Tutto prima di notte
Il vento sbriciolava il fango vertigine, nel suo vorticare quel vento era dolore:
l'incontro
con la prima voce: la morte.
Il muro di radici sitibonde lacrime di cielo di quell'ora.
Germoglieranno ancora i salmi e sulgli specchi spalmeremo le parole.
Solo l'acqua circondò la terra nel suo centro s'aprirono caverne: il vento divorò le cime dei cedri, i nidi, il volto di quella voce.
credere, crear preghiera in nome della sua presenza, del mistero della sua anima stracciata.
Cielo questa bocca, lascia la riva, il fiume ghiacciato e la terra del ricordo evaporando il suo pezzo di pelle .
Il mio essere il mio essere vagabondo me stessa miseria incontrando il mio essere
silhouette.
Ciò che non fui, creatura affina la sua ombra.
futura cecità.
Dal profondo al vento i detriti sparsi.
Il mio morire, morire dentro in albero all' aria e fuoco fiorì.
Figlia della fame, i tuoi passi mieteranno la luna pietrosa.
Voci, voci lontane, specchi, parole di pietra: Tutto prima di notte.
C'è una luce nel suo alito d'albero, uccelli di quel meriggio rosso fuoco oltre i giardini. Luce il respiro dell'albero. Uccelli, uomini, in questa stanza ferita.
Amare la luce di quella nube di cenere, le undici gallerie le impronte delle bestie, percorsi che tra i fumi precipitano dal cielo.
Terra di semi dispersi, cura la salvezza il silenzio nella pietra, l'aspetto del fiume nel suo singhiozzo.
Terra di ceneri disperse cura la salvezza ama la luce di quella nuvola i limiti, l'alba.
Vanno uomini e cose verso la prima sala. Il viaggio è la voce. Sabbie dei monsoni emergono dimenticate, S'alza la polvere in piccoli cerchi. Vanno all' entrata del silenzio. Lungo l'immobilità, il silenzio sacro del sogno che li sogna.
| Todo antes de la Noche
El viento
desmoronaba el barro,
vértigo, dolor era ese viento
en su descenso:
el encuentro
con la primera voz:
la muerte.
El muro de raíz sedienta
rasga cielos
de aquella hora.
De nuevo brotarán
salmos
palabras destejiendo
sobre el espejo.
Apenas el agua circundó la tierra
en su centro
se abrieron cavidades:
el viento devoró las copas de los cedros,
los nidos, el rostro de aquella voz.
Creer, crear la oración
que nombre su presencia,
el misterio
de su alma desprendida.
Cielo esta boca, hojas
la orilla,
el río congelado
y la tierra del recuerdo
evaporando
su fragmento de piel.
Mi ser,
mi ser errante,
mi ser,
miseria entrando,
mi ser
silueta.
Lo que no fui, siendo
afina su sombra.
Ceguera: ahí estarás.
Desde lo hondo
al viento
la dispersa ruina.
Morir, morir dentro
del árbol
al aire y lumbre
florecido.
Hija del hambre,
tus pasos segará
la pétrea luna.
Voces, voces distantes,
espejos,
palabras piedra:
Todo antes de la noche.
Hay una luz
en su aliento
de árbol,
pájaros
de aquella tarde
en fuego revestida
sobre los huertos.
Luz
el aliento del árbol.
Pájaros,
hombres,
en esa estancia herida.
Amar la luz
de aquella nube de ceniza,
los once túneles,
las huellas de las bestias,
caminos que entre las humaredas
caen del cielo.
Tierra dispersa de semilla,
guarda la salvación,
el silencio en la piedra,
la mirada del río en su sollozo.
Tierra dispersa de ceniza,
guarda la salvación,
ama la luz de aquella nube,
los límites,
el alba.
Van los hombres y las cosas
hacia la estancia primera.
La travesía es la voz.
Del monzón de arenas
emerge lo olvidado,
el polvo se levanta
en pequeños círculos.
Van a la entrada
del silencio.
A lo largo
la quietud,
la sagrada quietud
del sueño que los sueña. |