L’UOMO INVISIBILE
Ho conosciuto un giovane immigrato, bravissimo, discreto, diplomato. Per nove mesi ha sempre lavorato con un fornaio, poi s’è licenziato. In tutto questo tempo è sempre stato nascosto, come un ladro ricercato! Nessuno, mai nessuno l’ha notato! Un sabato di ottobre l’ho incontrato, che comprava un giocattolo al mercato. Mi chiese un materasso, vecchio, usato ed un lenzuolo, anche rovinato e mi parlò di quel tremendo stato che c’era al suo paese disagiato e, poi, con tono alquanto emozionato piangendo, disse, ch’era già sposato e aveva moglie e un figlio, generato lo stesso giorno che lui s’è imbarcato. Sentiva un desiderio incontrollato di ritornare là, dov’era nato! Soffriva! L’ho dapprima consolato e, con sincero affetto, l’ho abbracciato. In tutti i nove mesi l’ho aiutato in mille modi. E lui l’ha apprezzato! Il giorno ch’è partito mi ha guardato con gli occhi tristi e mi ha ringraziato, ma da quel giorno non è più tornato!
Non aveva il permesso di soggiorno … Ha lavorato tanto, presso un forno, sgobbando sia di notte che di giorno … Durante il suo brevissimo soggiorno
nessuno gli ha mai detto: “Ciao, buongiorno”. Addio fantasma, apparso a mezzogiorno … che più in Italia non farai ritorno … ... ma la tua ombra … mi sta sempre intorno!!!
Magliano dei Marsi 24 settembre 2008 Garbellini Sergio |





Queste monorime, martellanti come i tamburi africani, mi sembrano il giusto tam tam per dire al mondo opulento che non siamo molto bravi a condividere con quello meno ricco.