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Il Piano del Cibo

Il cibo ha acquisito una nuova centralità, culturale e politica, legata alla capacità di soddisfare nuovi e vecchi bisogni, materiali ed immateriali, delle popolazioni residenti nei paesi a più o meno elevato tasso di sviluppo economico.

Le modalità  con cui il cibo viene prodotto, trasformato, distribuito e consumato condizionano il benessere, la salute, la qualità dell’ambiente, la giustizia sociale, e l’attuale sistema di regole, attori, tecnologie che riguardano il cibo non è affatto in grado di garantirne un livello soddisfacente. Costruito inizialmente intorno a due soli obiettivi, quantità abbondanti e prezzi accessibili, il regime agro-alimentare prevalente ha progressivamente generato patologie socio-sanitarie (a partire dall’obesità), spreco, consumo non necessario di risorse ambientali, diseguaglianza nell’accesso al cibo, crescenti difficoltà economiche dei produttori, erosione della qualità.

Tutto questo è avvenuto anche perchè il sistema ha progressivamente sottratto alle comunità, alle famiglie e ai singoli individui il controllo delle regole del cibo, delle conoscenze e conseguentemente delle relative scelte.

Per questi motivi la transizione verso nuove modalità di organizzazione dei sistemi alimentari è al centro dell’agenda politica in molti paesi, e attraversa trasversalmente schieramenti politici e ideologie.

Nel corso di questi anni abbiamo assistito ad una forte crescita dell’attenzione su queste tematiche e al fiorire di iniziative che con il concorso di produttori, cittadini, consumatori, istituzioni locali, associazioni, cercano di promuovere, anche attraverso la realizzazione di forme alternative di distribuzione, nuovi significati e nuovi comportamenti intorno al cibo.

Queste iniziative, nate da ambiti diversi e con diverse finalità, stanno progressivamente creando un sentire comune, e rappresentano le basi per quella che chiamiamo una democrazia alimentare, ovvero una forma di governo che garantisca a tutti i cittadini l’educazione, l’informazione e la partecipazione alle scelte che riguardano il cibo.

 

La Toscana ha fatto del cibo, del suo capitale simbolico, delle sue implicazioni culturali ed economiche, una leva di sviluppo per le aree rurali e di caratterizzazione per il sistema regionale e locale. Proprio in considerazione di questa peculiarità, la Toscana è territorio ideale nel quale aprire una riflessione sulla pianificazione del cibo e sulle intersezioni esistenti tra bisogni e capacità produttiva locale. L’intento è quello di comprendere, per consolidarlo in profondità, il rapporto esistente tra benessere della popolazione, salute ed igiene dell’alimentazione, gestione dei suoli, valorizzazione delle produzioni locali, creazione di economie locali e di nuova occupazione nelle campagne.

 

L’Amministrazione Provinciale ritiene importante organizzare una riflessione coordinata sul tema del cibo in virtù delle molteplici connessioni che questo argomento ha su numerosi aspetti della vita delle persone.

 

La pianificazione del cibo rappresenta un orizzonte cui le grandi città ed aree metropolitane nel mondo stanno dedicando crescente attenzione, con l’intento di comprendere meglio, ed orientare, le modalità di produzione, distribuzione e consumo di cibo in modo da ottenere migliori standard di accessibilità, qualità, equità, salubrità dei cibi e di ridurne gli sprechi e l’impatto ambientale.

Nel caso del cibo, più ancora che in altri ambiti, pianificare non significa vincolare la libertà individuale. Al contrario, l’obiettivo è creare le condizioni di contesto perchè vengano ampliati gli spazi di libertà individuale attraverso l’educazione e l’informazione, la dotazione di infrastrutture materiali, la coerenza tra tutti gli interventi che riguardano il cibo. Inoltre, pianificare il cibo a livello locale può far emergere e far dialogare una pluralità di visioni, di operatori e di modelli di produzione e consumo con evidenti riflessi dal punto di vista sociale ed ambientale.

 

La redazione del Piano del cibo rappresenta un percorso dotato di una certa complessità per le intersezioni che la tematica ha con una molteplicità di interventi e campi di azione.

Il piano del cibo si realizza, partendo dal coinvolgimento di quei soggetti che già mostrano, attraverso le loro azioni, interesse attivo sul tema, invitandoli a coordinarsi mediante un percorso volto a conoscere, socializzare, formare, cambiare il modo di gestire la cultura dell’approvvigionamento alimentare e del rapporto con il cibo.

 

Per questo motivo è necessario pensare alla formazione del Piano del cibo procedendo attraverso tappe distinte e conseguenti, tra queste:

 

1) la creazione di una carta del cibo (nella quale sono precisati la visione e obiettivi di massima);

 

2) la precisazione di una strategia alimentare (volta ad identificare i punti critici del sistema locale e le soluzioni praticabili con la definizione delle priorità di azione);

 

3) la costruzione del piano del cibo, volto a coordinare gli strumenti attualmente disponibili.

