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La portafinestra e il lavavetri

pubblicato 12/gen/2010 13:58 da dolceglicine@yahoo.it   [ aggiornato il 12/gen/2010 14:39 da Benito Ciarlo ]

Certo che dalle mie parti succedono cose alquanto bizzarre!
O forse, chissà se sono bizzarre soltanto ai miei occhi…

Era uno splendido pomeriggio di sole e l’aria era tiepida, come direbbe un meteorologo, con temperature superiori alla media stagionale. In giornate così viene subito voglia di aerare la casa e di mettersi a pulire balconi e terrazzi martoriati, in questi ultimi tempi, da forti venti portatori di ogni genere di schifezze: dalle foglie mezze marce, a sacchetti vuoti di plastica, a cartacce e polvere. Non solo, tra vento, pioggia e neve, anche i vetri mi gridavano dietro la loro vendetta se non li avessi puliti in tempo reale e soprattutto immediato.
Mi sono armata dell’occorrente e ho cominciato il mio lavoro di lavavetri domestico.
Prima, però, sono salita su una scaletta per togliere la plafoniera che illumina il terrazzo (le plafoniere di per sé non illuminano, ma, insomma… ci siamo capiti!), non solo per lavarla, ma anche per smantellare due nidi di vespe. Devono essere sempre le stesse che ogni primavera ritornano a nidificare dentro quella plafoniera, forse attratte dalla resina sintetica termoindurente (fenoplasto?) del portalampada che sicuramente rende loro la parvenza di un ramoscello d’albero. Insomma, delle vespe ben integrate nel nostro sintetico mondo, poverine!
La mia terrazza si affaccia su una piazza antistante a una ferrovia ed è normale che, durante la giornata, molti automobilisti vi sostino in attesa di qualcuno in arrivo col treno oppure per accompagnare qualcuno in partenza.
Stavo salendo sulla scaletta, quando ho notato una berlina nera fermarsi, in linea d’aria, proprio di fronte a me.
Dopodiché, è scesa una persona dalla folta capigliatura bionda e riccia che indossava una maglia variopinta, per cui ho ritenuto fosse una donna, e si è messa di lena a strofinare il vetro anteriore della sua auto.
-Toh! – ho pensato - Oggi è la giornata delle lavavetri! –
Un leggero capogiro mi ha ricordato che soffro di vertigini, pertanto mi sono sbrigata a sistemare la plafoniera e a scendere da quella scaletta.
Mentre lavavo i vetri della portafinestra, non so come, canticchiavo e pensavo:
- Pensiero stupendo… si potrebbe trattare di “faccende” di cuore… meglio non dire…
… eh, mia cara Patty, la cambi tu la vita che non ce la fa a cambiare me?
Io, intanto, ho cambiato aspetto ai miei vetri! -

(La portafinestra ringrazia)


POSTILLA:

Qual è la cosa strana di questa storiella?
Che quel giorno, prima di accingermi a lavare i vetri della portafinestra, avevo scritto qualcosa, ispirata da un’idea di mia figlia:

IL LAVAVETRI

Sono un lavavetri sospeso sulla frenesia del mondo.
Mi allaccio ogni giorno ad un’unica certezza e percorro in verticale un grattacielo sporco
di un armato cemento e pioggia.
Con calma lavoro e passo inosservato.
Quella calma propria di chi è un po’ più vicino al cielo e alle sue nubi.
Domani pioverà.
La pioggia ha per me il sapore di una fetta di pane.
Sotto i miei piedi tanta gente per la fretta ha dimenticato a casa l’anima.
Lavo i vetri di questo palazzo e vedo avvocati giocarsi coi giudici la sorte degli assistiti, commercialisti quadrare i conti a carte false e mani tra le cosce delle segretarie; andirivieni di persone a riempire le tasche di un eccellente per un posto di lavoro.
Vedo e passo inosservato.
Sotto i miei piedi rumoreggia e corre un mondo delirante.
A volte qualcuno muore ucciso dal vetro sporco di una dannata indifferenza.
Sospeso passo inosservato, mentre calmo guardo il cielo e le sue nubi.
E penso.
Penso che la pioggia è solo acqua e se anche macchia i vetri, io con l’acqua li pulisco.




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