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Parenti e cellulari

pubblicato 31/gen/2010 05:45 da Benito Ciarlo

PARENTI E CELLULARI
di Gaetano Guerrieri


Io, il cellulare, l’ho comprato per ricevere le telefonate, mica per farle. Davvero. Non avevo e non ho i soldi per comprare la cabina telefonica. E poi, ammesso che li trovo, i soldi, per comprare la cabina telefonica per telefonare come me la porto dietro? A parte il peso, c’è l’ingombro, il parcheggio, i gettoni e la corrente per collegarsi. Insomma, mica roba da ridere.
Alla mia donna gliel’ho detto, ho cercato di farglielo capire ma lei continua a insistere “Se mi amassi veramente avresti comprato qualsiasi cosa per chiamarmi” . Come le altre donne non capisce, non ci pensa.
E poi, non glielo ho spiegato perché mi sembrava superfluo, ma io sono lucano. È vero, solo da parte di madre perché mio padre non è lucano ma pur sempre lucano. E, i lucani, tutti i lucani d’ogni ordine e grado, il cellulare lo usano solo per avvisare i parenti, quando tornano al paesello dalle metropoli. Si, dalle metropoli tipo Milano, Torino, Modena e le altre città dove va a lavorare. Perché? Non lo sapete? Devo spiegarvi tutto?
Si, bravi. In Lucania non c’è lavoro per cui dobbiamo andare fuori per lavorare. Non è un male, almeno viaggiamo e conosciamo altre città perché, non lo sapete ed è proprio per questo che ve lo spiego, se non fossimo costretti a muoverci, noi lucani non ci muoveremmo mai dalla nostra terra.
No, non perché l’amiamo troppo, no. Per pigrizia.
Siamo un popolo stanco che ama poco muoversi e poi, diciamola tutta, siamo anche timidi. Ci vergogniamo.
Ora il cellulare, per esempio, è già un qualcosa di troppo misterioso e complicato per noi. Per questo lo acquistiamo per rispondere, mai per chiamare.
E lo usiamo solo in caso di assoluta necessità, quando proprio non riusciamo a farne a meno. Chiamiamo, dicevo, solo i parenti e solo quando ritorniamo, dopo mesi e mesi di lontananza, al paesello di origine. E, quando lo facciamo, chiamiamo alle quattro del mattino, quando con la tariffa ridotta, la telefonata costa meno, siamo risparmiatori nel sangue e le pensiamo tutte.
Telefoniamo per avvisare di preparare gli strascinati, il baccalà e i paparuoli cruschi perché, se il treno non fa troppo ritardo, arriveremo a casa a mezzogiorno e, la prima cosa che ogni lucano che rispetti vuole fare quando ritorna a casa in Lucania dopo mesi di lontananza è mangiarsi un bel piattone abbondante di strascinati per primo e, per secondo, baccalà.
Entrambi affogati dentro un mare di cruschi appena tolti dal fuoco.
Io, a differenza di tutti gli altri lucani che vivono all’estero (a Milano, a Roma, a Torino o in un altro qualsiasi paese dell’Europa, dunque all’estero perché, dovete sapere che per noi lucani ogni territorio al di fuori dei confini della Lucania è estero), quando torno nella mia terra non uso il treno ma l’auto.
E, per farlo, mi affitto un’auto dall’affitta-auto perché, quando torno nel mio paesello di origine e incontro tutte le persone che mi conosco e che conosco, non voglio fare la figura di quello che è andato a fare il morto di fame all’estero.
Per non essere pigliato per il culo dagli amici e dai parenti. Mi riempio di debiti per fare la mia bella figura ma, almeno, ho la soddisfazione di essere invidiato e posso sparare tutte le cazzate che voglio sul lavoro, sulla casa e su ogni altra cosa. Non mi piace dire bugie ma nemmeno ammettere che, per fare il morto di fame, potevo risparmiarmi di andare all’estero.
E, quando arrivo in paese e sono in auto, il primo paesano che incontro, ogni volta mi chiede da anni sempre la stessa cosa - Ah, ma tu sei qua? E quando sei arrivato?
Anche la risposta è sempre la stessa – Se mi fai scendere dalla macchina te lo dico….
Anche la seconda domanda è sempre uguale, a prescindere da chi incontro per prima come se tutti quelli che vivono lì sapessero fare solo e soltanto fare quelle domande – E quando te ne vai? - Azz… Non sono nemmeno arrivato e già non vedete l’ora di rimandarmi via? E poi, scusa, ma a te che te ne frega? – Penso ma dico – Fra una decina di giorni, non posso rimanere di più, senza di me non sanno cosa fare al lavoro.
Naturalmente mento. A fin di bene ma mento spudoratamente. Sul lavoro non se ne accorgono nemmeno quando vado in ferie. Per dire la verità non passa giorno che anche il mio compagno di turno mi chieda “Ma sei nuovo qui? – nonostante ci lavori insieme oramai da dieci anni.
E anche la domanda successiva è sempre la stessa, uguale ogni anno e sempre la terza “ Hai mangiato? Ti calo due strascinati?”.
Domanda identica anche se arrivi alle cinque del mattino o a notte fonda. Tanto vale arrivare a mezzogiorno, altrimenti ti tocca mangiare e, dalle mie parti, si mangia tutto, sempre, perché non si butta neanche il pane, figuriamoci la pasta o la carne.
E poi sarebbe del tutto inutile spiegare che sull’autostrada del sole, dalle parti di Battipaglia, dopo aver fatto ore e ore di fila sul senso unico alternato, perennemente interessato da lavori di ammodernamento, dopo l’ennesimo cartello “Lavoriamo per voi” e l’ennesimo “ma vaff….” Solitamente mi fermo nell’unica area di sosta adibita a discarica e sempre, ogni volta, incontro un altro emigrante che, come me, torna a casa, però con tutta la famiglia e che ne approfitta per fare un picnick, tanto doveva passare di là.
Naturalmente ha con se il tavolo, le sedie e talmente tanta roba da mangiare che, chiunque si ferma, lo invita a pigliarsi un boccone con loro.
Il tizio che ho incontrato l’anno scorso, per esempio, aveva una tavola così grande, tanti figli e parenti a seguito e talmente tante cose da mangiare e da bere che, a prima vista, ho pensato che stessero inaugurando la Salerno Reggio Calabria. Illuso, ma quando mai. Infatti.
Ogni anno, poi, ne approfitto per andare almeno cinque giorni, al massimo una settimana al mare. Si, mi bastano cinque sei giorni a Metaponto.
Metaponto. Un posto dove fa talmente caldo che, dopo una settimana, non sei abbronzato ma nero, come una costina di maiale cucinato sulla brace.

