Il pittore della Felicità di Glauco Tiengo “Il mondo è tragicamente magnifico nel suo frazionamento” (Pavel Aleksandrovic Florenskij) Rarefazione, invisibilità, difesa, silenzio rivelatore d’una assenza presente (o di una presentità momentaneamente assente), limiti che non convergono, mancanza di asperità, ordine estatico indispensabile alla creazione, viaggio della Libertà nelle libertà umane, colori ossigenanti gli alveoli del cuore, creazione integrale di una gioia del tutto particolare. Tutto questo inerisce il mondo di AMAR perché proprio di mondo si necessita di parlare, fondandosi la sua visione delle cose su un bisogno di condividere ciò che Amar “vede” (partecipa, capisce, si lascia ispirare) del “suo” mondo, della sua paradisiaca realtà, ma -come scriveva già qualcuno- senza nessuna volontà a fondare una nuova estetica, un fondativo e innovativo modo di vedere (e conoscere, inevitabilmente) tutto quel che abita la nostra realtà; nell’abitudine nostra di -semplicemente- osservare le cose senza saperle guardare. Il mondo di AMAR è certamente una realtà di sogno ma non intendibile come fuga bensì come opzione, come possibilità (auto-)data a quello stesso mondo di salvarsi, di creare una dimensione del dialogo sempre aperta e possibile, di convivenza pluralistica e attiva nella propria capacità di amare il prossimo; perché questo è quel che AMAR chiede all’Altro, ad ogni uomo: nulla di più che di rispondere alla proria vocazione d’Amore e d’amare. | Che cioè ogni uomo ami ogni altro uomo e sia capace di sentirlo, di sorridergli senza lo sgarbo dell’indifferenza, fondamentalmente di accoglierlo nel suo mondo con prossimità al suo più interiorizzante in sé. La pittura del Nostro dunque, si propone autenticamente come “salvezza a portata di mano” che giunge dalla bellezza e dalla articolatezza dei colori da lui usati. Il suo mondo fantastico difende “questo” mondo e la gioia che egli insegue è un virus al contrario che incanta, che costruisce forme mai solide bensì destinate a cambiare e adattarsi a seconda della felicità posseduta (ricevuta) da parte di chi guarda. Le linee dei suoi quadri non sono mai dei limiti quanto piuttosto delle zone di passaggio, degli spazi limbici (intesi come tempi della transitorietà: della rarefazione, appunto) abitabili dall’uomo durante la ricerca (movimento) del proprio io. Di chi domanda a sé stesso le scelte fondamentali che si prendono nel cuore: scelte che riguardano l’essere, per come diceva Origene. Anche questo portano in dote i colori di Amar, la sua mancanza di nero (discostamento dalle preoccupazioni), i profondi spazi vuoti, -che rimangono sempre inalterati: l’unica cosa che volutamente richiama l’idea di stabilità- le piccole tracce di questo mondo (non sempre riconoscibili, s’intende) che abitano come figure le sue superfici prendendo corpo sempre e solo attraverso il colore o meglio, con la bellezza del colore. Tutto in perfetto silenzio, quasi in una anonima citazione di articolati spazi pieni e vuoti, di curve e non di punti, di parole che possono essere meglio pronunciate rimanendo appunto in completa solitudine, come le preghiere degli stiliti del deserto. Un silenzio che è una danza della libertà non limitata dalla definizione e che si nutre -appunto- della transitoreità e della aleatorietà di un momento vissuto spensieratamente ma come in un altro universo. Dilatazione infinita del nostro spazio-tempo. | La visione estetica del Nostro sembra semplice ma nel suo mostrarci un mondo Altro, egli si scosta facendo un passo indietro e vestendosi di nascondimento si confonde tra le figure che ci mostra, diventa un soldato che esegue più che un generale che decide ed altrettanto generosamente lascia entrare da protagonista chi ha deciso finalmente di guardare anziché accontentarsi di veder troppo semplicemente. In questo stà il “frazionamento tragicamente magnifico del mondo” che ci ricorda Florenskij e che AMAR sembra voler così riproporre (brani musicali di una stessa partitura, termini della stessa equazione, parole di uno stesso romanzo, logiche di una medesima filosofia) proprio a chi guarda disseminando i suoi quadri di chiavi per poter dare unità al tutto, per poter ricomporre ciò che per sua stessa natura è uni-totalmente unito, dato come un percorso sì unico ma che soprattutto (questo il lascito del Nostro più importante) dobbiamo solo più ricordare poiché già svolto in un diverso tempo della Memoria ancestrale.1 Chi si affaccia sulla visione del mondo di AMAR è come fotografato da una realtà invisibile e comprensibile solo da AMAR il quale diviene sì gran sacerdote, intermediario e indispensabile visionario di quella effettività (esistenza) parallela ma portato a trovare la “sua via” per vedere tutto come racconto in cui il suo nome è già scritto da tempo, vocazione pronta ad accoglierlo appunto nella sua memoria futura. Tutto questo nulla più che sperando al bello. Per il pittore di quella Felicità che ormai, per le attese create, scriviamo con F maiuscola. Glauco Tiengo © Copyright Comitato di Promozione dell’Istituto di Studi sul Pensiero Religioso Cristiano e dell’Osservatorio Permanente sul Dialogo Interreligioso [1] A questo proposito e su queste tematiche mi permetto di segnalare il mio saggio Pavel Florenskij e l’uni-totalità del tempo. Frammenti teoretici sparsi per una affermazione del tempo come eventità, in “Excerpta. Voci e testimonianze del pensiero contemporaneo” a cira di Pier Davide Accendere, prefazione di Ugo Perone, ed. Il Prato, 2007. |