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Poesia Metasemantica

La poesia metasemantica è una forma di composizione che affida al suono delle parole, meglio se assolutamente prive di senso, il compito di trasmettere a chi legge delle emozioni che è libero di riempire dei propri contenuti o, meglio, dei contenuti che gli stessi suoni evocano nella sua coscienza.

Una tra le più belle, del grande Fosco Maraini è diventata un cavallo di battaglia di Gigi Proietti.

Eccola:

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Il Lonfo

Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego e bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il lonfo ! e’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolente !
Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa légica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Fosco Maraini




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Se Pacula è sì bella e cardusella

pubblicato 02/feb/2010 16:11 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 03/feb/2010 01:35 ]

di Benito Ciarlo

Se Pacula è sì bella e cardusella
spareffe il meccio de la britannìa
di contro si dulerre la scavella
redomescar nel cor di fantasia.

Si filda infatti che paroffia fella
s'alloffa in rutilante agomanzia
alle prunate sappole più belle!
E tu rapazzi? Questa è gelosia!

Profelimi sapori d'umberscali
tiriffano la gola del mugrito
e succhisimilcloro ponderali

corrodono la fulba del marito.
Il qual scavendo voci prunescali
nel dì di Medrugada s'è bignito.




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La bevutella

pubblicato 02/feb/2010 13:13 da stefano toschi   [ aggiornato il 03/feb/2010 01:40 da Benito Ciarlo ]

Nasando  sniffe e snaffe alla bottina
spelluzzicavvi palombella e vina,
degusto bettorelli una bicchiella
chenebbra la papilla e la servella.

Cavillo svolazzare in la gallina
e antando sbaroccare sulla tina!
Un cospo derruttante m’arrotella,
resputerò forente la bicchiella?

Sparuffa, sberrabarra, ciaffafora,
me rentuzzisce laffa dalla gora!
E  rentuzzando piano m’assofischio

tra na pernazza, un peropeto e un fischio,
or lassame sofire assonni dore
poschè nell’arrigordi m’arristore.

Stefano Toschi



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Dice l'imerco màluto più antico

pubblicato 03/nov/2009 16:21 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 10/dic/2009 15:21 ]


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Dice l'imerco màluto più antico
che la parònzia spròcula il magrito
e la magrita, sproculando dico,
non fa che mestocar con il prurito.

Grandi filosapienti per un dito
traversomesso tra la foglia e il fico
disputero per anni. E sono ardito
s'infervoro sporfennolo all'amico?

Namì la carpia d'Origène è stretta
E Perec s'incartapecorebbe
se solo avesse udito che l'ho detta.

Queneau per contro si dosmoscerebbe
ed a Calvino frugerebbe arretta
per dirombar la pertica. E morrebbe.

UN MATRIMONIO METASEMANTICO

pubblicato 02/nov/2009 13:43 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 03/nov/2009 16:12 ]


Squillifera Parghenza amaravella
si smereccò gradevole nel sito
e, quinzimata, svecolò in padella
soffrisse assieme all’eropocondito.

Fu gloria o fu soltanto cafatella
che nel merutto crebbe a suo marito?
Fu forse solamente una ghefella
s’è ver che gli zimò persino un dito.

Io non saprei ridir, lettor curioso,
quel che pensò quell’uomo imbaldanzito
se fu pensiero casto o lussurioso

o semplice carmitto scriminzito.
Un fatto è certo: nel pavè sabbioso
Parghenza svecolò secondo il rito!

Benito Ciarlo

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