pubblicato 14/gen/2010 02:48 da Benito Ciarlo
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aggiornato in data 05/feb/2010 04:36
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Bartimeodi Giuda Maccabeo 18 maggio 2001 Era doveroso non disturbare il presunto messia anche se tanto zelo nel preservare le sue orecchie dall'usato dolore in fondo altro non era che un po' di ipocrisia.
Ne erano certi i Dodici e la gente del luogo: il mendicante lo avrebbe infastidito col suo collaudato piagnisteo.
Gerico era festante e forse l'urlo di Bartimeo gli ultimi suoi momenti d'allegria.
Perciò lo sovrastarono: volevano impedire che i lamenti gustassero la gioia del tutto trnsitoria del Nazareno errante.
Si sa però quanto sappia insistere chi è abituato a chiedere e Bartimeo che di mestiere faceva il cieco chiedendo l'elemosina là dove maggiormente le feste erano al culmine.
Salvami tu che puoi
E fu bastante a ritrovare la perduta luce!
Insufficiente forse a propagarla.

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Potremmo vedere nella storia di Bartimeo una figura della storia dell'umanità e della nostra secondo questi aspetti: come Bartimeo, anche l'umanità giace povera, umiliata e priva di luce nelle profondità della terra, anche per l'umanità l'unica speranza di salvezza è che il Signore scenda fino a lei, raccolga il suo grido di dolore e con la sua luce dissipi ogni tenebra e la guarisca da ogni male. La storia di Bartimeo invita poi alla speranza perché è la storia del Signore che scende nelle profondità della terra e salva coloro che gridano a Lui. Anche la Chiesa sottolinea l'importanza di gridare al Signore quando, nel momento di accompagnare un defunto all'ultima dimora, applica allo stesso il grido del salmo 130; questo salmo così prega: Dal profondo a te grido o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera (Sal 130, 1-2). E San Paolo assicura che chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato (Rm 10, 13).
Come Bartimeo grida con insistenza perché Gesù abbia pietà di lui, così anche in noi ci sono profonde aspirazioni all'amore, alla luce e alla vita che gridano a Dio.
La storia di Bartimeo ci dice che se sapremo avere fede, se sapremo attendere e gridare al Signore, la gioia che ci attende sarà simile a quella di un cieco che riacquista la vista, di un prigioniero che riacquista la libertà, di un povero che entra in possesso di una fortuna immensa. La fortuna immensa di contemplare il volto di Gesù nostro salvatore e di rimanere con Lui per sempre. Quanto alla nostra capacità di propagare la Luce ricevuta, sì, hai ragione nel dubitare che ne sarenmmo capaci.