|
Stellato di genziane è il verde prato, ove nuda nel silenzio mi stringo presso l’ombra d’un pioppo alto e solingo che tremulo rende del vento il fiato, eppur dell’argentata chioma grato s’erge, guardando il cuore mio ramingo, triste e stanco che di pianto dipingo simile al grigio d’un cielo invecchiato. Ondeggia una foglia e lieve si posa sopra il bianco mio seno palpitante come piuma passione a risvegliare. Donna vestita di abiti rosa, allor che diventa specchio brillante del prato e dei fiori l’arco, m’appare. |




Ed eccola di nuovo col sonetto: direi che ha acquisito notevole perizia, Anzi direi che questo è proprio un gran bel sonetto.
Complimenti Lorena e, continua mi raccomando, che ser Jacopo gode!
Bellissimo sonetto, Lorena. La sonettistica ha acquisito una grande poetessa.
Straordinario, per il mio orecchio, il primo verso!
Sperando che Ser Jacopo Lentini
non si rigiri nella tomba tanto,
ricambio i Maestri e il lor commento
con un sentito grazie e mille inchini!