SENZA TITOLO 2
Per che le annotazioni del biglietto dicevano ritorno già. Per che i cassetti degli atti tramavano l'agonia venuta del giorno morto. Per che le strade si andarono rimanendo deserte e tu ed io non accettavamo a guardarci fisso per che il pomeriggio o le tue mani odoravano di vestito di rame. Ed i tunnel erano l'emanazione delle anime possibili, un tragitto rubato della morte. Una confabulazione dei sentinella di quello loda che spera di aspettarmi. Per che quello giorno io non ero quello suono del poema, io fui facendo in quello suono delle vestigia quello poema si andò facendo con suono di via e di passaggio e tutti i portoni sono incrociati di cani ed i campanelli delle porte non rispondono per che - come sembra - il gessetto si non andò bagnando e le voci si andarono legando facendosi un latrato. Alla fine di alberali delle fonti all'indietro di un bambino mendicante all'indietro delle marce girevoli come una memoria o la devoluzione di un giorno che già viviamo ,y non ci salva. Ora la fuga del mio atto parte rompe il pomeriggio in due, ho visto mille care soffocate in fondo di tutte le case, mille pozzi pieni di morte urgente ed il fumo o i visi o i pozzi sanguinavano in quello prenoto di tutti i vuoti sanguinavano nella palpebra sicura di alcune di tuoi polsi ma vecchie fatte di un solo pezzo e per sempre immobili che già sicuramente il rovescio di una carta incrociata che non ebbe mai davanti. SIN INTITOLO 3
Per che i lampioni licenziavano lampioni spaventati ed i tunnel sentirono il mio ululato o l'ululato del mio specchio girevole e le giunte dei sentieri con gli edifici chiuse come un libro piene di parole sgozzate ed i cani come angeli digiunando della cenere di una luna muta.
Per che la città era appena l'abbozzo di una mappa incendiato. Ed io ti cercavo tra le sue sfingi rumorose per che nelle palme degli olivi aveva letto orme che temo Per che la terra il mare il cielo e la luna gravitante nonostante non si riunivano. E come una stria o sangue usciti inopportunamente quando uno non questo preparato per la fuga del giorno il pomeriggio si andava dimenticando varata del fianco di alberali. varata del fianco sonnambulo del giorno nato in Juda la città ferita di fianco si influenzava nei viali i vasi da fiori rovesciandosi rovesciata verso i termosifoni decomposti verso gli olmi, assediandoci la piazza ed i fianchi e gli archibugi dei nonni guardandoci con denti gialli come suonando. LABBRA LIBERE
Al capo delle terre ed i giorni di orari e partenze ed arrivi ed aeroporti mangiati per la nebbia malato di paesi e chilometri e rapidi hotel condivisi Dopo di attese frette e visi e paesi differenti ed esseri abbagliati per la dimenticanza o apertamente baciati per la vita. Dopo quell’amata e quelle appena interviste donne prese per la mia solitudine e soffocate per le belle catastrofi. Dopo della violenza ed il desiderio di cominciarlo nuovamente tutto e gli errori ed i malintesi quotidiani e le abitudini torrenziali del tropico e notti accarezzate per l'alcool e tabacco fumato con tanta incertezza. Al capo di un nome che non oso dire e di qualcuno che non chiamava di una certa voce una certa maniera di inchiodare gli occhi dopo la mia fede nell'intendimento degli uomini e nel cuore delle città e paesi che non sapranno mai di mio dopo di ogni tentativo di fuggirmi o ammalarmi e comprendere che sono solo ma non sono solo dopo amori erosi e limita manomessi. e della certezza che ogni vita non è ma che i rottami di altra che era dovuto essere dopo l'accettata irreparabile del tempo assolo posso brandire queste parole questa ostinazione di ani e distanze che si chiama poesia. SGUARDO CALANTE
