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L'asilo delle suore

pubblicato 29/mar/2010 14:18 da Emma Bricola   [ aggiornato in data 29/mar/2010 14:40 ]




La domenica, le feste comandate e qualche pomeriggio, ci ritrovavamo tutte all'asilo delle suore che era anche l'unico esistente in paese e aveva la sezione nido e scuola materna, inoltre era il punto di ritrovo per le ragazzine di allora. Solo femmine però, perché secondo l'usanza un po' talebana, le femmine frequentavano l'asilo e i maschi la “Casa del giovane”. Noi eravamo accudite e seguite da suor Maggiorina e da qualche altra suorina e il sesso opposto aveva come angelo custode il viceparroco.

Molti ragazzi della mia età li ho conosciuti più avanti negli anni. Anche a scuola le sezioni erano perlopiù monosesso e non si condivideva quasi nulla. In chiesa la parte destra era per le donne e la sinistra per gli uomini. Ora quando vado a Messa, ho preso l'abitudine di andare a sinistra così per una forma di piccola ed insignificante ribellione a quell'antica consuetudine.

Suor Maggiorina era un donnone imponente dai lineamenti marcati ed un largo sorriso che scaldava il cuore. Era instancabile e agile: il lungo abito marrone non la impacciava nei movimenti, anzi sembrava volasse , scivolava con leggerezza da una parte all'altra per accudire i suoi cuccioli. Seguiva il reparto dei piccoli prima dei tre anni, il nido , e lo faceva con un'abnegazione ed una competenza da fare invidia alla più titolata delle puericultrici.

La sua sezione era al piano di sopra: appena dopo le scale si apriva un ampio stanzone con tanti lettini con le sbarre, seggioloni e fasciatoi. L'ambiente era lindo e luminoso, odorava di latte e di talco e lei si prodigava di qua e di là sempre attenta alle esigenze dei minuscoli ospiti che venivano trattati come figli. Li amava tutti, li coccolava, li lavava, cantava loro la ninna nanna. Meravigliosa donna che trattava le persone con dolcezza anche se l'aspetto era burbero.

Era amata anche da noi ragazzine, a volte l'aiutavamo nel suo lavoro nei limiti delle nostre capacità, di solito ci si limitava a tenerne in braccio qualcuno o ad imboccarlo per la merenda.

A volte mi rimproverava perché indossavo i pantaloni che per lei non erano adatti ad una femmina ma io ridevo e la lasciavo dire.

La domenica alle due del pomeriggio eravamo già lì . Se il tempo era bello stavamo fuori. C'erano delle alte altalene in cortile, quello davanti alla vecchia Scuola Media . Un cortile di ghiaia, contornato da robuste acacie. Ora non esiste più, la scuola media è stata abbattuta perché fatiscente e pericolante ed al suo posto è stato costruito un palazzo nuovo. Il cortile è stato inglobato in questo complesso e l'entrata della scuola materna spostata da un altro lato.

Ma allora era nostro, e ci divertivamo a turno su quelle altalene, spingendoci in alto al limite massimo che riuscivamo a raggiungere, volavamo più su possibile poi scendevamo saltando con l'altalena in movimento per dimostrare la nostra abilità e agilità. E a volte giocavamo a palla avvelenata , tornei infiniti con liti furibonde sulle presunte irregolarità di una o dell'altra squadra.

E poi quando ci prendeva la voglia di qualcosa di dolce chiamavamo la suora che gestiva il “botteghino”.

Il BOTTEGHINO era una vetrinetta magica che esponeva pesciolini di liquirizia, rotelle, caramelle di vari tipi. I prezzi erano molto modici: un pesciolino una lira, una rotella due lire e la stringa , quella grossa tre lire. Con dieci lire si masticava per un bel po' e intanto si chiacchierava sedute sotto le fronde delle robinie .

Se faceva freddo si stava dentro, a giocare a calciobalilla o a Monopoli e alle quattro si partiva tutte per il Vespro in chiesa dove cantavamo in latino leggendo sui testi che ci venivano dati, non capivamo nulla ma cantavamo lo stesso, e ci facevamo sgridare se chiacchieravamo e ci fermavamo. -In chiesa chi canta prega due volte!Ci dicevano.Smisi di frequentare quell'ambiente verso i quindici anni. Mi divertivo di più altrove e poi volevano insegnarmi a ricamare, ma fu anche grazie alle suore ed al loro impegno che io imparai a conoscere e ad amare il mio paese.