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La teoria dei vermi

pubblicato 14/apr/2010 09:51 da Benito Ciarlo
No, per favore, ora
non immaginate una fila,
di quelle interminabili,
di lombrichi a passeggio!

Parlo d'altro, stavolta:
Teoria non come schiera
ma pensiero.
E ne deriva
- ahimé, la logica costringe a derivare -
che qui deve trattarsi, sì, di vermi,
però... che vermi sono?
Di quali vermi scrivo?

Di "vermi-specchio", abituàti a riflettere
- via, non esageriamo con gli equivoci:
per assunto un verme non è capace di pensare
perciò stavo alludendo
a un più banale fenomeno ottico -
l'altrui splendore? Che ostentano
la misera luce decomposta
come fosse un trofeo
conquistato sul campo?

Di vermi "chupa-chupa-lingualì",
che con fede crescente
- credete sia occasionale
quella parola... in crescita?
Leggetela in maiuscolo, perdinci! -
lambiscono orifizi per godere
all'ombra dela coda dei pavoni - padroni
che promuovono?

Ah! Vi meravigliate?
Sono niente, al confronto
dei "vermi-incontrastabili"
che spendono e si spendono
in nome dell'idea - tutta vermesca -
d'impantanare il prossimo
e attraversar le pozze
a piedi asciutti.
Che volete che importi
se il fango vi finisce in gola?
L'importante per loro
è attraversare!

Come vedete,
i vermi son di diverse specie,
ma quel che, forse, tutti voi ignorate
io l'ho scoperto, invece:
li accomuna un pensiero,
una "teoria" fondata sul piacere.
Tutti, indistintamente,
godono per procura
giacché la loro gioia
cresce col disappunto
di chi li osserva.

Continuando a derivere:
meglio ignorarli, i vermi.

Benito Ciarlo