Fu la sua serra: il suo ideale non era mangiare in ristoranti e vivere in hotel, bensì la precisione: un cervello volatile quell'abbozza retta come una sfida ed un privilegio: quello di costruire. Il paesaggio, il suo scenario fedele. E viziarlo in ottanta ani: un trionfo dell'elaborazione per chi sa dare si racconta è isolare che è già rappresentare un'idea: ammobiliare il mondo,y in quanto alla vita viverla come Una questione intensa che non arriva a succedere. Ora tutta quella gente, nonostante senza saperlo, Ha opinione su noi: ci dà la ragione, discute, parla in contro o favore: e tutti benché non lo sappiano. hanno bisogno di due opportunità: la prima, per l'impostura;la seconda (y purché ci sia fortuna, per mostrarsi come sono. Quell'uomo angosciato si sveglia a mezzanotte per sapere come questo quella donna non finisce di cagliare in stile; la cosa peggiore di quello striper non è quello che nostro bensì quello che nasconde; e per che faremo con quell'uomo pomposo che, quando parla non Lei appoggia sulla sua opinione bensì nel suo conto bancario? Suolo la varietà giustifica questa abbondanza: vedere è verta, ma il rischio consiste nel contrario: non notare che, guardando, ci stiamo guardando: uscire a non guardare, e che questa strada non esista per uno. SIN INTITOLO 5
Dell'amore, provasti hanno lasciato dolore nel tuo corpo, memoria ed equanime quotidianità balsami del principio e fiele della sconfitta Sciolti in una classica relativizzazione: non ma raffiche dolci cavillazioni infossate; indecisione controllata di su vissuto.
Nei grate gelsomini aggrappolarsi insistono con la sua festa nell'aria restituiscono il disordine, ronda del giorno dove i suoi occhi imprevedibili ti annodano brillano e spariscono non è acqua dei respiri né voracità di amanti ma faville, corridori fino al tuo silenzio Festa, che l'amore non offre, questa volta. Diletto; ignorante Di festeggiamenti si rovina con la rugiada dispersa non convince la sua crudeltà e la sua verità, è lontano SENZA TITOLO 6
Il peso del mondo è amore - chi può negarlo, ed immaginarlo è quello che fa umano al sentimento. Perdi l'aroma e sussurro proprio nella battuta di caccia, di un modo soave e graduale. Ella spia fiduciosa e selettiva. Il polso continuo si agita, alcuni scintillii, alcuni solamente. Di banchetti anteriori alimenta il suo corpo, non ma ora che gode il tuo sesso, moltiplica la cosa da frutta. Si divora nella grotta magra, la tua virilità che no si estingue. Ti culla con le sue gambe, La gira affinché cada, mescola il suo dolore col piacere di dargli suolo a quello, ami, tutti i lamenti. Quello che a nessun altro uomo prima, l'amore.
PIPISTRELLI
I pipistrelli fuggono dalla cosa nuova, sbattono i suoi lievi crani nel soffitto, convinti che è il cielo. Ed io emetto quell'ultimo ululato o lamento umano contro il supposto dio, contro l'immensa demenza di cielo. CUIANDO TUTTI VADANO VIA
Quando tutti vadano ad altri pianeti io rimarrò nella città abbandonata bevendo un ultimo bicchiere di birra, e dopo ritornerò al paese dove sempre ritorno come l'ubriaco alla taverna ed il bambino a cavalcare nel bilancino rotto. E nel paese non avrò niente da fare, bensì gettarmi lucciole nella tasca o camminare sulle rive di rotaie ossidate o sedermi nel rosicchiato banco di un magazzino per parlare con antichi compagni di scuola.
Come un ragno che percorre gli stessi fili della sua rete camminerò senza fretta per le strade invase di sterpaglie guardando le colombaie che si vengono sotto, fino ad arrivare a casa mia dove mi rinchiuderò ad ascoltare dischi di un cantante di 1930 senza badare mai a guardare le strade infinite tracciati per i razzi nello spazio. SOTTO IL CIELO NATO DIETRO LA PIOGGIA
Sotto il cielo nato dietro la pioggia ascolto un lieve scivolare di remi nell'acqua, mentre penso che la felicità Non è altro che un lieve scivolare di remi nell'acqua, O magari non sia altro che la luce di una barca, quella luce che appare e si sparisce nell'oscura ondosità di gli ani lenti come una cena dietro i funerali. O la luce di una casa trovata dietro la collina quando credevamo già che non rimanesse niente altro che camminare e camminare.
