No, per favore, ora non immaginate una fila, di quelle interminabili, di lombrichi a passeggio! Parlo d'altro, stavolta: Teoria non come schiera ma pensiero. E ne deriva - ahimé, la logica costringe a derivare - che qui deve trattarsi, sì, di vermi, però... che vermi sono? Di quali vermi scrivo? Di "vermi-specchio", abituàti a riflettere - via, non esageriamo con gli equivoci: per assunto un verme non è capace di pensare perciò stavo alludendo a un più banale fenomeno ottico - l'altrui splendore? Che ostentano la misera luce decomposta come fosse un trofeo conquistato sul campo? Di vermi "chupa-chupa-lingualì", che con fede crescente - credete sia occasionale quella parola... in crescita? Leggetela in maiuscolo, perdinci! - lambiscono orifizi per godere all'ombra dela coda dei pavoni - padroni che promuovono? Ah! Vi meravigliate? Sono niente, al confronto dei "vermi-incontrastabili" che spendono e si spendono in nome dell'idea - tutta vermesca - d'impantanare il prossimo e attraversar le pozze a piedi asciutti. Che volete che importi se il fango vi finisce in gola? L'importante per loro è attraversare! Come vedete, i vermi son di diverse specie, ma quel che, forse, tutti voi ignorate io l'ho scoperto, invece: li accomuna un pensiero, una "teoria" fondata sul piacere. Tutti, indistintamente, godono per procura giacché la loro gioia cresce col disappunto di chi li osserva. Continuando a derivere: meglio ignorarli, i vermi. Benito Ciarlo |



