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Non c'era una volta

pubblicato 04/dic/2009 06:41 da Benito Ciarlo

NON C'ERA UNA VOLTA
***

 Lirica di Vittorio Fioravanti











I

Non c'era una volta
un padre
c'era soltanto la negra
che l'aveva partorito nel sangue
in un catino d'acqua
calda e salata

Era lei ad allattarlo di notte
quando rientrava dal bar
con quel pugno di soldi
lasciato dai maschi
su comodini vuoti di sogni
di camere usate e abusate
al piano di sopra

Entrava nel "rancho"
col "cigarrillo" in bocca
e gli s'accostava accanto
come una docile cagna
denudando ancora una volta
le mammelle sciupate

II

Non c'era una volta
una famiglia
né un desco un letto una casa

C'era il sentiero di terra
che scendeva dal "cerro"
come acqua piovana
giù per le strade e le piazze
dell'opulenta città capitale

E il bambino lo faceva di corsa
per andare a chiedere scalzo
ai semafori l'elemosina
e poi mangiare gli avanzi
nel retro dei ristoranti

III

Non c'era una volta
la scuola
né la chiesa o il partito
né i decreti dei governanti

Giocava a "beisbol" di giorno
lungo l'argine spoglio del "rio"
e di notte il ragazzo
andava in giro a rubare
cercando rogna

S'era unito a un "marica"
figlio come lui di puttana
e in due ci sapevano fare
attaccando stanchi ubriachi
e puttanieri attardati

IV

Non c'era una volta
la legge
e neanche la polizia
c'erano invece violenza e morte

Il bastardo era sul "táxi"
quando vi ammazzarono
con un tiro alla nuca
l'autista che ci viveva guidando
fino a lasciarci la pelle

Ed era dietro la mano assassina
quando uccisero il bottegaio
colto di sorpresa in ginocchio
disarmato a piangere
dietro il bancone violato

V

Non c'era una volta
un padre
non c'era neppure una famiglia
né un desco un letto una casa
la scuola la chiesa il partito
né i decreti dei governanti

C'era un bimbo cresciuto solo
abbandonato al destino
di conflitto in conflitto
scivolato giù ad una svolta
verso il delitto

Ora è un piccolo corpo magro
disteso nudo su un gelido
ripiano di cemento lavato

Sta immobile nell'obitorio
senza nemmeno il suo nome
ha il numero trentanove
legato a un dito del piede
è uno qualunque
dei settantotto cadaveri
raccolti oggi a Caracas

Un minorenne che perde
un filo estremo di sangue
da un forellino rotto
in mezzo agli occhi aperti
rivolti al soffitto




2003


* * *

III edizione
CONCORSO LETTERARIO MONDIALE
"ITALIA MIA"

riservato agli scrittori italiani residenti all'estero
PREMIO COSSERIA - RIVIERA DELLE PALME 2004
con il patrocinio del Ministero per gli Italiani nel mondo
Cosseria (Savona), 22 agosto 2004

Primo Premio di Poesia
VITTORIO FIORAVANTI
autore della lirica
"Non c'era una volta"


* * 

Commenti

Benito Ciarlo - 04/dic/2009 06:50

L'esordio del mio amico Vittorio Fioravanti Grasso su queste pagine avviene con una poesia tragica dal titolo che di per se stesso è un urlo di denuncia: " Non c'era una volta". La breve vita di un ragazzino di strada è narrata con versi scarni che però conservano una potenza inaudita, una ribellione del Poeta contro quelli che in tutta l'America Centrale e del Sud sono noti come "Gli squadroni della morte" che giocano a tiro a segno contro i "meninos de rua" uccidendone decine ogni notte. Una denuncia ciclopica contro l'ignavia delle Istituzioni che dovrebbero, invece, della tutela dell'infanzia, fare la loro azione più urgente. In Paesi ove alla grande opulenza fa da contraltare la più diffusa e sporca miseria questo grido assume una valenza rivoluzionaria.
Grazie Vittorio, ti vogliamo presto fra noi

Benito Ciarlo - 05/dic/2009 00:58

MENINOS DE RUA
Meninos de rua è un'espressione in lingua portoghese che si riferisce ai bambini di strada delle città brasiliane, anche se il loro luogo abitativo sono le cosiddette baraccopoli.
Questi bambini, spesso orfani o abbandonati dalle loro famiglie d'origine, sopravvivono dedicandosi all'accattonaggio o esercitando attività microcriminali. Spesso fumano colla per stordirsi e per sfamarsi.
Sono numerosi i casi di violenza esercitata nei loro riguardi da parte di alcuni corpi (deviati e non) della polizia brasiliana, per esempio da parte dei cosiddetti squadroni della morte; un episodio particolarmente noto fu la strage della Candelaria, avvenuta nel 1993 nei pressi della Chiesa della Candelaria, a Rio de Janeiro.

carmenmariarita@yahoo.it - 09/dic/2009 08:59

Questa poesia è impressionante e certo lascia il segno. Molto forte e dura, realistica. Ci sono delle immagini di fronte alle quali si resta "a bocca aperta", ma non esce nemmeno una di parola. Fa quasi male leggerla. Molto molto bravo Vittorio, come sempre. Carmen