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Tutto prima di notte (da Todo antes de la Noche) Omaggio a Jeannette Clariond

pubblicato 12/mar/2010 05:06 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 12/mar/2010 14:13 ]

Janette Clariond è una poetessa messicana nata nel 1949 a Chihuahua. E' laureata in Filosofia - Master of Science Methodology e Master in Spanish Literature.
Vive negli Stati Uniti ed ha sviluppato un intenso lavoro letterario, non solo come poeta ma anche come antologista e traduttrice. Le sue poesie sono apparse nelle seguenti pubblicazioni: "Mujer dando la espalda" 1994, "Newariariame" 1996, "Desierta memoria"  1997, "Todo antes de la noche" 2000,"7 visiones"  2004 e "Nombrar en vano"  2004.
Tra i premi ottenuti ecellono  il  Premio Efraín Huerta 1996 e il Premio Gonzalo Rojas  nell'anno 2000. Ha curato antologie ed ha tradotto, tra gli altri, Roberto Carini, Alda Merini e Charles Wright. Ha pubblicato recentemente una antologia tradotta di poeti nordamericani, in collaborazione con Harold Bloom.
Tutto prima di notte

Il vento
sbriciolava il fango
vertigine, nel suo vorticare
quel vento era dolore:

l'incontro

con la prima voce:
la morte.

Il muro di radici sitibonde
lacrime di cielo
di quell'ora.

Germoglieranno ancora
i salmi
e sulgli specchi
spalmeremo le parole.

Solo l'acqua circondò la terra
nel suo centro
s'aprirono caverne:
il vento divorò  le cime dei cedri,
i nidi, il volto di quella voce.

credere, crear preghiera
in nome della sua presenza,
del mistero
della sua anima stracciata.

Cielo questa bocca, lascia
la riva,
il fiume ghiacciato
e la terra del ricordo
evaporando
il suo pezzo di pelle .

Il mio essere
il mio essere vagabondo
me stessa
miseria incontrando
il mio essere

silhouette.

Ciò che non fui, creatura
affina la sua ombra.

futura cecità.

Dal profondo
al vento
i detriti sparsi.

Il mio morire, morire dentro
in albero
all' aria e fuoco
fiorì.


Figlia della fame,
i tuoi passi mieteranno
la luna pietrosa.

Voci, voci lontane,
specchi,
parole di pietra:
Tutto prima di notte.

C'è una luce
nel suo alito
d'albero,
uccelli
di quel meriggio
rosso fuoco
oltre i giardini.
Luce
il respiro dell'albero.
Uccelli,
uomini,
in questa stanza ferita.

Amare la luce
di quella nube di cenere,
le undici gallerie
le impronte delle bestie,
percorsi che tra i fumi
precipitano dal cielo.

Terra di semi dispersi,
cura la salvezza
il silenzio nella pietra,
l'aspetto del fiume nel suo singhiozzo.

Terra di ceneri disperse
cura la salvezza
ama la luce di quella nuvola
i limiti,
                      
l'alba.

Vanno uomini e cose
verso la prima sala.
Il viaggio è la voce.
Sabbie dei monsoni
emergono dimenticate,
S'alza la polvere
in piccoli cerchi.
Vanno all' entrata
del silenzio.
Lungo
l'immobilità,
il silenzio sacro
del sogno che li sogna.

Todo antes de la Noche

El viento
desmoronaba el barro,
vértigo, dolor era ese viento
en su descenso:
                  
el encuentro
                  
con la primera voz:
la muerte.

El muro de raíz sedienta
rasga cielos
de aquella hora.

De nuevo brotarán
salmos
palabras destejiendo
sobre el espejo.

Apenas el agua circundó la tierra
en su centro
se abrieron cavidades:
el viento devoró las copas de los cedros,
los nidos, el rostro de aquella voz.

Creer, crear la oración
que nombre su presencia,
el misterio
de su alma desprendida.

Cielo esta boca, hojas
la orilla,
el río congelado
y la tierra del recuerdo
evaporando
su fragmento de piel.

Mi ser,
mi ser errante,
mi ser,
miseria entrando,
mi ser
            
silueta.

Lo que no fui, siendo
afina su sombra.

Ceguera: ahí estarás.

Desde lo hondo
al viento
la dispersa ruina.

Morir, morir dentro
del árbol
al aire y lumbre
florecido.

             
Hija del hambre,
tus pasos segará
la pétrea luna.

Voces, voces distantes,
espejos,
palabras piedra:
Todo antes de la noche.

Hay una luz
en su aliento
de árbol,
pájaros
de aquella tarde
en fuego revestida
sobre los huertos.
Luz
el aliento del árbol.
Pájaros,
hombres,
en esa estancia herida.

Amar la luz
de aquella nube de ceniza,
los once túneles,
las huellas de las bestias,
caminos que entre las humaredas
caen del cielo.

Tierra dispersa de semilla,
guarda la salvación,
el silencio en la piedra,
la mirada del río en su sollozo.

