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La signora Manon

pubblicato 09/feb/2010 13:18 da Emma Bricola


Al primo piano di via Palestro, abitava la signora Manon. Era una signora anziana , sui settanta, che viveva sola da quando era rimasta vedova. Il marito era serravallese e lei si era trasferita qui da Genova quando si era sposata.

La signora Manon era una donna un po' anomala, non si poteva inquadrare negli standard delle tipiche vecchiette di paese che danno sempre l'impressione di essere nonnine buone.

La differenza si coglieva già dal primo sguardo.

Aveva capelli bianco giallastri , probabilmente da giovane era stata bionda ed ora il colore giovanile si era trasformato in un biancodoratogiallino un po' striato , come se facesse delle mechès. Li teneva legati dietro, nel solito chignon , ma qualche ciuffo sfuggiva costantemente dalle forcine e le dava un aspetto un po' trasandato. Gli occhi erano scuri e vispi, sempre in movimento e ridenti . Erano occhi giovani, da ragazza che contrastavano con le rughe che le solcavano il volto .

Le labbra carnose erano contornate dalle rughette dei fumatori, e il naso era grande e dava un'impronta di grande personalità all'insieme.

Malgrado l'età, Manon non rinunciava a qualche leziosità, sopra le gonne a tubino indossava spesso maglie scollate che mettevano in evidenza l'incavo dei seni, e sulle spalle aveva diversi tipi di scialletti che si faceva da sola. Li indossava con nonchalance, in inverno e nelle fresche sere d'estate.

Quando non era a casa di mia mamma, stava affacciata alla finestra se la stagione lo consentiva,  altrimenti sbirciava da dietro le tende e non le sfuggiva nulla di quello che accadeva nella stradina. Un litigio, la caduta di un bimbo, una nuova gravidanza, un nuovo fidanzato per qualche ragazza.

Noi la chiamavamo “ Il gazzettino padano”. Se si voleva sapere qualcosa di qualcuno bastava chiederlo a lei, e lei facendo finta di non voler parlare, cominciava a snocciolare tutto quello che sapeva, e ne sapeva davvero tanto!

Manon non era cattiva, non era maligna, non parlava con compiacimento se le cose a qualcuno andavano male. Se ne doleva davvero. E poi diceva con un sospiro :-Così è la vita!

Era rimasta vedova abbastanza giovane e si rammaricava molto di questo, si sentiva sola ed interessarsi alla vita degli altri la faceva sentire meglio .

Il suo vizio più tremendo però non era il pettegolezzo, ma quello del fumo. Fumava continuamente puzzolenti nazionali senza filtro. Fumava anche a casa degli altri, riempiva i posacenere ed impestava la casa con quell'odore amarognolo.

Guai se rimaneva senza sigarette, mandava subito me o qualche altro ragazzino a prenderle dal tabaccaio,coi soldi contati, e aspettava alla finestra l'arrivo della merce.

Alla sera, quando lei tornava a casa sua dopo il pomeriggio trascorso da noi, mia madre spalancava le finestre imprecando pesantemente contro quel vizio maledetto . Ma guai se la Manon un giorno avesse disertato l'appuntamento quotidiano. Mi mandava subito a vedere se per caso non stesse bene.

Ogni tanto arrivavano i l figlio e la nipote a trovarla.

Quelli erano momenti speciali per lei. Già i giorni precedenti cominciava parlarne e non stava più nella pelle. Non la si vedeva per interi pomeriggi: era intenta a pulire la casa e a preparare la cima alla genovese perché alla Susanna piaceva tanto come la faceva lei.

Un giorno si ammalò e non poté più vivere da sola, forse le troppe sigarette fumate nel corso degli anni le provocarono qualche danno. Credo sia morta in una casa di riposo, forse a Genova. Io ricordo ancora la sua risata e la sua voce arrochita dal fumo.


Commenti

Benito Ciarlo - 10/feb/2010 02:13

L'ho riletto molto volentieri. Sembra di vederla.

Ermete Trismegisto - 13/feb/2010 16:21

Complimenti, scrivi molto bene, sai avvincere lettore.