pubblicato 21/feb/2010 08:09 da Emma Bricola
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aggiornato in data 21/feb/2010 12:47
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Onde rumore ovattato di mare d'inverno. Marosi appannati a rincorrere sabbia collosa e salata.
Nuvole mi tendono il solito agguato nascoste laggiù sul confine aspettano furbe l'inganno di un lampo di sole.
Acquattate mi osservano, e quando mi allento mi coprono il cielo, lo oscurano.
Lo so, rideranno di me tanto forte da farsi cadere le lacrime ed io fuggirò via di qui.
Ecco cominciano a tratti arrivano, rabbuiano, tornan giù all'orizzonte torturano lente.
Vigliacche
lo sanno ho bisogno di sole di aria
Sorridono e sembra mi dicano ecco, ci siamo ci avete chiamato?
Io no, non vi chiamo detesto quel buio. Io no non vi chiamo nemmeno nell'afa più spessa.
Un gabbiano ora sbatte le ali lui sì se ne frega dell'onda, del vento e di voi. Lui supera sempre i marosi e i frangenti. Lui sì che è contento.
Il vento ora graffia più forte, le onde diventano piombo e poi schiuma.
Il sole sorride ma è un attimo solo.
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Colgo una importante metafora in questa tua.
infatti...