Acrilirico ha avuto diverse redazioni, come forse capita alla maggior parte dei libri. Scritto una prima volta senza progetto, cioè come racconti, poesie ed elucubrazioni indipendenti e fine se stessi, tra il 1995 e il 1998, è stato poi più volte rimaneggiato, limato, filtrato. Pian piano i testi sono stati selezionati fino a lasciare solo quelli attualmente presenti nel libro pubblicato, forse i migliori, senz'altro quelli meno difettosi.
La creatura letteraria oggi Acrilirco, ha avuto anche quattro titoli precedenti: Ut opinor* (ca. 1997-2004); Sycamore (ca. 2005-2006); R.V. Fragmenta (ca. 2006-2009); R.um Vulg. Fr. (2009).
Nel periodo 2008-2009 il testo era stato inoltre smembrato in due parti, nel tentativo di renderlo più appetibile agli editori: una raccolta di poesie e una di racconti, la prima con il titolo di Acrilirico e la seconda di 6 frammenti. Quando poi l'editore Manni ha deciso per la pubblicazione di R.um Vulg. Fr., ha ritenuto il titolo troppo difficile ai fini della distribuzione e perciò è stato deciso di adottare per l'intero testo il titolo di Acrilirico. Nelle sezioni di seguito elencate presento le tre diverse fasi di redazione, a partire dal primitivo Ut opinor e sue sottoredazioni. *Per evitare certi "scivoloni" uno necessita di una cultura davvero enciclopedica, cioè erudita e popolare insieme. La scelta originaria di questo titolo si rifaceva a un intercalare retorico ciceroniano, presente in molti dei suoi scritti filosofici: ut opinor, "secondo la mia opinione". Solo pochi giorni fa però (oggi è il 16.8.2011) ho visto il film Totò, lascia o raddoppia del 1956, in cui il comico si rivolge a un interlocutore con la frase: "lei opina?". Dopo una messa in ridicolo di questo tipo, non è più possibile usare il verbo "opinare" per fini letterari, neanche - o tanto meno - rifacendosi a Cicerone. La lingua di Totò è ricca di abrasioni all'italiano per così dire dotto, così come lo è quella di altre commedie italiane, per esempio L'armata Brancaleone, dopo la quale non è più possibile usare una parola come "lavacri" con noncuranza, senza rischiare di cadere nel ridicolo. Purtroppo ai tempi della scrittura della prima redazione di Acrilirico non conoscevo Totò, lascia o raddoppia e non l'ho conosciuto fino a pochi giorni fa. E chissà quante altre insidie sono tese in qua e in là per fare lo sgambetto ai supponenti. |