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ROSALBA SIGNORELLO: Un viaggio di cui ho memoria

pubblicato 25/gen/2010 12:07 da Benito Ciarlo
L’attrazione principale era la bambina che sembrava ancora viva. Nel cuore di uno snodarsi di ali incombenti, ad un’altezza agevolmente accessibile, riposava in una teca di vetro ormai da quasi cento anni. Palpebre morbidamente chiuse, guance tenere e piene, un fiocco a tener libera la fronte dai bei capelli insuperati dell’infanzia. Sotto il mento, rimboccata, una stoffa che ne celava il restante corpo nonché l’opera incompiuta del dott.Salafia, morto prima di finir d’imbalsamarla.

Ma prima di arrivarci, a curiosare tra le rotondità di quel viso e le pieghe del drappo, si attraversava un primo corridoio ai cui lati, ancorati nelle nicchie verticali, pencolavano sospinti un po’ in avanti dalla gravità, i cadaveri mummificati dei Cappuccini. Pur nella riduzione quasi alla sola struttura ossea di quello ch’era stato un corpo umano, i cadaveri non erano però indifferenziabili, e non solo per il cartiglio apposto con i dati. Anche il cedimento appena più accentuato della mandibola, o l’inclinazione ammiccante verso un lato, o i ciuffi di capelli rimasti più tenacemente su di un cranio, o l’arrovesciamento verso il cielo di un paio d’orbite vuote, contribuivano a dare un’aria più mesta, o gigiona o disperata o mistica, a quelle fattezze scarnificate, a prima vista tutte uguali. Anzi, sembrava che ognuno d’essi reclamasse l’attenzione che sentiva dovuta al proprio personalissimo destino, ché in fondo era per quello che invece di disperdersi nella terra, si assoggettavano a mummificazione imperitura.
Ma tutto quello che riuscivano ad ottenere era un passaggio che, man mano che ci si addentrava nel profondo della Cripta, diveniva da spavaldo e metodico a sempre più frettoloso e superficiale, nell’ansia di arrivare alla bambina, ci si diceva; nell’ansia di sottrarsi a tali reclami, non ci si confessava.

Nei corridoi che intersecavano poi il primo, si recuperava un po’ di fiato per il variare degli indumenti dei cadaveri dei borghesi, ugualmente accolti come i confratelli, fino alla fine del penultimo secolo. L’attenzione si spostava allora dalle espressioni e dalle posture delle mummie nei sai francescani, alle trine e ai plastron d’epoca, aggiungendo un che di fatuo all’altrimenti lugubre scenario. La bambina era morta all’età di due anni e, unica fra loro, aveva subito un’imbalsamazione la cui perfettissima riuscita è stata a lungo un mistero dai contorni sufficientemente pittoreschi per acquisire fama. E la meritava, opponendo il suo stato e la sua età a quella sequela di corpi esautorati, indiscutibilmente passati a miglior vita mentre lei sembrava potesse risvegliarsi da un momento all’altro.
Ci si consolava inconsapevolmente così dell’incontrovertibilità della morte e, sorvolando sulle ali destinate ai più plebei, posti non in verticale ma in orizzontale, ci si dirigeva all’uscita risalendo lo scalone consumato d’ingresso. Sul pianerottolo in cima, a livello di strada, si materializzava un fratacchione a reclamo gentile di un'offerta: gliela si dava, grati d'esser risaliti sulle proprie gambe ma grati anche alla sua mole e al suo colorito che rinfrancavano del tutto sulla fondatezza delle cose di questo mondo.

Commenti

Benito Ciarlo - 25/gen/2010 12:39

Sono stato più volte a Palermo ma la Cripta non sono mai andato a vederla, forse perchè fuorviato dalle descrizioni lette in qualche autore siciliano, Maraini compresa. Ora invece m'hai fatto venire il desiderio di visitarla e la prossima volta non macherò di farlo.

Raffaele Pinto - 25/gen/2010 12:58

Anche io ho un ricordo molto vivo di quella bambina. Che però, quando visitai il convento, era appesa al muro, come tutti gli altri cadaveri. Direi che è la stessa che vedo ora in fotografia. Ma non ne sono sicurissimo. Forse era un'altra bambina. In entrambi i casi, questo bel testo mi fa pensare al rapporto privilegiato che hanno le bambine con la morte, come se gli imbalsamatori (e gli osservatori che imbalsamano i ricordi) si prodigassero in modo particolare per rallentarne il trapasso, trattenendone in vita almeno il vestigio.

Emma Bricola - 25/gen/2010 14:42

Sono stata a Palermo molti anni fa, mi avevano parlato della cripta e della bambina ma non ci siamo andati.Mi è rimasta la curiosità che tu ora col tuo scritto hai risvegliato. Grazie Rosalba
Ciao