Diverse relazioni

Breve intervista al professor Zamagni


NUOVO RAPPORTO CON LE PERSONE 

La sobrietà felice 

     La sobrietà felice è un nuovo stile di vita che ha a che fare anche con il rapporto con le cose. Tuttavia, fa parte anche delle fondamenta per costruire nuove relazioni tra le persone. Si parla di sobrietà felice proprio per sottolineare la corrispondenza fra minori consumi e migliore benessere complessivo delle persone, soprattutto nel campo delle relazioni umane. Sobrietà non significa austerità di vita, ma saper distinguere tra le cose fondamentali della vita e il superfluo di cui si può fare a meno, saper scegliere l’essenziale che rende le persone felici ed evitare tutto quello che è eccedente, e che occupa così tanto la vita della gente da renderla stressata e frenetica, togliendole il gusto del vivere.

      La miniguida per una vita sobria e solidale intitolata Alternativita sviluppa il tema della sobrietà, dichiarando: «La sobrietà ci invita a ridurre le cose materiali, che riempiono le nostre case, per dare spazio a una vita di qualità che ci aiuti a valorizzare l'importanza delle relazioni umane. Vere ricchezze della vita umana sono: l'armonia della famiglia, la pace tra le persone, la valorizzazione e il rispetto dell'altro, la bellezza dell'incontro e del dialogo».

     Si tratta, quindi, di consumare meno e relazionarsi di più. Mediante uno slogan possiamo affermare: meno cose e più relazioni!  

Recuperare i rapporti umani e valorizzare le relazioni interpersonali  

     I rapporti umani sono sempre più trascurati dalla vita contemporanea e lasciati come l'ultima cosa da curare, perché la nostra grande preoccupazione di oggi sono le cose e non le relazioni umane. In questo modo ci troviamo la casa piena di tante e tante cose, ma vuota di rapporti famigliari e umani. Dobbiamo ricordarci che siamo fatti di relazioni umane e non possiamo vivere senza rapportarci con gli altri; che i rapporti umani sono una grande ricchezza che nessuno potrà mai rubarci; che le relazioni interpersonali danno gusto e senso alla vita perché sono un'esigenza vitale, cioè siamo fatti per rapportarci con gli altri.

     Allora, perché diamo più importanza alle cose che alle relazioni umane? Per dare valore alle relazioni possiamo cominciare col fare della domenica una giornata dedicata alle relazioni; realizziamo il boicottaggio dello shopping, come è stato proposto dal quarto Convegno ecclesiale di Verona, per poter curare le relazioni famigliari e sociali; realizziamo in famiglia delle attività per stare insieme e per divertirsi tra genitori e figli; organizziamo degli spazi comunitari o attività dove le persone s'incontrino per conversare e per scambiare esperienze di vita. 

Pedagogia dell'ascolto e del dialogo

(terapia dell'incontro)  

     Il dialogo, l'ascolto e la comunicazione sono i grandi problemi di oggi a tutti i livelli. C'è bisogno di una vera pedagogia del dialogo e di una terapia dell'incontro. Ossia, saper ascoltare e fare in modo che l'incontro diventi un momento di crescita e di "benessere" reciproco, e non un momento di scontro e di violenza verbale che porterebbe a un malessere e ad un disagio reciproco.

     Nell'ascolto è diffusa la tentazione di impossessarsi del discorso dell'altro per sostenere la propria tesi, mentre dobbiamo fare nostro lo stile di cercare di capire l'altro, accogliendolo e andando in profondità di quello che ci comunica.

     L'incontro con l'altro è un bene relazionale e non mercantile come le merci o gli oggetti. Sono le relazioni curate bene e salvaguardate che diventano terapeutiche perché ci fanno stare bene. Mentre le relazioni difficili e scontrose ci fanno ammalare perché trasmettono malessere e disagio.  

Educazione all'alterità che porta all'accoglienza dell'altro come diverso  

     L'altro non è una minaccia ma una ricchezza, è una grande opportunità di crescita umana, perché incontriamo il diverso da noi e quindi quello che non ci fa da ombra, ma che ci può arricchire umanamente con le sue differenze sociali, sessuali, culturali, etniche, religiose. È quello che dichiara anche Enzo Bianchi nel suo libro Ero straniero e mi avete ospitato dell'editrice Rizzoli: «Fare spazio all'altro significa arricchire la propria identità, aprirle orizzonti nuovi, mettere ali alle nostre radici».

     Alterità significa mettere l'essere in relazione, cioè benessere. Alterità significa anche diversità. Tendere verso l'altro vuole dire non assorbirlo nel mio essere ma entrare in un mondo diverso. In altre parole, non dobbiamo far diventare l'altro come noi ma aprirci verso l'altro per riscoprire la bellezza della vita coi colori dell'arcobaleno. Questo sarà possibile se abbiamo come stile di vita la capacità di relazionarci verso l'altro che sarà sempre altro, cioè il diverso. 

(testi tratti dalla Miniguida agli stili di vita di p. Adriano Sella)