Giuliana di Barbora mi ha segnalato alcuni errori di stampa. Provo a motivarli, dove possibile. "Ti scrivevo il giorno seguente la presa di Cartagine Nuova, appena terminata la distribuzione del bottino e dei prigionieri tra le truppe, mentre gli uomini ancora esausti si concedevano a un meritato riposo dopo il veloce assedio, la battaglia, la strage." (p. 9) - Eliminare "a": "si concedevano a un meritato riposo" -> "si concedevano un meritato riposo". Dal punto di vista grammaticale è senz'altro più corretto l'uso come da suggerimento. L'idea della frase segue però piuttosto la sensazione di un riposo a cui finalmente gli uomini si lasciano andare, si abbandonano, uomini di solito abituati a resistergli. "con i suoni, che avrebbero dovuto restare nel sasso, uno squarcio si apre (...)" (p. 12) - "Sarebbero dovuti restare": "dovere" è un verbo servile; "restare" nel senso di "rimanere" è un verbo intransitivo; l'ausiliare "essere" dipende dal verbo dominante, non da quello servile. La grammatica non è democratica! :-)". Verissimo. Ma l'uso attuale consente alcune oscillazioni, in casi come questo, che passano per lo più inosservate. Nel caso specifico ho preferito l'uso sgrammaticato in quanto molto più leggero di quello "grammaticato". "tenta io con vaghezza di arrotolare dei rametti di ombra" (p. 13) - "Tenta io"? Questo caso è più chiaro, perché "io" è il personaggio di un dialogo mentre la frase fa parte di una narrazione in terza persona. "in un mondo struggente sorretto dai piedi dei schiavi" - "dei" -> "degli". Si tratta di un tentativo, forse maldestro, di rappresentare gli schiavi attraverso una preposizione: perché gli schiavi erano sempre stranieri (non cittadini Romani) e perciò non parlavano quasi sicuramente il latino in maniera corretta. Questo pensiero però non ha tenuto conto degli schiavi nati a Roma, cioè di lingua madre latina, ed è perciò che ho detto "maldestro". A questo aggiungo, anche se non segnalata, la frase "Avevo incominciato a edificare sulli scogli" (p. 65), dove chiaramente "sulli" dovrebbe essere "sugli", ma per evitare la cacofonia di "sugli scogli" ho preferito distorcere la morfologia della preposizione. "Che dirvi, mi accontentai così, soffrì rassegnato la più intensa frustrazione sessuale delle mie vacanze di sempre." (p. 50) - "soffrì" -> "soffrii". Niente da obiettare. Chiamiamolo, con un eufemismo, "errore di stampa" o "refuso", in realtà è un bell'errorone di grammatica che mi è scivolato dalle dita e di cui nessuno finora, editor inclusa, si era accorto. "Insomma dovevo dirle questa storia in italiano e non mi andava proprio, ma almeno ogni idiozia che dicessi non l’avrebbe capita." (p. 51) - "dicessi" -> "avessi detto". C'è un solo motivo a giustificazione di quest'orrore di consecutio: la preparazione del lettore al delirio linguistico che segue dopo poche righe. L'unico errore di stampa vero e proprio si trova nell'indice, dove al posto di "Frammentarietà padana" compare "Frammentarietà padan". Trattandosi solo dell'indice non ci abbiamo prestato evidentemente la necessaria attenzione. |