Sull'uscio resto questa sera,
stanco, fra un'anta e il muro: così posso guardare le gelosie della mia casa ancora spalancate su questa strada, senza pudicizia. Passi di gente, struscio numeroso. Saluti antichi spazientiti e obesi caramellano l'aria ed i balconi. Il fumo vaga dalla bocca al naso mentre il sigaro brucia l'orizzonte. Odo voci scandire la bellezza d'un melograno colto a bruciapelo dalla mia pianta che sovrasta il muro e s'offre in strada. L'ultimo frutto ricchissimo di succo e di pazienza fuggì dal mio giardino tra le mani di un ragazzino biondo ed impudente. Mi sono arreso alla pietà dei gigli più volte, senza far, però, fracasso senza scrostarti l'anima e ferire i tuoi pensieri. Privi di desideri si passa il tempo in questo modo asciutto, freddo come la neve quand'è fredda. Non odo il passo che mi ricordi corse spensierate fra l'erba alta e cardi puntiformi, Solo il vocio del popolo che migra dalla bettola al desco della cena m'assorda, e l'ombra che avanzando circospetta mi chiude gli occhi ride pietosamente del mio lume. Benito Ciarlo |