O lo spazio di silenzio tra la mia voce e la voce di qualcuno rivelandomi il vero nome dei cuci con assolo nominarli: pioppi, tetti. La distanza tra il tintinnio della campanula in il collo del pecora all'alba, ed il rumore di una porta chiudendosi dietro la festa. Lo spazio tra il grido dell'ava ferito sul pantano, e le ali piegate di una farfalla in calma sulla cima della collina scopata per il vento.
Quella fu la felicità Disegnare nella brina delle vetri figure senza senso sapendo che niente durasse, Tagliare un ramo del pino per scrivere un il nostro istante nome nella terra umida. Acchiappare un fiore nel cardo ,per fermare un momento la fuga di tutta una stazione. Così era la felicità. Breve come quello suono dell'albero abbattuto, o quello balli della zitellona pazza di fronte allo specchio rotto. Ma non importa che i giorni felici siano brevi come il viaggio della stella staccata del cielo. Perché possiamo riunire sempre i suoi ricordi, così come il bambino castigato nel patio trova ciottoli coi quali forma brillanti. Eserciti. Perché possiamo stare sempre in un giorno che non è ieri né domani, Guardando il cielo nato dietro la pioggia, Ed ascoltare in lontananza un lieve scivolare di remi nell'acqua. SOLEDAD
La solitudine non è potere dirla. Per non potere circondarla. Per non potere dargli un nome Per non potere fare la cosa sinonimica di un paesaggio. La solitudine è questo melodia rotta di i miei parole. SIN INTITOLO 7
Una furtiva lacrima dell'occhio Lei... spunto. Un istante nel suo cuore sentire. In fondo di suo battere confonde. Che non dica mai il che passi. Quello che è la mia cosa Aprire alla paura urgente A quello verso olivi circola Come il sangue ed i pianeti moltitudini Conservavano registro nei suoi occhi di licenziate Per ammobiliare il cielo di preghiere O l'inferno di letti. SIN INTITOLO 8
Armata di forbici ed attrezzi che lacerano, beve, sangue violetta del mondo. La distruzione, la soppressione del fenomeno vitale indifferente in ultima istanza. A morto al tramonto, abbandonata di tutti. Verso cattivo tempo quello giorno, un ventaccio furioso. Sembrava che fossero morti streghe senza croce, senza luce... Lei.. INNOCENTE
Per riconoscere nella sete Del mio emblema Per significare quello suono unico Per non sostentarmi mai di nuovo nell'amore. Sono stato ogni offerta a puro errore di lupo nel bosco nella notte dei corpi Per dire la parola innocente. L'ADDIO
Tanto suonai con te, cammini tanto, parli tanto, tanto ami la tua ombra che già niente mi rimane di te. Solo mi rimane essere l'ombra tra le ombre essere cento volte più ombra che l'ombra essere l'ombra che ritornasse e ritornasse sempre nella tua vita piena di sole.
SIN INTITOLO 9 Nell'eco di miei morti nonostante c'è paura. Sai tuo della paura? So della paura quando dico il mio nome
È la paura la paura con cappello nero, nascondendo topi nel mio sangue, o la paura in labbra morte bevendo i miei desideri Se. Nell'eco di miei morti nonostante c'è paura.
LA FERITA
Quando me lo contarono sentii il freddo di una foglia di acciaio nelle viscere, mi appoggi contro il muro, ed un istante la coscienza persi di dove stava.
Caio sul mio spirito la notte; In ira ed in pietà si allagò... mio anima... ed allora compresi che si piange. Allora compresi che si ammazza.