Anche al mare, naturalmente, un lucano doc non può fare a meno di due cose: i parenti e il cellulare.
Infatti, appena arriva, non si mette neanche la crema che telefona per avvisare i parenti che è arrivato, che il viaggio è andato bene e che fa un caldo asfissiante. A parte il viaggio sulla Basentana, che è quello che è e che, solo quelli che l’hanno percorso anche solo una volta sanno, tutto il resto è sempre uguale: non vi sono parcheggi, quelli abusivi sono a pagamento (anche a rapina) e fa sempre caldo, un caldo asfissiante. A parte gli ombrelloni messi talmente vicini che devi condividere il sole e l’ombra con quelli sistemati accanto.
E com’è il discorso telefonico coi parenti? Sempre lo stesso, sempre intervallato dagli innumerevoli Eh?.. Ah!... Ahà! Si! Già! Però! No… Nooo… Mah! Muah… Tutti rigorosamente in fila, ordinati come quarantaquattro gatti: per quattro col resto di due.
E io, ogni volta che parlo con i miei parenti e, naturalmente mi sforzo di parlare in dialetto stretto come loro, altrimenti non mi capiscono o provano a pigliarmi per culo, dopo aver parlato tre ore ripetendo sempre le stesse cose, alla fine la conclusione è sempre la stessa:
- Ma chi cazzo si? Ah… ahahaha… Ma si Tanino? (e mi hanno chiamato loro) E come parli? Picchè hai pigliato sto cazzo d’accento? Ah, si, è vero stai a Milano da cuacche anno… sei… come si dice…. Non mi viene la parola….
- Vabbè, senti, gira la ruota, oppure comprati una vocale – rispondo.
- Ma quanno tinni vai? Fra una simana? Me lo ha detto tua matre, Carlina. Non passi a salutarmi? Senti, cuanno tinni vai passa da casa mia che ti porti una damigiana d’olio buono… Come, che significa come te lo porti? Non ricisti che hai la machina? Embè, l’attaccamo sul portabagagli… Si, una damigiana, 50 litri. Che da te l’olio che vendono è buono solo per la macchina, vidisti ca non lo consuma? Nemmeno a lei ci piace! Come? Cosa dici? Se si stacca sull’autostrada…. Certo se lo sistemi tu è certo che si stacca, ma non sull’autostrada, appena metti in moto. Lo sappiamo tutti che sie andicappato piccueste cose…Te la sistemo io, te la lego io che tu non sei capace… Ho la corda della pirsiana e ci fazzo tre nodi che quando arrivi devi chiamare uno specialista pe liberarla…
Naturalmente è del tutto inutile spiegare che non ho il porta bagli e che la macchina non è nemmeno mia, tanto un porta bagli da prestare i miei parenti ce l’hanno sempre.