Attonito
lo sguardo sullo schermo m’intrappola il listino della borsa: contemplo dei valori la rincorsa come ebete dall’intelletto infermo. Su un titolo e su un altro mi soffermo per non sentir nel cuor la cruda morsa d’un fantasma feroce più d’un’orsa che a Napoli rintani od a Palermo. E quando lungo l’Hudson o la Senna risuonano muggiti di ripresa che accendono il color della speranza, si tinge di sanguigno la mia stanza e dentro mi ripeto dell’offesa l’orrore che non può descriver penna. |



