Questo dannato trascinare passi, che non prelude al sonno, distilla come succo dal mio cranio consecutivi vertici d'assenza. E' frastuono, comunque, è danza di pensieri e di fantasmi. Quanto vorrei il silenzio, finalmente!
Invece rimpiango e ricordo e ripenso
alla corolla aperta d'un giacinto, e anche a un crisantemo pazzo sbocciato vecchio prima di novembre, all'osceno dischiudersi in offerta d'una rosa vermiglia alle narici. Vorrei riuscire a scorgere la quiete ma l'urlo delle sedie mi sovrasta m'incenerisce il gracidar dell'aria: il racconto bugiardo di quest'alba ch'ha recitato il rantolo notturno sconquassa le mie tempie. Altrove di sicuro c'è chi pensa a fronteggiare il demone del giorno. I miti si disgregano e lo scatto d'un giudice spinge la trave che gli colma un occhio contro la vista mia per annebbiarla. Non accetterò oggi - non è da uomini - che il tramestio di passi sul tappeto ed il cader di tegole sconnesse mi sottraggan giudizio. Perciò - se il sole sbircia è già mattina - fermatevi e smettete: cercar pagliuzze nello sguardo altrui è fatica sprecata per un branco i ciechi. Benito Ciarlo Serravalle Scrivia 12 settembre 1972 |




"l'urlo delle sedie mi sovrasta" è bellissimo!