Passo la nuvola del dolore con pena riesca a balbettare brevi parole Chi mi diede la notizia? ... fu un amico io verso un gran favore. Gli ringraziai. LA LENTA TRISTEZZA
Lasciami fuggire e mentirmi a me stesso - Sono quello che investigo le tue abitudini e registro la tua intimità. Per attraversare con te questa città, vinsi la paura alle cime, per stare al tuo livello. Dagli schiuma alle mie vene e nuove gambe fresche, Nonostante conservo ferite, come reliquie di mio corpo, lotto sanguino e muoio e nonostante ho la vita.
Che tutte le primavere ardano, tale vedi non non comprendere mai, vita... per che mi allontano. È la destino pietra e strada. Progressivamente diventa fedele la rondine che ritorna del passato. La tristezza è la morte lenta, quando uno gira sempre ai vecchi posti dove amo la vita. SIN INTITOLO 10 Mira che tipo sottomesso Come un imbrunire... ma Un vagabondo di mille carovane Nel suo rimorchio senza luce, come un clandestino.
Ci risplendevi; e non speri che ti giochino non pulisco mai ma le grida della luna, e la tua lingua se scioglie; Quando ami con tante guadagni, nei baci dei ma nudi.
Devo confessare non sentire la sete uguale magari, stufo di fuggire nella città, perché non va bene rompere un cuore fino a qui potei farlo bene... per stare qua.
E nonostante che non è tanto facile come dire solamente addio. Arrivederci nuovo amore, ti chiedo pazienza io chiedi perdono e fu difficile dire solamente buona fortuna ai due. L'ABBANDONO DI GLI UCCELLI
Mi appartiene questo carico? Che sacro dolore. Ma giovane anche Ogni notte rinasce e si impadronisce di mio, respira maltolto dell'aria alcuno boccata di vita.
Un ospite invisibile. L'infinita ricchezza di suo compagnia, prima sempre ignorata.
Per sempre occupante di quello assedio in cui si guarda all'altro Mi appartiene questo carico o desiste la dimenticanza in ogni tento?
La tua poderosa ansietà emette un abbandono degli uccelli e non posso scappare oramai del sentimento egoista, la tua apparenza prediletta. La solitudine. MORTE DELL'ANGELO
Albeggia il pallore di un nuovo giorno. Silenzi nella terra come nel cielo.
La voce del vento dorme sulle acque. Un letargo sublime sveglia alla sua vita.
Nasce un germe tragico Signore. troppo Badavi a te per Dio Paghe col tuo sangue.
Figlio bastardo Il perfetto errato Ti pesano tante pene Colpevole eterno e brutale.
Vergogna della gloria Ti nascondi nelle tenebre Il preferito dei caduto E nonostante che la tua vita non risponda continuassi nella tristezza.
L'INFEDELE
Eri tutto, domandi Che illuso né inferno né paradiso quello dissenta per differente. Credesti ogni Cristo e ma essendo servo ed agnello Illusione violatrice di quello suono Mai pus aspettarti, morire nell'altare un inganno non ti fa felice non ma intermediari Signore., fatte presente.
COME IN CASA
Sposa, sposa un'altra volta Mi piace stare, quando posso Quando ritorno a casa freddo e tristezza, è buono scaldare le mie ossa vicino al fuoco. Per qualche lato attraversare il campo toccando la campana di ferro. Chiamando i fedeli a, inginocchiarsi Ad ascoltare la soave emissione del magico incantesimo. PER TE CHIEDO LA FINE
Nonostante che mi sia partito l'anima e voglia piangere Il cielo non mi conterrà né ci saranno tragedia o decesso simile alla tristezza avanzata.
L'amore mi distrugge è così, come la morte mi chiama. Senza speranza, la crudeltà spiana... La legge di Dio non mi raggiunge.
Per te chiedo il fine. Il mio corpo, senza anima non si arrende, continuo a sprecarmi la vita, cercando qualcosa morire.
