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Impronte

pubblicato 02/feb/2010 10:05 da manuela magi   [ aggiornato il 02/feb/2010 11:21 da Benito Ciarlo ]

Mi conosce, la mano della notte.
Tante volte ha accarezzato i miei capelli
quando china sui pensieri a volte folli,
annegavo nell’inchiostro dei silenzi.
E falsavo quella luce della luna
sul cuscino e sulla coltre dell’inverno.
Appassiva il rintocco delle ore
raccontando illusioni prese in prestito.
Dentro l’anima, io vivevo di riflessi.
Mi gravavano sul seno, indisturbati,
abbigliati di disobbedienza netta,
quasi nudi come sensi irriverenti.
Sul balcone senza fiori della casa
disegnavano  ombre d’infinito
quando certe carezze della sera
lasciavano impronte mai vissute.



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Commenti

Benito Ciarlo - 02/feb/2010 11:28

La dimensione onirica si manifesta, com'è naturale, durante la notte il cui silenzio è caro all'Autrice.
Quei silenzi in cui ama "annegare" predispongono il suo animo oltre che al sogno, a ricordare. Ricordare come si fa nei dormiveglia dove i contorni sfumano, il vero e l'immaginario si confondono e il tempo si dilata oltre le intenzioni e le convenzioni.