Tierra dispersa de ceniza,
guarda la salvación,
ama la luz de aquella nube,
los límites,
                       
el alba.

Van los hombres y las cosas
hacia la estancia primera.
La travesía es la voz.
Del monzón de arenas
emerge lo olvidado,
el polvo se levanta
en pequeños círculos.
Van a la entrada
del silencio.
A lo largo
la quietud,
la sagrada quietud
del sueño que los sueña.

Letterina di un feto in procinto di nascere

pubblicato 10/mar/2010 13:28 da Benito Ciarlo

 


In quanti modi ci hai provato? In tanti,

ma tutti ti parevano inadatti
e poi si sa che tu detesti i guanti
pur se risparmierebbero misfatti.

Lei, lo sappiamo, non sopporta nulla
per cui la vita a due diventa sciapa
e per non farla diventare brulla
sei andato "dritto" come dice il papa.

Il risultato davi per scontato
ma non facesti nulla per cambiarlo,
quel minuto d'amore sai ch'è stato?
il dar il tuo cervello in pasto a un tarlo.

Ma non badarci che la vita è bella
fatta com'è di carne e baccalà
di cicoria di fichi e mortadella!
Perciò: buonappetito. Ciao papà!

Benito Ciarlo - marzo 2010

L'Acqua, la Terra, Il Fuoco

pubblicato 15/dic/2009 14:01 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 15/dic/2009 14:06 ]

L'acqua, la terra, il fuoco,
mistiche primordiali;
l'aria, le fate il gioco
cause fondamentali
che segnano il cammino
del pensiero bambino
(da Socrate a Plotino!)
che cresce e si pasce
-scoprendosi adeguato-
dei misteri del Creato
.

Creato...

"Creato": che parola!
C'è chi non è d'accordo,
io l'ho imparato a scuola
e ancora lo ricordo:
"quello che c'è è già stato,
è appena cominciato"

ed anche s'è finito
nel blu s'è reincarnato
in questa danza pazza
d'attimi senza storia
così che la ragazza
può mostrare la gloria
d'un capezzolo eretto

che sbuca da un corpetto
ormai venuto stretto
solo ieri abbondante
che oggi non contiene
quel che ieri celava.
Impudicizia andante
(chi se l'immaginava?)
or che lo dico sviene:
ritornerà abbondante
quel reggiseno stretto
.
Quando sarà vedrete
quei seni straripanti
sgonfiarsi nel corpetto.

Di capire si spera
prima che questa sera
si congiunga al domani
sconvolgendo gli arcani!
Creato, comprendete?
E' figlio di Giganti
O forse immaginato,
frutto di fantasia?

Se tutto è una bugia
noi siamo le parole
che la rendono vera.

E allora...

E allora per favore
siamo propositivi
senza falso pudore:
non siamo che aggettivi!


Diamo alle cose un nome:
l'universo è un pronome
la Luna, Giove e Marte
pianeti in congiunzione
che leggi sulle carte,
la Terra esclamazione
che racconta del vento
che ne pronuncia i nomi
che sono più di cento...

Il sole è un episodio
piuttosto appariscente
più piccolo dell'odio,
mi lascia indifferente
.

La Morte...

la Morte è senza articoli
e gli alberi da frutto
son gli scarni testicoli
del suo corpo distrutto
.

L'acqua…

L'acqua, la terra, il fuoco,
mistiche primordiali;
l'aria, le fate il gioco
cause fondamentali
che segnano il cammino
del pensiero bambino...


Benito Ciarlo



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L'immondizia non- sense di Salem

pubblicato 02/nov/2009 00:31 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 02/nov/2009 00:32 ]


Dedalo informe e circonflesso spettro
che non frequenti scatole cinesi
chi mai potrà privarti dello scettro
che ti consacra imperator dei blesi?

E' come l'agitar di panni stesi
questo violento progredir di piume
che rutilante scortica gli offesi
sul bagnasciuga prodigo di schiume,

come il canto silvestre di quel fiume
ch'era emissario del più grande lago
della terra dell'uovo e dell'albume.
Come l'accidia del più vecchio spago

Era vermiglio il lume all'areopàgo
e rossa era la nebbia mattutina
mentre silenti si scoprì che il mago
bieco abusava d'una formichina.

Lo sdegno fu terribile e la brina
scese nei cuori di fanciulle perse
che l'omelia del re non addottrina.
Esse dall'acqua furono sommerse.

E molte querce tra le più introverse
vollero dissertar della morale
al ciel mostrando le lor mani terse:
bevvero il sidro a stento nel boccale

e diedero le ghiande al mio maiale.
Questi capendo ch'era solo inganno
tracciò col muso un punto cardinale
e tosto si diresse a quel capanno

ove si dice sia nascosto il panno
col quale si deterge la scogliera.
Morì pensando d'aver fatto danno
e invece riparò l'acquasantiera.

La giustizia divina è forestiera,
del tutto inadeguata e senza scopo:
in questa landa che la vita azzera
la giustizia divina vale poco.


Autore: Benito Ciarlo 29/10/2009

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