A te ti chiedo il fine ammazzami... per oramai non sentire il niente di non avere cuore. STAGIONE DI MORTE
Vuoti nel cielo, segni di un inframondo oppressivo un avviso imminente di nostalgia rosso nel minorenne dei mali possibili. Niente migliore che ricordare il minuto estensione di tuo regno, a volte ignorato ed altrettante... protagonista a ferita piena dell'amore che lasciasti di praticare per te stesso e distò altri senza guardare e senza che questi sappiano che non era suo il sentimento che tanto ti negarono che fu sempre tuo e che essi sempre furono soli, perché nessuno li attrasse come tuo. Di te, si illuminarono, risplenderono alla tua immagine, camminarono per cieli e mari. Ma non ti superarono, la sua opera cima fu il tradimento, canaglia e codardo. Sleali morsero la tua mano. Dolente obbrobrio sincronizzato. Vita minima di un zero cuore del seme, polvere delle mani, perseguito, quasi sterminato. È strano... maledetto ano dietro ano ora i tuoi nemici ti hanno dimenticato. Il tempo trama un'agonia lenta... vessala come un ultimo desiderio e nonostante che non so mai il tempo che questo per venire, il stagione di morte incomincia, in te. LA PATRIA
Non sto con quelli che lasciarono la patria al saccheggio e distruzione del nemico. Non presto ascolto alle lusinghe grossolane, e non saranno per essi i miei presagi. Tuttavia, ti compatisco come ad un carcerato, come ad un pellegrino, il pane altrui ti sa di altrui. Noi invece qui notifichiamo / quanto di gioventù ci rimane ancora / ed il mancino tanfo dell'incendio né un colpo abbiamo schivato. Sappiamo bene: in un bilancio ultimo / sarà giustificata ogni nostra ora. E nel mondo non esiste gente Tanto semplice ed arrogante come noi né, come noi, tanto avuti di
lacrimi /. AMORE DI ANIMALE
Per che mi fai parlare nel silenzio. Per che non te mi togli della voglia. La gente che mi odia e mi ama non mi perdona che mi distragga. Essi non vogliono che viva morendo per te. Seguo la tua voce, in mio tiepido suono per due. Non marciscano mai tirarmi fuori il tuo amore. La nostra storia cresce dal fondo delle pietre, come le alghe nel mare Presento che la notte si allunga, e non voglio che mi abbandoni, rigando carte, ostinato in ricordarti. Guardami con la tua luce che mi perdo nella notte dei tuoi occhi. Guidami che non conosco queste stelle Quieto dolore si infiamma nell'attesa, simulando essere indifferenti. Posso percepire la sua debolezza, in una disattenzione, lo stesso in cui si aprono le mie mogli, cadono le chiavi dal mio chiostro. Soffre il desiderio nascosto nella mia bocca. Quando il corpo sente catene per legare ad un animale di amore. INTITOLO 13
probabilmente sia delle strade la porta della sua casa che quello pomeriggio si aprì per mio mi ricevè senza dire il mio nome per che se e tra la ripida maniera mi partorisce davanti di te e seppi che potei farlo migliore invece mi baciasti lievemente segretamente mi tiro il tuo profumo per cadere inopportunamente nel tuo gioco-trappola amore. ANI DOPO
Tanto quanto tuo Ho pallottole nell'anima Vedi già, è il tempo
Si allontana da tutti Ed i nostri sonni sono Assurdi,
La mia voce si perse In mille canzoni di amore Come canta il cane alla luna
Soli tuo ed io, la guerra di due mondi Che passo nella vita? Un strano carosello Se è migliore o peggio Già niente mi importa
E nonostante che litighi Già ogni vaglia niente Già niente vale tutto, quello che ha cambiato
mi piace il tuo atteggiamento, nel circo già tuo sei una stella... L'OMINO
La luce sul mese dell'omino / che ripassa alcuni fuochi e / ignora le spalle dell'unità. La luce avvisa che va / con una specie di blackout che sopravviene e mette il deserto, l'incerto matrimonio dell'uomo con suo furia. Un cane conversa con gli astri e la casa si riempie di compagnie oblique ed urlatrici. Il male lì questo seduto. L'omino bagna la piuma in sangui che non esistono, ingarbugliate in mostri stessi e marcisce in il minuto. Chiede buoi che gli strappino il cuore mentre rimescola gli inferni.
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