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Resoconto di una cambusa a km. 0!!!

pubblicato 23/ago/2011 00:06 da Cambuse Critiche
Andrea, capogruppo del Bologna 16, mi ha girato questo splendido resoconto della sua estate da cambusiere (e ne ha di esperienza). Potrai leggere dalle sue vive parole come organizzare realmente una cambusa critica. Ci vuole impegno, organizzazione, passione e volontà di fare bene le cose.

Resoconto di una cambusa a km. 0!!!
L’idea di cambusa a chilometri zero è venuta a me il giorno che dovevo preparare il menù per il campo di gruppo a Pasqua a Molinazzo ed è stata accolta, attuata e perfezionata grazie a Francesca, amante della campagna e appassionata coltivatrice di un piccolo orto.

Riuscita l’impresa una prima volta (il riso alle ortiche nate accanto a casa e la frittata con le uova della contadina alla menta raccolta dietro casa, la ricotta fatta con il latte biologico ancora caldo spalmata sul pane fatto in casa hanno lasciato il segno nella memoria collettiva del gruppo) abbiamo deciso di riproporla ai più piccoli nella Vacanza di Branco e Cerchio del Bo 13 ad Osta (Castel del Rio) da Domenica 24 a Domenica 31 luglio 2011. Prima di partire ho cercato su internet chi vende propri prodotti e ho telefonato al gestore della casa di Osta, vicino a Castel del Rio, per sapere se vi era qualcuno che vendeva prodotti locali e non era in internet. 

Il giorno della riunione con i cambusieri prima del campo abbiamo chiesto ai rover e alle scolte se erano disposti a faticare per produrre in casa gran parte del cibo e loro hanno risposto, con entusiasmo e con incoscienza, sì. A questo punto Francesca ed io abbiamo fatto una spesa veramente essenziale al supermercato di Bologna nella speranza che tutto andasse bene, perché sapevamo di avere obiettivi molto alti (li abbiamo raggiunti, a prezzo di grande fatica fisica, solo grazie alla volontà e alla costanza dei rover e delle scolte che hanno gioiosamente svolto i lavori più umili). Il primo obiettivo era far mangiare ai bambini cibi che avessero il sapore della natura e non degli aromi artificiali, e molti bambini hanno capito il nostro sforzo definendo certi piatti simili a quelli che mangiano dalla nonna. 

Un altro obiettivo, non minore, era di far capire ai rover, alle scolte e ai capi che è possibile distribuire il reddito in maniera diversa, e che ognuno di noi può farlo andando a comperare gli alimenti direttamente da chi li produce invece di farli passare attraverso una lunga filiera che li modifica e li invecchia. Un altro obiettivo era quello d’insegnare ai bambini a capire che la frutta e la verdura raccolta matura, quindi morbida, ha un sapore completamente diverso dalla frutta “artificiale” che si compera in città senza più rispettare l’andamento delle stagioni (il contadino da cui ci fornivamo aveva solo la frutta dei suoi alberi e del suo orto, pesche, susine, pomodori, patate, zucchine e peperoni e quelle hanno mangiato). Un altro obiettivo era quello di far scoprire ai bambini il sapore semplice del pane caldo, privo di qualsivoglia aroma artificiale. Un altro obiettivo era quello di “costringere” i bambini a mangiare quello che c’era anche se non piace non dando loro mai merenda (se non succhi di frutta per idratarli nelle giornate calde). Un ultimo obiettivo era far capire ai rover e alle scolte che agli scout si può fare le cose per bene usando la competenza, la dedizione, il cervello e l’umiltà di obbedire a chi ne sa di più. 

Abbiamo raggiunto questi obiettivi anche perché questa è la mia quattordicesima cambusa e mi piace molto fare da mangiare, anche perché l’aiuto di Francesca, capo appassionata di cucina e grandissima lavoratrice, è stato determinante a fare la spesa, a gestire i soldi, a fare da mangiare, anche perché le tre scolte e il rover hanno sgobbato fino allo sfinimento, anche perché siamo riusciti a lavorare insieme in armonia, anche perché mi sono portato da casa l’impastatrice, i coltelli affilati di fresco, l’affettatrice, il macina carne/macina forma, la macchina per tirare la sfoglia e la bilancia. Abbiamo prodotto noi la marmellata (trasformando 40 chili di pesche), i biscotti e le torte, spesso con l’aiuto dei lupetti e delle coccinelle che svolgevano un’attività programmata dai capi. 

Ogni giorno abbiamo fatto e cotto il pane per la colazione, per il pranzo e per la cena. Partendo da uova locali e farina abbiamo fatto le tagliatelle (impastate 56 uova) con il ragù con la carme comperata da macellaio che ci assicura essere di provenienza locale e i tortelloni (impastate 55 uova) con la ricotta biologica comperata nelle vicinanze. Abbiamo fatto, aiutati dai bambini, il minestrone con le verdure acquistate da contadino a pochi chilometri dal campo (la cui rimanenza abbiamo cotto insieme a 105 uova). Abbiamo cucinato il riso al formaggio(molto!) biologico comperato nelle vicinanze cotto nel brodo di carne contenente anche la crosta della forma (che si sono litigati!) e le polpette in umido, le patate al forno comperate dal contadino e le cotolette prima fritte e poi ripassate al pomodoro, la mozzarella biologica comperata nelle vicinanze in carrozza, l’insalata di farro con pomodori olive e capperi, l’immancabile fagioli e salsiccia (fagioli secchi messi a mollo la sera prima e salsiccia del macellaio locale veramente squisita), la pizza impastando 9 chili di farina. 

Quasi tutti i giorni c’erano i fiori di zucchetti (il contadino ce ne regalava 80/90 al giorno!) impanati nella pastella acqua e farina fritti. La fiesta è stata fatta con crescentine e salumi comperati da un’azienda biologica nelle vicinanze. Ogni mattina bollivamo 11 litri di latte comperati al distributore di latte crudo e ogni giorno acquistavamo una ventina di chili di frutta dal solito contadino. Su 13 pasti abbiamo cucinato solo tre volte la pasta acquistata al supermercato. In sette giorni abbiamo impastato 70 chili di farina biologica del Molino Ferri nei pressi di Bologna (che garantisce la provenienza locale delle farine). Abbiamo teso, dati i numeri e per risparmiare, a fare porzioni molto abbondanti di primo per evitare il secondo. Noi cambusieri siamo stati ricompensati, inaspettatamente, da parecchi bambini che ci hanno donato le more raccolte vicino al campo, “perché sono buone, naturali e a chilometri zero”. Non pensavo che entrasse nella testa dei bambini il concetto “chilometri zero” Il più grande problema è stato il numero: fare da mangiare per 72 è fisicamente impegnativo, fin troppo. 

Uno degli "errori" del nostro gruppo è avere un branco cerchio di 60 bambini, di cui 55 sono venuti alle VDBC, cui si devono aggiungere 11 tra capi e scolte in servizio e 6 cambusieri. Posso concludere questa esperienza con le parole di un bambino: “Se non aveste fatto tante ottime cose il minestrone di verdure sarebbe stato buono” 

 P.S. Per chi non è di Bologna: nel nostro dialetto un cibo dal sapore sgradevole è definito “triste”, e questo fa capire molte cose sulla cultura che ha imbevuto il sottoscritto.