 

La organizzazione delle competenze in Toscana assegna ai diversi livelli istituzionali ruoli precisi da valorizzare attraverso il concetto di sussidiarietà e di governance. Un piano per il cibo, proprio per la numerosità delle intersezione esistenti, implica l’articolazione di un adeguato livello di governance tra sistema comunale e provinciale, e un pieno coordinamento con gli interventi previsti su scala regionale.

I comuni sono, infatti, responsabili del benessere della popolazione e dell’organizzazione dei sistemi di cura e di prevenzione, degli aspetti dell’educazione e della formazione che possono influenzare l’atteggiamento di consumo della popolazione, le sue scelte individuali e quelle collettive che riguardano i sistemi di ristorazione. Sempre a livello comunale, le scelte di pianificazione del territorio determinano l’evoluzione dell’uso dei suoli, di concerto con i livelli di pianificazione provinciale e regionale.

Il livello provinciale, da parte sua, è competente per quanto riguarda l’assetto del territorio e dell’ambiente, nonché, per quanto concerne la materia dell’agricoltura, delle foreste e dello sviluppo rurale. Sempre l’amministrazione provinciale agisce in campo di formazione, educazione ed assistenza tecnica, alle imprese come ai territori.

Il livello regionale, oltre a coordinare le politiche che si realizzano sui territori locali, definisce linee guida per la pianificazione territoriale (attraverso il PIT) e gli atti di programmazione economica e sociale nei campi della produzione agricola e di sviluppo rurale, nonché nel campo della sanità e delle politiche sociali.

Per la sua natura sperimentale, la proposta di un piano per il cibo assume una particolare valenza innovativa per il territorio regionale e nazionale.

 

Il territorio di Pisa, per storia, tradizione, tendenze e pratiche in atto da parte della società civile, delle imprese, delle istituzioni pubbliche operanti a diverso titolo, degli Enti di Ricerca, rappresenta un’area particolarmente sensibile, allo stato attuale, rispetto al tema della pianificazione del cibo. Diversi comuni dell’area hanno mostrato sensibilità sulla tematica e la Provincia è parte attiva di numerose azioni di formazione, educazione, di programmazione economica e di pianificazione territoriale, che ben si collegano ad una visione attenta sul tema del cibo.

 

Gli strumenti che saranno messi in campo per la predisposizione del Piano del Cibo saranno:

 

·      La Commissione delle Comunità rurali: per approfondire la tematica e facilitare il coinvolgimento dei comuni e raccogliere candidature utili ad avviare un’azione più diretta sul territorio provinciale;

 

·      Il Forum sul cibo: all’interno del quale saranno chiamati a svolgere ruolo attivo i soggetti che, per i territori selezionati, hanno competenza e ruolo rispetto alle decisioni legate al piano del cibo;

 

·      Missioni di pianificazione del cibo: riguarderanno le singole iniziative volte ad approfondire e a collegare aspetti legati alla produzione del cibo ed alle sue implicazioni dal punto di vista della pianificazione sotto diversi aspetti, ed in particolare quelle volte a:

·      Comprendere e mappare:

o   i processi di organizzazione della produzione, della distribuzione e dei consumi a livello urbano;

o   i livelli di benessere legati al cibo, compresi la salute e l’ambiente;

o   i comportamenti alimentari della popolazione urbana e i suoi bisogni;

o   i livelli di accesso al cibo consentiti ai diversi strati della popolazione locale;

o   le fonti e le modalità di approvvigionamento e la loro impronta ecologica;

o   Le politiche, i servizi, le iniziative in atto da parte delle amministrazioni pubbliche e i loro risultati;

o   Le iniziative che partono dai cittadini e dalla società civile.

o   I nessi tra scelte urbanistiche e dinamiche alimentari.

·      Coordinare

o   Le politiche, i servizi, le iniziative in atto da parte delle amministrazioni pubbliche e i loro risultati;

o   Le iniziative che partono dai cittadini e dalla società civile.

o   I diversi livelli di governo (comune, provincia, regione, assessorati, agenzie ecc.)

o   Le scelte degli attori dei sistemi alimentari urbani.

 

·      Disegnare e promuovere

o   Una cultura del cibo come snodo tra ambiente, salute, benessere sociale ed individuale;

o   Campagne di comunicazione su tematiche di interesse generale (la qualità del cibo, il nesso tra cibo e salute e tra cibo e biodiversità, l’educazione al gusto, la riduzione degli sprechi, il nesso tra cibo e integrazione culturale);

o   Il sostegno a forme sperimentali di produzione e distribuzione alimentari sostenibili;

o   Strategie per gli acquisti pubblici (nelle mense scolastiche e universitarie, negli ospedali).