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Forse che troppe volte mano sul fianco e piede in fuori sono rimasta ferma come ballerina svagata a guardare vetrine di sogni.
Forse che i ricordi sono parole sottolineate a matita e le certezze farfalle ingenue che muoiono al tramonto nelle case dei poveretti quando s’accendono lampadari.
Forse che di quanto ho letto ho ricavato un sacchetto di parole per un’estrazione a sorte
e di quando ho sentito
uno schiaffo di dubbi per lo sconcerto di una vita.
Forse che nell’ombra della paura è da cercare la felicità che scioglie il rimmel e allunga le ciglia allo sguardo.
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