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Mi pesa sulla pelle
l'inverno,il suo silenzio antico. La brulla terra, ormai furtivamente ruba, immagini sbiadite. Nell'ibrido cammino senza sole colgo quell'ultimo spiraglio di calore fendendo l'aria con le mani unite
per poi raccogliere gocce quasi d'oro, dall' astro ardito eternamente solo. Recisi come fiori, pensieri sussurrati di noi,nei sogni, nelle infinite note di canzoni nei versi appoggiati a respirare. Il vento, con quel turbinio di foglie gialle scandisce rime come ore astratte con l'abito in gramaglie delle sere, nel buio trasparente che mi avvolge.
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Il più caloroso benvenuto alla New Entry Manuela Magi che, essendo, oltre che una brava Poestessa, una delle redattrici del sito amico Poesie in Versi, ha una grande esperienza di Lettere e di Informatica.
Esordisce qui con una poesia a mezza via tra la descrittiva e l'introspettiva che indubbiamente cattura e coinvolge il lettore.
Suggestiva l'immagine del tuffo nel sole attraverso la sua luce e il suo calore residui. Altrettanto bella la raccolta dei fiori, pressocché inesistenti d'inverno, nei pensieri, nella musica, nei "versi appoggiati a respirare". Ed infine il vento che si fa poeta, agitando l'aria e la natura e scandendo il tempo a suo piacimento scardinando le simmetrie degli orologi e cucendo le ore (senza più il loro significato incombente) sull'all'abito della notte. Come non cogliere la metafora del "vedersi vivere"?