attraverso il
concetto di energia totale invariante (somma di causa e di
effetto).
- Sentirai parlare di “caos” e di "non
linearità" che insidiano la fisica.
In realtà,
come già detto, la fisica sia classica che quantistica si
avvale spesso del calcolo delle “piccole variazioni”
nelle equazioni differenziali . Ovviamente questa tecnica matematica
ha successo quando piccole variazioni danno luogo a piccole
conseguenze.
Ora osserva come sono appesi i due quadri in figura:
il primo a sinistra è in equilibrio stabile.
Vari tipi di equilibrio
Se
dò un piccolo colpo, comincia ad eseguire piccole oscillazioni
attorno al suo punto di equilibrio centrale. Ok, posso usare il
metodo delle piccole variazioni.
Il secondo quadro a destra è
pure in equilibrio ma instabile e lo stesso colpetto produrrà
oscillazioni non tanto piccole.
In questo caso è improprio
usare il metodo delle piccole variazioni per legare il colpetto alla
conseguenza osservata.
Potremmo complicare la situazione pensando
ad una moltitudine di quadri vicini appesi in posizione instabile
cosicché toccandone uno si provochi una cascata di eventi non
piccola. Altri esempi sono la goccia che fa traboccare il vaso o la
piccola trave che cede provocando il crollo dell'edificio, ancora in
meteorologia, dove le simulazioni globali devono tenere conto di
fenomeni locali di accumulo di energia (simili a quadri in posizione
instabile) in attesa di un battito di ali per liberarsi.
E'
evidente che questi eventi vanno affrontati con metodi matematici
diversi e magari più sofisticati ma non credo che la
"soddisfazione" di alcuni pseudo-filosofi, in relazione al
“fallimento” del metodo delle piccole variazioni nei casi
descritti (addirittura di fallimento della scienza) dia testimonianza
di un ingegno vivace.
- Sentirai dire che la fisica classica
disegna un mondo di chiare regole al punto tale che, a partire dalle
misure delle grandezze di un sistema in un certo istante, si potrebbe
calcolare il suo futuro per sempre.
In realtà tutte le
misure hanno una certa precisione (ovvero una certa
imprecisione).
Se, sulla base di questi dati approssimati, esamini
una successione di eventi usando le corrette leggi di fisica, ad ogni
evento le imprecisioni si combineranno fra loro nei calcoli e, dopo
pochi eventi in serie la previsione sarà largamente
indeterminata.
Ti chiedi: se la previsione totale è così
vaga perché la tecnologia funziona ? Come fa un'astronave
partendo dalla Terra a mettersi in orbita attorno ad un altro pianeta
?
Lo fa misurando gli scostamenti dalla rotta prevista e
correggendo gli errori di rotta.
Come funzionano i sistemi che non
hanno incorporato un “correttore di rotta” ?
I sistemi
tecnologici, sia automatici che passivi devono essere progettati in
modo da essere “stabili” come il quadro appeso bene. In
tal modo gli eventuali scostamenti dalla posizione di equilibrio
tenderanno naturalmente ad ridursi e non ad esaltarsi.
- Sentirai
dire che la fisica classica dava certezze mentre la fisica
quantistica dà problemi e incognite.
Ma è sempre
stato così. La conoscenza è come una sfera. Quello che
conosci è come il volume. L'interfaccia verso l'ignoto è
come la superficie.
Man mano che aumenti le dimensioni della sfera
il volume cresce ma cresce anche la superficie.