Il primo incontro di Antonella Masi E’ successo, non per caso, in un affollato incontro promosso dal Centro di Documentazionee Cultura delle Donne, presso la sede del Cidi-Adirt di via Abbrescia, la saletta si è riempita ed è stata animata da interventi e riflessioni, che segnalano ancora una volta la passione, ma anche l’indignazione che anima donne e uomini nell’attuale contesto politico. Tema dell’incontro: L’ombra del potere: le donne fra immagine, mediazione, autorità. Il bisogno di riflettere insieme è nata in occasione delle manifestazioni seguite all’elezione del sindaco Emiliano, dal desiderio di una donna, Clelia Iacobone, dal bisogno di scambiare idee e sensazioni, per non fermarsi all’inquietudine soggettiva di fronte a quanto sta accadendo sul corpo delle donne, mai espressione è stata più vicina alla realtà dei fatti! La denuncia di quanto avviene nelle stanze private del potere mi/ci indigna, non solo per ragioni etico-morali, ma perché contrasta fortemente con la consapevolezza di un patrimonio di esperienze, scelte, spazi di intelligenza, autorità e sapere, che le donne hanno riempito con le loro pratiche e le loro passioni. Abbiamo sempre attribuito alle scelte e allo stile di vita un valore politico, ritenendo che la pratica politica altro non sia che l’ abitare lo spazio della cittadinanza con signoria e consapevolezza dovunque e sempre. Ci ritroviamo alla storica dicotomia dei vizi privati e pubbliche virtù, dove alle donne spetta il ruolo accessorio e contingente del bell’oggetto, del giocattolo seducente senza testa e senza desideri.., è ben più che una questione di ordine morale, è una questione nodale del rapporto fra i sessi e con il potere: da una parte l’illusione di alcune di farne parte, in una condizione di favori e commerci, dove il corpo e la bellezza, si ri-fanno merce di scambio e l’ambizione si riduce a specchio dei voleri dell’altro; dall’altra il ritorno alla duplicità fatta sistema, fatto ordine, l’esercizio di un potere che davvero s’immagina totalizzante nel suo annientare limiti, confini e soggettività. Ma c’è un’altra questione che ruota intorno all’esercizio e all’organizzazione del potere, l’esclusione o la marginalizzazione delle donne. L’ultimo voto amministrativo a Bari, ha penalizzato non solo candidature femminili autorevoli, competenti e dignitose, ma anche donne che nella passata legislatura avevano ricoperto cariche e ruoli significativi, con risultati positivi. Ma questa non è una contraddizione solo locale. Tante le analisi possibili: quello dei partiti continua ad essere un sistema chiuso, che seleziona i propri rappresentanti (qui il genere di appartenenza ha poco valore) in nome di una ri-conferma di supporto all’apparato elitario e gerarchico, in un meccanismo ripetitivo e rituale che, dietro le apparenti regole della democrazia, si auto-legittima e si auto-riproduce; in questo sistema difficilmente le donne possono affermarsi in modo originale, libero, autorevole e riconoscibile; gli organismi istituzionali raramente si sottraggono al formalismo delle regole e delle procedure che continuano ad appartenere anch’esse, come quelle dei partiti, per cultura e storica dimestichezza al genere maschile, nelle regole, nei linguaggi, nei criteri di selezione e di organizzazione, nei tempi e nelle modalità dell’agire politico; vi è poi l’elettrice/ l’elettore, che dà la propria preferenza; votare donna, in questo quadro politico richiede forte consapevolezza e investimento, da questo punto di vista il numero dei voti attribuito alle candidate vale molto più della somma numerica e non è cosa di poco conto, ma la maggioranza, forse inconsapevolmente, proietta sulla candidatura di una donna, la debolezza del suo genere: una debolezza simbolica prima ancora che storica e culturale, che ha poco a che fare con la reale soggettività delle donne candidate, per cui alla fine è naturale privilegiare il dato acquisito e introiettato: la forza di una proposta, quella maschile, che ha dalla sua un intero apparato culturale, un mondo creato nel tempo a sua immagine e somiglianza. Ma l’incontro del 2 luglio segnala alcune novità: la presenza di donne e uomini dentro e fuori le istituzioni e i partiti, donne delle associazioni, ma anche soggettività senza appartenenze, ed un desiderio palpabile: esercitare un diverso protagonismo sulla scena della politica, che parta dall’esperienza e dal sapere delle donne e di quegli uomini che intendono misurarsi autenticamente con tutto questo; significa inaugurare linguaggi, pratiche, strategie di un respiro diverso e farne un progetto politico, non si può più eludere o rimandare , il futuro non si può rinviare. Antonella Masi Per commentare: |


