Il PD Toscano e l'Ambiente


L’intervista di Lancisi a Andrea Manciulli segretario regionale del PD sulle politiche regionali della toscana sull’ ambiente permette di chiarire più d’un aspetto rispetto alle molte polemiche in corso. 

Intanto perché Manciulli da tempo rivendica per la Toscana un ruolo ‘nazionale’ di cui vi è quanto mai bisogno visto come stanno andando le cose a Roma. E mai come in questo momento urgono perciò risposte in grado di pesare anche su quelle rovinose del governo centrale. E devono pensarci innanzitutto quelle regioni che hanno anche storicamente le carte in regola per farlo, e la Toscana ha sicuramente titolo per farlo. Il che naturalmente non significa, come abbiamo visto anche in queste settimane, che la Toscana e il suo governo regionale non abbiano anch’esse da rivedere aspetti e comportamenti che alla prova dei fatti si sono rivelati talvolta inadeguati o sbagliati. A fronte di questa esigenza reagire come ha fatto qualcuno a Firenze  stizziti e risentiti non porta lontano. Manciulli mostra fortunatamente consapevolezza di questa esigenza di rimettere meglio a fuoco lo stato dell’arte. E non soltanto sulle villette a schiera che qualcuno in questi anni ha cercato di presentare come inevitabile e legittima risposta ai teorizzatori del non fare, del dire no a tutto, quando invece –si diceva -bisognava comunque avere il coraggio e assumersi la responsabilità di fare. E’ stata proprio questa forzatura al limite della banalizzazione ammantata e incartata da discorsi piuttosto a vanvera sul profitto e la rendita, che ha messo in ombra proprio quegli aspetti del fare che andavano ricondotti ad una seria politica di programmazione regionale che il PIT non è riuscito a delineare con quella concretezza di cui c’era e c’è bisogno. E per farlo non bisognava tanto ridurre le competenze dei comuni come sostengono anche i comitati di Asor Rosa, o avere il coraggio di non restare prigionieri delle nostre bellezze e non fare niente, ma  riuscire a coinvolgere comuni, province e gli  altri soggetti con competenze pianificatorie in progetti seri, spesso già concretamente presenti e approvati dalla stessa regione, che però non abbiamo ritrovato nel PIT. Si discute in questi giorni delle strambe ipotesi del ministro dell’ambiente per Montescristo. Ma all’Arcipelago toscano vi è un piano del parco approvato non molto tempo fa dalla regione, possibile che non si debba partire da li anziché inzaccherarci il polemiche sul diritto dei nativi e la spocchia di Tozzi? E sul paesaggio valgono le stesse considerazioni. Ci sono piani di parco ma anche di bacino che hanno in qualche caso da anni previsto misure di salvaguardia e tutela non di vecchio stampo ma aperte a politiche attive. Ma di tutto questo sebbene sia opera principale della regione, nel PIT si trova poco a nulla. Davvero il parco di San Rossore dove si sta realizzando un progetto estremamente impegnativo e discusso sulla nautica, la portualità, le acque è raffigurabile come esempio del non fare o è vero proprio il contrario. Ma anche di questo nel PIT non c’è traccia se non grottesca. E non si tratta di sviste ancorchè clamorose, ma dovute alla convinzione più volte ribadita  che la programmazione non passa per i parchi o i bacini perché non sono soggetti elettivi. Il che  spiega anche perché la regione non è riuscita finora ad approvare la nuova legge sui parchi che per fortuna il nuovo assessore all’ambiente Annarita Bramerini ha detto di voler rapidamente riprendere in mano. Manciulli dice giustamente che avere il coraggio come l’hanno avuto in tante parti del mondo per non rimanere paralizzati dal  timore di pregiudicare le nostre bellezze non è un errore, come ha più volte detto anche Enrico Rossi.

E’ vero, ma  chi ha fatto il PIT se si fosse guardato meglio intorno a partire dagli atti passati dal consiglio regionale si sarebbe reso conto che atti è idee anche coraggiose in Toscana non mancano. Ed è anche per questo che la Toscana ha le carte in regola oggi per ripartire con l’ambizione ‘nazionale’ di metterle meglio a frutto.

Renzo Moschini